ALL’”INCONTRO” DI BAIANO I RACCONTI DI ROMEO LIETO

Alla riscoperta del quartiere   “Vesuni”,  il primigenio nucleo  dell’abitato  urbano,  seguendo le tracce di fatti, persone e personaggi che ne hanno rappresentato alcuni significativi aspetti  nelle atmosfere dell’immediato  secondo dopo-guerra mondiale. Servizio fotografico di Enrico Stago.

DSCI1842 600x450Gianni Amodeo – 22.10.2015 - E’ sempre interessante e proficuo portatore di novità, l’approccio  che permette di … aprire lo scrigno della quotidianità così com’è stata vissuta da una comunità, piccola o grande che sia; scrigno, dal quale si dipana ed allunga  il  filo di quella memoria sana e schietta, in cui s’incrociano  e mescolano luci ed ombre, rispecchiando la concreta dimensione della nuda realtà,  senza indulgere alla strabica nostalgia, che nei giochi dell’’autosuggestione  spesso enfatizza e mistifica  il passato, finendo per consegnare all’oblio  le laceranti miserie sociali, brutture e  deprivazioni  materiali, da cui pure è stato abitato … e  caratterizzato.

DSCI1851 577x600Una ricerca,  che per la Baiano qual è stata,  non poteva che avere come fondale di rappresentazione il quartiere Vesuni ”, il primigenio  nucleo dell’insediamento umano e abitativo, formatosi ai primi secoli del Mille;  quartiere pulsante di vita  fino agli anni che precedettero gli eventi sismici del novembre dell’ 80 e del febbraio dell’81, per  subire nel volgere del tempo  più recente il progressivo spopolamento e la perdita di quell’animazione di lavoro e di pubblico conversare,  che n’é stato sempre il tratto identificativo. Un contesto in cui si avvertono le sensazioni dell’abbandono e di chiusura in se stesso,  nonostante gli  interventi compiuti  - grazie ai cospicui  finanziamenti pubblici - per la ricostruzione abitativa; interventi, però, privi di una visione complessiva che fosse funzionale alla tutela dell’identità storica del quartiere  e  che hanno  interessato l’intero e diffuso tessuto delle case rurali”, costituite da vani terranei in filiera, plurisecolare simbolo dell’edilizia cosiddetta minore o povera, realizzata con materiali di scarsa qualità, con cui si era connotato nel tempo.

DSCI1839 600x450Era un variegato panneggio, scandito e attraversato  qua e là  da  testimonianze di edilizia cosiddetta maggiore  con  significative  “Case palazziate”, per lo più risalenti al ‘ 700 e all’ 800,  impreziosite  da pregiati portali con gli  stemmi di casata familiare cesellati sulla pietra della chiave di volta nell’arco a tutto sesto, oltre che da accoglienti androni  aperti su  confortevoli  corti  e spaziosi giardini. E va rilevato che la prima e la seconda forma costruttiva saranno “cancellate” e dismesse dalle applicazioni  del “cemento armato” con … anime e imbracature in ferro, il cui utilizzo s’imporrà con la robusta … duttilità che ne costituisce la peculiarità  oltre  sessanta anni fa, sostituendo al meglio le “malte” tradizionali. Un materiale di profonda e radicale innovazione nell’edilizia.

LA MAPPA TOPOGRAFICA RACCONTA IL QUARTIERE

Foto 2 600x376A far da prologo alla ricerca del … Come eravamo  - nei locali del Circolo  L’ Incontro-   la ricognizione particolareggiata  degli elementi che compongono la  mappa topografica del quartiere, attraversato dai ben pavimentati assi stradali di via San Giacomo Apostolo  e di via Nicola Litto , su cui s’innervano molteplici stradine, e circoscritto dai versanti laterali  di corso Garibaldi e della Circumvallazione della Strada statale della 7-bis ; una ricognizione al dettaglio in sequenza fotografica, con proiezione in diapositive, realizzata ed illustrata  dal prof. Enrico  Stago, con l’inclusione della stilizzata mappatura dell’area del quartiere, rappresentativa della connessa espansione urbanistica nel corso dei tempi ed estratta dalla Tesi di laurea in Beni culturali calibrata proprio su Baiano, elaborata da Carmela Iannucci, giovane studiosa di Lauro. Una ri-visitazione dei luoghi-simbolo del quartiere, tra cui i  “Pilastri ” in pietra lavica, innestati in altri corpi di fabbrica ed  improbabili espressioni  della porta d’ingresso - dal lato  di via San Giacomo - che immette nel  quartiere,  il  “Largo Picciocchi”,  dove fino agli anni ’50 del secolo scorso si allestiva  “ ’O Maio  ‘ e  sapone ”, ad … imitazione dell’”Albero della cuccagna”, la Chiesetta dedicata a San Giacomo,  il Mini-parco con Portico,  “ ‘O catafalco”,  la caratteristica piazzetta in cui spiccano l’Ulivo e  il Murale, realizzato da Luigi Falco, “ ‘O Crocifisso”.

