Riflessioni: Non torneremo indietro

Perché un gruppo di persone estremamente conservatrici (antiabortisti, antifemministi e anti-LGBTQI) deve mettere bocca sui diritti civili tutelati dalle leggi di uno stato laico? Di Maria Fioretti su Orticalab del 30 marzo 2019

arton71169 4fd29Anche oggi a Verona continua il tredicesimo Congresso Mondiale delle Famiglie (World Congress of Families, WCF, nato negli anni ‘90) che può essere tranquillamente definito come un largo movimento antiabortista, antifemminista e anti-LGBTQI: praticamente persone riunite in una tre giorni contro la vita. Partecipano associazioni, capi di stato ed esponenti politici della destra radicale, cristiana e integralista da tutto il mondo ma anche tre ministri del governo italiano (il ministro dell’Interno e vice presidente del Consiglio Matteo Salvini, il ministro per la Famiglia e la Disabilità Lorenzo Fontana, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti). E, per non farci mancare nulla, ci saranno Giorgia Meloni, il senatore della Lega Simone Pillon, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia e il sindaco di Verona Federico Sboarina.

E’ stato detto tutto su questa versione allargata del Family Day del 2016 di cui anche questa volta non si sentiva l’esigenza. E all’interno del Palazzo della Gran Guardia, dove tutto si svolge, sono state pronunciate le peggiori nefandezze: invettive contro Monica Cirinnà - la senatrice del PD promotrice della legge sulle unioni civili, approvata nel 2016 - omosessuali dipinti come abominevoli malati da curare, portachiavi in gomma a forma di feto contro l’aborto distribuiti come gadget di benvenuto, attacchi alla legge 194 e alle famiglie arcobaleno. Insomma un convegno armonioso sull’amore, sul matrimonio, sui figli.

Figurarsi se non siamo per la manifestazione del libero pensiero, ma anche per quella di chiamare le cose con il loro nome, rivendicando la libertà di raccontare anche di chi pronuncia parole insopportabili quando quelle parole insopportabili contribuiscono a creare un’opinione.

Questo congresso delle famiglie è folclore, certo, ma un folclore che smuove voti e consenso. L’ultradestra, come i cattolici e la Chiesa, fa la parte che deve fare, quella di Dio, Patria e Famiglia, la cosa insensata è che si registrerà la partecipazione di un pezzo importante del Governo del nostro Paese che sta seduto dalla loro parte a negare la libertà e i diritti di altre persone in nome di cieche convinzioni, di opinioni oscurantiste che arrivano da mentalità grette e animi profondamente ignoranti.

La domanda è semplice: perché questo Congresso deve essere considerato importante nel percorso di uno Stato laico fino a piegarne le leggi? Può un portachiavi a forma di feto – che tra l’altro è macabro, di cattivo gusto e ha pure un nome, Michele - compromettere l’esistenza della legge 194? Vogliamo davvero contare i “bambini” morti e non le donne vittime degli aborti clandestini? E un omosessuale deve davvero essere portato da un esorcista?

Sembra tutto così ridicolo, se solo non stesse accadendo davvero. Che ieri sia stato un giorno sbagliato per l’Italia – e che lo sia anche oggi – ce lo dimostra il fatto che le nostre ragioni si sono avvicinate a quelle del Governatore leghista Zaia che dal palco di questo congresso ha detto al microfono - davanti ad una platea basita - che la vera patologia è l’omofobia, aggiungendo che la 194 è una legge che non va toccata. Talmente banale affermarlo quanto necessario ribadirlo in un simile contesto che ci ha riportato indietro di secoli.

La forza, come sempre, ce la danno le piazze che si opporranno per tutti e tre i giorni a questa messa in scena, non solo in Veneto ma su tutto il territorio nazionale. E tanti sono anche i Comuni che hanno esposto le bandiere arcobaleno, il simbolo della comunità LGBTQI, in risposta alle discriminazioni.

