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Vincenzo De Simone: Ricordo di un artista che vive ancora tra di noi attraverso la sua arte

Dalle ricerche sul mondo contadino dell’area nolana alla ricerca definita A-Pittura.

Vincenzo De Simone 84022349 10157659871045642 4567692561040277504 nPietro Luciano – 24.06.2010 - Il 4 febbraio scorso ci ha lasciato l’artista Vincenzo De Simone. Il 5 aprile scorso è stato S. Vincenzo. Eravamo in piena pandemia. Oggi vogliamo ricordare l’artista e l’amico Vincenzo con un bell’articolo del critico d'arte Gaetano Romano, che indaga il linguaggio più intimo dell'artista: "gli anni ottanta vedono la comparsa e lo sviluppo concettuale del ciclo dei Nodi, perché Vincenzo De Simoneindaga minuziosamente tutti gli attributi della cultura contadina e lui stesso figlio di abili agricoltori, aveva assistito e aiutato in campagna, venendo a contatto con quella particolare legatura chiamata Nodo (rametti di salice morbido attorcigliati) che diventerà per molti anni simbolo alchemico e nuda materia, accompagnandolo in tante mostre, anche più squisitamente concettuali, come quella allo Studio Oggetto di Caserta”.

Vincenzo De Simone.tif 696x696Aggiungiamo al ricordo del critico d’arte qualche immagine del “percorso” di Vincenzo, le cui radici artistiche sono di Roccarainola, dove, insieme ad altri operatori, analizza il sociale ed il mondo contadino. In seguito intraprende, come lui stesso dice,”il cammino” e la sua visione artistica si apre alle avanguardie espressive europee, senza mai dimenticare, però, le proprie radici.