DSCI1856 Copia 450x600E la ri-visitazione  toccava l’importanza - per Baiano - sia della Circumvallazione della Strada statale della 7-bis,  variante dell’Appia, sull’asse di collegamento  Capua- Avellino, sia  della rete fognaria  lungo il Corso Garibaldi, con il doppio sistema di deflusso  per le acque piovane e per le acque reflue; opere strutturalmente importanti per l’assetto sociale ed urbanistico ch’è venuto assumendo il centro abitato, oltre che  innovative per impostazione progettuale ed esecuzione, risalenti ai primi decenni del ‘900, con l’amministrazione del sindaco pro tempore  e consigliere provinciale di Avellino per circa 15 anni, l’avvocato Giuseppe Lippiello. E nel 1885 era stata inaugurata  la stazione terminale della prima tratta del sistema di mobilità su ferro della Circumvesuviana, la Napoli-Nola-Baiano,  in piazza IV Novembre, ad un tiro di schioppo dal palazzo municipale, nel cuore del territorio cittadino. Come dire la ferrovia a portata di casa ….

NGIULINELLA ‘E ON GIUVANNI E LA RISERVATA “CUMMARELLA”            

Foto 1 600x349Ad  animare e arricchire lo scenario disegnato dalla ricognizione di Stago, era la verve narrativa  di Romeo Lieto, che faceva rivivere in intensi flash back   “ Persone e personaggi, fatti e piccole storie nostrane …” , simboliche e plastiche testimonianze degli anni del secondo dopo-guerra mondiale, quasi a rappresentare l’intera comunità cittadina, i cui ritmi di esistenza erano strettamente correlati dall’economia dell’autoconsumo, ancorata all’agricoltura, all’artigianato e a quella “ Grande fabbrica … di magnifico green naturale” qual è stato per secoli il Bosco Arciano con i suoi castagneti, che … alimentavano, a seconda dei ritmi stagionali e della cadenza dei “tagli”,  la filiera non solo della produzione di ceste, “panari”, “panarielli” e  “ cuofani” destinati ai mercati ortofrutticoli di Napoli e Nola, ma anche quella delle locali  falegnamerie artigianali specializzate nella fine lavorazione di arredi ed infissi di alta qualità e con conservazione secolare garantita, per finire alle filiere dei “ catuozzi ” per la … produzione del carbone domestico,   dei forni  “ per il pane confezionato in casa ” e delle “carcare” in cui venivano “cotte”  le pietre calcaree … da trasformare in calce per l’edilizia.

Foto 3 600x450E su queste tracce si animava lo schermo del racconto di Lieto, con il primo piano  riservato all’imponente e slanciata figura di  Ngiulinella  ‘ e  on Giuvanni,  la capo-squadra per antonomasia  delle raccoglitrici delle fascine - ‘e  sarcinielli - nel Bosco Arciano. Era duro il  lavoro, quello della raccolta e del trasporto dal monte  a valle delle fascine utilizzate  per varie attività; lavoro che si svolgeva per lo più nei mesi primaverili e autunnali e richiedeva sia capacità di spedito e buon passo, sia doti di equilibrio per il peso e l’ingombro delle fascine; doti,il cui esercizio era reso praticabile da calzature a pianella, formate da stracci ben assortiti ed  infilati in una calza, con cuciture rigide e forti, che ne assicuravano la tenuta ad elevata affidabilità.

Foto 4 600x576Le fascine,  in blocco di cinque, erano “caricate” sul capo e poggiavano sul  caratteristico “coruoglio”.  Né va dimenticato che  ci si incamminava verso il Bosco nelle ore antelucane, quando la notte era ancora alta e il chiarore lunare giocava tra i rami  dei noceti e dei noccioleti, proiettando sulla strada sghembe figure e … strampalati ghirigori,  che non mettevano paura, anzi sollecitavano  lo … spirito di squadra.. Il rientro in casa avveniva sul  far del mezzogiorno e la remunerazione per Ngiulinella e le sue compagne di fatica era di alcune decine di lire alla giornata … Erano le paghe generalizzate di quanti in quei tempi    “ campavano  jenno a ghiurnata”, quando c’era e  adattandosi a tutte le opportunità di lavoro. Ed erano in tanti …

