CULTURA E TURISMO IN TERRA DI LAVORO

Riflessione di Pasquale Iorio in La Voce del Volturno. Caserta 26 Agosto 2018.

1 Palazzo reale vasca 720x340La scadente Guida Feltrinelli ha ottenuto il risultato di far scattare la molla dell’orgoglio e dell’amore dei casertani verso la propria terra, le sue bellezze e ricchezze. Ma questo non basta, bisogna essere onesti e ritornare a riflettere sui ritardi e sui problemi che condizionano la nostra vita sociale e civile.

Non dobbiamo mai dimenticare che tra i motivi principali per cui siamo finiti all’ultimo posto della classifica delle province italiane, ci sono proprio le condizioni inadeguate e primordiali, per certi versi di degrado, in cui continuano a versare i servizi legati proprio all’istruzione, alla cultura e alla fruibilità turistica.

2 Palazzo reale teatroChiediamoci quali strumenti allo stato sono offerti ai viaggiatori che scelgono la nostra provincia:: non esistono decenti servizi di accoglienza e di orientamento per chi volesse andare oltre la Reggia. Non parliamo solo dei trasporti, ma anche di guide tradizionali in formato cartaceo (ad esclusione della guida Verde del TCI, che ora è introvabile). Non parliamo di servizi più moderni, quelli on line su Internet e i vari social, dove non si trova niente (tranne che sul sito di CasertaTurismo).

Qualche tempo fa Confindustria organizzò un interessante incontro nella Reggia per presentare il portale di Visit Rovereto – uno dei tanti modelli e buone pratiche che si potrebbe realizzare anche da noi. Da oltre un anno è stato proposto il modello Caserta Welcome, che allo stato è partito con il punto di accoglienza nei pressi della Reggia. Sarebbe utile ed urgente accelerare anche il portale dedicato, magari in collaborazione e con il contributo dei principali enti ed istituzioni locali (a partire dalla Provincia alla Camera di Commercio). E qui scontiamo il punto di maggiore criticità del nostro sistema: la difficoltà a dialogare e fare rete tra le istituzioni.

3 Palazzo Reale Reggia di Caserta 0E’ giunto il momento di alzare il tiro con un a capacità innovativa di fare proposte e progetti tesi a valorizzare i nostri beni comuni e culturali; a fare crescere la capacità attrattiva di un patrimonio storico ed artistico diffuso in tutto il territorio, per certi versi ineguagliabile.

Dalla cultura e dal turismo si può ripartire per creare una economia virtuosa e competitiva, grazie anche alle competenze e risorse di tanti giovani talenti e del mondo dell’università (che già hanno cominciato ad investire in start up innovative e creative).

Per dare un contributo come rete delle Piazze del Sapere continueremo a portare avanti in tutto l’arco dell’anno iniziative per diffondere la conoscenza e la socialità, non solo con la presentazione di libri ma 5 MuseoCampanoCapua chiostroanche di progetti come quelli legati a “Letture di gusto”. A tal fine la presenza di luoghi prestigiosi, come la stessa libreria Feltrinelli e l’Enoteca Provinciale, ci aiuta a realizzare tanti incontri e momenti di confronto, grazie all’apporto delle competenze offerte dalle associazioni del terzo settore e del volontariato.

Alla Provincia e ad alcuni Comuni proporremo di organizzare alcuni incontri di carattere progettuale, volti a fare crescere la cultura della rete e dell’integrazione: in primo luogo riprenderemo il tema dei musei territoriali (una vera e propria miniera diffusa sul territorio) da tenere a Capua nel Museo Campano.

Il sistema museale di Terra di Lavoro può diventare un ricco attrattore grazie anche alla valorizzazione di itinerari artistici e storici (a partire da quello dell’Appia Antica). Come pure si può puntare alle città longobarde o normanne; per non parlare dei siti reali borbonici (già riconosciuti patrimonio Unesco). A questo 4 Oasi castel volturno 750x400patrimonio si integrano i luoghi della bellezza e della natura (dai parchi del matese alle oasi ambientali della costa, come quella oramai famosa dei Variconi alla foce del Volturno).Oasi dei Variconi (Castel Volturno)_ Aggiornato 2018 – tutto quello che c’è da sapere – TripAdvisor

Su queste opportunità bisogna sviluppare progetti di valorizzazione da proporre alla Regione e al Mibact, ma anche ad altre istituzioni come la Fondazione con il Sud. A tal fine occorre attivare un tavolo di confronto e di partenariato, che può essere proposto dai due enti intermedi (Provincia e Camera di Commercio), con il coinvolgimento dei comuni interessati (a partire dal Capoluogo), del mondo delle imprese e del terzo settore.