Addio a Vincenzo De Simone, l’artista che riscoprì il mondo contadino

Da L'Occhio di Leone, 8 Febbraio 2020

De Simone images0TCBADWJGaetano Romano - E’ scomparso l’artista Vincenzo De Simone, nato a Roccarainola in provincia di Napoli, ma da tempo residente in Albinea (Reggio Emilia) – artista di lungo corso e di forte personalità, aveva attraversato con esito felice vari cicli espressivi, a partire dalle ricerche sul mondo contadino dell’area nolana, coincidenti con il suo ritorno sull’area dopo un decennio di insegnamento al Nord.
Fatto ritorno prese ad insegnare alla Scuola Media “G. Pascoli” di Cicciano, e qui inaugura un metodo straordinario che gli consente di entrare in contatto, attraverso i sui studenti, con le loro famiglie prevalentemente contadine e operaie, e con il loro vissuto di interesse antropologico, che emerge e attraversa con racconti orali e manufatti elaborati dai contenuti simbolici, legati al ciclo delle stagioni e al mondo favolistico popolato di streghe e malombre.
Teatro Contadino Terra 12771756 538238493017321 3837419329899264881 oTeatro Contadino Acqua 12764824 538238566350647 6026207399396676306 oTeatro Contadino Aria 12771619 538238636350640 3836473348354020677 oQuesto lavoro nel sociale verrà adeguatamente valorizzato e indagato da Enrico Crispolti, il noto storico dell’arte da poco scomparso, che apprezzò il lavoro di De Simone e ad onor del vero, anche di altri operatori impegnati su tematiche affini (tra cui F. Lucio Bifulco, E. Alamaro, C. Capolongo e altri) in Campania – e in altre regioni d’Italia, in particolare del Sud – che troveranno posto nell’ambito della Biennale di Venezia del 76, avente ad oggetto “L’ Ambiente Come Sociale “.
Una stagione densa di riconoscimenti per De Simone, che proprio agli inizi di Dicembre dello scorso anno era stato straordinario protagonista al Frac di Baronissi di una toccante performance documentata dall’amico fotografo e artista Giovanni Ruggiero, nell’ambito di un simposio in memoria proprio del critico romano, che in Campania si è occupato, valorizzandoli, di tanti artisti.
Centro Morandi I Nodi 2560025224983 0 0 0 351 75Ottantenne, De Simone era apparso come sempre vivace e determinato, e in compagnia della inseparabile moglie Nesia, aveva voluto poi visitare il centro storico di Napoli, ripercorrendo le strade amiche che aveva percorso quando da giovane frequentava l’Accademia di Belle Arti.
Dopo il mondo contadino e la sua cultura, i suoi attrezzi agricoli per coltivare la terra, e le leggende popolari, parte di lì a poco, un ciclo potentissimo di pitture e disegni, di cui ricordiamo opere come “Non c’è grano da battere “ e scivolando verso gli ottanta, il ciclo “ Suicidio per amore “ e ancora “A’ Malombra ( Spergiuro )” 1982, “Folletti”, e altre opere molto potenti ed efficaci, coniugando il forte impianto disegnativo con l’utilizzo di cromie e tecniche miste alternate.
66 RepertoNello steso tempo gli anni ottanta vedono la comparsa e lo sviluppo concettuale del ciclo dei Nodi, perché De Simone indaga minuziosamente tutti gli attributi della cultura contadina e lui stesso figlio di abili agricoltori, aveva assistito e aiutato in campagna, venendo a contatto con quella particolare legatura chiamata Nodo (rametti di salice morbido attorcigliati) che diventerà per molti anni simbolo alchemico e nuda materia, accompagnandolo in tante mostre, anche più squisitamente concettuali, come quella allo Studio Oggetto di Caserta.
Molte di queste importanti opere sono poi state acquisite dai Musei Svizzeri, e dal Kunstmuseum di Berna, tramite il direttore e amico che molto stimava De Simone, Hans Cristoph von Tavel.
Ma De Simone parallelamente a questo sviluppo concettuale e tematico inerente il mondo contadino campano, aveva sviluppato e messo da parte, per breve tempo, anche un’altra significativa ricerca, che aveva trovato la sua nascita in quegli anni al Nord, frequentando l’ambiente milanese animato da figure straordinarie, tra vincenzo de simone ritratti luce luce di ritratti secundum lumenFarfalla 10752150 10202759041168432 1368619470 n1cui Lucio Fontana e Pepe Diaz, De Simone teorizza una ricerca definita A-Pittura, in cui riesce ad ottenere sulla superficie della tela i tratti fisiognomici di personaggi scelti di volta in volta, tra intellettuali, filosofi, artisti, mediante una abile costruzione sul recto producente ombre e profili, determinando così –  pittura senza colore – .
In altre opere dello stesso ciclo, sviluppando ulteriormente la ricerca, De Simone colloca dietro il quadro dei neon elettrici, che illuminando determinano una nuova nascita visiva dell’immagine.
Catalogo Mostra a BernaOpere notevoli, viventi nell’algido biancore restituiscono alle superfici intonse immagini incorrotte, che soltanto la luce può determinare, tornando in qualche modo sui passi del primo Fontana (luce di Wood) anelante verso uno spazio reale e non virtuale dell’immagine.
Molte altre significative azioni negli ultimi dieci anni hanno interessato la sua notevole figura di artista e intellettuale, alcune coincidenti con la malattia che lo aveva aggredito, e che furono al centro di una importante mostra nel Novembre 2014 alla Galleria Area 24 di Napoli, coinvolgendo 28959 Le mie ferite bol’epatologo e amico Antonio Ascione, il fotografo Giovanni Ruggiero, come lui attraversante il deserto della malattia, con una performance di inaudita possanza, in cui il famoso medico napoletano toglieva le bende all’ammalato De Simone (video disponibile in rete).
Si aprirebbe a questo punto, un altro filone, ma il discorso sarebbe troppo lungo, e mi riservo di affrontarlo in un’altra occasione, perché nelle intenzioni del maestro scomparso potevasi realizzare un filone di ricerca, in cui la malattia diventava fonte per la sopravvivenza dell’arte, dell’artista colpito.
Nella settimana successiva alla mostra napoletana, De Simone replicò aumentando la posta, e così partecipai con un mio accorato intervento alla performanceDalla Terra dei FuochiDe Simone espone a Roccarainola 10799307 10202759040448414 1325808243 n2presso il Museo Civico di Roccarainola, gremito da una folla strabocchevole, contestualizzando la figura di De Simone nel contesto della ricerca artistica del dopoguerra, e definendo le diverse opzioni dalla body art alle ferite della malattia.
E qui mi fermo, con le parole di E. Dickinson, che scrivevaLo vedo nella stella e ritrovo la sua velocità in ogni cosa che vola“.

