Andare per luoghi sacri lungo la Strada Regia … A Galluccio di Cimitile vive la storia dell’Arcangelo San Raffaele e Tobia

chiesa-galluccio 1 600x450Antonio Fusco - 14. 10.2015 - San Raffaele, il cui nome in ebraico significa Dio guarisce, è uno dei tre arcangeli più venerati.[1] La sua angelica figura è riportata ampiamente nella storia di Tobia, raccontata nell'omonimo libro del Pentateuco, in cui viene riportato che il pio giudeo Tobi, nonostante la rettitudine della sua vita e le buone opere compiute, diventa cieco. Prima di morire invia il suo unico figlio Tobia, detto anche Tobiolo, a riscuotere un debito da un certo Gabael nella lontana città di Rage, nella Media.
Durante il lungo viaggio è accompagnato daRaffaele, inviato da Dio. L' Arcangelo, che si nasconde sotto il falso nome di Azaria, lungo il cammino fa pescare al giovane nel fiume Tigri un grosso pesce e ne fa conservare sotto sale il cuore, il fegato e il fiele, che hanno il potere di allontanare i demoni e curare gravi infermità.
Una volta arrivati nella città di Ecbatana, Raffaele gli fa incontrare Sara, la figlia di un suo parente di nome Raguele , già sette volte vedova perché perseguitata dai demoni, che le uccidevano i mariti prima di consumare il matrimonio. Per suggerimento di Azaria (Raffaele) Tobia sposa Sara e vince i demoni, bruciando nella camera nuziale il fegato e il cuore del pesce. Intanto Azaria va da solo a Rage per riscuotere da Gabael il credito di Tobi. Dopo che i due sono ritornati dal padre insieme con Sara, Raffaele fa recuperare la vista al vecchio servendosi del fiele salato del pesce e rivela di non chiamarsi Azaria ma di essere l' Arcangelo Raffaele, inviato da Dio per proteggere Tobia. [2]
Alla luce delle sue vicende bibliche, San Raffaele è invocato soprattutto come protettore di viaggiatori e pellegrini, ma anche di giovani, fidanzati, sposi, medici e farmacisti, profughi, e come guaritore delle infermità fisiche.
Nell'iconografia, sia plastica sia pittorica, è individuato dalla presenza dell'immancabile pesce retto dall' Arcangelo o dal giovane Tobia. Nei dipinti, di solito, la scena dell'Arcangelo e del Giovane è ambientata in un verdeggiante paesaggio, dove può figurare il biblico fiume e, a volte, anche un cagnolino, metafora della fedeltà.

chiesa Galluccio - interno 2 450x600IL PATRONO DI VIAGGIATORI , MEDICI E PROFUGHI
A Cimitile la chiesa dedicata al Santo Arcangelo è ubicata nel rione Galluccio, all'interno della confluenza di Via Amerigo Crispo e Corso Umberto (ex Strada Regia), dove si apre un piccolo slargo spartitraffico su cui prospetta anche il Palazzo del Duca di Castelmezzano.
Il dato cronologico dell'anno di fondazione del piccolo edificio ecclesiale non è ancora noto, ma essa certamente deve avere avuto una precisa motivazione storica e devozionale. Per la sua vicinanza col Palazzo dei Duchi di Castelmezzano, appartenuto precedentemente ai Caracciolo, si ritiene che le due nobili famiglie abbiano avuto sulla chiesa diritti patronali. [3]
A nostro avviso, considerazioni storiche probanti sono però riscontrabili sull'origine in loco della dulia dell'Arcangelo. A Galluccio, invero, l'antica Strada Regia che collegava Napoli ai centri pugliesi, nel tratto dell'Agro Nolano aveva un percorso diverso da quello dell'attuale Nazionale delle Puglie (7 Bis). Appena fuori Cimitile, infatti, proprio a Galluccio, l'importante arteria piegava per Gallo, passava davanti alla parrocchiale di San Nicola. e proseguiva, tra Schiava e Tufino, verso Baiano, [4]dirigendosi poi, attraverso il valico di Monteforte, ad Avellino e quindi nelle Puglie.
Galluccio 2 600x450Galluccio, in effetti era un punto di transito obbligato per quanti dovevano andare nelle Puglie (viandanti, commercianti, soldati, autorità), nonché per i pellegrini diretti a Montevergine e al Santuario di San Michele al Gargano. Considerato che San Raffaele è il protettore dei viaggiatori, si deve ritenere che nel sito della chiesetta esistesse in origine un'edicola o una cappellina dedicata all' Arcangelo, oggetto delle devote preghiere dei passanti, sostituta tra seconda metà del Settecento e la prima dell'Ottocento dall'attuale costruzione ecclesiale, come ne suggeriscono le linee stilistiche. Nello stesso breve tratto della Strada Regia, tra Cimitile e Gallo,San Raffaele era affrescato, insieme con la Vergine e San Nicola anche sulla facciata della chiesa di San Nicola a Gallo, che ne conservava anche un simulacro plastico, [5] Ancora a Cimitilel'Arcangelo è riprodotto in una tela nell'abside della chiesa di Santa Maria degli Angeli.

