MUGNANO DEL CARDINALE / OSTERIA LA LANTERNA: CIBO E PACE SPORTIVA CON TUTTI I COLORI DEL TIFO

Continua all'Osteria La Lanterna, di Marco Ferrara e Luisa Evangelista, il ciclo degli estrosi eventi gastronomici ideati dall’avvocato Sergio Sbarra, in arte Avvocato Gourmet.

La Lanterna ingresso Carmen Guerriero – 07.04.2017 - Lo scorso 31 marzo, dalle ore 20,00, il filo conduttore dei piatti è stato addirittura il calcio, nel senso di tifoseria. Un arduo puzzle di associazione cromatica culinaria per Luisa Evangelista ed il suo fidato alter ego, Stefano Parrella. Nell'occasione, gli executive chef sono stati affiancati dall’avvocato Salvatore Annunziata, civilista di Terzigno, con una grande passione per la cucina e  noto nel mondo food come “Insolitopasto”.

«E'un piacere aprire la nostra cucina ad un appassionato dei fornelli come l’avvocato Salvatore Annunziata- dicono gli chef Luisa Evangelista e Stefano Parrella autore, seppure in famiglia e per amicizia, di piatti di alta qualità.Chef non connota soltanto chi lo fa per professione ma anche chi, come Salvatore, si cimenta ai fornelli con grande passione e successo».

La Lanterna 1Tutti i sapori del tifo’ – prosegue l’Avvocato Gourmet – ha portato in tavola ottimi piatti tutti con diversi colori che richiamano le divise delle varie squadre di calcio italiane.

A dare lustro alla serata Stefan Schwoch, glorioso ex attaccante del Napoli, il Presidente MILAN Club Neapolis di Napoli, Avv. Alfredo Cascone e la sig.ra Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito, tifoso del Napoli assassinato a Roma prima della finale di Tim Cup Napoli/Fiorentina,  che da anni sostiene la politica di un tifo appassionato, ma mai violento, proprio in ricordo del figlio scomparso.

leardi sbarraa come si è costruito l'evento? E’ lo stesso Sbarra ad illustrarci i dettagli: «Come tutti sanno, sono un tifoso della Roma e, poi, mi diletto a dare vita ad appuntamenti enogastronomici di qualità come questo proprio per rallegrare tantissimi tra colleghi ed amici, oltre che appassionati del buon gusto. L’iniziativa – prosegue Sergio Sbarra- che ha avuto luogo a Mugnano del Cardinale è nata da un’idea ‘partorita’ qualche tempo fa. Mentre discorrevo con l’amico Salvatore Annunziata, che come me ama la cucina, ma che a differenza mia tifa per l’Inter, è venuta fuori la possibilità di organizzare una serata di questo tipo, dove la buona cucina ed il tifo appassionato, ma mai violento, potessero andare a braccetto. Insieme con Marco Ferrara -patron dell’Osteria La Lanterna, ndr.- abbiamo pensato ad una serata tutta cibo e calcio.

La Lanterna Luisa Evangelista Stefano Parrella Antonio e Vincenzo NocerinoL'iniziativa bissa altre iniziative di pace calcistica già organizzate dall'avv. Sbarra (che, tra l'altro, da anni ha anche fondato su Facebook un gruppo di pace tra tifosi denominato ‘Tifo Roma ma non odio Napoli) quali, per esempio, “Tifo ma non odio”, triangolare tra lo Juventus Club Casamarciano, il Napoli Club San Gennaro Vesuviano ed il Roma Club Saviano.

Partner della serata, Goeldlin Collection di Antonio Goeldlin (che ha vestito gli chef con le sue giacche), Gemme del Vesuvio di Arcangelo Fornaro (che ha fornito la pasta) e l'azienda vinicola Montesole(Av).