DSCI1860 450x600.… Alla carismatica ed energica  Ngiulinella e  on Giuvanni,  il narratore affiancava , per ossequio al principio degli opposti,  quella di un’altra donna, molto discreta, riservata e di scarne parole. Era la sorella del parroco della Chiesa dei Santi Apostoli, don Aniello Sales, grande bibliofilo che nella Casa canonica custodiva i libri editi dalla Laterza, in cui faceva bella mostra l’intera produzione filosofica e letteraria di Benedetto Croce. Era tale la discrezione da cui era avvolta che non se ne conosceva neanche il nome, forse Nicolina.  E così era chiamata    “ ‘ a cummarella”, appellativo affettuoso ancorché … spersonalizzante.  Aveva - “ ‘ a cummarella”-  due preclare  qualità, che la rendevano ammirevole: era raffinata  ricamatrice e si dedicava alla cura della Chiesetta di Fontana Vecchia inserita in un organico complesso abitativo, esemplare modello  di edilizia rurale, con il portico in pietra viva, lungo l’asse di rapido  collegamento collinare tra   Baiano e Visciano.

Chiesa di Fontana VecchiaL’intero complesso della Chiesa di Fontana Vecchia, un tempo incardinato nella disponibilità patrimoniale  della Chiesa dei Santi Apostoli, è stato a suo tempo  “privatizzato” ed ora  versa nell’abbandono, ridotto ad ombra di quello ch’era. Il  degrado è iniziato nei decenni  scorsi, quando “ ’a cummarella”, vinta dagli acciacchi e affanni dell’età, non ha avuto più la possibilità di dedicarsi  alla storica Chiesetta insieme con i contadini del tempo che fu … 

GENNARINO ‘O CARCARARO  E SABATIELLO …“PRIMO CITTADINO”

DSCI1825 600x450… Altri primi piani del film narrativo “ montato”  da Romeo Lieto  fissavano il  profilo e la laboriosità  di Gennarino  ‘ O  Carcararo  e la maliziosa “ storia”  di Sabatiello ….”primo cittadino”. Gennarino utilizzava al meglio nelle “ carcare la tecnica della “cottura” delle pietre estratte dalle cave del territorio, per trasformarle in bianca calce, che veniva conservata  in appositi depositi, ” ‘e caucinari ”. L’efficacia della lavorazione toccava il top  solo in virtù della collaudata e giusta sovrapposizione delle pietre, in modo che gli interstizi  fossero attraversati soltanto dalla fiamma viva, che veniva  alimentata dalle fascine. Gennarino eccelleva nella gestione delle “ carcare ”, ma  era anche uno straordinario camminatore e sopratutto un affabulatore inesauribile, con la classica, perenne  pipa pendente dall’angolo DSCI1865 600x450della bocca, in grado di tenere banco per ore tra gli amici, che frequentavano il Circolo sociale … .E tutta da ridere è  la “storia” di Sabatiello, che si definisce … “primo cittadino” di Baiano, perché la sua abitazione era la prima del territorio comunale, per chi proveniva da Napoli e … attraversava la Strada statale della 7-bis. E’ un’autoproclamazione maliziosa, che gli permette di giustificarsi verso il Maresciallo dei carabinieri che gli chiedeva ragione delle  lamentele che avrebbe pronunciato  nei confronti del legittimo “primo cittadino”,  “Peppe  ‘e Maria Grazia”, eletto in rappresentanza del Partito comunista. Impossibile, anzi offensivo proprio nei suoi confronti - sostenne Sabatiello - che ci fosse qualcuno che si era lamentato del “primo cittadino”,  essendo egli … il  ” primo cittadino”.

DSCI1832 600x450Al che il Maresciallo ragguagliò Sabatiello sul significato di funzione pubblica che spetta al “Primo cittadino”, inteso come sindaco,  liberamente eletto; così l’equivoco fu … chiarito  e tutto finì in … risata. In realtà, tra  il “ Primo cittadino” votato dagli elettori  e il “Primo cittadino” … per residenza abitativa un po’ di gelosia di mestiere doveva esserci: svolgevano l’attività di sensali per i prodotti agricoli …. E forse il ruolo esercitato favoriva il legittimo Primo cittadino, suscitando il risentimento di Sabatiello        

DSCI1857 450x600Altra “storia” ridanciana sciorinata da Romeo Lieto, quella di cui è protagonista Mastro Andrea Barba, calzolaio e negoziante di calzature, oltre che suonatore di  sassofono contralto nella Banda musicale cittadina. E’ la “storia” di un pacco contenente un paio di stivali, dotati di sopratacchi speciali, per “nascondere”  dollari coniati in oro, di cui era vietato il “trasferimento” dagli Stati uniti d’America verso Paesi esteri. Il pacco, affidato ad un amico - tale Giovanni della vicina Sperone- con una lettera di notizie personali e con la “raccomandazione” di sostituire i sopratacchi speciali, gli era stato inviato dal fratello Martino,che negli States  aveva fatto  fortuna.