LA GIORNALISTA EMANUELA BELCUORE E’ IL NUOVO GARANTE DEI DIRITTI DEI DETENUTI DELLA PROVINCIA DI CASERTA

La delicata figura istituzionale, proposta dal Consigliere Provinciale Pasquale Crisci, sarà punto di riferimento per i penitenziari di Santa Maria Capua Vetere, Carinola, Aversa ed Arienzo.

EMANUELA BELCUORECaserta, 20.06.2020 - All’esito di un avviso pubblico, la giornalista Emanuela Belcuore è stata designata, con Decreto Presidenziale n.12Garante dei diritti delle persone detenute e private della libertà personale della provincia di Caserta. La figura del Garante svolge una funzione di presidio su tutte le forme di privazione della libertà, garantendo che sia osservata la normativa vigenteLa delicata figura istituzionale, proposta con entusiasmo dal Consigliere Provinciale Pasquale Crisci, molto sensibile a questo tipo di tematiche sociali, sarà punto di riferimento per i penitenziari di Santa Maria Capua Vetere, Carinola, Aversa ed Arienzo.

Emanuela Belcuore ha al suo attivo numerosi progetti realizzati in vari istituti di pena della Campaniacorsi di giornalismo dedicati  ai detenuti ed inoltre è volontaria ex articolo 78 presso il Carcere di Poggioreale e quello di Arienzo:  "Alla dottoressa Belcuore  - dichiara Giorgio Magliocca, Presidente della Provincia di Caserta -  formulo i migliori auguri di un buon lavoro, sicuro che saprà svolgere con competenza il suo delicato ruolo nel campo dei diritti umani, delle connesse tematiche sociali, con particolare sensibilità per quelle relative alle persone temporaneamente private della libertà. È un ulteriore passo in avanti per la comunità di Terra di Lavoro".

"Affronterò questo compito con un forte senso di responsabilità – ha dichiarato Emanuela Belcuore -  considerando soprattutto il delicato periodo storico che stiamo vivendo. Ringrazio sin da ora il Presidente Magliocca, sono certa che insieme potremo fare ancora tanto per i reclusi non esclusi e per le loro famiglie”  

Marigliano: Convegno di Studi su Emilio Sena, precursore delle politiche sociali partenopee

Il suo impegno per la promozione del servizio sociale e per il contrasto al disagio giovanile leit motiv della tesi del laurea di Carlotta Mozzone dell’Università di Torino.

Emilio Sena Tesi di laurea immconv10022020Anita Capasso – 30.03.2020 - Emilio Sena e la sua azione educativa al servizio dei disagiati diventano il leit motiv di una tesi del laurea per non perdere la memoria e Marigliano ricorda la figura del precursore delle politiche sociali partenopee con un seminario di studi.
Così, a tredici anni dalla morte, il mondo accademico e del welfare state traccia la sua figura e la sua importanza come precursore del servizio sociale, prestato anche come direttore in varie scuole, tra cui l’UNSAS, la EISS e il prestigioso Istituto “Antonia Maria Verna”, e nella Fondazione “Stefano Falco”, Scuola di formazione professionale della Piccola Opera della Redenzione di Padre Arturo D'Onofrio, che proprio a Marigliano aveva la sua sede.

Era a cavallo tra gli anni '50 e '70, quando Sena sottraeva i ragazzi dalla strada, convinto che la cultura e l'insegnamento tecnico di un mestiere potessero aprire la strada al lavoro. In tanti, infatti, con la certificazione di aggiustatore meccanico furono assunti presso l’Alenia e l’Alfa Romeo di Pomigliano d’Arco.

Anselmi 1581251187Tutto è nato quando la famiglia ha donato alla SOSTOSS (Società di Storia del Servizio Sociale), nella persona della prof.ssa Marilena Dellavalle, il piccolo patrimonio di libri, scritti, documenti che Sena ha lasciato. Si tratta di preziose testimonianze finite al centro della tesi di laurea della studentessa Carlotta Mozzone dell’Università di Torino, che è, poi, venuta ad illustrare il suo lavoro insieme alla sua relatrice la prof. ssa Dellavalle.