Non basta indignarsi, oggi ci vuole intelligenza e capacità di proposte, di creatività e di innovazione, da parte di tutti gli attori sociali ed istituzionali.

L’area archeologica di Abellinum. Riprendere il filo di una visione strutturale

Luca BattistaAi margini di un convegno organizzato dalla Pro Loco di Atripalda. Pubblichiamo il contributo di Luca Battista - Senior Project Architect presso FLarch Progetti Guerriero&Battista. Pubblicato su Linkedin il 15 luglio 2018.

La necessità di un continuo confronto

La Pro Loco di Atripalda ed il settimanale il Sabato hanno avviato un ciclo di incontri con diverse tematiche all’ordine del giorno: interessante e meritevole di attenzione. Il patrimonio archeologico della città sul fiume Sabato, con l’area archeologica della Civita, della antica città di Abellinum, è stato oggetto di una discussione, in continuità con un dibattito che da diversi anni, vede protagonisti attori istituzionali, associazioni e rappresentanti della società civileIl momento storico, con i cambiamenti a livello governativo, ma anche a livello provinciale, e più esattamente comprensoriale, con il cambio politico alla guida della città di Avellino, forse, rendono ancor più attuale e proficuo tale confronto.

Abellinum : dalle parole ai fatti

Al dibattito pubblico, o per meglio dire al convegno, visto che purtroppo non è stato possibile allargare il confronto al numeroso pubblico intervenuto, hanno portato il loro contributo il consigliere comunale Salvatore Antonacci, delegato dal sindaco; Giuseppe Spagnuolo; la dott.ssa Maria Fariello, funzionaria in quiescenza della Sovrintendenza, massima esperta del parco archeologico Abellinum; il senatore del Movimento Cinque Stelle, Ugo Grassi, direttore del dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”; il presidente della Pro Loco di Atripalda, Lello Labate, l’associazione che si occupa attualmente della promozione turistica e culturale del sito archeologico e l’imprenditore Pasquale Pennella, portatore degli interessi dei proprietari dei terreni vincolati della Civita. Dalle parole ai fatti è stato l’incipit del convegno. Si coglie l’opportunità per offrire, seppure modestamente, un contributo.

L’area archeologica di Abellinum: testimonianze e valori

bellinum 1A CopiaL’Area archeologica della Antica Abellinum, si estende sul pianoro della Civita per una superficie di circa 25 ettariLe campagne di scavo sistematico, iniziate negli anni settanta del secolo scorso, hanno reso possibile la fruizione di una parte significativa della cinta muraria in opus reticulatum di età tardo repubblicana dell’ epoca romana; una grande Domus Signorile di circa 2500 mq, di tipo ellenistico-pompeiana, databile al I sec. a.c.;  tracce del foro e delle terme con resti del Calidarium (l’ambiente caldo). Oltre che monumenti funerari, tombe, mausolei, necropoli e la basilica paleocristiana di capo La Torre del IV sec. d.c., rinvenute in varie zone dell’attuale centro antico ed oltre nel centro urbano. Sotto terra resta l’intera città antica, il cui impianto urbano, pianificato secondo il sistema dei cardini e dei decumani, è stato chiaramente ipotizzato.

Il significato di un Parco Archeologico Urbano

La prima amara osservazione è legata alla dimensione temporale, che investe la non piena valorizzazione ed utilizzazione dell’importante area archeologica, pari alla metà dei 50 ettari scavati a Pompei. Un Parco Archeologico Urbano è l’ipotesi programmatica e progettuale che ha visto impegnati, con metodo concertativo, Sovrintendenza e Comune di Atripalda. Gli obiettivi dell’auspicato Parco Archeologico Urbano sono molteplici: dal salvaguardare, valorizzare e promuovere i beni culturali, anche minori e meno conosciuti, presenti in città e nel territorio, alla incentivazione ed incremento delle presenze turistiche; al migliorare l’accessibilità e la fruibilità dei beni culturali e della città in generale, fino all’ innalzamento del livello, in termini qualitativi e quantitativi, dei servizi turistici e di accoglienza.