DSCI1861 600x450 Mastro Andrea, ricevuto il pacco, ebbe cura di eseguire la …”raccomandazione”. Ma la rimozione dei sopratacchi si rivelò impossibile per lui e anche per l’amico Cusumiello, anch’egli calzolaio e suonatore di tromba nella Banda musicale cittadina. Anzi, Cusumiello nel tentativo che fece avvertì  una specie di ticchettio, da cui restò spaventato;  e pensò che il ticchettio provenisse dal qualche rice-trasmittente ben mimetizzata ad opera di Servizi segreti, di cui si … favoleggiava in quei tempi ed impegnati a controllare l’amministrazione comunale. E lo spavento fu tale che Cusumiello, senza alcun indugio, restituì il paio di stivali all’amico … Mastro Andrea non desistette e si recò a Napoli da un amico calzolaio, che disponeva di apparecchiature idonee a rimuovere gli ormai  “famosi”  sopratacchi. E l’arcano fu scoperto: quei  sopratacchi speciali erano stati   rimossi dalla chiodatura ad uncino proprio dall’amico napoletano, al quale il paio di stivali era stato portato tempo prima.

DSCI1855 450x600Una volta prelevati, aveva sostituito i dollari in conio d’oro con alcune piccole e sottili piastrine in ferro per … colmare il vuoto lasciato. Erano proprio le piastrine che emettevano lo strano ticchettio, che aveva messo paura a Cusumiello. Dopo qualche tempo a Mastro Andrea  fu  recapitato un plico postale contenente una somma di denaro. L’ anonimo mittente scrisse che la somma di denaro era quanto restava delle spese sostenute per un intervento chirurgico, a cui era stata sottoposta una bambina di otto anni, in un ospedale di Napoli; intervento riuscito e reso possibile con i dollari in conio d’oro. Mastro Andrea tra  sorpresa e incredulità informò il fratello Martino dell’epilogo della “storia”. L’uno e l’altro ne gioirono. Non poteva essere altrimenti ….       

Andare per luoghi sacri lungo la Strada Regia … A Galluccio di Cimitile vive la storia dell’Arcangelo San Raffaele e Tobia

chiesa-galluccio 1 600x450Antonio Fusco - 14. 10.2015 - San Raffaele, il cui nome in ebraico significa Dio guarisce, è uno dei tre arcangeli più venerati.[1] La sua angelica figura è riportata ampiamente nella storia di Tobia, raccontata nell'omonimo libro del Pentateuco, in cui viene riportato che il pio giudeo Tobi, nonostante la rettitudine della sua vita e le buone opere compiute, diventa cieco. Prima di morire invia il suo unico figlio Tobia, detto anche Tobiolo, a riscuotere un debito da un certo Gabael nella lontana città di Rage, nella Media.
Durante il lungo viaggio è accompagnato daRaffaele, inviato da Dio. L' Arcangelo, che si nasconde sotto il falso nome di Azaria, lungo il cammino fa pescare al giovane nel fiume Tigri un grosso pesce e ne fa conservare sotto sale il cuore, il fegato e il fiele, che hanno il potere di allontanare i demoni e curare gravi infermità.
Una volta arrivati nella città di Ecbatana, Raffaele gli fa incontrare Sara, la figlia di un suo parente di nome Raguele , già sette volte vedova perché perseguitata dai demoni, che le uccidevano i mariti prima di consumare il matrimonio. Per suggerimento di Azaria (Raffaele) Tobia sposa Sara e vince i demoni, bruciando nella camera nuziale il fegato e il cuore del pesce. Intanto Azaria va da solo a Rage per riscuotere da Gabael il credito di Tobi. Dopo che i due sono ritornati dal padre insieme con Sara, Raffaele fa recuperare la vista al vecchio servendosi del fiele salato del pesce e rivela di non chiamarsi Azaria ma di essere l' Arcangelo Raffaele, inviato da Dio per proteggere Tobia. [2]
Alla luce delle sue vicende bibliche, San Raffaele è invocato soprattutto come protettore di viaggiatori e pellegrini, ma anche di giovani, fidanzati, sposi, medici e farmacisti, profughi, e come guaritore delle infermità fisiche.
Nell'iconografia, sia plastica sia pittorica, è individuato dalla presenza dell'immancabile pesce retto dall' Arcangelo o dal giovane Tobia. Nei dipinti, di solito, la scena dell'Arcangelo e del Giovane è ambientata in un verdeggiante paesaggio, dove può figurare il biblico fiume e, a volte, anche un cagnolino, metafora della fedeltà.