La sessione di studi è stata organizzata dall’Ordine Assistenti Sociali della Regione Campania e dalla Società per la Storia del Servizio Sociale, con il patrocinio del Comune di Marigliano. Il convegno è stato organizzato dalla dr.ssa Gilda Panico, presidente dell'ordine degli assistenti sociali della Campania, a cui è stata conferita una Menzione Speciale.

A moderare l'incontro, tenutosi lunedì 10 febbraio, nell’aula consiliare di Marigliano, a partire dalle ore 8.30, è stato il giornalista Franco Buononato, mentre hanno aperto i lavori il sindaco Antonio Carpino e Gilda Panico, che ha introdotto gli interventi di Gennaro Sosto, Direttore Generale ASL NA 3 SUD; Paola De Vivo, Università Federico II Napoli; Marcellino Monda, Università degli Studi della Campania L. Vanvitelli; Vitaliano, Maurizio e Antonio Sena, figli di Emilio Sena.      

I lavori del convegno di studi sono proseguiti, dalle ore 10.00, con l’intervento di Maria Stefani, della Società per la Storia del Servizio sociale e Istituto per gli studi sui servizi sociali, su “La SOSTOSS e il suo impegno: archivi, biografie, ricerca e pubblicistica”; Marilena Dellavalle, dell’Università degli Studi di Torino e Società per la Storia del Servizio sociale, su “Ricostruire biografie nella storiografia del servizio sociale. Perché?”; Carlotta Mozzone, dell’Università degli Studi di Torino, su “Il doppio impegno di Emilio Sena: promozione del Servizio sociale e contrasto al disagio giovanile nella Napoli degli anni cinquanta-settanta”; Massimo Corrado, Vice Presidente Croas Campania, dell’Università degli Studi Federico II, su “Il Disagio Giovanile dagli anni 80 ad oggi. Il ruolo del SSP e la valorizzazione del Group-Work”; Giovanni Devastato, dell’Università degli Studi La Sapienza, su “Il Servizio Sociale Professionale di Comunità oggi”.

Dalle ore 12.00 testimonianze e interventi preordinati di Margherita Dini Ciacci dell’Unicef, di Antonio Falcone e Gennaro Izzo, dell’Università Suor Orsola Benincasa. I lavori si sono conclusi all’incirca intorno alle ore 13.30.

QUANDO LA "SPAGNOLA" COLPI' ANCHE AVELLA

Corsi e ricorsi storici di pandemie che hanno decimato gli uomini, che non hanno imparato ancora nulla, o quasi, da questi avvenimenti.

 

Influenza Spagnola maxresdefaultNicola Montanile - 20.04.2020 - E', indubbiamente, un anno, non all'insegna di "Festa, Farina e Forca", ma di "Non Festa, Coranavirus, Mascherine", con la consapevolezza che si deve ancora restare a casa ed il senso, ci si augura, di responsabilità ed il prometterci di essere più caritatevoli e a pensare che le pandemie ci sono sempre state e lo si è appreso da emeriti scrittori, quale Boccaccio nel suo “Decamerone”, il Manzoni nei “Promessi Sposi” e tanti altri.

Epidemie che hanno fatto più danni delle guerre, come la “Spagnola” che uccise, più soldati e persone che la Prima Guerra Mondiale.

s l400 CopiaAnche il Baianese-Alto Clanio ne fu coinvolto e avellani, un poco più stagionati, raccontano che, quando i morti venivano caricati su di un carretto per essere sepolti nel cimitero, che era stato costruito nel 1841 e che era alle spalle del Castello, accadeva che, facendo la ripida salita di via Farrio, i cadaveri, i mezzi vivi o i morti cadevano dal carretto e subito gli addetti li ricaricavano come se fossero sacchetti di spazzatura.

La peste colpì anche Sperone e gli abitanti di questo attivo centro basso irpino, che vennero miracolati grazie all’intervento di Sant’Elia, lo elessero a patrono; così fecero pure i cittadini di Baiano con Santo Stefano per il vaiolo e quelli di Avella per S. Sebastiano, secondo alcuni, per il colera, altri per la stessa peste.