«Organizzare serate con Sergio Sbarra, ossia con l’Avvocato Gourmet, è sempre un piacere - soggiunge Marco Ferrara, titolare dell’osteria “La Lanterna” di Mugnano del Cardinale - ed in questo caso mi inorgoglisce il fatto di aver aperto il mio locale ad una serata non solo di cucina, ma anche di pace sportiva».

56219369 vista dall alto delle mani multietniche del calcio sostenitore dello sport che condividono la pizza archivio fotograficoCome si pone, poi,  in queste occasioni, l’avvocato Salvatore Annunziata, tra l’altro anche vice-sindaco di Terzigno - Na?

«Quando non sono nello studio e quando chiudo i Codici – afferma il collega Annunziata - apro il fuoco sotto i fornelli, mi rilassa, mi fa piacere. Ho condiviso volentieri questa bellissima iniziativa con l’amico e collega Sergio Sbarra, nel segno del gusto, dello sport sano e dell’amicizia tra tifosi di diversa fede calcistica».

Come da auspici, con l'evento del 31 marzo c’è stata pace sportiva almeno a tavola, grazie al creativo contributo del collega Annunziata ed allo straordinario talento della mitica Chef Luisa Evangelista col giovane, ma già bravissimo, Stefano Parrella.

GIOVEDI SANTO E LA TRADIZIONE GASTRONOMICA DEL DOPO SEPOLCRI: LO “STRUSCIO”

LOPA: ANCHE PER ZUPPA DI COZZE DEL GIOVEDÌ SANTO UN PERCORSO GASTRONOMICO

Ferdinando IC.S. – 13.04.2017 - La zuppa di cozze del Giovedì Santo un piatto semplice che esalta i sapori del Golfo di Napoli.  E’ uno dei piatti tipici della tradizione partenopea tipica del periodo pasquale e costituisce una delle ricette più diffuse per la preparazione delle cozze, insieme alla famosa impepata. Viene tradizionalmente portata in tavola il Giovedì Santo e la sua preparazione avrebbe origini antiche, risalenti al periodo di Ferdinando I di BorboneRicetta semplice, ma ricca di gusto, si prepara con pochi ingredienti, facilmente reperibili in tutte le cucine, ma alla base è necessario utilizzare delle cozze e del polpo ed a seconda delle versioni anche i maruzzielli, ovvero le lumache di mare.

Zuppa cozzePer capire quanto il piatto sia radicato nella tradizione, basti pensare che la maggior parte delle pescherie il Giovedì Santo vende un vero e proprio kit, completo di freselle, immancabili nella presentazione della zuppa di cozze, per la sua preparazioneLa zuppa di cozze con salsa forte alla napoletana è un tipico piatto partenopeo, ed è  una delle ricette più utilizzate per la preparazione delle cozze, dopo l’impepata. Occorre ricordare che, pur essendo un piatto pasquale. è servito tutto l’anno nei ristoranti del centro storico ed alcuni sono  famosi proprio  per la preparazione di  questo piatto, soprattutto nella zona tra Porta Capuana e Porta Nolana, a ridosso della Stazione Centrale. Questa zuppa   viene consumata a Napoli tradizionalmente,  in alternativa alla zuppa di lumache, quale pranzo  del Giovedì Santo,prima di dedicarsi al sacramentale struscio.

via ToledoMette conto ricordare donde derivi questa tradizione. Ferdinando I di Borbone  era golosissimo di pesce e di frutti di mare, e segnatamente delle cozze che lui stesso pescava nelle acque sotto Posillipo e spesso soleva farsele approntare in maniera piuttosto sontuosa con una ricetta di sua invenzione: ‘e cozzeche dint’â connola. Ad un certo punto volle accettare l’ammonimento del  padre domenicano Gregorio Maria Rocco, frate domenicano molto noto sia tra il popolo che a corte, che  si prodigava a Napoli e provincia in opere di assistenza e di apostolato per alleviare la sofferenza di poveri ed emarginati e per combattere il vizio in tutte le sue forme, il quale gli consigliava di non eccedere con peccati di gola, almeno durante la Settimana SantaIl monarca, furbescamente, per non rinunciare alle sue cozze tanto gradite, ordinò ai cuochi di ammannirgli, il Giovedì Santo, prima di recarsi a via Toledo per lo struscio di rito, i mitili con una preparazione meno zuppa di lumache d0sontuosa e si fece servire in tavola la zuppa di cozze con pomodori e  salsa forte di peperoni. La notizia uscì dalle cucine di palazzo e si diffuse per la città e, da quel giorno, dapprima la borghesia e poi tutto il popolo seguono l’esempio del re. Successivamente il popolo basso sostituì le costose cozze con le più economiche lumache e si contentò d’ una zuppa di lumache (ciammarruche), preparata con il medesimo sugo di quella di cozze