Non è tutto inutile, questo Paese ha cambiato tante volte la sua storia e non è il tempo di abbandonarsi al sonno della ragione, ché di mostri non possiamo permettercene più. E nemmeno di tornare indietro.

Baiano: 13 platani da abbattere, lungo via Nazionale delle Puglie

Riceviamo e pubblichiamo

comune di Baiano30.03.2019 - Si pubblica il testo integrale dell’interrogazione presentata dal gruppo consiliare “Io ci credo” al Presidente del Consiglio comunale dell’Ente di corso Garibaldi, in ordine all’abbattimento di 13 platani lungo via Nazionale delle Puglie. Una decisione drastica, che costituisce il punto massimo delle criticità che interessano l’intero patrimonio arboreo dell’arteria, di cui ha rappresentato negli anni un elemento d’arredo urbano storicamente caratterizzante, ma anche di primaria rilevanza per la funzione di “difesa” per la qualità dell’aria in una zona densamente abitata e interessata da costanti sforamenti e dalla diffusa circolazione di polveri sottili per la tipologia del Pm-10, altamente nocive per la comun salute.

I sottoscritti sigg, Emanuele Litto, nato a Napoli, il 28/06/1975, Gianpaolo Petrillo, nato ad Avellino, il 02/06/1975, e Stefano Lieto, nato a Baiano, il 29 aprile 1958, nella loro qualità di consiglieri comunali di Baiano,

PREMESSO CHE

  • è compito dell’Ente Comunale provvedere al servizio di manutenzione del verde pubblico, nel quale sono comprese anche le alberature (platani), presenti lungo la Strada Statale 7 bis (o via Nazionale delle Puglie) che attraversa il Paese di Baiano;
  • dovendosi eseguire l’intervento di potatura stagionale dei predetti alberi, l’Ente Comunale ha disposto un sopralluogo congiunto del proprio Comandante della polizia municipale e del personale della Regione Campania- UOD Fitosanitario regionale;
  • all’esito del sopralluogo si è palesata la necessità per l’Ente di commissionare uno studio specialistico tecnico- agronomico al fine di verificare:  sostituzione delle eventuali piante abbattute; c) modalità di potatura per i platani lungo la S.S. 7 bis, per i lecci in via A. Scafuri ed altri interventi;
  • ai sensi dell’art. 36, comma 2, lett. a) del D.Lgs 50/2016- con determina a firma dell’arch. Costantino Canonico n.° 30 del 25/02/2019 (numero generale 55) – si affidava al dott. Antonio Pellecchia (agronomo) l’incarico relativo allo studio specialistico tecnico- agronomico;
  • Il dott. Antonio Pellecchia procedeva all’esame commissionatogli e con una relazione scritta – corredata di foto – (già agli atti del Comune di Baiano) formulava le seguenti conclusioni: “Dall’esame obiettivo sulle circa 100 piante osservate lungo la Strada Statale 7 bis, n.° 13 piante necessitano di essere abbattute al fine di salvaguardare la pubblica e privata incolumità perché evidenziano le seguenti problematiche: a) presentano medie e grosse cavità, tra la parte interrata (zona ipogea) e il colletto della pianta (zone epigea) e alcune lungo il fustob) uno spostamento dall’asse baricentrico della pianta, con conseguente forte probabilità di caduta sulla prospiciente Strada Statale 7 bis; c) sulle altre piante, visto lo sviluppo vigoroso dei polloni, è necessario effettuare un intervento di capitozzatura sulle branche principali con lo scopo di alleggerire il peso sul tronco principale (cfr pagg. 2-3- della relazione);
  • contestualmente, però, l’agronomo forniva delle indicazioni ben precise da osservare a seguito di detti interventi (vengono previsti dei trattamenti fito-sanitari sulle piante che devono essere capitozzate e potate, per evitare l’insorgenza di malattie crittogamiche e fungine); ballontanamento del materiale legnoso (il materiale legnoso con diametro inferiore a 3 cm, può essere utilizzato per la formazione di fascine o cippato con trasporto presso centri autorizzati previa analisi chimica);  (perché sono state già abbattute diverse piante lungo la Strada Statale 7 bis e con le altre 13 previste la taglio, il tecnico invita l’Amministrazione Comunale per non alterare il corredo urbano vegetazionale a predisporre un piano di piantumazione di alberi che si adattano all’areale vegetazione della zona. viene consigliato il Leccio che non presenta uno sviluppo vegetativo vigoroso ed è sempreverde cfr pag. 32 della relazione);
  • i predetti interventi – sulla scorta di detto studio specialistico del dott. Pellecchia – venivano affidati alla ditta “Angelo Guerriero”, con sede in Mugnano del Cardinale, alla via Di Vittorio;

