“Federico II” di Napoli: La più antica università laica e statale del mondo compie 791 anni

In occasione del compleanno della più antica Università di Napoli, il 5 giugno scorso, molti furono i servizi giornalistici celebrativi dell'evento. Ritenendo che ricordare una così importante istituzione è "cosa buona e giusta", riportiamo di seguito, comprensivo del programma delle manifestazioni organizzate per l'occasione, il servizio di Kasia Burney Gargiulo pubblicato in Fame di Sud – Campania del 28 maggio 2015 (La Redazione).

logo università napoli opt-300x300E' la principale istituzione accademica partenopea e una delle più importanti in Italia e in Europa, ma il suo primato forse meno conosciuto è quello di essere la prima università fondata attraverso un provvedimento statale: praticamente è la più antica università laica e statale del mondo, non istituita quindi da corporazioni o associazioni di intellettuali, o di studenti ma appunto in forza di un provvedimento sovrano. E' la "Federico II" di Napoli, istituita il 5 giugno 1224 dall'imperatore del Sacro Romano Impero e re di Sicilia Federico II di Svevia. Quest'anno compie dunque la bellezza di 791 anni, ragion per cui il rettore Gaetano Manfredi ha deciso di aprire alla città le porte tutte le sedi didattiche, museali e monumentali dell'Università. Per l'occasione è stato stilato un ricco programma di appuntamenti intitolato "Buon compleanno Federico II".
Federico II di Svevia, che ha legato il suo nome al Sud Italia fino al 1250, data della sua prematura morte in Puglia, oltre che un grande sovrano fu anche un abile poeta, letterato e scienziato. E proprio la volontà di agevolare i propri sudditi nella formazione culturale, evitando loro costosi e problematici viaggi all'estero, e soprattutto quella di garantire una formazione esclusiva del personale amministrativo e burocratico della curia regis, spinse il sovrano a creare questa istituzione, cosa che fece tramite una lettera circolare inviata da Siracusa. La scelta di Napoli come sede fu dettata da diversi fattori: innanzitutto ragioni di carattere culturale, quale la presenza di una lunga tradizione di studi di vario genere, ma anche di carattere geograficio ed economico, quali la posizione strategica della città all'interno del regno, la presenza di intensi traffici marittimi e non ultimo il clima mite.
università napoli 1 optI primi indirizzi didattici furono orientati soprattutto verso il diritto, per le citate esigenze statali, ma non mancarono altre discipline come le arti liberali, la medicina e la teologia, la quale, in particolare, fu insegnata presso varie strutture religiose fra cui il convento di San Domenico Maggiore, dove dal 1271 al 1274 insegnò Tommaso d'Aquino.
Rimasta indipendente dal potere papale durante il periodo angioino, con l'avvento del dominio aragonese nel 1443, l'Università subì purtroppo una prima chiusura. Un'intesa tra re Ferdinando il Cattolico e papa Paolo II ne consentì la riapertura nel 1465, seguita da una nuova serrata nel 1490.
Lo studium napoletano riaprì finalmente le sue porte nel 1507 presso il convento di San Domenico Maggiore, che ne fu la sede per tutto il Cinquecento.
Nel 1616 fu quindi realizzata la costruzione, su progetto dell'architetto Giulio Cesare Fontana e per volere di Don Pedro Fernando de Castro, conte di Lemos e viceré di Napoli, del Palazzo degli Studi (quello in cui oggi ha sede il Museo Archeologico Nazionale di Napoli). Nel 1735 l'Università di Napoli accolse la prima cattedra d'Astronomia in Italia e nel 1754 la prima cattedra di Economia del mondo. Nel 1777 vide trasferire la sua sede al Convento del Salvatore, edificio che già aveva ospitato il Collegio dei Gesuiti, poi venuto meno con l'espulsione dell'ordine religioso voluta da re Carlo III di Borbone. Durante il decennio francese, alle altre facoltà si aggiunse anche la prima cattedra italiana di Zoologia. Sul finire dell'800, condizioni di inadeguatezza del Convento del Salvatore spinsero a trasferire nuovamente l'Università che approdò nella nuova sede di Corso Umberto I, dove tuttora si trova.