chiesa-galluccio 1 - Copia 305x600IL COMPLESSO ECCLESIALE
Il piccolo complesso ecclesiale prospetta con una facciata quasi quadrangolare, senza timpano, sormontata da una croce centrale e da un supporto ferreo reggente le campane. E' appena impreziosita da fasce decorative dipinte nei contorni marginali e del portale, sul quale si apre il cosiddetto oculo, chiuso da un vetro con la riproduzione dell'immagine dell'Arcangelo . Il limitato interno, che invita al raccoglimento meditativo ed alla preghiera, si compone di una navatella, che continua nell'abside, di uguale larghezza ma poco profonda, nonché di annessi locali funzionali (sacrestia, ripostiglio, servizio).
Le pareti laterali sono segnate da specchiature rettangolari lungo le quali sono disposte le stazioni della Via crucis; sulla parete destra, sopra le specchiature, due finestre circolari contribuiscono, insieme con l'oculo della facciata, ad illuminare l'interno, alquanto povero di luce.
Le due cornici circolari della parete superiore a manca, accoglieranno fra poco tempo due preziosi dipinti, da noi visionati, opere del pittore Guido Laperuta, artista di chiara fama, raffiguranti San Michele e San Gabriele, che completano la triade angelica più venerata.
chiesa Galluccio - interno 2 - Copia 464x600La figura di Gabriele, si staglia su un fondo dorato, di medievale reminiscenza, che mette in risalto la plastica dei volumi statuari, rimarcati dagli effetti chiaroscurali della candida veste e dell'azzurro mantello. L'Arcangelo regge due bianchi gigli, metafora di candida purezza, e gira gli occhi alla sua sinistra, come a rivolgere lo sguardo ad una presenza non raffigurata, ma presente fuori campo, cui sono destinati i fiori immacolati, vale a dire la Vergine Maria, Immacolata Concezione.
San Michele, raffigurato secondo l'iconografia tradizionale, regge la bilancia del giudizio con la mano sinistra e con la destra brandisce la lancia per colpire il demonio che calpesta con i suoi calzari. La sua figura angelica, che si staglia sulle nuances azzurre del cielo, è ritratta con una tavolozza cromatica vivace e luminosa; essa contrasta fortemente con le tonalità brune e fredde del demonio e dei suoi compagni, dei quali accentua nell'espressione maligna la loro natura infernale. La scena è storicizzata con la precisa riproduzione nello sfondo delle basiliche paleocristiane di Cimitile e della nostra chiesetta.
Preceduto dalla nuova mensa eucaristica voluta dal Concilio Vaticano II, l'altare è sormontato da una struttura baroccheggiante a tempietto, che incornicia un'icona raffigurante San Raffaele e Tobiolo, opera firmata da Vincenzo Vincenti, noto artista dotato di buona competenza tecnica, di equilibrio compositivo e di sensibile cura nella selezione coloristica. Il quadro rispetta l'immagine tradizionale di questo sacro soggetto: il paesaggio verdeggiante, i protagonisti Raffaele e Tobia, il biblico pesce.

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Note
[1] Gli altri due sono Michele e Gabriele, i cui nomi in ebraico significano rispettivamente "Chi come Dio? " e "Dio è forte". Gli arcangeli erano sette, secondo quanto afferma lo stesso san Raffaele nel libro di Tobia in cui dice: "Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono a servizio di Dio e hanno accesso alla maestà del Signore" I testi sacri non sempre concordano sul nome degli altri quattro, dei quali il più noto è Uriel (Luce di Dio).
[2] Cfr. San Paolo Editrice: La Bibbia, tipografia Rotolito, Seggiano di Piltello (MI) , 2014.
[3] La nobile dimora, ampiamente manomessa, ha perduto il suo iniziale aspetto estetico, sia nel prospetto sia nelle quinte
del cortile.
[4] Questo tratto, proveniente da Marigliano – San Vitaliano deviava per Cimitile senza toccare Nola, escludendo più avanti anche Avella.
[5] Cfr, Ebanista Carlo (a cura), Cumignano e Gallo – Alle origini del Comune di Comiziano, pp. 27 – 41, 115 – 125, Tavolato Edizioni, Cimitile 2012.