CONSIDERATO CHE

  • la capitozzatura è una tecnica di potatura estremamente drastica, perché comporta il taglio indiscriminato del fusto, delle branche primarie o di grossi rami;
  • detta tecnica di potatura secondo la Società Italiana d’Arboricoltura e gli studi specialistici condotti, in oltre 30 anni, ha l’effetto di indebolire gli alberi, privandoli delle foglie da cui essi principalmente traggono nutrimento, privandoli dell’energia necessaria ad alimentare tutte le loro parti e attivando un meccanismo di sopravvivenza che consiste nella produzione di rami di maggiore lunghezza, ma più esili, così che gli alberi cercano di recuperare il più velocemente possibile il fogliame perduto. Tale meccanismo di sopravvivenza richiede, però, un grande impiego di energia che l’albero preleva dalle sue stesse riserve; per la qual ragione, se l’albero non possiede energia sufficiente, il rischio che muoia sarà molto alto;
  • un albero capitozzato sarà, quindi, più vulnerabile agli insetti e alle malattie, anche perché alcuni insetti sono fortemente attratti dalle sostanze chimiche rilasciate dai tessuti interni esposti;
  • conseguentemente, la capitozzatura può causare un generale decadimento dell’albero, anche perché l’improvvisa esposizione di branche e fusto ai raggi solari, a causa della rimozione di grosse parti della chioma, potrebbe causare la scottatura dei tessuti appena al di sotto della corteccia, tali da provocare il distaccamento della corteccia e persino la morte della branca;
  • inoltre, la capitozzatura, potrebbe addirittura aumentare i pericoli per la pubblica e privata incolumità, dal momento che i rami ricresceranno molto lunghi e con attaccature deboli;
  • tutto ciò senza considerare che la capitozzatura rende gli alberi più bruttiperché ne distrugge la forma naturale, e comporta, qualora l’albero riesca a sopravvivere, la necessità di una maggiore manutenzione, sia per le più frequenti potature, sia anche per la possibilità che il vento, la neve (o, in generale, i fenomeni atmosferici) possano provocare la rottura di rami, più o meno grossi;
  • del resto, i predetti rischi sono stati paventati anche dall’agronomo incaricato dal Comune, il quale, nella sua relazione, (cfr pag. 32) ha, in ogni caso, consigliato specifici trattamenti fitosanitari per i platani capitozzati, in quanto dette piante sono maggiormente esposte al rischio di insorgenza di malattie crittogamiche e fungine;
  • in maniera ancora più esplicativa, il dott. Pellecchia, nella sua relazione a pag. 3, nell’escludere la necessità di una capitozzatura per le piante di leccio – ubicate all’interno di un’area di proprietà comunale, ai bordi interni di Via Scafuri – ha ben sintetizzato gli effetti dannosi, sopra esposti, che la capitozzatura potrebbe ingenerare: “Praticando tagli a grosse sezioni con asportazione di grosse branche (capitozzatura), si provocherà un indebolimento generale dell’esemplare, la perdita del naturale portamento tipico della specie e la rottura dell’equilibrio chioma- apparato radicale con inizio di processi di indebolimento”;
  •   il Sindaco e l’Amministrazione Comunale, hanno il dovere di garantire la salvaguardia della pubblica e privata incolumità dei cittadini, per la qual ragione si rende, ormai improcrastinabile, l’abbattimento dei 13 platani già contrassegnati lungo la Strada Statale 7 bis, in quanto inclinati e aventi forme cavernicole, così ben evidenziato dal dott. Pellecchia;
  • è, altresì, compito dell’Amministrazione salvaguardare e proteggere i restanti platani i quali, proprio perché capitozzati, necessitano di specifici trattamenti fitosanitari;
  • si impone la necessità – se non l’impellenza – di garantire il medesimo arredo urbano attraverso una nuova piantumazione (o sostituzione) di tutti gli alberi finora abbattuti o che saranno abbattuti nei prossimi anni, al fine di evitare la completa scomparsa di un viale alberato, che da quasi cento anni costituisce una risorsa preziosa e un polmone verde per l’intera comunità cittadina;