Questo il programma diffuso per il prossimo 5 giugno:
Ore 9.00: apertura Open Day alla Federico II
Ore 14.00: intermezzo musicale della nuova Orchestra Scarlatti nel chiostro di san Marcellino e Festo
Dalle ore 15.00: premio per gli studenti meritevoli nell'aula Pessina seguita dalla cerimonia organizzata per Sorrentino nell'Aula Magna il quale sarà successivamente salutato sullo scalone della Minerva dal coro polifonico dell'Università
Dalle ore 20.00: festa-concerto in Piazza del Gesù con Beppe Servillo.

Fra gli eventi speciali di contorno, è previsto il 4 giugno un incontro degli universitari con il cantante Jovanotti sul tema della creatività, mentre il 5 giugno alle 16.30 il regista Paolo Sorrentino, reduce dai successi a Cannes del suo ultimo film "Youth", riceverà la laurea honoris causa in Filologia moderna nell'Aula Magna Storica, dove terrà una lezione sul sottile passaggio dallo scrivere al fare cinema, mentre alle 20 lo ritroveremo in Piazza del Gesù dove sarà protagonista di un incontro-intervista con studenti e docenti.
Nell'era di Internet non poteva mancare un'iniziativa sui social network ed ecco allora "Scatta gli auguri alla Federico II", con cui si invitano tutti a condividere un selfie ed un messaggio di auguri sulle pagine twitter, facebook e instagram dell'Ateneo contrassegnandolo con l'hashtag #buoncompleannofederico.

 

60° anno di attività del Masullo-Theti: Un “incontro insolito”

da Prof.ssa Susy Barone (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) – 15 settembre 2015

Il D.S - Masullo e  600x413 "Non la solita manifestazione autoreferenziale, ma una piacevole conversazione", così il filosofo prof. Aldo Masullo ha definito l'incontro tenutosi il 9 Settembre u.s. presso l'Hotel "I Gigli" di Nola, a conclusione del 60° anno di attività del Masullo-Theti, con la presentazione dell'Annuario.
Moderatrice la giornalista de "Il Mattino", dott.ssa Carmela Maietta; a relazionare, oltre al filosofo prof. Aldo Masullo, la D.S. prof.ssa Anna Maria Silvestro, il dott. Salvatore Guerriero, segretario nazionale di P.M.I. Italia-International, la dott.ssa Laura Napolitano, in rappresentanza del sindaco, dott. Geremia Biancardi, e la scrivente, prof.ssa Susy Barone, referente dell'Annuario.
In sala numerosi rappresentanti delle istituzioni civili, sociali e militari, insieme a docenti in attività e in pensione.
Singolare la conduzione della dott.ssa Maietta che, evitando discorsi e/o relazioni preparati ad hoc, ha invitato ad uno scambio di opinioni sia i relatori che alcuni presenti tra il pubblico, autori degli articoli che maggiormente avevano suscitato in lei curiosità ed interesse: dai Progetti Europei all'Alternanza Scuola-Lavoro, dal Femminicidio agli Incontri con l'autore, dalle Celebrazioni Augustee alle iniziative sull' Educazione alla salute organizzate in collaborazione con i Lions.
Tutti coinvolti a rispondere alle domande e talora provocazioni della dott.ssa Maietta.
DSC 0636 2 600x397Filo conduttore ciò che può fare della istituzione scolastica non la renziana buona scuola, ma, per citare ancora il filosofo Masullo, una scuola "buona".
Ad intervenire anche don Virgilio Marone, portavoce di un messaggio del Vescovo Beniamino De Palma, teso a sottolineare l'importanza che la scuola ha nella formazione umana delle nuove coscienze, "missione" ben più alta e complessa della pur importante funzione didattica che alla scuola appartiene.
Numerose le parole-chiave emerse dal dibattito: condivisione, autorevolezza, assunzione di responsabilità, impegno, esempio, unicità della cultura, ma soprattutto necessità di "dare senso". Ecco quindi che le parole di Edgar Lee Masters, allorché diceva: "Dare un senso alla vita può condurre a follia, ma una vita senza senso è la tortura dell'inquietudine e del vano desiderio. E' una barca che anela al mare eppur lo teme", possono caricarsi di un ulteriore significato, visto che, senza comprendere il senso più profondo di ciò che si studia, i nostri giovani sarebbero destinati ad essere poco motivati ed appassionati alla cultura, se non anche alla vita.