Abellinum 2 CopiaIl Parco Archeologico Urbano è organizzato secondo un programma di interventi, materiali ed immateriali, infrastrutturali e di servizi, che, seppur funzionalmente indipendenti, sono legati tra di loro e rappresentano, in molti casi, l’uno il completamento dell’altro. Dal proseguimento degli scavi archeologici e del conseguente restauro, alla realizzazione di percorsi archeologici urbani definiti con segnaletica, indicazioni puntuali sui beni visitabili, miglioramento dell’accessibilità e della fruibilità di alcuni siti o elementi, ad esempio in proprietà private, o nascosti da superfetazioni, etc., fino alla proposizione di Realtà Virtuali Aumentate, fruibili da applicazioni su dispositivi smart, da totem urbani multimediali e così via.

I costi di tale progetto oscillano tra diverse cifre dichiarate dai riferimenti istituzionali: dai 20 milioni di euro, come evidenziato dal consigliere delegato Antonacci, ai circa 8 milioni di euro, citati dalla dott.ssa Fariello. Il progetto è stato inserito nella programmazione strategica dell’Area Vasta di Avellino, nell’ambito del Tavolo del Turismo, legato al programma integrato “Terra di fede, sapori ed emozioni: da Montevergine alle vie del vino”. Con la previsione del completamento del Parco Archeologico per 3 milioni e mezzo di euro e la realizzazione di un Centro polivalente per la divulgazione e promozione e valorizzazione del Parco archeologico per ulteriori 3 milioni di euro.

Volontariato e fruizione

Ad oggi, l’Area Archeologica vive sull’impegno dei volontari della Pro Loco, che tra diverse difficoltà e inadeguatezza dei luoghi di accoglienza (l’ingresso dell’area archeologica è caratterizzato da indecorosi container risalenti al dopo terremoto dell’Irpinia , 1980), ricevono e guidano anche 2000 visitatori all’anno. Numeri non secondari in considerazione che l’Area archeologica è di fatto fuori da ogni circuito turistico archeologico della Campania.

Una visione programmatica: alle origini del Parco Urbano Archeologico

Dopo oltre dieci anni, si è quantomeno concretizzata una ipotesi progettuale, che era stata prevista nella stagione amministrativa del Sindaco Rega. Nella metà degli anni duemila, in conseguenza della applicazione della Legge Regionale 26 del 2002, - la prima organica norma regionale di natura urbanistica che ha dettato i principi, i metodi e le linee guida per creare condizioni virtuose al fine di riqualificare i centri storici, dopo gli anni della ricostruzione post-sismica - contribuimmo con il nostro lavoro, a far dotare Atripalda del Programma di Valorizzazione del Centro Storico e della Catalogazione dei Beni Architettonici Storici e Culturali, oltre che del Piano del Colore, ancora vigente.

Quella stagione di pianificazione particolareggiata si interruppe nella fase di elaborazione del Programma Integrato di Riqualificazione Urbanistica Edilizia ed Ambientale, dove nella stesura preliminare agli atti del Comune, tra le strategie ed obiettivi perseguibili venivano indicati i nodi e le relazioni urbane con l’area archeologica, la necessità di creare e valorizzare un Percorso Archeologico Urbano, con la connessione prioritaria al Parco ed al Palazzo Caracciolo.

La centralità di una pianificazione integrata: tra urbanistica e programmazione territoriale

Tale ipotesi progettuale, oltre che dei finanziamenti, sembra ancora manchevole di un chiaro inquadramento nell’ambito di una pianificazione e programmazione urbanistica e coordinamento territorialeIn realtà la dimensione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, individua tra gli elementi cardine del Sistema di Città Abellinum, composto da dieci centri: Avellino, Atripalda, Mercogliano, Monteforte, Manocalzati, Prata, Pratola Serra, Capriglia Irpina, Grottolella e Montefredane, proprio il Sistema dei Beni Culturali, dove l’Area Archeologica di Abellinum, costituisce vero baricentro da cui innescare politiche di valorizzazione. Fa parte integrante della direttrice strategica del turismo culturale dell’intera provincia di Avellino, oltre che trovarsi al centro del Circuito enogastronomico della strada del Vino Fiano.

