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Videoconferenza Arch. Giuseppe Mollo "Incastellamento e difese dell'Ager Nolanus tra X e XVI secolo"

Castel dell’Ovo, 22 giugno 2020. Videoconferenza su Zoom dell'Arch. Giuseppe Mollo su "Incastellamento e difese dell'Ager Nolanus tra X e XVI secolo".

Castel dellOvo2jpgL'iniziativa è promossa dalla sezione Campania dell'Istituto Italiano dei Castelli, attraverso cui si vuole approfondire la storia dei castelli e delle fortificazioni di Napoli e dell'intera regione, ma anche le attività svolte dall'Istituto, che ha sede a Castel dell'Ovo.

Invitiamo a visitare il sito web www.castcampania.it - in fase di trasformazione in portale regionale dei castelli.

Per seguire la teleconferenza:

https://www.youtube.com/watch?reload=9&v=V-DJsrQfHKo

FIUME DI AVELLA: UNA PASSEGGIATA LUNGO IL CLANIO, LOCALITA' FONTANELLE

Una descrizione di Mons. Pasquale Guerriero in un suo scritto inedito, pubblicato in "Nola e Dintorni" di Aldo Musco, per “festeggiare l’ambiente” avellano.

 

Il Clanio a Capo di CiescoEm.An. – 27.06.2020 - " A quattro miglia da Avella, poco più, poco meno, sorgono oltre dieci sorgenti, tutte di una portata d'acqua rilevante ed eccellente, che da san Paolino fecero definire il paese: mater acquarum. Vi si accede per una vallata amenissima, seguendo una carreggiata ampia e discreta, che risale la valle del Clanio, ricca di panorami che si succedono meravigliosi.

Lungo la strada si ammira l'ampia piana del Fusaro col serbatoio delle acque; le sporgenze rocciose di Capociesco; l'assolata collina del Corno di Giuda sotto la quale si apre la Grotta di San Michele, vasta grotta con  meravigliosi affreschi del IV secolo. Più oltre si eleva il roccioso Ciesco della Fata e intorno gli avanzi dell'antico acquedotto che gli avellani costruirono gratuitamente nel 410 a richiesta di san Paolino vescovo di Nola.

Saluti da Avella 3 95421879 2765676593720388 5663182209641611264 nA destra della destra, poco prima del vallone delle Fontanelle, si vedono i ruderi di un'antica polveriera, e a sinistra un ripido sentiero porta in pochi minuti alla Grotta degli Sportiglioni (così detta dai numerosi pipistrelli che vi si annidano), angusta all'ingresso e larga nell'interno, con suolo roccioso e ricca di stalattiti e stalagmiti. La si può percorrere per circa 250 metri al lume di torce.

Ancora pochi centinaia di passi per una via sempre agevole, ed ecco il vallone delle Fontanelle, lunga e larga vallata ad anfiteatro. Le prime sorgenti che s'incontrano furono convogliate circa trent'anni or sono, per l'approvvigionamento idrico di Avella e di altri paesi. Poco più su, a un duecento metri circa e a sinistra, una cascata bellissima: Acqua Pendente, una caduta di acqua di oltre cinquanta metri. La via adesso continua malagevole, fiancheggiata sempre dalle acque del Clanio, ma insinuatesi fra alpestri valli e ardui monti, dai culmini ora impervii e brulli, ora popolati da boscaglie nere di faggi, di castagni e di lauri. Giunchi molli e schietti, timo e mortella e superbi cespugli di rosacee crescono rigogliosi lungo le rive, sempre verdeggianti e fiorite.

Saluti da Avella 2 95212876 2765676577053723 7007399951294529536 nIn una gola di monti scorre la fresca Sorgente di Sant'Egidio, dove si vedono ancora avanzi di un antico eremitaggio, e ancora più su a qualche chilometro, un'altra grande sorgente: Acqua del Monaco, e più su ancora la sorgente principale: Bocca dell'Acqua, poco lontana da Campo di Summonte, a circa mille metri, ai piedi del Monte di Avella (metri 1600).