 

CELEBRATO Il “MASULLO-DAY” NEL SEGNO DELLA MEMORIA DELLE GENERAZIONI DI IERI E DEI GIOVANI DEL MILLENNIO DELLA GLOBALIZZAZIONE E DELLA SOCIETA’ MULTICULTURALE

Sessanta anni fa, grazie all'impegno delle civiche amministrazioni e degli imprenditori dell'area, "nasceva" l'istituto statale tecnico commerciale e per geometri quale filiale del "Giambattista della Porta" di Napoli, acquisendo l'autonomia funzionale nel giro di qualche anno, con l' intitolazione alla memoria di Antonio Masullo che n'era stato attivo promotore e, in successiva combinazione, a Carlo Theti - nato in città - tra i migliori ingegneri ed architetti del ' 500 e che prestò la sua rinomata opera di progettazione soprattutto al servizio della corte imperiale d'Austria, degli Estensi, a Ferrara e dei Savoia, in Piemonte.

002 283x600Gianni Amodeo – Nola - 12.09.2015 - Un percorso compiuto lungo la traiettoria di un sessantennio e un altro che si prospetta sulla scia della continuità ch'è innovazione, senso dell'evoluzione e capacità di "lettura" a tutt'arco della contemporaneità, per viverla compiutamente in tutti i suoi profili e multiformi aspetti, perché si è sempre "figli dei propri tempi", mentre .... la nostalgia canaglia, per la dirla con il testo scritto e cantato da Albano, fa smarrire mente e sentimenti ... nel labirinto dei malinconici abbandoni privi degli impulsi della vita che corre e si rinnova.
DSC 0504 2 600x496A metà degli anni '50 del secolo scorso, quando il duro retaggio del secondo conflitto mondiale si era quasi dissolto e cominciavano a tradursi in concreto le speranze e la volontà di costruire una società più giusta nello spirito della democrazia liberale e repubblicana, nutrita e pervasa dalla linfa del pluralismo culturale, le civiche amministrazioni dell' Area nolano-pomiglianese e della cosiddetta Bassa Irpinia, in uno con il sostegno di imprenditori avveduti ed attenti, promossero l'istituzione nella città bruniana di un Presidio di formazione tecnico- commerciale e per geometri, a servizio delle giovani generazioni del territorio. E sarebbe stato il primo ed unico Presidio di media formazione specialistica lungo le direttrici della linea ferroviaria della Napoli-Nola-Baiano e della strada statale della 7-bis, correlata al tracciato della Via Regia sull'asse di collegamento della Napoli-Avellino, potenziato e integrato dall'Autostrada A-16 della Napoli- Bari.
copertina annuario 600x436Le istanze di sindaci, amministratori e imprenditori s'"incrociavano" con le dinamiche già in atto dell'avvento della società dei servizi e industriale, mentre si dischiudevano nel contesto nazionale gli orizzonti del boom economico degli anni '60 , anche in ragione dei grandi flussi migratori- oltre 4 milioni di contadini, braccianti, muratori etc- diretti dal Sud verso DSC 0540 2 600x544le città del Triangolo industriale Milano,Torino, Genova e la Germania federale filo-occidentale di Konrad Adenauer che figura in assoluto tra i maggiori e migliori statisti dell'Europa del '900 insieme con Alcide De Gasperi, Jacques Delors, Winston Churchill, Robert Schuman - l'artefice dell'omonimo Piano dell'Europa comunitaria, ispirato da Jean Monnet – e i protagonisti della Nuova Germania, Willy Brandt ed Helmut Kohl . Era la società dei servizi e delle attività industriali, che trasformava e..."rovesciava" strutturalmente quella ch'era stata la società a dominante rurale ed artigianale per un'economia di diffuso auto-consumo, di cui erano rilevante espressione il Mercato-Fiera settimanale di piazza d'Armi, nelle vicinanze della stazione del Circumvesuviana, il Mercato ortofrutticolo di via Leopardi e - sul piano interregionale- il Mercato del bestiame di via De Sena, ambedue in prossimità dello scalo delle Ferrovie di Stato; e il Mercato boario per volume di contrattazioni e affari è stato fino agli anni '50 di valenza nazionale, secondo solo a quello di Modena ...
Il D.S - Masullo e  600x413In questo quadro "nasceva" in città, il Presidio di formazione tecnica quale filiale del "Giambattista Della Porta" di Napoli, con i primi corsi di studio, nell'ex-complesso militare della Caserma del '48 e successivamente nel palazzo comunale, in piazza Duomo, fino alla costruzione del primo plesso in via De Sena, al quale nella stessa area di pertinenza - oltre dieci anni fa- si è aggiunta la realizzazione di un altro plesso. E si tratta di strutture che costituiscono DSC 0650 2 600x399autentici modelli di edilizia scolastica, funzionale per modernità e disponibilità di spazi e laboratori, con due palestre, piattaforma del ben attrezzato Centro sportivo scolastico. Diventato realtà autonoma, nel giro di pochi anni, l' Istituto tecnico commerciale e per geometri veniva dedicato alla memoria del cav. Antonio Masullo, titolare dell'importante omonimo opificio specializzato nella produzione e lavorazione del vetro e che n'era stato tra i più attivi promotori; alla denominazione Gli interventi 3 600x399originaria si aggiunse l'intitolazione riservata alla straordinaria figura di Carlo Theti, tra i migliori ingegneri e architetti del '500 - nato a Nola- e che fu al servizio della Corte imperiale di Vienna, degli Estensi a Ferrara e dei Savoia, in Piemonte. E proprio alle progettazioni di Carlo Theti si deve la costruzione di sistemi di fortezze e super-fortezze sui territori - tra cui quelli d' Ungheria - dei potentati che si valsero del suo ingegno e della sua inventiva.