Tanto premesso e considerato, per i motivi sopra esposti, i consiglieri comunali, come sopra individuati interrogano il SINDACO e LA GIUNTA in merito alle seguenti questioni:

  • si precisi se sono stati previsti dei trattamenti fitosanitari per i platani capitozzati, al fine di evitare l’insorgenza di malattie crittogamiche e fungine, come suggerito dal dott. Antonio Pellecchia, nella sua relazione tecnico- specialistica;
  • si precisino le modalità che sono state adottate per la rimozione del materiale legnoso dei platani capitozzati, ed in particolare, se esso sia stato raccolto in fascine o sia stato cippato presso centri autorizzati, previa analisi chimica, come suggerito dal dott. Antonio Pellecchia, nella sua relazione tecnico- specialistica;
  • si precisi, altresì, se detto materiale legnoso sia stato eventualmente rivenduto, in tutto o in parte, a terzi e se il Comune di Baiano abbia incamerato, o meno, somme di danaro dalla sua vendita;
  • si chiarisca se è intenzione della Giunta Comunale procedere alla piantumazione di altri platani ( o di altri alberi), in sostituzione di quelli finora abbattuti o che saranno abbattuti, lungo la Strada Statale 7 bis (o via Nazionale delle Puglie), al fine di evitare che, nel giro di pochi anni, venga completamente stravolto l’arredo urbano su detta arteria cittadina;
  • si chiariscano i tempi e le modalità con le quali si procederà all’abbattimento dei 13 platani già contrassegnati e se, in particolare, essi saranno rivenduti a terzi o smaltiti presso centri autorizzati;
  • si precisino le misure predisposte (o che si intendano predisporre) per monitorare l’intera area alberata lungo la Strada Statale7 bis (o via Nazionale delle Puglie), al fine di prevenire il verificarsi di situazioni di pericolo per la pubblica e privata incolumità, anche in conseguenza della capitozzatura adottata;

Si chiede che il sig. Sindaco dia risposta scritta alla presente interrogazione, entro 30 giorni, dalla sua acquisizione, o nella prossima seduta del Consiglio Comunale, qualora la stessa si svolga prima di detto termine.

Si allegano – ex multis– per pronta conoscenza, documento divulgato dalla S.I.A. (Società italiana di Arboricoltura) sugli effetti dannosi della capitozzatura, nonché ulteriore documento diffuso dal Comune di Padova sulla dannosità di detta tecnica di potatura.

I CONSIGLIERI COMUNALI

 Emanuele Litto, Gianpaolo Petrillo, Stefano Lieto

 

Valle Caudina e Valle Baianese, un traforo di collegamento: Per un’analisi aperta a 360°

La nota dell’architetto Angelo Piciullo costituisce un importante contributo di profilo tecnico-scientifico e di qualificata deontologia professionale, oltre che di chiara valenza sociale e politica - ampiamente intesa - sull’idea di progetto, che contempla la connessione tra due territori di sicura importanza nell’assetto geoamministrativo e nel sistema infrastrutturale della Campania, con la precipua finalità di promuoverne ruoli e funzioni, rispetto alle dinamiche della Città metropolitana di Napoli e delle province di Avellino, Caserta e Benevento. Il testo è pubblicato integralmente, fornendo elementi e argomenti aderenti alla realtà, sapendo guardare in prospettiva. Una tematica che sarà focalizzata in pubblico convegno di studio, promosso ed organizzato dal Circolo socio-culturale L’Incontro.

cartinaBaiano, 5 marzo 2019 - Non vi è dubbio che il Presidente della Provincia, Biancardi, con la sua proposta del traforo, abbia avviato una discussione sul futuro di questi territori.  A lui il merito di aver in un certo modo sollecitato le sensibilità, le quali da un po’ di tempo appaiano sopite e distanti dalle problematiche delle comunità locali.