chiesa Galluccio - interno 2 450x600IL PATRONO DI VIAGGIATORI , MEDICI E PROFUGHI
A Cimitile la chiesa dedicata al Santo Arcangelo è ubicata nel rione Galluccio, all'interno della confluenza di Via Amerigo Crispo e Corso Umberto (ex Strada Regia), dove si apre un piccolo slargo spartitraffico su cui prospetta anche il Palazzo del Duca di Castelmezzano.
Il dato cronologico dell'anno di fondazione del piccolo edificio ecclesiale non è ancora noto, ma essa certamente deve avere avuto una precisa motivazione storica e devozionale. Per la sua vicinanza col Palazzo dei Duchi di Castelmezzano, appartenuto precedentemente ai Caracciolo, si ritiene che le due nobili famiglie abbiano avuto sulla chiesa diritti patronali. [3]
A nostro avviso, considerazioni storiche probanti sono però riscontrabili sull'origine in loco della dulia dell'Arcangelo. A Galluccio, invero, l'antica Strada Regia che collegava Napoli ai centri pugliesi, nel tratto dell'Agro Nolano aveva un percorso diverso da quello dell'attuale Nazionale delle Puglie (7 Bis). Appena fuori Cimitile, infatti, proprio a Galluccio, l'importante arteria piegava per Gallo, passava davanti alla parrocchiale di San Nicola. e proseguiva, tra Schiava e Tufino, verso Baiano, [4]dirigendosi poi, attraverso il valico di Monteforte, ad Avellino e quindi nelle Puglie.
Galluccio 2 600x450Galluccio, in effetti era un punto di transito obbligato per quanti dovevano andare nelle Puglie (viandanti, commercianti, soldati, autorità), nonché per i pellegrini diretti a Montevergine e al Santuario di San Michele al Gargano. Considerato che San Raffaele è il protettore dei viaggiatori, si deve ritenere che nel sito della chiesetta esistesse in origine un'edicola o una cappellina dedicata all' Arcangelo, oggetto delle devote preghiere dei passanti, sostituta tra seconda metà del Settecento e la prima dell'Ottocento dall'attuale costruzione ecclesiale, come ne suggeriscono le linee stilistiche. Nello stesso breve tratto della Strada Regia, tra Cimitile e Gallo,San Raffaele era affrescato, insieme con la Vergine e San Nicola anche sulla facciata della chiesa di San Nicola a Gallo, che ne conservava anche un simulacro plastico, [5] Ancora a Cimitilel'Arcangelo è riprodotto in una tela nell'abside della chiesa di Santa Maria degli Angeli.

chiesa-galluccio 1 - Copia 305x600IL COMPLESSO ECCLESIALE
Il piccolo complesso ecclesiale prospetta con una facciata quasi quadrangolare, senza timpano, sormontata da una croce centrale e da un supporto ferreo reggente le campane. E' appena impreziosita da fasce decorative dipinte nei contorni marginali e del portale, sul quale si apre il cosiddetto oculo, chiuso da un vetro con la riproduzione dell'immagine dell'Arcangelo . Il limitato interno, che invita al raccoglimento meditativo ed alla preghiera, si compone di una navatella, che continua nell'abside, di uguale larghezza ma poco profonda, nonché di annessi locali funzionali (sacrestia, ripostiglio, servizio).
Le pareti laterali sono segnate da specchiature rettangolari lungo le quali sono disposte le stazioni della Via crucis; sulla parete destra, sopra le specchiature, due finestre circolari contribuiscono, insieme con l'oculo della facciata, ad illuminare l'interno, alquanto povero di luce.
Le due cornici circolari della parete superiore a manca, accoglieranno fra poco tempo due preziosi dipinti, da noi visionati, opere del pittore Guido Laperuta, artista di chiara fama, raffiguranti San Michele e San Gabriele, che completano la triade angelica più venerata.
chiesa Galluccio - interno 2 - Copia 464x600La figura di Gabriele, si staglia su un fondo dorato, di medievale reminiscenza, che mette in risalto la plastica dei volumi statuari, rimarcati dagli effetti chiaroscurali della candida veste e dell'azzurro mantello. L'Arcangelo regge due bianchi gigli, metafora di candida purezza, e gira gli occhi alla sua sinistra, come a rivolgere lo sguardo ad una presenza non raffigurata, ma presente fuori campo, cui sono destinati i fiori immacolati, vale a dire la Vergine Maria, Immacolata Concezione.
San Michele, raffigurato secondo l'iconografia tradizionale, regge la bilancia del giudizio con la mano sinistra e con la destra brandisce la lancia per colpire il demonio che calpesta con i suoi calzari. La sua figura angelica, che si staglia sulle nuances azzurre del cielo, è ritratta con una tavolozza cromatica vivace e luminosa; essa contrasta fortemente con le tonalità brune e fredde del demonio e dei suoi compagni, dei quali accentua nell'espressione maligna la loro natura infernale. La scena è storicizzata con la precisa riproduzione nello sfondo delle basiliche paleocristiane di Cimitile e della nostra chiesetta.
Preceduto dalla nuova mensa eucaristica voluta dal Concilio Vaticano II, l'altare è sormontato da una struttura baroccheggiante a tempietto, che incornicia un'icona raffigurante San Raffaele e Tobiolo, opera firmata da Vincenzo Vincenti, noto artista dotato di buona competenza tecnica, di equilibrio compositivo e di sensibile cura nella selezione coloristica. Il quadro rispetta l'immagine tradizionale di questo sacro soggetto: il paesaggio verdeggiante, i protagonisti Raffaele e Tobia, il biblico pesce.