foto lopa zuppa di cozzePer tutte queste motivazioni, “sarebbe importante, per rilanciare il settore gastronomico della città, ma anche di tutta la Regione, individuare e realizzare dei Percorsi Gastronomici legati alle trazioni della cucina partenopea delle Festività Pasquali, legandoli al tradizionale percorso dei Sepolcri - “Struscio”, buon volano anche per aumentare, a mio avviso, i flussi turistici”. Cosi questa mattina il Rappresentante della Consulta Nazionale dell’Agricoltura, già Delegato della Provincia per il settore Agricolo\Agroalimentare, Rosario Lopa, partecipando ad un rotocalco radiofonico.

Ricetta tradizionale della Zuppa di Cozze del Giovedì Santo

Tempo: 1 ora. Ingredienti per  6 persone: 1) 2 kg cozze; 2) 1,5 kg polpo verace; 3) 18 freselle piccole; 4) ½ olio extra vergine d’oliva; 5) 3 spicchi d’aglio; 6) 250 g concentrato di pomodoro; 7) Peperoncino q.b. Preparazione: Preparare la salsa, facendo soffriggere l’olio e gli spicchi d’aglio ed appena diventano dorati rimuoverli dalla casseruola e aggiungere il concentrato di pomodoro con il peperoncino; far cuocere il tutto per circa 10-15 minuti.  In una casseruola a parte cuocere il polpo per 20 minuti, mentre in un’altra bisogna lasciare ad aprire, in un litro d’acqua, le cozze.  Togliere le cozze dalla pentola e sgusciarle, avendo cura di lasciarne qualcuna  nel guscio per decorare il piatto. Successivamente, tagliare il polpo a pezzettini e condirlo insieme alle cozze sgusciate, con la salsa precedentemente preparata. Nell’acqua delle cozze mettere a bagno per circa 1-2 minuti le freselle, posizionarle nel piatto e versare la salsa condita con il polpo e le cozze.  Mettere sopra delle cozze con il guscio per guarnire il piatto.

 

Mugnano del Cardinale: Incontro presso l’istituto “A. Manzoni”per il “Progetto Quadrifoglio”

Interventi dei dott. ri R. Giodano e G. Luciano, dello stakeholde F. Fusco, chef del Moera e del cestita Andrea Zerini.

Progetto QuadrifoglioL. Carullo16.03.2017 - Nell’ambito del “Progetto Quadrifoglio”, promosso dall’ASL Avellino, U.O.M.I Distretto Sanitario di Baiano, si è tenuto, presso l’Istituto Comprensivo “A. Manzoni” di Mugnano del Cardinale, nell’aula magna del plesso di via Montevergine, un incontro per approfondire alcuni temi del Progetto.

Il convegno si è aperto con l’intervento della D. S., prof.ssa Luigia Conte, poi sono intervenuti la dott.ssa R. Giordano, medico referente del “Progetto Quadrifoglio” per il progetto quadrifoglio 2Distretto di Baiano; il dott. G. Luciano, medico odontoiatrico, e in qualità di stakeholder lo Chef F. Fusco del Ristorante – orto “Il Moera” di Avella e il cestista della Scandone Avellino Andrea Zerini.

progetto quadrifoglio 3Il “Progetto Quadrifoglio”, che si sta sviluppando nel corrente anno scolastico, punta a far capire ai giovanissimi l’importanza di una corretta alimentazione e della cura della propria salute.