La proposta non è da sottovalutare e neppure da affrontare nella sterile contrapposizione tra le due categorie del  e del No, senza un’analisi attenta nel merito delle problematiche. Ritengo che, su tunnelquest’idea di collegamento tra le due vallate (Caudina e Baianese), ognuno, con il proprio bagaglio di conoscenza dei territori e di competenza nei vari settori, potrebbe apportare un contributo partecipativo utile per la scelta più appropriata.

Le due vallate giacciono rispettivamente alla base settentrionale e meridionale del Parco del PartenioLa prima è costituita da quattordici Comuni, di cui quattro nella provincia di Avellino e dieci in quella di Benevento. L’altra: “Il Baianese” è formato da sei comuni ricadenti tutti nella provincia di Avellino e confinate a occidente con “La Città Metropolitana”. I processi urbani all’interno delle due aree hanno subito, in modo speculare, quasi le stesse dinamiche di saldatura tra gli originari centri, tanto che oggi si presentano come due conurbazioni, senza soluzioni di continuità, in una maglia fitta in cui gli spazi a verde sono sempre più ridotti e soffocati per la continua e disordinata attività edilizia.

gscaud02Nel Piano territoriale di coordinamento provinciale di Avellino, per le due vallate, è prevista l’ Unione dei Comuni e il rafforzamento dell’armatura urbana con l’organizzazione degli insediamenti antropici in sistema città: La Città Caudina e La Città del BaianesePer la prima, il progetto di Città Caudina è circoscritto, limitato ai soli comuni della provincia di Avellino, mentre nella realtà il processo urbano ha interessato anche i Comuni ricadenti nella provincia di Benevento e di Caserta e quindi oltre i rispettivi confini amministrativi e provinciali. Per la Città del Baianese, il processo di unificazione riguarda tutti i sei Comuni.

Valle Caudina Rotondi 817x404 cIn questa prima fase di approccio, mi permetto di introdurre solo pochi e sintetici spunti di riflessione. Il traforo proposto mira a mettere in comunicazione la Valle Caudina con la rete autostradale A16 (casello di Baiano) e la città di AvellinoL’idea nasce dall’opportunità di realizzare un collegamento diretto della valle Caudina al casello autostradale di Baiano, con una riduzione dei tempi di percorrenza per raggiungere AvellinoSalernoNapoli.

Una valutazione fondamentale è comprendere se l’attuale sistema di rete infrastrutturale stradale sia idoneo a sopportare un carico di traffico derivante dal traforo e quali le conseguenze. Per chi conosce e Baianese dallalto istockphoto 628592106 612x612vive il territorio ha la consapevolezza che la rete stradale, ex Nazionale 7 bis, è sottoposta a momenti di grande criticità, soprattutto negli orari di punta, con preoccupanti difficoltà d’inserimento da chi proviene dalle strade interne dei centri abitati.

Non è di poco conto la circostanza che il flusso di traffico, diretto verso Avellino, si troverebbe in un punto di snodo critico della città, rotonda di Torrette di Mercogliano, che già allo stato attuale è in una condizione di sofferenza. Attualmente, il flusso veicolare proveniente dalla Valle Caudina ha punti di inserimenti nella città di Avellino, nella parte opposta, attraverso Mercogliano Valle e la strada SS88, località Pennini.

