BAIANO: LA STORIA DI “COCCOLINO”, IL BASSOTTO TROVATELLO DI AGNESINA… CHE ORA CERCA LA SUA “PADRONA”

Coccolino 147Gianni Amodeo – 20.03.2018 - Di certo non umano, ma, di sicuro, esemplare testimonianza di smisurato affetto e incomparabile fedeltà. E per me viene spontaneo – chiedo scusa per il riferimento privato e confidenzialmente personale- quasi liberatorio e consolatorio, pur nella tristezza che mi assedia e alberga nella mente e nel cuore, scrivere in pubblico di Coccolino, il piccolo trovatello meticcio, che per  oltre una giornata e mezza  ha vegliato senza concedersi alcuna pausa o distrazione su mia sorella, Agnesina, che giaceva nella bara scoperta al centro della camera ardente, allestita in un baleno in casa con mobili e provvisori separé, sul far del mattino di giovedì 15 marzo.

Un allestimento, curato dagli operosi addetti, quasi fossero emuli, per la rapidità dell’agire ch’è  dettata dalla delicatezza del loro  lavoro, di Atropo, la più inflessibile e inesorabile delle tre Moire che spiccano  tra le tante figure divine, semi divine e para divine , da cui è affollata la variegata e fastosa architettura della Mitologia greca raccontata nel Grande poema della Teogonia di Esiodo; quell’ Atropo interamente dedita a tagliare lo stame della vita filato dalla laborioso e paziente Cloto, seguendo il cammino del Fato assegnato dall’imperturbata e imperturbabile Làchesi, nei gironi dell’al di là nei cui tornanti si rincorrono i destini imperscrutabili dall’umana possibilità di cognizione. Una veglia- durata fino al pomeriggio di venerdì, 16 marzo- che Coccolino ha vissuto, standosene docile, com’è sua abitudine, accucciato sul tappeto sottostante ai supporti con le colonne di lampade che illuminavano sia il sereno volto di Agnesina, con i grigi capelli in tenue ri-crescita dopo i più recenti e tormentati trattamenti di chemioterapia, distesa nella bara velata, sia la bronzea asta con la plastica raffigurazione di Gesù in croce.

E’ una storia speciale, molto simile e pari a tante altre infinite del genere, quella di Coccolino, bassotto tranquillo e amicale verso chiunque, con il manto d’intenso e morbido pelo nero liscio chiazzato di candida bianchezza sulla testa, nell’orbita del collo e sulla punta della coda; è la storia che ripete e rinnova l’ empatia  generativa e ri-generativa di vita tra l’essere umano e l’essere canino,alla stessa stregua di tutte le forme e specie senzienti e viventi dell’universo cosmo; una storia, che promana dalla notte dei tempi. Ed una storia, che, nella fisionomia della circostanza, inizia circa sette anni fa, quando Agnesina incrociò sul suo cammino in via Diaz, il piccolo cane abbandonato, con la zampetta anteriore di destra malferma, quasi fosse stata spezzata da un corpo contundente, scagliatogli addosso a sorpresa e  con sadica violenza o per effetto traumatico di un urto o dell’investimento patito per opera di qualche auto di passaggio.

Raccoltolo, Agnesina  ha accudito il piccolo cane con la consueta, ordinata sollecitudine e tenace amorevolezza che poneva nelle sue cose, rifocillandolo in casa e  restituendogli energia e vitalità con il pieno recupero della malferma zampetta. Il  simpatico  trovatello, una volta ritrovata sicurezza, reclamava continue coccole e carezze,come per sentirsi a suo agio. E mia sorella, regolandogliele a profusione, prese a chiamarlo Coccolino. Un appellativo che gradì appieno e al quale si assuefece nel giro di pochi giorni; e così il meticcio non più comune trovatello, ma affettuoso famigliare, ha  reso la sua fidata e fedele compagnia, come per l’omaggio di reciproca intesa e saldo patto di amicizia, ad Agnesina in tutto questo tempo, seguendola, fino a qualche anno fa, anche in strada, quando si recava nella Chiesa di Santa Croce per ascoltare  la Santa Messa, al Mercato settimanale del giovedì in piazza Santo Stefano e nell’abitazione di via Malta.