 

La storia di una cartolina: da Lauro a Trieste e ritorno dopo 78 anni

L'autore Ferdinando Mercogliano ha pubblicato il documento su L'Ora del Vallo a corredo dell'articolo "Saluti da Lauro, anno 1925" sul numero 2 del periodico datato maggio 2003. Ora, secondo il suo desiderio, fa il suo ingresso nel mondo dei social network e, dopo novant'anni, entra nelle pagine di wikiVALLOpedia e in quelle de il meridiano.net a corredo di questo articolo.

cartolina  di lauro La cartolina è decisamente un oggetto del secolo scorso. Se ne scrivono ancora ma sempre di meno. Come nel secolo scorso, impiegano settimane per arrivare a destinazione e, quando arrivano, portano notizie vecchie. Difficile competere con i nuovi media che permettono ai nostri contatti dei social network di conoscere in tempo reale dove ci troviamo, cosa stiamo visitando o cosa mangiamo a pranzo. Eppure le cartoline possono raccontare storie che i frequentatori dei social nemmeno immaginano. Una storia come quella che adesso vado a raccontare. La storia di un lungo viaggio, nel tempo e nello spazio, di uno di questi piccoli oggetti.
Una cartolina. Spedita da Lauro, all'inizio del ventesimo secolo e ritornatavi all'inizio del secolo successivo. Tutto è cominciato nell'autunno del 1925. Un momento tragico per la storia politica italiana. Una serie di leggi stavano trasformando lo stato parlamentare liberale nello stato totalitario voluto dal regime fascista. L'ultimo atto di un ciclo cominciato con le elezioni vinte dal "listone" fascista, nell'aprile del 1924, proseguito poi, nel mese di giugno, con il rapimento e l'assassinio del segretario del partito socialista, Giacomo Matteotti e con il successivo ritiro delle opposizioni sull'Aventino.
Mentre si svolgevano quei convulsi avvenimenti della storia politica italiana, una famiglia benestante decise di concedersi una vacanza in Campania. Gli accadimenti romani avevano scarso eco in provincia o forse, più probabilmente, la famiglia vedeva di buon occhio l'avvento del nuovo regime.
Presero alloggio in Lauro da dove si spostavano per brevi gite nelle località vicine. Visitarono Napoli. Poi comprarono alcune cartoline e si dedicarono al rito dei saluti. Quella con vista del Castello Lancellotti, fatta stampare dalla cartoleria F. Graziano di Lauro, fu scelta dalla signora Maria per inviare i saluti ad una cara amica.
cartolina lauro - retroCosì scrisse: «Carissima Ines, spero avrai ricevuto la mia cartolina da Napoli. Noi restiamo qui fino al 15. Il tempo trascorre molto presto tra visite e gite in campagna. È un posto molto bello, molto adatto ad escursioni. La campagna è meravigliosa qui tanto per il suo fitto verde quanto per l'abbondanza di ogni frutto. Ne facciamo la cura ed i bimbi si saziano d'uva, perché la vendemmia qua la fanno appena verso il 12 corr. Si divertono un mondo a correr e saltare tutto il giorno all'aperto. Come hai passato il tempo di riposo a Lussino? Spero che al mio ritorno verrai a trovarci e che prima della mia partenza mi vorrai mandare tue notizie. Salutami tanto le tue care, ricevi i saluti di Michele e baci da me e bimbi. Maria».
Aggiunge poi alcune parole alla didascalia della foto in modo da comporre la seguente frase: «il mio indirizzo è: LAURO – Castello dal lato sud (Avellino)».
Il sei ottobre la cartolina partì dall'ufficio postale di Lauro alla volta di Trieste dove, in via Sanità 4, III p., l'odierna via Armando Diaz, abitava la signorina Ines Suttora. L'aspetto intrigante di questo indirizzo è che al vicino numero 2, al terzo piano, dall'ottobre 1919 al luglio 1920, abitò James Joyce, nel periodo in cui lo scrittore era immerso nella stesura di alcuni episodi dell'Ulysses. L'appartamento gli era stato dato in subaffitto da Frantisek Schaurek, un impiegato di banca originario di Praga che, nell'aprile 1915, aveva sposato una sorella dello scrittore.
Non sappiamo se Ines abbia incrociato Joyce o i suoi familiari, se abbiano scambiato qualche frase. Sappiamo solo che in un giorno imprecisato nell'appartamento triestino arrivò la cartolina spedita da Lauro. Ines era ritornata da poco da Lussino, l'odierna Lośinj, un'isola della Croazia nell'alto adriatico, nella parte meridionale del golfo del Quarnero, il luogo d'incontro della società Mitteleuropea, in primis dell'aristocrazia austroungarica, con il mondo mediterraneo.