Un’altra questione di non secondaria importanza è il luogo preciso in cui dovrebbe aprirsi il traforo. Per com’è organizzata la rete cinematica nel territorio Baianese, con la linea Circumvesuviana lungo la fascia pedecollinare, si pone la necessità di allontanarsi da tale soglia infrastrutturale, per evitare la costruzione di un ponte/cavalcavia.

14316847 146435862475178 8105865116347724288 nPertanto, la scelta in quale parte del Partenio aprire il traforo è alquanta problematica. Un’ipotesi potrebbe essere la testata di Viale Michelangelo a Sirignano. In tal caso, la profondità del traforo sarebbe di oltre sei chilometri e l’asse cittadino si trasformerebbe in viabilità extra urbana con necessità di procedere a un suo potenziamento e adeguamento.

Nell’ipotesi in cui si voglia utilizzare l’attuale cavalcavia, tra Baiano e Avella, l’apertura del traforo potrebbe avvenire in località “Capo Ciesco”, luogo in cui la distanza tra Avella e Cervinara è la più ridotta, circa quattro chilometri. Di contro: il flusso di traffico graverebbe sull’ area del torrente Clanio, dei Mulini, dell’Anfiteatro romano, interessando i centri abitati di Avella e Baiano.

Valle Caudina S. Martino VNella Valle Caudina la situazione appare altrettanto complessa, perché gli insediamenti urbani sono disposti lungo la fascia pedemontana, in stretto contatto con la base del versante settentrionale del Partenio e con una maglia interna di viabilità molto stretta e articolata.  Anche in questa vallata la scelta dove aprire il traforo non è di facile soluzione, proprio per la densità ininterrotta dell’urbanizzazione e per gli innesti, sulle arterie stradali, che impongono il superamento della tratta ferroviaria.

Comunque la problematica richiede una disamina approfondita con particolare attenzione all’impatto ambientale sullo straordinario contesto paesaggistico, storico/archeologico, su cui si erge e si impone il Partenio: Partenio images682ML8BXil Sacro Monte. Luogo incantevole, uno scenario in cui la natura si esibisce nella sua straordinaria bellezza, dalle notevoli connotazioni culturali e religiose e dove sono stratificati i culti del Paganesimo e poi della Cristianità. Da Cibele, madre degli dei alla Vergine Maria, il Partenio ha sempre assolto il ruolo di centro religioso nel baricentro del Mediterraneo. E forse il modo di pensare il futuro di questi territori è da ricercare proprio nei processi di civiltà avviati nella storia antica.

Bisogna guardare verso il Golfo di Napoli, scacciare questa infelice connotazione di “Bassa Irpinia” che non esalta invece la straordinaria posizione geografica “centrale” e la peculiarità dei territori. Sono due sistemi urbani da riorganizzare e ridisegnare, operando sulle criticità e sulla tutela e valorizzazione delle risorse presenti, con una visione complessiva, superando la soglia dei limiti amministrativi. Uno sulla direttrice Caserta - Benevento, l’altro lungo la Napoli - Avellino, entrambi ancorate al Monte Partenio, connesse con la Città Metropolitana di Napoli e allacciate con i due corridoi di sviluppo internazionale. E’ opportuno un cambio di direzione che abbia come priorità: la questione ambientale con la messa in sicurezza delle parti in dissesto idrogeologico, l’abbattimento dell’inquinamento ambientale, sia all’interno dei centri abitati che nelle aree di campagna e dei boschi, la riduzione del traffico e la promozione della mobilità con mezzi pubblici elettrici, la realizzazione di piste ciclabili.

A mio avviso, solo se torniamo a rispettare la campagna, le colline, le montagne, i corsi d’acqua, la natura intera, potremmo avviare un progresso virtuoso nel quale le azioni dell’uomo siano in sintonia con gli equilibri del nostro pianeta.