 

DSC 0636 2 600x397LA FORMAZIONE MEDIO-ALTA PER LE PROFESSIONI E PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Nell'arco di tempo che si dipana dalla metà degli anni ' 50 ad oggi, l' Istituto di via De Sena ha concorso per le comunità dell'intero territorio di riferimento alla formazione culturale e specialistica di almeno il 60 per cento del ceto medio alto impegnato - ieri come oggi- nelle libere professioni, nella scuola, nei vertici dell'amministrazione pubblica degli organi dello Stato, nella magistratura e nelle società d'impresa. Una realtà che prosegue nella sua funzione e per la quale è stato ... celebrato il " MASULLO DAY " del sessantesimo anniversario nell'Hotel dei Gigli, con la partecipazione di sindaci e amministratori comunali, genitori e alunni di oggi, oltre che di tanti ex alunni ed ex docenti.

E per l'ccasione  Masullo 3 600x341è stato presentato il tradizionale Annuario, che ricapitola il rapporto del Masullo-Theti con il territorio. Pubblicato dalla DSC 0510 2 600x399Grafdes di Cicciano , con la cura redazionale della professoressa Susy Barone e ricco di un bel corredo di fotocolor, l' Annuario sviluppa un'interessante sequenza di tematiche trattate da docenti e alunni; sequenza ch'è stata il filo conduttore della brillante conversazione, in forma di spigliato e .... incalzante talk, coordinato da Carmela Maietta, giornalista de Il Mattino.