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Note
[1] Gli altri due sono Michele e Gabriele, i cui nomi in ebraico significano rispettivamente "Chi come Dio? " e "Dio è forte". Gli arcangeli erano sette, secondo quanto afferma lo stesso san Raffaele nel libro di Tobia in cui dice: "Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono a servizio di Dio e hanno accesso alla maestà del Signore" I testi sacri non sempre concordano sul nome degli altri quattro, dei quali il più noto è Uriel (Luce di Dio).
[2] Cfr. San Paolo Editrice: La Bibbia, tipografia Rotolito, Seggiano di Piltello (MI) , 2014.
[3] La nobile dimora, ampiamente manomessa, ha perduto il suo iniziale aspetto estetico, sia nel prospetto sia nelle quinte
del cortile.
[4] Questo tratto, proveniente da Marigliano – San Vitaliano deviava per Cimitile senza toccare Nola, escludendo più avanti anche Avella.
[5] Cfr, Ebanista Carlo (a cura), Cumignano e Gallo – Alle origini del Comune di Comiziano, pp. 27 – 41, 115 – 125, Tavolato Edizioni, Cimitile 2012.

 

Al Premio Prata 2015, realizzate da Antobello De Vito le litografie dal titolo "L'ANNUNZIATA”

Altobello VitoDe Vito 7A.D'Ava.- 28.09.2015 - Per il Premio Prata 2015, giunto alla IX edizione, e del quale abbiamo parlato in un articolo del nostro giornale nella Rubrica Area Irpina, sabato 26 settembre 2015 l'artista Altobello De Vito ha realizzato una bella cartella di 7 litografie dal titolo " L'ANNUNZIATA", una rivisitazione in chiave pittorica dello splendido sito Paleocristiano di Prata Principato Ultra, che si invitano tutti quelli che non la conoscono di visitare.

La storia di una cartolina: da Lauro a Trieste e ritorno dopo 78 anni

L'autore Ferdinando Mercogliano ha pubblicato il documento su L'Ora del Vallo a corredo dell'articolo "Saluti da Lauro, anno 1925" sul numero 2 del periodico datato maggio 2003. Ora, secondo il suo desiderio, fa il suo ingresso nel mondo dei social network e, dopo novant'anni, entra nelle pagine di wikiVALLOpedia e in quelle de il meridiano.net a corredo di questo articolo.