 Una presenza, quella di Coccolino, ch’era diventata sempre più assidua negli ultimi mesi, standole vicino e accucciato ai piedi della poltrona o della sedia o sul tappeto ai piedi del letto che utilizzava Agnesina, come se ne condividesse dolori, sofferenze e tribolazioni, per farsene generoso carico …. Un esempio d’amore. Straordinario per l’occhio umano che tende a misurare e rinchiudere ogni cosa nei perimetri delle calcolate misure quantificate dagli alambicchi, dell’occhiuto dare e avere. Normale, invece, per il sentire canino che non predilige parametri predeterminati ed effonde le sue calde emozioni con spontaneità ed immediatezza … Coccolino  ora s’aggira in casa, dando l’impressione di ricercare Agnesina. Ma viene convincendosi sempre più che Atropo abbia assolto il suo tremendo compito. E se ne sta mogio, mogio, con il muso affusolato puntato sul pavimento, come mai l’ho visto prima.

           

Morì sotto Ponzio Pilato

Una riflessione sulla Pasqua di Marilena Nappi.

passioneLa Pasqua racchiude i due momenti più significativi della religione cristiana, la passione e la resurrezione di Gesù. L'una conferma la natura umana di Cristo che ubbidendo alla volontà del Padre si sacrifica sulla croce per redimere l'umanità, l'altra ne afferma la natura divina con la resurrezione dopo la morte per la vita eterna. Il tutto avviene in un preciso contesto storico in Palestina, provincia romana, governata dal prefetto/procuratore Ponzio Pilato, a cui spettò il ruolo di giudice, nel decretare la condanna a morte di Cristo.

Era il tempo della Pasqua, che gli Ebrei celebravano per rievocare la loro liberazione dalla schiavitù egiziana. Gesù entra in Gerusalemme con la processione giudaica della festa delle Capanne, durante la quale gli Ebrei agitavano un mazzetto di fronde detto lulav, un ramo di palma legato con un cordoncino d’oro a tre rametti di mirto e due di salice.

Gesù è arrestato di notte nel Getsemani (frantoio delle ulive), e trascinato dalle guardie romane ed ebraiche davanti ai sommi sacerdoti Anna e Caifa. Il sinedrio l’aveva riconosciuto colpevole di blasfemia per essersi dichiarato figlio di Dio e deferito all’autorità romana, perché fosse giudicato come un malfattore, accusa mutata poi in quella di lesa maestà nei confronti dell'imperatore romano, per costringere Pilato a condannarlo.

Nel processo due giudizi e due regni si fronteggiano, l'umano e il divino, il temporale e l'eterno. L'episodio è narrato dai vangeli sinottici in modo non concorde, limitandosi a riferire della consegna di Gesù nelle mani dei sacerdoti. Il Vangelo di Giovanni è il solo a riportare in modo dettagliato il dibattimento. Giovanni scandisce il racconto in sette scene, ora fuori, ora dentro il pretorio.

Cristo risortoL'interrogatorio procede in modo confuso, senza neanche formalizzare l'accusa, secondo quanto prescritto dal diritto romano.  Quando Ponzio Pilato chiede ai sacerdoti del Sinedrio di giudicarlo secondo la loro legge, essi rispondono che a loro non è permesso uccidere. A questo punto Pilato decide di interrogare l'accusato. Alla prima domanda se fosse lui il re dei Giudei, Gesù risponde in modo ambiguo tale da confondere il prefetto romano, affermando che il suo regno non è di questo mondo, ma di essere nato per testimoniare della verità. Alla richiesta di Pilato su che cosa sia la verità, Gesù risponde che la verità viene dal cielo, perché la sua verità è teologica.

Gesù durante il processo rifiuta la parte dell’imputato interessato a provare la sua innocenza. Tace, affinché le scritture si adempiano. Pilato è sconcertato e avverte un forte turbamento di fronte a quest’uomo, che ritiene innocente. Esce allora dal pretorio e rivolto ai sacerdoti dichiara di non aver trovato colpe nell'accusato e nel tentativo di salvarlo si appella all'amnistia pasquale. Ma contro i suoi piani, la folla fomentata dal Sinedrio urla il nome di Barabba. E qui, secondo il Vangelo di Matteo, Ponzio Pilato si lava le mani davanti alla folla, in una scena rimasta paradigmatica, per affermare la sua estraneità alla condanna di un giusto.

Entrato nel pretorio di nuovo, fa un ultimo tentativo per salvare Gesù. Lo fa flagellare, i soldati gli mettono sul capo una corona di spine e ricoperto di un mantello di porpora lo apostrofano come re dei Giudei. Lo mostra, quindi, alla folla con la famosa espressione Ecce homo, nella speranza di muoverli a compassione e dimostrare l’infondatezza dell’accusa; ma i sacerdoti continuano a chiederne la crocifissione e di cambiare la scritta, non Re dei Giudei, ma Io sono il re dei Giudei.