Al convegno hanno assistito gli alunni delle classi V della Scuola primaria e delle classi I della Scuola secondaria di I grado.

BAIANO: REDUCE DALLA CINA, BEATRICE VECCHIONE OSPITE ECCELLENTE ALL’” INCONTRO”

La giovane attrice del “Carignano” di Torino racconta le sue esperienze artistiche. Foto di Enrico Stago.

 

teatro 1 CopiaGianni Amodeo – 0703.2017 - Giovane di ventitré anni, Beatrice Vecchione, ha intrapreso il severo ed impegnativo cammino dell’interpretazione delle opere del teatro classico antico  e della contemporaneità; cammino di passione, dedizione e studio, che le ha già permesso di approdare nei ranghi di cast del  prestigioso Teatro stabile “Carignano” di Torino.

Un approdo di merito e di eccellenza , che le rende onore e che, nello stesso tempo, si profila quale viatico  ben promettente per gli orizzonti che dischiude nelle prospettive di alto profilo nella carriera d’arte, così come attesta l’appena conclusa tournée, che l’ha condotta in Cina, recitando sui palcoscenici dei teatri di Pechino e Shanghai.

Un’esperienza straordinaria, quella compiuta nella Grande Terra del Dragone, in cui il cast dello “Stabile” torinese ha proposto per la regia di Leone Muscato , con successo di pubblico e critica, la  “messa in scena” della pungente commedia “Come vi piace”, nella cui trama William Shakespeare fissa e rivela gli archetipi  delle complesse sfaccettature della vita di corte con mille ipocrisie, a cui fa contrasto la semplicità  della vita dei contadini e delle usanze di campagna; una trama di briosi e sorridenti ammicchi, tra finzione e realtà, di cui è protagonista l’effervescente e giocosa Rosalinda, interpretata con verve  proprio da Beatrice Vecchione.

E l’atmosfera vissuta e respirata nell’esperienza cinese é stata una delle chiavi degli interventi che la giovane attrice ha focalizzato nel corso del meeting, svoltosi nei locali del Circolo socio-culturale “L’Incontro” con filo conduttore le valenze connotative del “Teatro, espressione di cultura e impegno sociale per la promozione delle comunità del territorio”, e coordinato da chi scrive.

Un fattore di riflessione, per evidenziare la dimensione culturale del teatro, nel raccontare la realtà sociale  e la condizione umana in tutte le sue sfaccettature, in rapporto ai tempi; una dimensione culturale, nella cui universalità si leggono i desideri, le passioni, le gioie, le amarezze, le speranze e le delusioni del vivere. Il teatro quale rappresentazione e specchio della vita nella varietà dei generi e dei linguaggi è espressione d’arte, sottolineava Beatrice Vecchione, le cui testimonianze più efficaci e valide sono trasfuse nelle opere degli autori classici, che hanno segnato – e segnano - i tempi dell’umano cammino lungo gli itinerari della storia; itinerari, intrisi e scanditi dalla giostra delle luci e delle ombre dell’esistenza.

 

                       ITINERARIO DI UNA VOCAZIONE E IL TEATRO SPECCHIO DI VITA

VecchioneRivisitati i momenti delle prime esperienze “ in scena” vissute nella Scuola media cittadina della “Parini”, la giovane attrice  rivisitava il senso della piena scoperta della vocazione per il teatro fin dagli anni del Liceo classico “Giosué Carducci”, a Nola, ben frequentato e con bel profitto cognitivo; vocazione, avvalorata nei successivi passaggi dei rigorosi studi nell’ Accademia d’arte drammatica  “Silvio D’Amico”, a Roma, fino al superamento dei severi banchi di prove concorsuali, per far parte dello “Stabile”  torinese.