E dal versante dell'interlocuzione, puntuali e efficaci erano le riflessioni proposte da Aldo Masullo , inappuntabile e ... smagliante come é nel suo stile, dalla preside Anna Maria Silvestro, dalla professoressa Elena Silvestrini e dalla curatrice dell' Annuario.L'intelligenza come bussola d'orientamento di vita; l'alternanza tra scuola e lavoro; la Gli ospiti 1 600x399conoscenza che valorizza la dignità umana; il ruolo della scuola nella società mondializzata; le competenze professionali; la comunicazione; il "femmincidio"; le tradizioni e il patrimonio dei beni culturali; il paesaggio e la sua tutela; l'Unione europea; gli incontri con gli autori, tra cui Dacia Maraini e Massimo Cacciapuoti ; l'imprenditorialità e la scuola; lo sportello dell'anti-violenza; le celebrazioni augustee; i rapporti del "Masullo-Theti" con le aziende e gli ordini professionali; democrazie e partecipazione; innovazione e tecnologia ....e altri argomenti sono stati i tasselli del talk, seguito con interesse e partecipazione dal folto pubblico presente nella bella sala di rappresentanza dell'Hotel dei Gigli. Ad Gli ospiti 3 600x399 2arricchire l'intenso e articolato talk, c'erano anche i preziosi e significativi interventi di Laura Napolitano, presidente della commissione comunale per i diritti sociali e le pari opportunità, e don Virginio Marone, in rappresentanza del sindaco Geremia Biancardi e del vescovo Beniamino Depalma, oltre che del medico Agostino Santaniello, dei Lions Club, del dr. Salvatore Guerriero, segretario nazionale dell'Associazione delle Piccole e medie imprese e di Franco Manganelli. E per quest'ultimo il rapporto con il "Masullo " è ... davvero integrale, prima da studente e poi da docente-decano per l'arco di un trentennio, nel corso del quale s'è inserita l'esperienza del mandato di parlamentare della Repubblica ....

La reception 600x506LA CONTINUITA' E IL FUTURO DEI GIOVANI
Il "Masullo-Theti" con l'anno scolastico trascorso e finito in archivio è diventato pienamente operativo con quattro settori innovativi: Economico, Tecnologico, Informatico e Telecomunicazioni, Costruzione – Ambiente – Territorio, con turni di lezioni diurni e serali E con l'anno scolastico che aprirà i battenti lunedì, sarà attivato il corso per le classi di Chimica, Materiali e Biotecnologie.
Masullo 1 600x399Cinque settori. E' un ventaglio di offerta didattica e di formazione specialistica, che permette ai mille e passa giovani delle oltre 40 classi del "Masullo-Theti" di essere responsabilmente al passo con i tempi nella conoscenza e nei ... meriti da conquistare. La congruità di scelta e della maggiore dedizione possibile per questo o quel settore formativo spetta soltanto loro e alla loro volontà di crescita come cittadini ....
Dulcis in fundo ... sono stati premiati gli alunni meritevoli per l'Anno Scolastico 2014-2015: VECCHIONE Teresa per le classi prime; VALENTE Lorenzo per le classi seconde; ESPOSITO Silvia per le classi terze; VISCIDO Walter Agostino per le classi quarte; a MANGANIELLO Carolina è andato, infine, il Buono Biblioteca.

 

Ancora su “La Buona Scuola” : Il ruolo dei presidi e degli insegnanti

Lucio Garofalo (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.). Vignetta: Fonte Internet