Claudio Magris nel suo Microcosmi l'ha descritto in questo modo: «A Lussino le agavi e le palme, le buganvillee viola e le candide yucche, gli aranci e i limoni, il mandorlo che fiorisce già in gennaio, le ville e i parchi austroungarici come quello dell'arciduca Carlo Stefano d'Asburgo, una dolcezza di riviera che un tempo era il soggiorno invernale preferito da Venere e alla fine del secolo scorso una villeggiatura prediletta da aristocratici e grandi borghesi di Vienna e Budapest. [...] A Lussino – dove le celebri Scuole Nautiche sfornavano capitani di lungo corso presto esperti di tutti gli oceani. I Premuda, i Gladulich, i Ragusin – signoreggiavano gli armatori, i Cosulich, i Martinolich, padroni di bastimenti e velieri conosciuti nei porti più lontani del mondo».
Ma Ines non si recava a Lussino solo per villeggiatura, lei in quell'isola ricercava i ricordi dell'infanzia, il contatto con i parenti. Era, infatti, nata l'undici novembre del 1895, al tempo dell'imperatore Francesco Giuseppe d'Austria, a Lussinpiccolo, in croato Mali Lošinj, in origine un piccolo villaggio di pescatori così chiamato in antitesi a Lussingrande, Veli Lošinj, il centro più importante fino a quando, all'inizio dell'ottocento, a onta del nome, fu il piccolo centro a divenire il più popoloso e importante dell'isola.
Nel 1907 Ines insieme alla sorella Norma, più piccola di due anni, e alla mamma Leonilde, che allora aveva 44 anni, si trasferirono a Trieste. Il papà Nicolò, ufficiale dell'esercito austriaco era sempre in giro e, forse, mori a Fiume, combattendo contro gli italiani durante la prima guerra mondiale, senza mai riuscire a stabilirsi a Trieste.
Nel 1918 sia Trieste sia Lussino furono annesse all'Italia. Il dopoguerra fu un periodo difficile per gli abitanti di Trieste, sia per la crisi economica, sia per il deteriorarsi dei rapporti tra i diversi gruppi etnici. Noi non conosciamo quale dramma abbia oscurato il cuore di Ines e l'abbia spinta a rifiutare tutte le richieste di matrimonio, preferendo rimanere insieme con la mamma e la sorella tanto amate.
Nel 1932 morì la mamma e nel 1961 la sorella. Lei, però, era di carattere forte e visse in autonomia fino a 87 anni, spegnendosi il 23 novembre del 1985.
L'appartamento di via Diaz, senza la sua occupante, fu ben presto vuotato dalle suppellettili per essere affittato a una società d'import-export.
Chissà in tutto questo tempo dov'è stata conservata la cartolina giunta da Lauro. Certo è che ad un certo punto, esposta sul banchetto di un rigattiere, ha cominciato a girovagare per i mercatini delle pulci dell'Italia settentrionale. Quante mani l'avranno toccata mentre sfogliavano la pila delle cartoline. Nessuna che si soffermasse su quella stampa di un bel castello di un paese sconosciuto del Meridione. Fino a quando un distinto signore di Capua si è recato a far visita alla sua figliola che vive, per lavoro, in una città del Veneto. Questo signore, si chiama Nicola Marauta, è appassionato di storia e collezionista di oggetti d'epoca e per questo motivo di tanto in tanto visita i mercatini in cerca di oggetti per le sue collezioni.
Su una bancarella vede quella cartolina. Si ricorda che il suo vicino di casa, con il quale gli è piacevole intrattenersi in discussioni di storia patria, è originario di quel paese dell'Irpinia ,raffigurato nella cartolina. Decide di fargli un regalo. Quel vicino sono io. Il testo scritto sulla cartolina mi colpì al punto che decisi di farne un breve articolo da pubblicare su "L'Ora del Vallo", un periodico per cui scrivevo di tanto in tanto articoli di carattere storico.
Così scannerizzai la cartolina che, con un balzo, nello spazio e nella tecnologia, da Capua via e-mail approdò nella sede del periodico lauretano, ritornando nel luogo da dove era partita settantotto anni prima. Fu pubblicata a corredo dell'articolo "Saluti da Lauro, anno 1925" sul numero 2 del periodico datato maggio 2003. Un periodico, a pensarci, un altro oggetto appartenente al secolo scorso. Se ne stampano e se ne leggono ancora. Ma sempre di meno. Penso che per la nostra cartolina sia giunto il momento di un nuovo salto tecnologico. Digitalizzata può fare il suo ingresso nel mondo dei social network. Dopo novant'anni, dalle pagine di wikiVALLOpedia, è pronta a ripartire per continuare il suo viaggio nel tempo e nello spazio.