S.ELIA Profeta Protettore di SperoneS. Stefano Immaginetta imagesFJ6514ZCSan Sebastiano 3C’era bisogna del coronavirus per comprendere che la nostra vita, come affermava, Emilio Cacchi, “… è un filo di seta sospeso in un gioco di rasoi”, per cui alle persone su menzionate è d’uopo ricordare che la vita non ha una seconda edizione che ti permetterebbe di correggere le bozze.

Allora quest’anno è stato triste constatare l’aborto delle nostre radici, fatte di cose semplici, quali il portare da parte delle le figlie il canisto  ('O canisto) alle mamme, delle nuore alle suocere; celebrare la settimana Santa, la rappresentazione della Passione di Cristo, il Lunedì in Albis, il sepolcro  (‘O sabburco), la processione delle Palme (degli Ulivi); fare i casatielli, con l’uovo, che è simbolo di vita, e tante altre “radici” che sarebbe lungo da menzionare.

Peste di Milano 113208095 cf358289 693e 43b1 becb ea076bf77fe5La vita è breve, ma non ci accorgiamo che facciamo di tutto per renderla tale, non impariamo le lezioni, forse perché distratti, menefreghisti, superficiali, furbi, egoisti, sciacalli, assetati di potere, e gli esempi più tangibili sono le vicende dei su menzionati morbi, tra cui la Peste e la Spagnola.

La peste, scoppiata a Milano, tra il 1629 e 1633, finì per colpire anche diverse zone dell’Italia Meridionale, come sopra accennato.

In effetti, accadde che i potenti del potere temporale e, ancor più grave, di quello spirituale, all’inizio del propagarsi del pericoloso morbo, non gli prestarono un minimo di attenzione ed importanza; anzi affrontarono il problema con molta superficialità.

PesteTale superficialità si manifestò con l’escludere che la peste fosse giunta nel nostro paese, attraverso i Lanzichenecchi, soldati di ventura germanici, che, tra l’altro, commisero ogni sorte di sciacallaggio; col non dare ascolto a stimati medici come Ludovico Settala; col ritenerla una semplice febbre maligna o pestilente e, che, comunque, la guerra, in corso, era più importante; con la grande festa che il Governatore Spinola, non curandosi del decreto emesso, diede per la nascita di figlio del Re Filippo IV, e, non ultima, l’imprudenza della Chiesa a concedere di fare una processione, che, ancor più, permise al morbo di espandersi.

peste Milano imagesIKIGKEXLCosì, alla fine di marzo del 1630, la peste scoppia in tutta la sua virulenza e subito si ebbero malattie, morti, con accidenti strani, dovuti a spasimi, palpitazioni, letargo, delirio, con segni di lividi e di bubboni; e allora gli organi preposti furono costretti ad intervenire e i primi a dare il loro valido contributo, nel lazzaretto, furono i “Cappuccini”.

Intervenire, anche se in ritardo, fu un fatto abbastanza positivo, anche se al morbo si era associato la pericolosa superstizione, che già era presente nel Seicento, e l’indignazione verso gli untori che andavano in giro ad ungere alcune case con sostanze in grado di diffondere il morbo.

Passano secoli ed ecco arrivare la “Spagnola" e, anche in questo caso, crediamo che ci farà “un baffo”, ma ovviamente così non è.

Sebbene il morbo non fosse nato nella penisola iberica, prese questo appellativo in quanto a parlarne, per primi, furono proprio i mezzi di informazione spagnoli, perché, a differenza degli altri Paesi, non erano soggetti al regime, il quale negò la propagazione della malattia.

Spagnola 1 OBJ108691705 1Lo scoppio del morbo-Spagnola venne favorito dalle pessime condizioni umane, nonché igieniche, in cui dovettero combattere i soldati sui vari fronti, all’interno delle trincee, allo spostamento e anche agli incontri che, a volte, avvenivano nei momenti di tregua e di feste, per scambiarsi doni, auguri, cibi e anche varie vettovaglie.

La pandemia ebbe un gradissimo e inaspettato tasso di mortalità tra le persone sane di età compresa tra i quindici e trentacinque anni.