Un tempo le grotte e i monti, che corrono lungo la vallata delle Fontanelle, furono rifugio e asilo di santi ed eremiti, e meta di caccie reali. La tradizione vuole che san Paolino, quando doveva scrivere i suoi Carmi Natalizi, si ritrasse nella solitudine di questi colli, e propriamente in una contrada ancor oggi chiamata san Paolino, dove si vedono i muri diruti, laterizi e granai macigni ben levigati.

croce CopiaUna leggenda narra che san Massimo, vescovo di Nola, al tempo delle persecuzioni si rifugiò nella Grotta detta dei Santi, ove anche oggi si vedono, sebbene corrosi dal tempo, vari affreschi di santi. San Felice prete, dopo ansiose ricerche; ivi lo ritrovò quasi morente d'inedia. Fino a pochi anni fa le montagne di Avella erano piene di capre selvatiche, di cinghiali e di lepri. Lo attesta Leone Ostiense, il quale, descrivendo una partita di caccia di Sergio maestro dei cavalieri, qui neapolitanae urbi praesidebat, in queste montagne, fatta nel giorno di sabato santo, ci riferisce che fu coronata da successo ammirevole.

Anche re Ladislao di Napoli di quando in quando andava a caccia sulle montagne di Avella, trattovi dalla varietà della selvaggina, dell'amenità dei luogo e dall'acqua pura e limpidissima delle Fontanelle".

Questa magistrale descrizione venne fatta dal poeta, scrittore, professore Mons. Pasquale Guerriero, in un suo scritto "Inedito" e pubblicato in "Nola e Dintorni", - Brevi Cenni di Storia Leggende Folklore di Aldo Musco, Milano- Genova-Napoli, società Anonima Editrice Dante Alighieri (Albrigni, Segatti & C.), 1934 -XIII.

Avella 1970 s l225Intanto, sabato 27 e domenica 28 giugno si è data vita alle giornate del FAI, la cui sigla tutti conoscono, anche se, per il modo come si svolge, per alcuni significa “Fasulle Ambiente/Archeologia Informazione”, in quanto si mandano, per i soliti palliativi, non per loro demeriti, giovani, non del posto a presidiare siti archeologici, ambienti e strutture storiche, trascurando i locali che, direttamente o indirettamente ne sanno di più e poi non c’è da meravigliarsi che il Cippus Abellano è stato, finalmente, riportato ad Avella, ma essendo troppo grande, lo hanno segato in quattro parti ed, adesso, i pezzi si trovano davanti ai due portoni del Palazzo Baronale, ma si persevera ducale e che una volta, nel retrostante giardino vi era un bellissimo Olmo, oppure Quercia, con un sottopassaggio che portava al…Castello, macché a Napoli, vale a dire una antica  metropolitana e si tralascia ciò che si dice del fiume, non Clanio, ma Cranio ed altre emerite corbellerie, che sciacalli, i quali non si sono mai interessati di Storia Patria, mandano ragazzi e ragazze allo sbaraglio, sfruttandoli.

 

Nelle Foto: Elaborato grafico per la Croce collocata sul monte Puntone di Avella (Fototeca Nicola Montanile) e foto-cartoline dell’archivio GAAV.

Tra scartoffie e fogli ingialliti di Cicciano: L'incontro del contadino con la Madonna degli Angeli

Sfogliando la pagine del libretto "Cuori a Maria", la nostra attenzione si rivolge ai paragrafi "Il Santuario", "Storia", "Ipotesi", "Colera", tralasciando altri capitoletti, per non essere troppi prolissi.

copertina cuori a mariaNicola Montanile – maggio 2020 - "Il Santuario" inizia in questo modo:"Or dunque ad un Km da Cicciano, sulla strada di Caserta s'incontra un'edicola raffigurante la Vergine con Bambino. Da quella si apre un ombroso e lungo viale che mena al tempio della Madonna degli Angeli. Uno sguardo attorno; quello lì alle spalle, è il Monte Fellino che un giorno, a quanto sembra, assiste’ impavido alla rovina dell'esercito Cartaginese sconfitto dai romani, ma che più tardi, fe’ da scenario ad una commovente storia di amore e di bontà divina e di tenera e appassionata devozione umana!".