 

Palma Campania: “In Vico Veritas”, passeggiata per le vie di un borgo

palmacampania giovanivico 300x130 G.D'Ava. - 15.09.2015 - Una semplice passeggiata per le vie di un borgo tra portoni aperti e cortili in festa. ecco quello che ha trovato chi decise di visitare uno dei borghi più caratteristici di Palma Campania lo scorso 29 agosto.. E ancora, forni a legna riaccesi per l'occasione, prodotti tipici preparati dalle massaie del posto come il soffritto, le pastiere e lo  cartellone In vino veritasspaghetto con le nocciole, ottimo "vino cafone", canti itineranti, "allegri posteggiatori autorizzati", pazzarielli, tammurriate e, poco più di 1 km per far rivivere insieme, così come viveva un tempo, un piccolo borgo contadino.
in-vico-veritasDurante la "passeggiata" si sono potuti degustare ottimi piatti come spaghetti con nocciole, soffritto, cuoppo fritto (polpette e verdure) e tanto altro ancora. il tutto annaffiato da ottimo vino locale.
Sono intervenuti: 'A Paranza r'o Lione (canti a distesa, tammurriata e tarantella) con la pietra nera; Gli Ars Nova Napoli (sei giovani musicisti uniti dalla stessa passione per la musica tradizionale del sud); Tony Art (Pulcinella, il macchiettista e la posteggia) con Peppe Napolitano (chitarra) e Gabriele Mari (mandolino).
La manifestazione è stata organizzata dall'Associazione "I Giovani di Vico"

Al Premio Prata 2015, realizzate da Antobello De Vito le litografie dal titolo "L'ANNUNZIATA”

Altobello VitoDe Vito 7A.D'Ava.- 28.09.2015 - Per il Premio Prata 2015, giunto alla IX edizione, e del quale abbiamo parlato in un articolo del nostro giornale nella Rubrica Area Irpina, sabato 26 settembre 2015 l'artista Altobello De Vito ha realizzato una bella cartella di 7 litografie dal titolo " L'ANNUNZIATA", una rivisitazione in chiave pittorica dello splendido sito Paleocristiano di Prata Principato Ultra, che si invitano tutti quelli che non la conoscono di visitare.

Venticano: Successo per la 38esima Sagra del vino, del prosciutto e dell’agnello’

Sul palco Nicola Canonico e Natalie Caldonazzo. Esibizione di Gigione in Piazza.

locandina Sagra VenticanoG.D'Ava – 10.09.2015 - Successo di pubblico per le serate all'insegna dello spettacolo, dell'identità e della visibilità del territorio organizzate dalla Pro Loco di Venticano.
Venerdì 28 agosto, alle ore 21.00, sono saliti sul palco di Piazza Verardo a Venticano (Av) il reduce dall'Isola dei Famosi Nicola Canonico e la bella e affascinante Natalie Caldonazzo che hanno allietato il pubblico con lo spettacolo coinvolgente 'Una bugia tira l'altra'.
locandina Teatro 426x600Sabato e domenica (29 agosto e 30 agosto) è stato rinnovato l'appuntamento annuale con l'attesissima 'Sagra del vino, del prosciutto e dell'agnello' che quest'anno ha compiuto ben 38 anni.
"Un appuntamento enogastronomicodichiara il presidente della Pro Loco, Luigi Villani – la cui storia parla da sé. Venticano ha una tradizione di eccellenze che con questa sagra abbiamo intenzione di continuare a valorizzare. Oltre agli stand, allestiti in piazza Monumento ai Caduti, a partire dalle ore 20.30, è stato possibile assistere anche al concerto di Gigione, che si è Concerto Gigioneesibito il 29 agosto, alle ore 22.30, in piazza Marconi ".
Inoltre la Pro Loco venticanese ha pensato a tutto. Nessun particolare è sfuggito agli organizzatori perché il motto è: divertirsi e stare bene salvaguardando l'ambiente e la salute dei cittadini. Il tutto contribuendo ad un futuro eco compatibile. Sono stati utilizzati, perciò, nel corso dell'atteso appuntamento enogastronomico, materiali biodegradabili e compostabili. Sono stati, inoltre, distribuiti gratuitamente dalla società Irpiniambiente sacchetti compost 'Pollicino'.