Quando l’America, insieme al Giappone e l’impero britannico, decisero di partecipare al conflitto, tanto che si rinominò la Grande Guerra o Prima Guerra Mondiale, si scoprì che il virus era stato diffuso dai soldati americani, i quali erano sbarcati, nel 1917, in Europa.

prima guerra mondiale soldatiIl letale virus H1 N1, che si manifestava mediante tosse e sternuti, trovò facile diffusione tra i soldati, poiché il loro sistema immunologico era debole a causa della malnutrizione e, soprattutto, per lo stress di stare, continuamente, sul chi va là, tra sterco, urina, feriti, morti e continui spostamenti di truppe e spesso viaggi, dove incontravano altre persone, tra cui marinai e semplici civili.

Questa, in effetti, fu la prima strage, che l’influenza causò, grazie al contributo della Prima Guerra Mondiale, ma la seconda fu ancora più virulente, e siamo nel 1918, dove, però, si deve mettere in risalto, che i giovani, in salute, si riprendevano molto bene.

Morti Prima Guerra Mondiale 2026Ma successe che la pandemia si ripresentò, in modo più mortale, in quanto nelle trincee, per selezione naturale, i soldati che avevano contratto una forma leggera rimasero dov’erano, mentre i malati gravi venivano inviati su treni affollati verso ospedali da campo altrettanto affollati, diffondendo così il virus.

La seconda ondata iniziò così e l’influenza si diffuse, rapidamente, in tutto il mondo ed, inizialmente, si chiamò “Bronchite purulente”; i medici degli ospedali inviarono allarmati rapporti ai loro superiori, ma con gli alti comandi, impegnati nelle grandi offensive del 1916 e del 1917, che costarono centinaia di migliaia di morti, nessuno prestò loro molta attenzione.

influenza spagnola 696x348Intanto la disperazione portò ad ipotizzare varie teorie sulla guarigione, non ultima che la malattia fosse neutralizzata dall’alcool, per cui si passò, facilmente, dal male all’alcolismo.

In definitiva, come amaramente si evince, scambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia, anzi peggio ancora “La maggior parte egli uomini spende la prima metà della sua vita a rendere infelice l’altra”, per cui non rimane che un caloroso invito a “RESTARE IN CASA”, e lo hanno detto anche coloro che si sono immolati per questo morbo, e soprattutto non lo si consideri solo uno slogan o per far vedere come si passa il tempo, ma come lo stanno passando quelli che sono in prima linea e rischiano più di tutti. Per comprendere la gravità della situazione, datevi alla lettura di testi di Storia Patria, così si potrà acquistare il senso del saper vivere ed il rispetto della vita altrui.

San Giuseppe Vesuviano: Gennaro Sangiuliano ha presentato “Il nuovo Mao. Xi Jinping e l’ascesa al potere nella Cina di oggi”

Sviluppate lucide argomentazioni che delineano una visione d’insieme sulla situazione in atto oggi nel Paese Orientale. Oltre all’autore del saggio, sono intervenuti Silvia Annunziata, assessore alla cultura, ed il sindaco Vincenzo Catapano.

Gennaro Sangiuliano 1Gianni Amodeo - 23\02\20 - E’ saggista di fine e perspicace caratura analitica, con particolare attenzione e interesse per la contemporaneità sociale e politica, Gennaro Sangiuliano, direttore del Tg- Rai2. Un’attitudine ricognitiva di ampio respiro, con cui scandaglia fatti, eventi e scenari internazionali, sviluppando lucide argomentazioni ancorate a dati e dettagli che hanno il pregio di delineare una visione d’insieme sulla situazione in atto, dandole contenuti e prefigurando le prospettive che la connotano. E’ il metodo di ricerca che si conferma, come in altri testi, tra cui “Scacco allo Zar. 1908-1910. Lenin a Capri”, anche nell’opera di recente pubblicazione, intitolata “Il nuovo Mao. Xi Jinping e l’ascesa al potere nella Cina di oggi”, presentata dallo stesso autore nella Sala consiliare del palazzo comunale, a San Giuseppe Vesuviano, con l’introduzione del giornalista Alessandro Sansoni, a cui seguivano gli interventi di Silvia Annunziata, assessore alla cultura, e del sindaco Vincenzo Catapano.