Cicciano santuario Madonna degli AngeliLa Storia – “L'incontro della Madonna con un figlio del popolo di Cicciano, un semplice contadino dal cuor d'oro, avvenne nel 1446. Nel silenzio della campagna, il pio lavoratore è tutto intento a dissodare il terreno: quante speranze per quel sudato lavoro! Spinge avanti gli indefessi buoi, mentre affonda nella terra dura l'aratro; il lavoro procede placato, quando alcuni avanzi di sepolte macerie rallentano la generosa costanza ... ad un tratto i giovenchi si fermano di botto: non sentono più il pungolo che li sprona, né l'amica voce dell'uomo che l'incita. Che anzi, come soggiogati da una forza più grande della loro, piegano i ginocchi e fissano gli occhioni placidi e le nari fumanti lì a terra. Che sarà mai? pensa il contadino; e sorpreso dal fatto, avverte l'atmosfera misteriosa, e, piantati lì l'aratro e buoi, corre lesto verso il paese ove racconta l'accaduto. I Paesani corrono a gruppi: la notizia si propaga in un baleno! Tutti sono lì, sul posto e ammirano stupefatti gli animali ancora prostrati. Tutti all'opera; si scava e ad un metro circa sotto terra viene fuori un muro su cui è dipinta l'immagine della Madonna col Bambino in braccio! Quale esultanza di tutto quel popolo accorso al portento: pieni di fede piangono di commozione: è la Madonna! è la Madonna nostra! I cantici s'intrecciano alle preghiere e, nel silenzio del tramonto la campagna risuona di filiale esultanza. A questi fedeli semplici, il sorriso della Mamma, da quel giorno per sempre".

 

Madonna di CiccianoLa Madonna degli Angeli guarisce un sordomuto -  Avvalendoci sempre del libricino "Cuore a Maria", con copertina bianca, da cui si spulciarono delle pagini ed il cui contenuto venne pubblicato su questo web, lasciamo, ancora la parola all'autore, riprendendo, quindi, il discorso sull'ipotesi ed il colera.

Nel primo caso, "Il rinvenimento, come si è detto, avvenne nel 1446. Ora sarete curiosi di sapere come mai la Vergine degli Angeli sia venuta a trovarsi sottoterra. Avanziamo delle ipotesi. Si sa che quella zona era al centro di altre strade maestre tra Roma - Cassino Capua - Nola Pompei - Benevento. Tutti luoghi di fiorente cristianità; vicinissima di appena tre chilometri a Cimitile dove era vissuto S. Felice (+250) e dopo appena un secolo S. Paolino di Nola (8+432) e S. Barbato Vescovo di Benevento (+682) vi aveva profuso il meglio delle sue attività apostoliche. I PP. Benedettini di Montevergine diretti o reduci da Cassino influivano col profumo del loro esempio. Fattori che determinarono il risveglio spirituale di quelle popolazioni e la loro devozione alla Madonna che fu espressa nel bellissimo dipinto. Trovandosi il Tempio in un sito alluvionale, sarà stato distrutto da qualche alluvione impetuosa oppure abbattuto dalle orde barbariche di passaggio e l'alluvione poi abbia compiuto il resto. Una cosa è certa che la Madonna sia restata sotterra chissà per quanto tempo e forse anche più di un secolo conservandosi alla fede dei secoli futuri nei lineamenti nitidi di oggi; Ella attese il tempo della sua gloria come la Madonna di Monteberico a Vicenza, come quella di Liveri presso Nola e la Madonna dei Sette Veli presso Foggia. E spuntò anch'esso quel giorno...La fede del buon popolo Ciccianese e di Camposano, vi costruisce un piccolo tempio: e la fama si dilaga per i miracoli che la Madonna ivi compie. Pellegrini d'ogni paese accorrono ai suoi piedi, molti di essi da lontano e attendono per giorni grazie che molte volte non si fanno attendere. La buona Madre tutti accoglie, tutti consola! Purtroppo anche questo tempietto, viene aggredito e mezzo interrato dalla furia alluvionale. Se ciò è una prova, la pietà dei fedeli sa sostenerla; eleva di quasi tre metri il tempio, per cui l'immagine della Vergine finisce sotto la mensa dell'altare. Di questa sopraelevazione fa memoria quell'epigrafe latina incisa sul muro all'ingresso della Chiesa.".

L'iscrizione, riguardante il feudatario Girolamo Branciforti è stata riportata, in un precedente articolo, per cui è d'uopo, adesso, evidenziare il colera.

"Chi ha letto nei Promessi Sposi la tragica descrizione della peste a Milano, ha un'idiea del colera: flagello senza riparo, senza conforto: esistenze che si spengono inesorabilmente, trascinate via dalla morte. Nel 1556 Cicciano ne fu preda; bambini innocenti, uomini adulti, fanciulli e madri vengono mietuti dalla falce inesorabile della morte. Spettacolo spaventoso e raccapricciante! Che fare in così duri frangenti? I Ciccianesi ricorrono alla loro Madonna degli Angeli e ai suoi piedi impetrano misericordia. La Madre Celeste ne è tocca e a prova del suo potente intervento che pone fine al flagello, opera uno strepitoso miracolo. Un caro pastorello sordo-muto, sempre che passava davanti alla Madonna degli Angeli, si fermava a guardarLa e poi raccogliendo i baci sulla punta delle sue dita li lancia alla Madonna, come chi Le getta petali di rose, un mattino proprio durante il colera, la madonna gli sorride ridonandogli l'udito e la favella. Questi ritorna festante in paese e fa constatare il miracolo assicurando che come la Vergine gli ha dato la favella e l'udito, così sarebbe fidata la sanità al Paese. Così è veramente, e il paese ne rimane salvo. Madonna mia, quanti sordi alla voce di Dio e quanti mutoli per la lode di Dio in questo secolo d'incredulità? Operate tra questi appestati un simile prodigio!"  