Dunque il primo passo concreto è quello di innescare un processo tangibile di pianificazione urbanistica, dove in una logica strutturale allargata all’intero Sistema di Città, l’area archeologica di Abellinum sia invariante strutturale di ogni scelta operativa. Ad esempio, creando condizioni anche di valorizzazione “perequativa” di quelle aree del pianoro di proprietà privata; riconoscendone un peso in termini di surrogati diritti edificatori da poter trasferire in altri ambiti territoriali, in cambio non necessariamente della cessione al pubblico di aree cosiddette compensative, ma anche della realizzazione da parte di chi usufruirà di tali diritti edificatori, di opere necessarie alla fruizione degli scavi o al finanziamento stesso di ulteriori campagne di scavo. Il punto essenziale è quello di costruire norme e meccanismi regolamentari, che non necessariamente si rivolgano solo all’interno del territorio atripaldese, i cui eventuali comparti di trasformazione edilizia dovrebbero concentrarsi sul già costruito, considerato l’impossibilità di consumare ulteriore suolo. In questa ottica, sembra acquisire valore il tema della programmazione di Area Vasta. Dunque non un elenco, più o meno coordinato, di interventi da farsi finanziare, ma un vero e proprio piano strutturale di un sistema di città, dove distribuire i pesi insediativi, sia in termini residenziali che produttivi, che terziari, perseguendo la logica di una sistema di città come rete distribuita, favorendo collaboratività, competitività ed assenza di gerarchia tra i vari nodi urbani.

L’azione necessaria del Comune di Atripalda

In questa ottica la città di Atripalda, a fronte di un investimento decisamente più modesto, rispetto alla realizzazione seppur per parti, del Parco Archeologico Urbano, potrebbe definire e rendere operativo un Programma Integrato di Riqualificazione Edilizia ed Ambientale, inteso come uno strumento urbanistico programmatico ed attuativo, di rilevante valenza urbanistica ed edilizia, contenente norme di carattere tecnico, finanziario e gestionale. Detto strumento innovativo, previsto dalla già citata Legge Regionale 26/2002, consente di valorizzare e pianificare risorse economiche pubbliche e private, finalizzate al recupero ed al riassetto urbano di ambienti degradati o comunque non valorizzati e scarsamente utilizzati. La sfida di Atripalda è quello di mettere al centro della pianificazione proprio l’area archeologica di Abellinum, spostando l’accento dai singoli progetti di tutela alla territorialità delle azioni e alla programmazione unitaria della manutenzione del luogo urbano od ambientale, che si caratterizza e costituisce attraverso l'identità locale. Affrontando così il problema della pianificazione e della programmazione per progetti, come avviene da decenni in altri paesi europei, a garanzia della qualità, della fattibilità e della partecipazione agli interventi di innovazione e trasformazione della città e del territorio.

Per una cooperazione di comunità

Infine, terza ed ultima proposta possibile, pare evidente che l’Area Archeologica di Abellinum possa ben considerarsi un bene comune inteso come bene, materiale ed immateriale, che i cittadini e l'amministrazione riconoscono essere funzionali al benessere della comunità e dei suoi membri, all'esercizio dei diritti fondamentali della persona ed all'interesse delle generazioni future, attivandosi di conseguenza nei loro confronti ai sensi dell'articolo 118 comma 4 della Costituzione, per garantirne e migliorarne la fruizione individuale e collettiva. Ecco, in perfetta continuità, con quanto già in essere tra Sovrintendenza e Pro Loco, potrebbe sperimentarsi la scrittura di un vero e proprio Patto di Collaborazione, che vada oltre le semplici visite guidate, per analizzare, studiare ed individuare l'ambito degli interventi di cura, rigenerazione o gestione condivisa del bene, innescando processi di formazione da parte della Sovrintendenza verso giovani studiosi, archeologici, conservatori, operatori del turismo ed immaginando anche un processo di “autocostruzione”, ad esempio dei manufatti dedicati all’accoglienza ed ai servizi; attivando laboratori di progettazione, coinvolgendo imprenditori ed artigiani, che materializzerebbero architettura “a bassa definizione”, rendendo tangibile un processo di valorizzazione economica rigenerativa e solidale, a basso costo, sostenibile, in cambio di un contributo volontario alla costruzione di un concreto avvio di un’epoca di cittadinanza attiva.