cartolina  di lauro La cartolina è decisamente un oggetto del secolo scorso. Se ne scrivono ancora ma sempre di meno. Come nel secolo scorso, impiegano settimane per arrivare a destinazione e, quando arrivano, portano notizie vecchie. Difficile competere con i nuovi media che permettono ai nostri contatti dei social network di conoscere in tempo reale dove ci troviamo, cosa stiamo visitando o cosa mangiamo a pranzo. Eppure le cartoline possono raccontare storie che i frequentatori dei social nemmeno immaginano. Una storia come quella che adesso vado a raccontare. La storia di un lungo viaggio, nel tempo e nello spazio, di uno di questi piccoli oggetti.
Una cartolina. Spedita da Lauro, all'inizio del ventesimo secolo e ritornatavi all'inizio del secolo successivo. Tutto è cominciato nell'autunno del 1925. Un momento tragico per la storia politica italiana. Una serie di leggi stavano trasformando lo stato parlamentare liberale nello stato totalitario voluto dal regime fascista. L'ultimo atto di un ciclo cominciato con le elezioni vinte dal "listone" fascista, nell'aprile del 1924, proseguito poi, nel mese di giugno, con il rapimento e l'assassinio del segretario del partito socialista, Giacomo Matteotti e con il successivo ritiro delle opposizioni sull'Aventino.
Mentre si svolgevano quei convulsi avvenimenti della storia politica italiana, una famiglia benestante decise di concedersi una vacanza in Campania. Gli accadimenti romani avevano scarso eco in provincia o forse, più probabilmente, la famiglia vedeva di buon occhio l'avvento del nuovo regime.
Presero alloggio in Lauro da dove si spostavano per brevi gite nelle località vicine. Visitarono Napoli. Poi comprarono alcune cartoline e si dedicarono al rito dei saluti. Quella con vista del Castello Lancellotti, fatta stampare dalla cartoleria F. Graziano di Lauro, fu scelta dalla signora Maria per inviare i saluti ad una cara amica.
cartolina lauro - retroCosì scrisse: «Carissima Ines, spero avrai ricevuto la mia cartolina da Napoli. Noi restiamo qui fino al 15. Il tempo trascorre molto presto tra visite e gite in campagna. È un posto molto bello, molto adatto ad escursioni. La campagna è meravigliosa qui tanto per il suo fitto verde quanto per l'abbondanza di ogni frutto. Ne facciamo la cura ed i bimbi si saziano d'uva, perché la vendemmia qua la fanno appena verso il 12 corr. Si divertono un mondo a correr e saltare tutto il giorno all'aperto. Come hai passato il tempo di riposo a Lussino? Spero che al mio ritorno verrai a trovarci e che prima della mia partenza mi vorrai mandare tue notizie. Salutami tanto le tue care, ricevi i saluti di Michele e baci da me e bimbi. Maria».
Aggiunge poi alcune parole alla didascalia della foto in modo da comporre la seguente frase: «il mio indirizzo è: LAURO – Castello dal lato sud (Avellino)».
Il sei ottobre la cartolina partì dall'ufficio postale di Lauro alla volta di Trieste dove, in via Sanità 4, III p., l'odierna via Armando Diaz, abitava la signorina Ines Suttora. L'aspetto intrigante di questo indirizzo è che al vicino numero 2, al terzo piano, dall'ottobre 1919 al luglio 1920, abitò James Joyce, nel periodo in cui lo scrittore era immerso nella stesura di alcuni episodi dell'Ulysses. L'appartamento gli era stato dato in subaffitto da Frantisek Schaurek, un impiegato di banca originario di Praga che, nell'aprile 1915, aveva sposato una sorella dello scrittore.
Non sappiamo se Ines abbia incrociato Joyce o i suoi familiari, se abbiano scambiato qualche frase. Sappiamo solo che in un giorno imprecisato nell'appartamento triestino arrivò la cartolina spedita da Lauro. Ines era ritornata da poco da Lussino, l'odierna Lośinj, un'isola della Croazia nell'alto adriatico, nella parte meridionale del golfo del Quarnero, il luogo d'incontro della società Mitteleuropea, in primis dell'aristocrazia austroungarica, con il mondo mediterraneo.
Claudio Magris nel suo Microcosmi l'ha descritto in questo modo: «A Lussino le agavi e le palme, le buganvillee viola e le candide yucche, gli aranci e i limoni, il mandorlo che fiorisce già in gennaio, le ville e i parchi austroungarici come quello dell'arciduca Carlo Stefano d'Asburgo, una dolcezza di riviera che un tempo era il soggiorno invernale preferito da Venere e alla fine del secolo scorso una villeggiatura prediletta da aristocratici e grandi borghesi di Vienna e Budapest. [...] A Lussino – dove le celebri Scuole Nautiche sfornavano capitani di lungo corso presto esperti di tutti gli oceani. I Premuda, i Gladulich, i Ragusin – signoreggiavano gli armatori, i Cosulich, i Martinolich, padroni di bastimenti e velieri conosciuti nei porti più lontani del mondo».
Ma Ines non si recava a Lussino solo per villeggiatura, lei in quell'isola ricercava i ricordi dell'infanzia, il contatto con i parenti. Era, infatti, nata l'undici novembre del 1895, al tempo dell'imperatore Francesco Giuseppe d'Austria, a Lussinpiccolo, in croato Mali Lošinj, in origine un piccolo villaggio di pescatori così chiamato in antitesi a Lussingrande, Veli Lošinj, il centro più importante fino a quando, all'inizio dell'ottocento, a onta del nome, fu il piccolo centro a divenire il più popoloso e importante dell'isola.
Nel 1907 Ines insieme alla sorella Norma, più piccola di due anni, e alla mamma Leonilde, che allora aveva 44 anni, si trasferirono a Trieste. Il papà Nicolò, ufficiale dell'esercito austriaco era sempre in giro e, forse, mori a Fiume, combattendo contro gli italiani durante la prima guerra mondiale, senza mai riuscire a stabilirsi a Trieste.
Nel 1918 sia Trieste sia Lussino furono annesse all'Italia. Il dopoguerra fu un periodo difficile per gli abitanti di Trieste, sia per la crisi economica, sia per il deteriorarsi dei rapporti tra i diversi gruppi etnici. Noi non conosciamo quale dramma abbia oscurato il cuore di Ines e l'abbia spinta a rifiutare tutte le richieste di matrimonio, preferendo rimanere insieme con la mamma e la sorella tanto amate.
Nel 1932 morì la mamma e nel 1961 la sorella. Lei, però, era di carattere forte e visse in autonomia fino a 87 anni, spegnendosi il 23 novembre del 1985.
L'appartamento di via Diaz, senza la sua occupante, fu ben presto vuotato dalle suppellettili per essere affittato a una società d'import-export.
Chissà in tutto questo tempo dov'è stata conservata la cartolina giunta da Lauro. Certo è che ad un certo punto, esposta sul banchetto di un rigattiere, ha cominciato a girovagare per i mercatini delle pulci dell'Italia settentrionale. Quante mani l'avranno toccata mentre sfogliavano la pila delle cartoline. Nessuna che si soffermasse su quella stampa di un bel castello di un paese sconosciuto del Meridione. Fino a quando un distinto signore di Capua si è recato a far visita alla sua figliola che vive, per lavoro, in una città del Veneto. Questo signore, si chiama Nicola Marauta, è appassionato di storia e collezionista di oggetti d'epoca e per questo motivo di tanto in tanto visita i mercatini in cerca di oggetti per le sue collezioni.
Su una bancarella vede quella cartolina. Si ricorda che il suo vicino di casa, con il quale gli è piacevole intrattenersi in discussioni di storia patria, è originario di quel paese dell'Irpinia ,raffigurato nella cartolina. Decide di fargli un regalo. Quel vicino sono io. Il testo scritto sulla cartolina mi colpì al punto che decisi di farne un breve articolo da pubblicare su "L'Ora del Vallo", un periodico per cui scrivevo di tanto in tanto articoli di carattere storico.
Così scannerizzai la cartolina che, con un balzo, nello spazio e nella tecnologia, da Capua via e-mail approdò nella sede del periodico lauretano, ritornando nel luogo da dove era partita settantotto anni prima. Fu pubblicata a corredo dell'articolo "Saluti da Lauro, anno 1925" sul numero 2 del periodico datato maggio 2003. Un periodico, a pensarci, un altro oggetto appartenente al secolo scorso. Se ne stampano e se ne leggono ancora. Ma sempre di meno. Penso che per la nostra cartolina sia giunto il momento di un nuovo salto tecnologico. Digitalizzata può fare il suo ingresso nel mondo dei social network. Dopo novant'anni, dalle pagine di wikiVALLOpedia, è pronta a ripartire per continuare il suo viaggio nel tempo e nello spazio.