Ci sarebbero da menzionare altri miracoli anche nei confronti di cittadini miracolati del secolo scorso e che, oggi, sicuramente, dei parenti stretti ricorderanno e avranno la conferma di quanto loro raccontato, ma non rimane che dire "Madonna degli Angeli, intervieni per la ‘Corona’ che, un malefico ti sta usurpando”. 

Tradizioni, territori e culti religiosi: Un po’ di storia e gemme di linguistica

Chianche, in terra irpina, e Nola, i profondi legami nel segno di San Felice Presbitero. 

ChiancheAntonio Fusco - Giugno 2020 - Chianche, che da secoli ha eletto suo patrono S. Felice di Nola Presbitero, è inserita nell’Arcidiocesi di Benevento, pur essendo in provincia di Avellino. L’aggregato urbano, già esistente in epoca longobarda, è citato nel 1138, quando Ruggero II il Normanno partì dalla rocca di Chianche per dirigersi verso Avellino a scontrarsi in battaglia con le milizie del Conte Rainulfo. In seguito divenne un feudo appartenuto fino al secolo XIX a nobili famiglie che si susseguirono nel corso dei secoli. 

Nel Medioevo il paese si chiamava Planca e Planche e secondo la tesi più accreditata degli storici chianchesi deriva dalla parola plancae, pronunciata dai Romani “planche”, nome dato alle pietre adoperate nella pavimentazione delle strade, ricavate   da una cava ancora esistente nella frazione Chianchetelle. E’ da rilevare che nell’evoluzione della lingua latina nei vernacoli della Campania e in genere del Meridione, è frequente la trasformazione del binomio consonantico PL nel trigramma CHI. A riguardo gli esempi sono molti; ne segnaliamo solo alcuni: plenus, pieno = chino, plus (più) = cchiù, platea (piazza) = chiazza. La stessa terminologia si riscontra in tutta Puglia. E così, ad Alberobello le lastre di copertura dei trulli sono dette chiancarelle, chiancole o chianche; la chianca leccese è una pietra calcarea piatta e squadrata da sempre castello di Chiancheutilizzata nella pavimentazione stradale e nelle coperture praticabili degli edifici; una contrada del Comune di Roccaforzata, in provincia di Taranto, si chiama Chianche per le lastre leccesi che erano estratte nella zona. 

La cittadina conserva un quartiere di origine medievale, il Castello, risalente al secolo XI e fortificato in seguito dai Normanni, la chiesa di San Felice Presbitero di Nola, la fontana dedicata al Duca di San Donato. Nelle immediate vicinanze è da segnalare il suggestivo Stretto di Barba, che si snoda lungo il corso del fiume Sabato. 

A Chianche, chiamata “città del vino”, dal 1985 opera la Pro Loco impegnata a valorizzarne storia, arte, tradizioni, attività economiche e ricettività. Tra le molteplici iniziative promozionali sono da segnalare la Degustazione del Greco di Tufo a giugno e quella dei Cicatielli e del Greco di Tufo in estate.

I cicatielli sono una specie di gnocco di forma allungata e più incavata; in Molise sono chiamati cavatelli La Pro Loco ha partecipato dal 2000 al 2006 al Palio di Cimitile rievocando la figura storica di Ruggero II il Normanno.  