Allora seduto sul seggio Pilato lo consegna agli Ebrei, perché sia crocifisso. La consegna di Gesù agli Ebrei è l'atto finale del dramma della passione, perché si compisse la volontà del Padre Dio.

Giorgio Agamben dice che nel processo due mondi e due regni si sono confrontati: la storia e l’eternità, il sacro e il profano, il giudizio e la salvezza. Un confronto che si conclude con l'esecuzione della volontà divina

Irpinia, cosa resterà di questi anni 80?

di Giulio D'Andrea da IrpiniaPost del  25/01/2018 

de mita 1 copiaIl fatto che l’Irpinia Film Commission lanci un docu-film sulla figura e la storia di Ciriaco De Mita, la dice lunga su quanto si sia mosso in questi anni in una provincia particolare segnata dalla tragedia e dalla speranza, dall’illusione e dalla caduta libera in termini di spopolamento. Senza entrare nel merito della produzione cinematografica, del resto nemmeno potremmo perché in attesa di vederla dal prossimo 4 febbraio in anteprima nazionale a Lioni, possiamo asserire che questa provincia non abbia fatto alcun passo significativo in termini politici e culturali. Siamo fermi agli anni ’80 e la figura potente del politico di Nusco c’entra, ma solo in parte.

Fuori provincia restiamo noti per il leader democristiano, per la tragedia del terremoto e in ambito calcistico per il glorioso decennio dell’Avellino in serie A. Anni 80, appunto.Ma come?” potrebbero esclamare i protagonisti attivi e passivi della nuova Irpinia. “E gli scrittori o gli artisti come Arminio e Capossela? E i nostri prodotti come il vino? E la nostra natura? E tutte le energie che si spendono per difendere l’ambiente? E le realtà associative, la voglia di riscatto dei giovani?”.

Franco Arminio 300x180L’Irpinia è altro, secondo alcune visioni. Eppure anche un’analisi superficiale come questa, sui nuovi fenomeni che darebbero un’idea diversa di terra, non può che ribadire il concetto. Siamo fermi agli anni 80, non ne siamo mai usciti.

E partiamo proprio dalla cultura. Franco Arminio, figura di indubbio valore a prescindere dai gusti, non fosse altro perché pubblicato dalle maggiori case editrici italiane, è stato cacciato fuori da questa Irpinia senza troppi complimenti. E lui, parliamo comunque di dinamiche artistiche, avrà avuto anche le sue colpe. Ma dal Cairano 7x in poi lo scrittore ha cercato e trovato, giustamente, i suoi lidi in più realtà di tutto lo Stivale. Ad Aliano per esempio, provincia di Matera. Quella Aliano che ha da poco ricevuto la bandiera arancione del Touring Club. In una terra, la Basilicata, che spinta da Matera fa passi da gigante sul fronte turistico. Ha i suoi problemi e le sue contraddizioni, vedi il petrolio, ma avanza su determinati settori. A differenza di Cairano e di Calitri, parliamoci chiaro, con il primo fermo e con tendenze elitarie. Sempre per restare nel Capossela 300x180pianeta cultura, anche lo Sponz Fest e Vinicio Capossela restano illusioni. Bellissime, intendiamoci, ma il fatto che la winter edition dello Sponz sia stata pensata e sia saltata nell’anno del potenziale salto di qualità del festival è senza dubbio un segno negativo.

Pure il vino, fino ad ora, rappresenta un’illusione che dà prestigio a pochissimi, con la parola Irpinia presente più che altro nei circuiti degli appassionati. E complice una produzione quantitativamente limitata offre ancora prospettive occupazionali basse rispetto a un comparto industriale che, pur con tutte le chiusure del caso, risulta solido in diverse aree. Anche per il vino e per la gastronomia c’è ovviamente da fare un secco discorso di territorio.

Le Docg servono a poco se gli areali appaiono all’esterno poco attrezzati o in qualche caso addirittura inospitali. Dall’Alto Adige, per intenderci, venne lanciata una sensazionale campagna pubblicitaria con quel Gewürztraminer che resta Doc. Un successo, tra l’altro, a prezzi contenuti per il consumatore. Mentre il Salento negli anni scorsi è letteralmente volato, trainato pure dal Negramaro. E viceversa, nel senso che un vino può trainare un luogo e un luogo può trainare vini meno complessi di un Taurasi.