Un percorso di formazione, distinto dagli articolati ed approfonditi approcci con le opere di autori della letteratura contemporanea italiana, tra i quali Giovanni Testori e Pier Paolo Pasolini; autori anti-conformisti e estranei all’omologazione sociale a-critica e indistinta nei luoghi comuni, coniugando il linguaggio letterario con quello delle arti visive e della drammaturgia. E di Giovanni Testori, lo scrittore che racconta con vigorosa fibra realistica le periferie della Milano del secondo dopo-guerra e ed ancora pre-televisiva, Beatrice Vecchione presentava i profili più interessanti di quell’importante testo della drammaturgia contemporanea qual è l’ Arialda, la cui “messa in scena” con la regia di Luchino Visconti, richiese negli iniziali anni ‘60  la mobilitazione di liberi uomini di pensiero e cultura, fino all’appello indirizzato al Presidente  della Repubblica della Repubblica, Giovanni Gronchi, perché fosse rimosso il divieto di rappresentazione dell’Arialda.

 

                       IL TEATRO AMATORIALE E LA CULTURA DELLA COMUNITA’

teatro 1 Copia 2Dettagli – questi- ed altri ancora, con cui la giovane attrice catalizzava l’attenzione dell’uditorio, nell’illustrare i profili delle esperienze artistiche che viene compiendo, tra le quali va annoverata per l’interesse suscitato dalla critica , quella dell’interpretazione esibita nel racconto della “La morte di Danton” di George Buchner; rappresentazione che lo scorso anno il cast dello “Stabile” di Torino ha proposto con successo nei teatri delle più importanti città delle regioni settentrionali. E su questo piano Beatrice Vecchione, seguendo il filo del tema del meeting, forniva un proficuo approccio per il valore e la funzione del teatro, genere d’arte ed espressione di cultura, per dare senso al ruolo che  e va riconosciuto al teatro amatoriale, così come si vive e pratica nei contesti territoriali, dove spesso mancano anche le necessarie e adeguate strutture di ricezione logistica. E’ un ruolo di animazione sociale, che come tale é anche veicolo di cultura e di  conoscenza, che favorisce e promuove la capacità di “fare comunità civile”.

Sulla tematica sviluppavano  punti di vista e riflessioni - focalizzando difficoltà e progetti di crescita -  gli animatori e protagonisti del teatro amatoriale del territorio; teatro amatoriale, che fa coniugare attività lavorative e professionali con la passione dello “stare in scena”. Un … effervescente micro-cosmo di passione e di entusiasmo che solo da qualche anno dispone di una struttura praticabile e regolarmente agibile: il “Biancardi”, ad Avella. Una presenza, che ha già dato concreto impulso all’organizzazione di “compagnie recitanti ” locali, grazie anche alla disponibilità della civica amministrazione che ne assicura l’utilizzo e la pubblica fruizione, senza particolari ed onerosi vincoli.

Di rilievo l’esperienza prospettata da Riccardo D’Avanzo, funzionario dell’amministrazione provinciale di Avellino, un bel, giovanile … vissuto di sport, tra calcio e volley  con l’avellana formazione di River  boys and girls …. in omaggio al fiume Clanio. E’ esperienza, che ruota sull’associazione “Mela” che realizza una pluralità di iniziative per la promozione civile delle comunità locali, tra cui quelle riservate alla terza età. Un ventaglio di proficue attività, in cui è inserita la filiera del teatro amatoriale, che coinvolge tanti giovani e meno giovani. E sul piano organizzativo è  “Mela”, la protagonista dell’ Estate avellana con la rassegna “Teatro sotto le stelle”, che ha già toccato il traguardo della settima edizione, nella suggestiva location del Giardino del Palazzo baronale di piazza Municipio. Una rassegna, che polarizza la partecipazione di “compagnie” dell’area nolana e vesuviana, di recente anche dell’area salernitana, come dire contesti in cui il teatro amatoriale è di lunga e collaudata tradizione. Una realtà di sicuro interesse, per la quale si aprono le prospettive di un progetto culturale di crescita, su cui “Mela” punta, per qualificare al meglio la propria funzione di associazione di volontariato.