La Chiesa parrocchiale di San Felice di Nola Presbitero 

Chianche Chiesa di S. FeliceLa Chiesa di San Felice di Nola, affiancata a destra dal campanile, si innalza nella piazza dedicata al Cardinale Ascanio Filomarino, (Chianche 1584 - Napoli 1666).    Alcuni blocchi marmorei di riutilizzo più antichi e visibili all’esterno nei muri perimetrali, hanno fatto pensare che abbia sostituito una cappella risalente all’epoca medievale, probabilmente resa inagibile per un terremoto. La sua costruzione con pianta a croce latina in stile barocco iniziò nella seconda metà del 1600 e fu consacrata il 13 ottobre 1694 dal Vescovo Vincenzo Maria Orsini, eletto poi papa nel 1724 col nome di Benedetto XIII. Il prospetto si compone di una scalea che porta in un vestibolo arcuato che si apre al centro di un avancorpo coronato da una modanatura sagomata e sorretta da quattro lesene ioniche, due per lato. In posizione arretrata si innalza la parte superiore della facciata con tetto a capanna, e altre quattro lesene che fanno ala all’oculo centrale. Alle pareti laterali esterne sono addossati dei barbacani allo scopo di salvaguardarne le strutture architettoniche dai fenomeni sismici.  Nella controfacciata è murata una lapide memoriale a ricordo del Vescovo Vincenzo Maria Orsini e sopra la porta di ingresso è collocata la cantoria con l’organo del ‘700.Nelle due pareti della navata sono inserite tre arcate a tutto sesto separate da lesene ioniche e sottolineate da contorni e motivi decorativi di stucco; nelle due centrali figurano altari in marmi policromi consacrati nel 1706 dal menzionato Vescovo Orsini.   Sempre nella navata, davanti al primo arco a destra appena si entra, si trova il fonte battesimale di marmo bianco protetto da una Chianche San Felice 11ringhiera di ferro battuto. La crociera è coperta da una bassa cupola affrescata, sorretta da quattro pennacchi anch’essi con affreschi. L’area absidale, comprendente anche il presbiterio, ha una pianta rettangolare, detta a scarsella, coperta da una volta a botte ribassata, che si ripete nell’aula e nel transetto.  La lineare parete di fondo accoglie l’altare settecentesco in marmi policromi, sormontato dal quadro secentesco della Madonna col BambinoCausa Nostrae Laetitiae”, inserito in un’elaborata edicola. Degna di interesse è la dotazione artistica comprendente: gli affreschi dei pennacchi (i quattro Evangelisti) e della cupola (Agnello, colombe, calici, ostensori), nonché quello sopra il fonte battesimale (S. Giacomo che riceve il battesimo da Gesù), i quadri del ‘600 e ‘700 (S. Antonio, S. Domenico, S. Caterina, Immacolata Concezione), le statue della Madonna del Rosario e di San Felice Presbitero. La chiesa custodisce una reliquia ossea del Santo di Nola inserita in un prezioso reliquiario dorato.

 

La Festa del Santo Patrono

Chianche processione 1111Come da calendario, la comunità di Chianche festeggia San Felice di Nola Presbitero il 14 gennaio. Di solito dall’11 al 13 si tiene un triduo di preparazione e il giorno 14 alle ore 11 si celebra una messa solenne con il rito della benedizione delle panelle, seguito dal bacio della reliquia. Di pomeriggio si svolge la processione con la statua del Santo fiancheggiata da militari e accompagnata dalla banda musicale. Al corteo, processionale, che fa registrare un grande concorso di fedeli, partecipano il parroco, il Vescovo di Benevento o un suo Vicario, autorità civili. Per l’occasione sul prospetto della chiesa sono istallate delle luminarie e di sera, alla fine della processione, la festa si conclude con i fuochi pirotecnici. Ringrazio per la disponibile cortesia la Pro Loco di Chianche nella persona del dott. Luigi Cecere.  

1. Un’ipotesi, non sempre condivisa, suggerisce che il toponimo potrebbe essere collegato al romano Munazio Planco che nella zona beneventana realizzò la lottizzazione di proprietà agricole in favore dei veterani (centuriazione) 

2. Gli esperti della lingua latina classica, cosiddetta “restituta”, vale a dire non scolastica ed ecclesiastica, concordano che i Romani davano alla lettera C un suono velare (K) davanti ad A e O e alle consonanti: ad esempio, il nome Caesar (Cesare) era pronunciato Kaesar, da cui Kàiser (in tedesco) e kzar (in russo).

Baiano / 94 anni fa - 1: Il Primo Martire! .... racconta

Fondi per l’Ospedale: missione di don Andrea Ferrara in America. Il Comune stanzia … tre mila lire per l’”erigendo” presidio sanitario.  

eduardoamato it Monsignor Agnello Renzullo Vescovo di Nola 679x1030Gianni Amodeo - 10\\05\20 - “Benediciamo di tutto cuore il Direttore, gli Scrittori e quanti si cooperano pel culto di Santo Stefano e per lopera di carità che si andrà a compiere” - 8 dicembre 1909. Agnello Vescovo di Nola.