poteri ai presidi 09.09.2015 - Più vedo all'opera i nuovi presidi, più mi rendo conto che le persone si adattano alla perfezione al loro nuovo ruolo. Sembra che la riforma della figura dirigenziale sia stata varata su misura per loro. Dalle scelte dei collaboratori e dei membri degli "staff" si desume come i nuovi DS preferiscano circondarsi di elementi a loro congeniali, che non arrechino disturbo, degli automi zelanti ed efficienti, meglio ancora se teste poco pensanti, meri esecutori di direttive calate dall'alto. Del resto, ai nuovi presidi la legge chiede di agire come dirigenti d'azienda. Essi devono organizzare e dirigere le scuole come fossero "aziende".
Ormai la scuola è vista e descritta come una "azienduola". Altro che "laboratori di saperi" o "fucine di cultura". In base al modo in cui i nuovi presidi esplicano simili mansioni manageriali (anche se trovo assurdo tutto ciò) alla fine del ciclo triennale verranno valutati. Come, del resto, noi docenti verremo valutati in virtù delle prestazioni di supporto e collaborazione al DS. Non a caso, i presidi tengono a farlo presente e ribadirlo in occasione dei collegi docenti.
Dunque, mi chiedo: ma un insegnante che intende limitarsi ad espletare il proprio dovere in classe, vale a dire interagendo in modo brillante e proficuo con i propri allievi, facendoli diventare autonomi, menti critiche e via discorrendo, non è da considerarsi un professionista valido o "produttivo", per cui forse conviene che cambi mestiere?. Me lo domando ormai da tempo con una insistenza.
Sgombriamo il terreno da ogni eventuale equivoco. Lungi da me l'intenzione di giudicare le persone, bensì valuto il ruolo. Purtroppo, la funzione sociale di un individuo è alienante, nel senso che rischia di trasfigurarlo in un'altra persona. Lo si è visto con i nuovi presidi, che fino ad ieri erano insegnanti come noi, ma si sono presto calati nel nuovo ruolo, assai remunerativo, quanto alienante.
Ma l'aspetto che non riesco ad accettare è che si pretenda di valutare e premiare la "produttività" di un docente in base al novero degli incarichi aggiuntivi e delle prestazioni di supporto alla dirigenza che egli riuscirà ad eseguire. Non che sia contrario in termini pregiudiziali. In passato, ho svolto pure la funzione strumentale ed ho persino ricoperto l'incarico di collaboratore vicario, quando questa era una funzione elettiva e non retribuita. Dunque, in tempi non sospetti.
Sono favorevole ai progetti didattici-formativi di tipo extra-curricolare, a maggior ragione se effettivamente validi e stimolanti sul versante socioculturale. Ma sono fermamente contrario ai "progettifici scolastici", alla proliferazione aziendalista di tali attività aggiuntive, premiate e privilegiate a discapito delle finalità curricolari, che dovrebbero essere prioritarie, cioè anteposte al resto. Poi ci si lamenta che i ragazzi arrivano alle scuole medie e non sanno scrivere sotto dettatura, non sanno redigere un riassunto, non sanno rielaborare un paragrafo di storia, non conoscono a memoria le tabelline, ecc.
Alla luce della mia esperienza professionale, ho avuto modo di riscontrare come i libri scolastici siano in genere (non sempre) di un tedio mortale, in quanto aridi, se non addirittura vuoti, spesso banali, convenzionali o stereotipati, per cui non agevolano affatto l'opera dell'insegnante, ma al massimo servono quali noiosi eserciziari e testi di verifica.
Ne consegue che la passione per i libri e la cultura non si potrà mai accendere in seguito ad uno studio acritico, cioè meccanico e mnemonico, condotto sui testi adottati a scuola, che rischiano di sortire l'effetto esattamente contrario, ossia il disamore e la disaffezione verso lo studio, i libri e la scuola. La ripetitività e la prevedibilità sono le più acerrime ed antitetiche avversarie della passione e dell'immaginazione creativa. Le prime provocano la morte spirituale, la cessazione del "viaggio intellettuale" che un buon libro riesce a stimolare. Viaggio inteso e vissuto come incessante avventura dello spirito e dell'immaginazione. Le seconde suscitano quegli input utili e necessari all'opera della ricerca e della scoperta del sapere, da vivere come un piacere ludico, un divertimento. Voce che, non a caso, discende dall'etimo latino "di-vertere", che sta per variare, deviare, cambiare e diversificare. Vale a dire l'esatto contrario della ripetitività, della prevedibilità e della monotonia, che generano noia ed uccidono il desiderio della conoscenza, spegnendo la fiamma che spinge ad impossessarsi del sapere e della cultura.
È questo il fine primario della scuola: accompagnare i ragazzi nel viaggio "avventuroso" che li conduce alla vera mèta, ossia il piacere della scoperta e del sapere, non certo il voto scritto sulla pagella. Gli alunni (ed i loro genitori) dovrebbero comprendere che lo studio e l'istruzione scolastica servono alla loro maturazione culturale ed al loro avvenire, e non a conseguire buoni voti, come invece accade nella stragrande maggioranza dei casi e nella migliore delle ipotesi, ben sapendo che numerosi allievi non amano affatto lo studio. In tal senso, il compito precipuo dell'insegnante meritevole, è proprio quello di saper motivare ed incentivare gli allievi allo studio, non tanto fine a se stesso, bensì per imparare a godere il piacere di apprendere, per nutrire la passione verso la cultura, intesa e vissuta come una "avventura interminabile", una ricerca incessante ed una scoperta interiore, non certo per ottenere dei voti positivi e la promozione.
Il maestro meritevole, capace e brillante, dunque da premiare e valorizzare, è colui che sa "contagiare" i propri allievi attraverso il "virus" dell'amore per i libri, lo studio e la conoscenza, la vita ed il mondo.