teatro 1 Copia 3E sul versante del volontariato opera a Sperone da oltre venti anni l’associazione Zigo-Zago, costituito per dare sostegno ai ragazzi e alle ragazze che vivono condizioni di disagio. Una finalità sociale che è nel Dna dell’associazione, nel cui ambito d’azione si è inserito da alcuni anni il filone del teatro amatoriale con un  cast ben strutturato, che si vale della regia e del sostegno di Franco D’Anna, funzionario dell’Inps di Avellino; un cast, che con rappresentazioni di genere comico miete successi al “Biancardi” e di recente al Teatro comunale a Montoro. Una realtà, puntualizzata dal presidente del sodalizio, Carmine Festa, anch’egli  funzionario dell’Inps di Avellino, una realtà di servizio, di cui le esperienze teatrali sono un elemento caratterizzante, costituendo un a”punto di riferimento per la comunità speronese. E per  l’associazione polivalene Zigo-Zago  conta la volontà di proseguire nel percorso in atto  e ampliare il proprio raggio d’azione.

Sul profilo della socialità che  vive insieme con un folto gruppo di amici, accomunati dalla passione per il teatro amatoriale si soffermava, in particolare, Salvatore Sgambati, funzionario dell’amministrazione comunale di Baiano, e regista della “compagnia” de “I sognAttori”; una “compagnia”, le cui esperienze di scena si vengono realizzando, da quando il “Biancardi” ha aperto … i battenti. Come, per dire che le … strutture pubbliche gestite con criteri di utilità sociale creano e alimentano le corrispondenti funzioni di civile animazione.

Sul discrimine tra gli ambiti della cultura teatrale,strettamente intesa, e gli  aspetti socializzanti del teatro amatoriale proponeva un’attenta analisi Francesco Scotto, autore di testi e della loro rappresentazione come regista, vantando anche una lunga esperienza nella programmazione e gestione di corsi di recitazione nelle scuole.

LustriTeatro / Sezione EPICA/SCIENZE a cura di Luigi Spina: ULISSE MENTITORE: Le Sirene e Scilla e Cariddi

Luigi Spina Filologo classico - Centro AMA Università di Siena. Antonio Petitto Ingegnere del suono - Conservatorio "A. Corelli" di Messina. Location: Complesso Monumentale di Santa Chiara - Via Regina Margherita - 83029 Solofra (AV)

Domenica 12 marzo 2017 ore 17.30, Sede Accademia di Teatro "Città di Solofra".

Ulisse mentitoreAlessandra Durighiello - 12-03.2017 - “Non sarà il canto delle sirene, che ci innamorerà, noi lo conosciamo bene, l’abbiamo sentito già”. F. De Gregori. La zattera viaggia a vele spiegate. Dal profondo degli abissi si alza un’armonia dolce, melodiosa, ammaliante: l’ingegnere del suono Antonio Petitto ricrea il canto delle Sirene, coloro che a tutti gli uomini tessono incanti … ma quei marinai che si fermano presso di loro, dimenticano persino di cibarsi, morendo di inedia.

Inizia così il penultimo appuntamento di Ulisse mentitore, la sezione di Epica e Scienze di Lustri, dal titolo Le sirene e Scilla e Cariddi, segnato soprattutto dal ritorno del suo curatore, il prof. Luigi Spina che ha proposto un commento personale, sapiente e brillante; a dar voce ad Odisseo è stato, come sempre, Enzo Marangelo.

Lustri in Dies 1Circe prospetta ad Odisseo l’incontro con le Sirene: per oltrepassarle indenne avrebbe dovuto otturare le orecchie dei suoi compagni con la cera, affinché nessuno le ascoltasse e se lui avesse voluto ascoltarle avrebbe dovuto farsi legare all’albero maestro della nave. Tuttavia nel racconto dettagliato che fa ai Feaci, dimostrando di aver seguito alla lettera ogni indicazione della maga, Odisseo, furbamente, riporta: solo a me impose ascoltarne la voce.