Il Signore benedica anche questa nuova forma di attività sacerdotale conforme allindole del nostro tempo, perché cooperi ad ottenere quello che è lo scopo supremo e la ragion di essere del Sacerdote: la gloria di Dio e il bene delle anime” - Pontevico,31-VII.1924. Egisto Melchiori Vescovo di Nola.          

004Sono le frasi-chiavi che spiccano nella striscia sottostante la testata “Il Primo Martire!”, il periodico mensile, in formato A4,  con il riquadro della manchette di destra, su cui figura la riproduzione del calco della facciata del Santuario dedicato a Santo Stefano, con tre ingressi, secondo il prospetto frontale del progetto originario, e corrispondenti alle navate  in cui è diviso lo spazio interno  con funzionale ed ariosa modalità d’accoglienza, mentre, in realtà, gli ingressi sono due, in rispondenza della navata centrale e della torre campanaria. E il Santuario, consacrato al Levita, protomartire della Cristianità, è l’unico esempio di spazio architettonico distinto in tre navate nelle chiese del territorio dell’Unione intercomunale dell’Alto Clanio

abc602bd9ce148b8bb270e54fb631e77GnOQyyTDIERz07uk 3 CopiaPubblicato dalla Tipografia Rubino, a Nola, il periodico racconta in veste agile e con accurato linguaggio, le attività della comunità parrocchiale e della vita religiosa di cui è fulcro il Santuario, in cui si venera il Patrono cittadino, dando, nel contempo, informazione e conoscenza delle iniziative che si svolgono nel piccolo contesto locale, con popolazione di circa tre mila abitanti, specie per quelle di maggiore rilievo sociale. Un progetto editoriale, che scaturisce da idee chiare, calibrate sul valore della comunicazione intesa come testimonianza di civile carità e dedizione al prossimo, a cui si è costantemente ispirato il periodico, in linea con l’augurio di buon viatico firmato dal vescovo Agnello Renzullo, all’incirca un secolo fa, e ribadito dal suo successore, il vescovo Melchiorri.

Cattedrale di Nola facciata l300E quella del presule Renzullo, è tra le figure più interessanti nella storia del clero di una delle più antiche diocesi della Cristianità, qual è quella nolana, per essere stato tra i maggiori e più attivi artefici della ricostruzione della Cattedrale consacrata a Santa Maria Assunta in Cielo, ch’era stata distrutta nell’incendio doloso nel 1861, alimentato per più giorni dal vasto apparato strutturale di materiali e suppellettili in legno della millenaria Basilica. Un intervento realizzato in stile neo-rinascimentale, con la cerimonia inaugurale celebrata il 15 maggio del 1909, in coincidenza il solenne rito della traslazione - dalla magnifica Basilica di San Bartolomeo nell’Isola tiberina, in Roma-, delle spoglie di San Paolino nella cripta della Cappella dedicata in Cattedrale. Un ritorno nella terra di cui era stato vescovo, per il Santo di Bourdeaux, uomo di carità che fece dono di tutti i suoi cospicui averi ai meno abbienti e bisognosi, tra i maggiori autori e poeti della Letteratura paleocristiana.  

                             LoSpecialedel febbraio del 1926 

        Santuario ed Ospedale: funzione religiosa e assistenza sanitaria         

don Andrea FerraraNella ventennale serie di pubblicazioni del periodico, il marchio di “Speciale” va attribuito certamente alle quattro pagine che formano Il Protomartire! stampato nel febbraio del 1926 e largamente diffuso tra le comunità cittadine dell’intero territorio racchiuso tra la Valle munjanense e la Valle dell’Alto Clanio.  E’ lo “Speciale”, con cui il parroco don Andrea Ferrara, approdato alla guida pastorale della comunità parrocchiale tra il 1906 e il 1907, annuncia in prima pagina la partenza per l’America, fissata per il 24 aprile successivo; e nella lunga traversata dell’Atlantico, accompagnato da Pietro Mancini, “fedelissimo Zelatore di Santo Stefano”.