In questo scenario, fatto di molte altre illusioni come la legge sui piccoli comuni o i progetti pilota che si spera possano diventare cosa concreta, i movimenti che spingono per una rinascita appaiono spesso soffocati. Dalla politica, dalle amministrazioni locali e dal contesto, dall’assenza di un’unità di base, anche dovuta a presenze forti o ingombranti come De Mita. Non è un caso che il sindaco di Nusco diventi protagonista di un documentario sulla sua vita, lui e non altri.

Ora arrivano le elezioni: il malcontento sarà rappresentato dai lanciatissimi 5stelle, mentre la sinistra proverà a ritagliarsi uno spazio con Potere al Popolo. Ritornerà probabilmente a ruggire il centrodestra. Ma un’eventuale Irpinia senza un De Mita protagonista va costruita, culturalmente ancor prima che politicamente.

Comunità Montana Partenio-Baianese-Vallo di Lauro: Maltempo e problemi idraulico-forestali

Appello alle istituzioni regionali per l’utilizzo degli operai per mettere in sicurezza il territorio e affinché si proceda alla loro stabilizzazione.

alaia salvatoreN.S. -  18.03.2018 - E' un appello accorato quello dell'ex Sindaco di Sperone, il Dott. Salvatore Alaia, verso le istituzioni regionali affinché si proceda in tempi brevi all'utilizzo degli operai idraulico-forestali, in un momento particolare della vita delle nostre realtà territoriali tempestate in maniera assordante da temporali che possono compromettere l'intero assetto idro-geologico.

Ed è per questo che, ancora una volta Alaia,  vuole dare voce a chi non a voce, in funzione di una maggiore  attenzione verso il territorio Vallo Lauro-Baianese, che “ha bisogno di interventi di prevenzione per la salvaguardia di bellezze naturali, che non possono essere lasciate al loro destino”.

Un invito che nasce dalla consapevolezza e dalla coscienza di chi “ha avuto sempre a CUORE le sorti  del proprio territorio in funzione di uno sviluppo omogeneo, che richiede, nel caso specifico, dell'intervento di questi operai forestali, che in passato hanno realizzato lavori di grande rilevanza per le nostre comunità”- ha sottolineato Alaia.

A tutto questo Alaia aggiunge una speranza “... che l'anno prossimo(2019) si possa procedere alla tanta attesa stabilizzazione  di questi forestali e porre la parola fine ad una vicenda che per troppi anni è stata lasciata in balia dei quattro venti”. 

I 59 anni della Rivoluzione cubana

di Lucio Garofalo

I 59 anni della Rivoluzione cubana 300x16803.01.2018 - Il 2 gennaio 2018 si è celebrato il 59° anniversario della Rivoluzione di Cuba. Il giorno di Capodanno del 1959 cambiò radicalmente il corso della storia dell'America Latina, che fino a quel momento aveva vissuto soprattutto in uno stato di subalternità cronica agli Stati Uniti d'America, di povertà materiale e degrado delle classi popolari, disuguaglianze e sperequazioni sociali enormi, privilegi assurdi ad esclusivo vantaggio delle élites dominanti.

Dopo oltre mezzo secolo di progresso civile e culturale, Cuba può vantare il primato della più bassa mortalità infantile di tutto il continente americano, inclusi Stati Uniti e Canada. In oltre mezzo secolo, la CIA ha posto in essere ogni strategia possibile per destabilizzare, frenare, compromettere o sabotare i progressi notevoli della Rivoluzione castrista: diversi tentativi per assassinare il leader Fidel, un lungo embargo economico-commerciale, una incessante e martellante campagna di disinformazione e di speculazione propagandistica, una subdola e feroce reazione imperialista ed eversiva sul fronte politico internazionale, senza sortire gli esiti desiderati.Considerando la macabra ed oscura storia del continente latino-americano, vista l'arretrata situazione della società cubana prima della Rivoluzione, non c'è dubbio che il regime castrista abbia vinto le secolari piaghe dell'analfabetismo e della povertà estrema che affliggevano ed infestavano la società cubana pre-rivoluzionaria.

Cuba può vantare i migliori ospedali e le migliori scuole pubbliche di tutto il continente latino-americano. Sfido chiunque a smentire dati incontrovertibili, assai noti alla parte intellettualmente più onesta ed informata dell'opinione pubblica mondiale. Il governo di Fidel, e del fratello Raul, ha sempre dimostrato una particolare attenzione ed efficacia verso le tutele di carattere sociale: il diritto alla casa, al lavoro, alla dignità, all'istruzione ed alla sanità pubbliche, rappresentano conquiste preziose garantite ai cittadini e sono un merito storico indiscutibile, da ascrivere alla Rivoluzione. Da questo punto di vista, la realtà sociale cubana fornisce un'esperienza storica all'avanguardia.