Il nuovo Mao di Sangiuliano 685x1024 1Evidenziato che nel 2018, la rivista «Forbes», ha collocato Xi Jiiping al primo posto nella graduatoria dei 75 uomini più potenti del mondo e ben davanti a Putin e Trump – il che è tutto un dire più che eloquente- Sangiuliano poneva sotto la lente d’ingrandimento la Riforma costituzionale votata dall'Assemblea nazionale del popolo cinese che ha cancellato il limite massimo dei due mandati presidenziali. E’ la condizione per la quale Xi Jinping può essere considerato il «nuovo Mao» per la somma dei poteri che è in grado di esercitare e conferiti secondo l’ordinamento costituzionale, senza alcun vincolo di tempo. E così Xi Jinping è presidente della Repubblica Popolare di Cinasegretario generale del Partito comunista cinese e, soprattutto, capo della Commissione militare centrale, l’articolazione piena e compiuta del potere che fa leva sull’organizzazione dell’assetto militare dello Stato.

CinaDa questa premessa fondamentale, per leggere e inquadrare la dimensione  e la fonte reale del grande potere di Xi Jinping, derivano importanti e rilevanti domande  sul ruolo che svolge, e sempre più marcatamente è destinato a svolgere, la Cina nella configurazione  della geopolitica mondiale, la cui agenda,  a far data dalla simbolica Caduta del Muro di Berlino nel 1989, non è più quella disegnata da Yalta, che sancì nel 1945 il bi-polarismo  Usa-Urss; bi-polarismo che già negli anni ’70 appariva sfibrato e del tutto ormai rimosso, cedendo il campo al multipolarismo  nella società mondializzata e della rivoluzione tecnotronica. E quello multipolare é’ il prospetto, di cui Cina e India sono potenze di primario rilievo.

Sono domande a tema variabile, il cui fulcro si trova a Pechino, per polarizzarsi non solo sulla funzione politica e di potere di Xi Jinping che regna come un monarca assoluto su oltre un miliardo e trecento milioni di persone, ma anche sulle strategie della «nuova via della seta», il colossale Piano infrastrutturaled'investimento che coinvolge Asia, Europa e Africa, ed è destinato a cambiare gli equilibri economici del commercio mondiale.

      Xi e la “Quinta generazione”. Maoismo “religione politica”, Confucianesimo dogma culturale

I Presidenti CinesiDomande a cui Gennaro Sangiuliano, direttamente nella sala consiliare e con le pagine documentate del suo libro ha dato - e - risposte dal suoi angolo di visuale e di giudizio. E’ l’angolo visuale, da cui ripercorre le tappe più significative della biografia del leader cinese: dall'iscrizione al Partito comunista cinese nel 1974 agli incarichi governativi nelle province di Shaanxi, Hebei, Fujian e Zhejiang, dalla guida della Municipalità di Shanghai all'ingresso nel Comitato centrale, che lo trasforma nel rappresentante autorevole e di spicco della «Quinta generazione» dei massimi dirigenti della Repubblica popolare, (dopo Mao, Deng Xiao Ping, Jiang Zemin e Hu Jintao. E’ la rivisitazione di un rapido e robusto “cursus honorum”, a cui corrisponde la traiettoria seguita dalla Cina diventata oggi una potenza economica globale.

E’ la realtà, in cui il carismatico Xi Jinping può attuare con ancora maggiore determinazione il suo progetto neonazionalista, fondato - è la tesi di Sangiuliano -  sulla riproposta del Maoismo come «religione politica» e del Confucianesimo come dogma culturale. L’una e l’altro, a loro volta, costituiscono le coordinate di un vero e proprio disegno egemonico che, sull'altare di un aggressivo capitalismo di Stato a partito unico, contempla anche l’annullamento -- come testimoniano le violente proteste scoppiate di recente a Hong Kong - di valori fondamentali quali sono quelli della democrazia e della libertà. E su questo piano si pone la vera sfida che l’Occidente è chiamatosostenere. Affrontarla alla pari e superarla, chiama in causa l’etica della pacifica convivenza dei popoli e la diffusione della cultura.