Immaginetta di Santo Stefano1Alla notizia della partenza con riquadro in neretto, data in prima persona da don Andrea Ferrara, è connessa la Lettera ai fratelli emigrati in America, firmata dal direttore del periodico, il sacerdote Stefano Boccieri, che succederà proprio a don Andrea Ferrara, per l’esercizio delle funzioni di parroco, amante delle Belle lettere e di Buone letture.  E’ il documento che spiega il valore sociale della missione, ma soprattutto rappresenta le qualità umane e civili di don Andrea Ferrara, oltre che il respiro culturale e i pregi dell’oratoria sacra. Di pari interesse, è l’articolo di Ferruccio Ferrara, fratello di don Andrea. Il testo, intitolato Buon viaggio, ripercorre l’impegno d’apostolato, la forza d’animo e lo spirito d’intraprendenza del parroco in partenza, diretto nella Baiano dOltre Oceano. Il sigillo della Lettera marca l’etimologia del cognome Ferrara ancorata alla locuzione latina Fides rara …  

006In sostanza, la missione di don Andrea Ferrara, grande animatore ed ispiratore delle attività, di cui il Santuario costituiva il cuore pulsante e il motore inesauribile, è mirata sulla raccolta di fondi tra i baianesi, che a cavallo dell’800 e del ‘900  hanno fatto parte del Grande e tormentato esodo degli italiani negli States;  fondi destinati alla costruzione dell’ospedale, da intitolare al Protomartire della Cristianità su un suolo ch’è nelle immediate vicinanze del Santuario, concesso da un agiato possidente alla Chiesa parrocchiale con atto di donazione esclusiva per lo scopo. Una missione importante e ben accolta, quella condotta da don Ferrara e Pietro Mancini, tra i baianesi-migranti  che  in larga parte avevano già realizzato con duro lavoro e tanti sacrifici una “buona posizione sociale” venuta consolidandosi di generazione in generazione, con considerevoli e capillari propaggini nei nostri giorni  in terra americana e che già inviavano regolarmente al Santuario le loro offerte in dollari per iniziative religiose e pro-Ospedale, rendendosi amorevoli e generosi  benefattori della terra natia tanto improvvida e amara verso di loro. E Il Protomartire! ne fornisce contezza, pubblicando il relativo elenco con le generalità anagrafiche e l’entità economica.

 

Le offerte in dollari e lo stanziamento del Comune

007Il progetto-Ospedale, in realtà, non coinvolge soltanto i baianesi - migranti del tempo, ma anche i residenti in loco, seppure con minori disponibilità economiche - la lira aveva un esiguo potere d’acquisto, depauperato com’era per le penose condizioni economiche in cui continuava a versare dopo il ‘18 lo Stato, con i macroscopici indebitamenti contratti in armamenti e altro per sostenere la Grande guerra …. Vinta. Sono indebitamenti - ricorrente vizio delle classi politiche e dirigenti del Bel Paese - interni ed esteri per oltre 90 miliardi di lire, generati da cinque prestiti nazionali, mentre l’Inghilterra e gli Stati Uniti dAmerica vantano crediti, rispettivamente, per 15 ed 8 miliardi. In realtà, il progetto-Ospedale coinvolge anche l’amministrazione comunale, retta dal commissario prefettizio pro tempore, il dottor Agostino Masi, farmacista, che provvede a stanziare, come riferisce Il Protomartire!, pubblicando la lettera che ne dà conto a don Andrea Ferrara.

001Leggerla è utile, per inquadrare il clima sociale e politico del tempo. Eccola … “Con l’anima di fervente cattolico, pervasa dai grandi comandamenti del Partito nazionale fascista, vi partecipo di aver compiuto il mio dovere di amministratore fascista, inserendo nel bilancio comunale 1926 la somma di lire 3000 per l’erigendo ospedale Santo Stefano. Nel Dio che protegge la nostra Italia, assurta alla grandezza di Nazione armata e rispettata per sapienza e volere del nostro magnifico Duce Mussolini, ho fede che accoglierà sotto le sue ali benefiche anche questo nostro paese, sospinto per una via lunga, nuova e sempre più bella. Nel tendere verso voi, ministro della Cristianità, romanamente la mano, mi dico “Vostro Agostino Masi\ Baiano, 10-11-1926. La risposta gratulatoria del parroco Ferrara all’ “Ill.mo cav. Agostino Masi, commissario prefettizio del Comune di Baiano, non si risparmia in enfasi. Eccone alcuni passaggi … “Esprimo gratitudine per la somma di L. 3000 da Vostra Signoria inserita nel bilancio del corr. anno a beneficio dell’erigendo Ospedale e più per i sentimenti con i quali si è degnato di accompagnarne la partecipazione. Evidentemente il Fascismo ha aperto una nuova era di progresso e di potenza per l’Italia. Con affetto di figlio e di Sacerdote guardo sicuro all’avvenire di questa bella Patria nostra; 003con orgoglio di fratello benedico il sangue dei nostri Martiri che l’ha resa più grande e temuta … L’Italia non potrà mai morire, sino a che o dal suo seno abbondantemente proficuo nasceranno figli della tempra di Benito Mussolini…” Obb.mo Parr. Andrea Ferrara