Arch. Angelo Piciullo

L’Irpinia è la casa delle associazioni: un progetto grande e ambizioso per far vivere i territori oltre l’estate

Dalla prima assemblea pubblica negli spazi della Pinacoteca di Teora è nato il Coordinamento delle associazioni irpine: tanti hanno partecipato e altri si uniranno alla costruzione di un’idea che valorizzi le intelligenze, le tradizioni, i saperi di una terra che non ha nessuna intenzione di morire. La prima sperimentazione sarà un calendario di eventi connessi e condivisi da tenersi, nei diversi comuni, dal 2 all’8 settembre: si andrà avanti con gli incontri itineranti lontani dai pulpiti e dalle cattedre, consapevoli della grande forza che appartiene a chi si impegna ogni giorno per far crescere le nostre aree interne.

Coordinamento associazoni arton71216 a83ccLa riflessione di Pietro Sibilia, Consigliere comunale con delega alla cultura e al turismo del Comune di Teora.

01.04.2019 - E’ nato il Coordinamento delle associazioni irpine. Si è costituito sabato negli spazi della Pinacoteca – Museo d’Arte Moderna di Teora, alla fine di una prima assemblea pubblica molto partecipata. In tanti infatti hanno risposto alla chiamata. Altri non c’erano fisicamente, ma hanno chiesto di partecipare nel prosieguo alla costruzione di un’idea che valorizzi le intelligenze, le tradizioni, i saperi di una terra che non ha nessuna intenzione di morire. Un’assise in cerchio, senza pulpiti e senza cattedre, in cui tante associazioni hanno portato le loro esperienze, le loro critiche costruttive, le loro aspirazioni, riempiendo la sala di aspirazioni e potenzialità.

Raccogliendosi attorno alla volontà comune e condivisa di un rilancio sociale, culturale ed economico delle nostre comunità, le tante associazioni presenti hanno voluto costituire un’unione virtuosa di collaborazione e di scambio di idee, conoscenze ed esperienze, per organizzarsi in un primo progetto sperimentale: una serie di eventi coordinati da tenersi, nei diversi comuni, dal 2 all’8 settembre. Ogni associazione, ciascuna per il proprio settore di competenza, costruirà un segmento di quella settimana individuando luogo, giorno e orario di svolgimento. Il Coordinamento, costituito da un rappresentante per ogni associazione, avrà l’obbiettivo di armonizzare le varie iniziative, tesserne le connessioni e costruire il calendario collettivo.

La necessità è quella di andare oltre il mese di agosto, quando l’Irpinia pare risvegliarsi in centinaia di appuntamenti isolati per il ritorno dei suoi figli sparsi per il mondo. L’obiettivo lungo termine è invece quello far vivere, oltre questo tempo breve dell’anno, il suo patrimonio di bellezza naturale e culturale e per farlo si è scelto un progetto comune che, nelle aspirazioni del Coordinamento appena nato, esordirà nei prossimi mesi col suo primo tentativo di programmazione, per proseguire anche nelle future stagioni.

Come stanno andando le ricerche, quali proposte arriveranno e come saranno organizzate lo scopriremo durante la prossima assemblea pubblica che si terrà sempre a Teora - sabato 27 aprile alle 17, stessa sede – ma i successivi incontri, seguendo una volontà comune e con l’intenzione di valorizzare il nuovo spirito mutualistico, saranno itineranti e si svolgeranno nei vari comuni delle associazioni aderenti. Il coordinamento è aperto a chiunque voglia impegnarsi per alimentare questo innovativo e grande progetto di rilancio del nostro territorio e delle nostre comunità.

Abbiamo trovato grande forza nell’idea di continuare, condivisa da tutti e tutte: non ci muoviamo contro niente e contro nessuno, ma insieme, a casa di tutti. Nella nostra Irpinia che esiste e ha bisogno di essere conosciuta, comunicata attraverso la consapevolezza di chi ogni giorno lavora per vederla crescere e oggi ha a disposizione uno spazio immateriale in cui ritrovarsi.