 

Palma Campania: “In Vico Veritas”, passeggiata per le vie di un borgo

palmacampania giovanivico 300x130 G.D'Ava. - 15.09.2015 - Una semplice passeggiata per le vie di un borgo tra portoni aperti e cortili in festa. ecco quello che ha trovato chi decise di visitare uno dei borghi più caratteristici di Palma Campania lo scorso 29 agosto.. E ancora, forni a legna riaccesi per l'occasione, prodotti tipici preparati dalle massaie del posto come il soffritto, le pastiere e lo  cartellone In vino veritasspaghetto con le nocciole, ottimo "vino cafone", canti itineranti, "allegri posteggiatori autorizzati", pazzarielli, tammurriate e, poco più di 1 km per far rivivere insieme, così come viveva un tempo, un piccolo borgo contadino.
in-vico-veritasDurante la "passeggiata" si sono potuti degustare ottimi piatti come spaghetti con nocciole, soffritto, cuoppo fritto (polpette e verdure) e tanto altro ancora. il tutto annaffiato da ottimo vino locale.
Sono intervenuti: 'A Paranza r'o Lione (canti a distesa, tammurriata e tarantella) con la pietra nera; Gli Ars Nova Napoli (sei giovani musicisti uniti dalla stessa passione per la musica tradizionale del sud); Tony Art (Pulcinella, il macchiettista e la posteggia) con Peppe Napolitano (chitarra) e Gabriele Mari (mandolino).
La manifestazione è stata organizzata dall'Associazione "I Giovani di Vico"