Sono due documenti, che, al di là della specificità del contenuto, in filigrana fanno trasparire nella palese ed eccitata retorica  pensieri e sentimenti di preparazione alla stipula dei Patti Lateranensi siglati l’11 febbraio del 1929, tra il Regno d’Italia e la Chiesa, ponendo fine alla cosiddetta Questione romana, con reciprocità di riconoscimenti  per ruoli e funzioni, innescando la formazione dello Stato della Città del Vaticano, mentre alla religione cattolica è conferita la condizione assoluta e preminente di religione di Stato. In particolare, la Chiesa consegue con la Convenzione finanziaria importanti risorse economiche, a titolo di compensazione per tutte le leggi che ne hanno intaccato il patrimonio immobiliare. I Patti, in estrema sintesi, sono un abile incastro politico, con fruttuosi esiti immediati per le parti contraenti, mentre lo Stato nazionale si struttura come sostanziale diarchia che fa leva sulla Monarchia e sul 008Fascismo; ed è quest’ultimo ad esercitare il potere di governo nazionale con il regime autoritario e dittatoriale, incarnato e rappresentato da Mussolini

Al netto dello scambio epistolare Masi-Ferrara, sul finire degli anni ’20 le risorse economiche, per aprire il cantiere dei lavori per l’ “erigendo Ospedale”, almeno in parte, sono disponibili. Il sogno di don Ferrara e Pietro Mancini, dei baianesi residenti al di qua e al di là dell’Atlantico prende forma. E si procede nelle opere previste per la graduale realizzazione del progetto nel piazzale donato, con l’ampia gradinata d’accesso laterale sulla destra dello “Stradone” che, a sua volta, immette sul sagrato del Santuario. E per l’arco degli anni ’30, pur negli stop and go che vive l’Italia per la guerra di conquista coloniale dell’Etiopia e quella di Spagna, a mo’ di preparazione al secondo conflitto mondiale, il cantiere è operoso ed attivo. Il rustico su piano rialzato con annesso scantinato per l’Ospedale Santo Stefano è completato e si sviluppa per circa 300 metri 005quadrati, con annessi due piazzali di pertinenza, mentre il Santuario ha ampliato il suo assetto con la funzionale e spaziosa casa canonica. E’ una struttura che viene resa rapidamente agibile, bisognosa solo di essere completata per lo scopo programmato. Ma c’è la sorpresa dietro l’angolo, altro che completamento.

Sul finire del decennio, l’idea-Ospedale evapora progressivamente, mentre don Andrea Ferrara ha già lasciato Baiano, per assumere importanti incarichi nella Curia diocesana, a Nola. La guerra ne fa rimuovere stranamente e addirittura l’idea, anche se quello che doveva essere l’Ospedale Santo Stefano - ‘o Spitaletto nella vulgata popolare - fino agli anni ’50 sarà regolarmente abitato. Sta di fatto che la mancata costruzione e attivazione dell’Ospedale permette agli eredi del donatore del suolo di riacquisirlo con la legittima procedura della retrocessione. Un recupero dei titoli di proprietà piena per il relativo esercizio, a cui farà seguito un’ampia lottizzazione edilizia negli anni ’60 e successivi nelle aree collinari di Gesù e Maria - appartenenti agli stessi eredi e ad altri proprietari - retrostanti il complesso del Santuario

FB IMG 1551478763841 1Che cosa sia avvenuto, per porre termine al progetto, non è dato di sapere in termini documentali e di atti verificati e verificabili. Di certo, la cappa del silenzio è calata pesante sulla “storia”, ch’era iniziata con … entusiasmo. Una ”storia” che aveva il pregio di esprimere una visione del contesto cittadino, da migliorare e far progredire con la funzione sociale che assolve un presidio sanitario di interesse pubblico e collettivo. Una visione di cui si erano fatti interprete don Ferrara e tanti baianesi emigrati e… non.

Una visione che negli anni del primo Novecento pure hanno avuto e attuato altri baianesi con importanti attività di lavoro e impresa, come nell’intera area dell’Unione intercomunale dellAlto Clanio. Ma se ne parlerà, per sommi capi, in un’altra… noterella.  

Nota - Le foto sono state sono state prese dai testi "Baiano e S. Stefano" di Orazio Bocciero e Antonio Vecchione, " 'E Vesuni" di Antonio Vecchione e "Gli indimenticabili" di Carmine Montella a cui si rimanda per approfondimento delle vicende narrate.