 

LA VALUTAZIONE DEGLI INSEGNANTI È UNO DEI PUNTI CENTRALI DELLA RECENTE RIFORMA DELLA SCUOLA: È POSSIBILE UNA VALUTAZIONE INCONTESTABILMENTE OGGETTIVA DEI DOCENTI?

LA-BUONA-SCUOLA-facebook 600x300 Antonio Caccavale – 10.09.2014 - La "riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione con delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti" fa della valutazione dei docenti uno dei punti centrali dell'insieme delle norme approvate lo scorso 13 luglio (legge n° 107/2015). Una scelta, quella del governo Renzi, molto contestata e non priva di imponderabili sviluppi, visto il diffuso malcontento che, fin dal suo nascere, ha prodotto tra i diretti interessati. È giusto valutare i docenti? Difficilmente qualcuno direbbe di no! È possibile farlo secondo parametri incontestabilmente oggettivi? Non sono pochi coloro che, a questa domanda, risponderebbero no!
Non è un mistero che il corpo docente italiano è fatto di insegnanti bravi e motivati e di insegnanti che non brillano per competenza, né per motivazione. Questo dato non è un problema solo italiano. Ovunque, nel mondo, ci sono docenti di notevole valore per la competenza, l'impegno e la passione che sanno mettere nell'espletamento del loro dovere e, per contro, ci sono docenti che difettano della necessaria competenza, che si impegnano poco o nulla o che svolgono la loro professione con grande fatica. A proposito della variegata tipologia di insegnanti che operano in ogni latitudine del nostro pianeta, e fatto salvo il livello medio della qualità dei docenti, si può certamente convenire NorbertoBottanicon quanto afferma Norberto Bottani, noto esperto di sviluppo della ricerca scientifica sulla scuola e di analisi comparata delle politiche scolastiche, secondo cui "ci sono insegnanti competenti nella disciplina che insegnano ed altri che non lo sono, insegnanti capaci di comunicare e bravissimi dal punto di vista didattico ed altri, invece, che sono impacciati; ce ne sono di quelli dotati di grande sensibilità psicologica ed altri insensibili, preoccupati soltanto di proteggere la propria immagine, con una identità personale fragile, ci sono insegnanti che hanno grande capacità di interazione con il prossimo ed altri, invece, che sfuggono i confronti, il dialogo e si rifugiano in se stessi".
Bastano queste evidenti differenze tra un modo o un altro di essere e di fare l'insegnante a farci comprendere quanto arduo e complesso sia il compito che la legge 107/2015 affida al Comitato che dovrà individuare i criteri a cui attenersi per valutare i docenti.
Se è vero che gli insegnanti rappresentano il perno centrale su cui si regge ogni prospettiva di una sana e corretta crescita culturale dei giovani, è comprensibile che si avverta la necessità di verificare il livello di qualità che essi sono in grado di esprimere nell'adempimento del loro lavoro. Chiunque abbia frequentato le aule scolastiche fino al conseguimento di un titolo di studio secondario di secondo grado, si sarà imbattuto in buoni e in cattivi insegnanti. Così come, oggi, non tutti quelli che insegnano sono all'altezza del loro compito, non tutti i professori dei tempi andati erano ligi al loro dovere, non tutti erano padroni della materia che insegnavano e ben pochi erano quelli che, oltre alle indubbie competenze che possedevano, erano anche dotati di buona capacità comunicativa e di un'apprezzabile sensibilità psicologica. Ma nessuno, nei tempi andati, osava mettere in discussione l'operato degli insegnanti, anche quando, forti di una posizione sociale inattaccabile, i professori si permettevano il lusso di mortificare, di arrivare addirittura ad umiliare donmilanigli alunni più deboli o meno "protetti", quelli che, per dirla come scrivevano alla professoressa i ragazzi di Barbiana di don Lorenzo Milani, non erano stati generati dalla potenza