A questo punto potremmo essere tentati dal chiederci: che cosa cantavano di solito le Sirene? Posto che le sirene sono da sempre in agguato nel tentativo di sedurre qualcuno e portarlo sul loro scoglio, che siano spot pubblicitari, promesse elettorali, cosa cantassero solitamente le Sirene incontrate da Odisseo è difficile stabilirlo, tanto che il suo racconto è stato diverse volte messo in discussione. Il primo è Franz Kafka che, in Il silenzio delle sirene,  ritiene che all’arrivo di Ulisse le sirene non abbiano cantato, credendo di poter sopraffare l’avversario con il silenzio e dimenticando di cantare alla vista della beatitudine che spirava il viso di Ulisse, impegnato tra cera e catene; egli non ha udito il loro silenzio, ha creduto che cantassero e immaginato che lui solo fosse preservato dall’udirle. Bertolt Brecht, in Gli insulti delle Sirene, immagina che esse Lustri in Dies 2abbiano urlato insulti ad Ulisse, un uomo incapace di osare e che egli abbia iniziato a contorcersi per la vergogna. Jean Starobinski, in Le incantatrici, immagina che il canto delle sirene sia una specie di colonna sonora della vita. Se così fosse, sicuramente, la colonna sonora della vita di Ulisse sarebbe una nenia.

La zattera viaggia a vele spiegate. Dal profondo degli abissi si alza un’armonia dolce, melodiosa, ammaliante: l’ingegnere del suono Antonio Petitto ricrea il canto delle Sirene, coloro che a tutti gli uomini tessono incanti … ma quei marinai che si fermano presso di loro, dimenticano persino di cibarsi, morendo di inedia. 

Però, l’amaro comando di Circe dimenticai, ché m’aveva vietato indossare corazza Odisseo che ha seguito alla lettera tutte le indicazioni della maga per superare lo scoglio delle sirene, nel passaggio tra Scilla e Cariddi, disattende ogni comando: quando la nave giunge tra i due scogli mostruosi e i compagni sono spaventati e lasciano cadere i remi, Odisseo riesce solo ad incitarli a riprendere a remare. È un disastro. Perché solo con le Sirene è stato così preciso e attento?

Il professore Spina propone di raccontare di nuovo, in modo diverso, l’avvertimento di Circe ad Odisseo sulle Sirene, anzi, quasi sicuramente non c’è mai stato. A dar voce ad una Circe passionale, vendicativa, una donna vera, dignitosa, è Piera De Piano: «Vuoi andartene dalla mia isola? Sei proprio sicuro? Va bene, vai pure, ma sta’ attento, non si lascia impunemente una maga e tanto meno una maga innamorata. Lo so, ti piacerebbe Lustri Cultura in Dies 3molto che ti svelassi tutti i trucchi per arrivare sano e salvo a casa … Ma questa è l’epica scritta dai maschi, il mito raccontato dai ciechi. Nella mia epica io non ti dico nulla … No, Ulisse, ora te la devi cavare da solo, altro che virtù e conoscenza: terrore, puro terrore, e morte come quella che porta all’Ade. Non sono mica una sirena, di quelle che lasciano passare i naviganti purché si impegnino a parlare di loro … far sapere a tutti che cantano bene, che sono belle e intelligenti, intellettuali allo stato puro, non solo donne oggetto. Ma basta, ora va’, non ti sopporto più».

Probabilmente è andata così e quando Alcinoo gli chiede di narrare le sue avventure, Odisseo  racconta e si racconta una versione di comodo sull’incontro con le Sirene, di cui aveva forse sentito parlare in vecchie storie; d’altronde i suoi compagni sono tutti morti, chi può smentirlo?