La foto è di Nicola Casciano

Le adesioni al Coordinamento possono essere comunicate all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

EUROSCETTICISMO E PICCOLE PATRIE

La varie crisi in atto fomentano i focolai del nazionalismo ed alimentano il populismo ed il sovranismo.

resizeimageCarmine Magnotti – 28.02.2019 - In meno di due anni la cronaca non ha lasciato scampo: la brexit, il referendum in Catalogna per la secessione, i partiti sovranisti che si rafforzano in tutta Europa. Un vento analogo spira in Italia: dal referendum in Veneto e in Lombardia per l'autonomia a un rinnovato vigore dei movimenti autonomisti in tutto lo Stivale, al governo 5 Stelle-Lega, dichiaratamente euroscettico. Fatti differenti per natura e portata, eppure con un minimo comune denominatore: un’affermazione del nazionalismo e un'insofferenza verso le istituzioni centralizzate. L'Europa è vista da molti non più come una casa comune, ma matrigna al soldo dei "poteri forti", il mercato la finanza, i padroni della globalizzazione. I filoeuropeisti affermano che l'Europa unita ha garantito settanta anni di pace e che solo se continua ad essere unita conta qualcosa nel mondo globalizzato, dove c'è da competere con Cina, Usa, Russia e India in continua crescita economica e demografica.

dalla corsica alla baveria leuropa si spacca nelle piccole patrieDalle elezioni europee del 2019 o uscirà un nuovo quadro politico ed economico in Europa o non ci sarà più futuro per L'Europa. Il nazionalismo e i suoi fratelli, sovranismo e populismo, non sono una realtà uniforme. Non esiste il nazionalismo, ma i nazionalismi. Esso ha al fondo una semplice idea: c'è una nazione e questa nazione ha il diritto di autogovernarsi. Nazionalismi escludenti sono quelli del gruppo di Visegrad che non sono disposti a condividere con i coinquilini europei il peso dei flussi migratori. Nazionalismi includenti sono il basco, il catalano, o quello scozzese, il quale, pur chiedendo l'indipendenza dal Regno Unito, vuole restare in Europa e contesta la Brexit.

Non è vero neppure che il nazionalismo sia per forza di destra. Un riferimento al popolo nazione era espresso anche dalla resistenza. I nazionalismi hanno una ragione economica e sociale. La ragione economica prende avvio dalla crisi del 2008 che ha escluso molti dalle prospettive del benessere che solo nel 2000 sembravano alla portata di tutti. La crisi ha reso evidente che né la politica degli Stati, né quella dell’Unione Europea riescono a governare gli effetti negativi della globalizzazione, mentre la gente sperimenta ogni giorno sulla propria pelle le conseguenze delle disuguaglianze sociali.

europa popoliNel tempo l'Unione Europea è diventata sempre più funzionale al mercato dominato dalla finanza. A un certo punto la gente ha visto che la politica non contava più, bastava un click per spostare ingenti fortune nei paradisi fiscali e chiudere la fabbrica sotto casa. Lo stato liberale non aveva più i soldi né i mezzi per tenere a bada i vari interessi in conflitto ed è entrato in crisi.

Oltre ai motivi economici, alla base dell'affermarsi dei nazionalismi ci sono anche fenomeni sociali. Siamo diventati una società appiattita sull'individualismo. I problemi, dalla mancanza di una politica delle migrazioni alla paura di perdere il controllo sul proprio territorio, sono affrontati in modo diverso rispetto al passato: ieri a farsene carico erano le comunità che interagivano all'interno della società, oggi lo fanno gli individui da soli. Nel passato ciascuna persona formava la propria opinione in continuo confronto con gli altri, cioè attraverso i corpi intermedi: la famiglia, le sezioni di partito, gli oratori, etc.. Oggi i corpi intermedi sono in crisi e ogni individuo tifa per sé. Se non ci sono i corpi intermedi, allora il popolo, a cui i politici fanno appello, non è più fatto di tanti soggetti sociali, ma di individui atomizzati che credono di essere interconnessi ma sono soli.  

I nazionalismi possono essere un recupero e un riconoscimento della ricchezza di un territorio o possono invece diventare arroccamenti egoistici, piccole patrie chiuse, bellicose e rancorose, incapaci di una visione che vada oltre i propri confini e che ci condanna all'insignificanza nello scacchiere globale.