dei cromosomi del dottore. Certi comportamenti fatti di arroganza e di strafottenza nei confronti degli studenti persistono ancora oggi, soprattutto in taluni ambienti universitari, dove atteggiamenti di alterigia e di protervia continuano ad essere vergognosamente consentiti a professori che si comportano come fossero i padroni della facoltà in cui insegnano. Ma torniamo alla questione della valutazione: è possibile valutare gli insegnanti in maniera incontestabilmente oggettiva? Soprattutto all'estero sono stati effettuati numerosi studi ed esperimenti per mettere a punto modalità attendibili di valutazione, ma al di là di quanto peso possano avere due fondamentali fattori, come la formazione didattica del docente e la sua preparazione disciplinare, altri elementi possono entrare in gioco e concorrere a garantire una buona qualità dell'insegnamento.
Limitiamoci, per un attimo, a considerare attendibile ed esaustiva una valutazione che misuri, unicamente, la formazione didattica e la preparazione disciplinare di un docente. È possibile valutare con rigore scientifico questi due aspetti della figura dell'insegnante? In che modo potrebbe essere possibile raccogliere ogni elemento utile per una valutazione oggettiva? Alcuni degli esperimenti di cui si diceva prima sono stati condotti e documentati con l'ausilio di telecamere e di complessi protocolli di osservazione, ma i risultati relativi alla competenza didattica e alla preparazione disciplinare che ne sono scaturiti sono costellati di dubbi e di non poche riserve tra gli stessi addetti ai lavori. Si dirà: non sarebbe più credibile una valutazione dell'operato del docente misurando i livelli iniziali delle abilità e delle conoscenze degli allievi e quelli che questi raggiungono alla fine di un anno scolastico? Anche in questo caso non sono del tutto scongiurate alcune insidiose variabili, una delle quali può essere la buona o la cattiva volontà degli studenti.
Ma quali altri fattori possono contribuire a rendere efficace l'attività di un docente? Esiste una notevole varietà di accorgimenti e di comportamenti (e di requisiti che non tutti hanno)  che vale la pena citare e che possono rivelarsi decisivi ai fini della buona riuscita del processo insegnamento-apprendimento: la qualità della comunicazione verbale e una buona comunicazione non verbale, l'entusiasmo e la passione che un insegnante è in grado di mettere in campo, la capacità di entrare in sintonia con gli allievi e di saperli motivare, il grado di autorevolezza che un docente riesce a guadagnarsi.
Oltre alla qualità dell'insegnamento, la legge 107/2015 stabilisce che per la valutazione dei docenti debbano essere presi in considerazione anche altri elementi: il contributo che essi sanno dare al miglioramento dell'istituzione scolastica presso cui prestano servizio, il successo formativo e scolastico degli alunni (che comporterebbe il rischio di promozioni facili pur di far lievitare il numero di quelli che superano con "successo" l'anno scolastico), la collaborazione alla ricerca didattica, alla documentazione e alla diffusione di buone pratiche didattiche, la responsabilità assunta nel coordinamento organizzativo e didattico e nella formazione del personale.
Come si vede, la valutazione degli insegnanti è un compito molto difficile che non mancherà di generare scontri, confusione e malumori all'interno delle istituzioni scolastiche. Sarà interessante capire quanto saranno capaci, i dirigenti scolastici, gli esperti esterni (provvisti di quali certificate competenze(?) i docenti, i rappresentanti dei genitori e quelli degli studenti di stabilire criteri che prescindano da luoghi comuni, da giudizi emotivi o frutto di semplice convenienza, da impressioni superficiali e da affermazioni liquidatorie che potrebbero ingiustamente premiare o condannare un insegnante.