Novantesimo minuto

Riflessioni di Antonio Tulino da faceboock

90 minuto cancellato franco lauro tv globo intervista 2E gli italiani potranno, finalmente, festeggiare in attesa che si realizzi il " cambiamento " che per il momento non si vede, avendo, la classe dirigente del paese, in pectore, ripetuto stancamente il vecchio canovaccio: un capo del governo non eletto, la presenza significativa di tecnici nel governo e una nebulosa complessiva avvolgente il destino del paese. L'unica nota lieta viene dallo establishment che nel corso del tempo deve trovare assestamento e funzionalità, pena la totale ecatombe dell'attuale società .

Ma sarebbe da stolti, se negassimo su tali vie le parvenze e i sogni, le verità e gli ideali, la realtà e la storia per scoprire alla fine solo le ceneri di una follia collettiva che ha bruciato lo spirito e la materia del nostro essere.

Quindi il sentire degli italiani deve trovare dignità e sublimazione nelle scelte dei governanti, ove primaria importanza dev'essere rivolta al mondo del lavoro.

Il mercato ha presentato i suoi limiti e attraverso quel percorso non si risolvono i problemi del sistema Italia.

La mano pubblica deve irrompere negli equilibri della finanza e rendere possibile l'inversione di tendenza, con l'aiuto dell'Europa e della BCE: il lavoro e solo il lavoro, nelle sue molteplici funzioni, può assicurare il cambiamento.

Ma sarebbe poca cosa assicurare la sussistenza senza il necessario cambiamento culturale. La scuola, l'università, l'intera società italiana devono essere attraversate da un protestantesimo sociale, ove la responsabilità dei saperi dev'essere al servizio dell'uomo. Competenze, professionalità, trasparenze, al servizio del cittadino, e un senso profondo di umanità accompagni l'agire della mano invisibile. La salute privata e pubblica sorregga la bussola del governo, nel tempestoso mare dell'illegalità diffusa, dell'imbroglio, e di ogni forma di protezionismo, per una navigazione meno perigliosa e al servizio del bisogno umano.

Nelle turbinose e contraddittorie esperienze dei vari governi, succedutisi nell'ultimo ventennio, le teorie mercantili e liberiste, di un'Europa tecnocrate e monetarista, che la retorica e gli interessi presentavano gioiose e responsabili, presentano il rendiconto: una diffusa disuguaglianza è il vero volto dolente e degradato dell'Italia, vera energia del motore del governo giallo verde o giallo blu che dir si voglia.

Avella 01.06.2018 ore 11,20

Marigliano: SOS per Masseria Sentino

Negli anni ’70 è stata la casa - teatro del drammaturgo Leo De Berardinis. Accorato appello di Anita Capasso. https://youtu.be/daNfwQUzIRM

Masseria Sentino 1532035246da Marigliano.net del 19 luglio 2018 - SOS per masseria Sentino. Salviamo la casa - teatro di Leo De Berardinis, il drammaturgo che proprio in questo luogo rivoluzionò il modo di fare teatro, facendo scuola con il famoso Teatro di Marigliano. Le nostre telecamere tornano sul lagno San Sossio-San Vito.

Siamo di nuovo in via Vasca,  luogo di ecomafie, storia e cultura. Luogo stretto tra inferno e paradiso,  in linea con le contraddizioni che investono questo territorio. Passeggiando tra il verde frastagliato dai rifiuti a vista ed interrati, arriviamo a masseria Sentino, nota anche come masseria Barone. Inutile dirvi che è  in condizioni a dir poco fatiscenti e  di degrado. 

Cos' è masseria Sentino?  Una masseria come tutte le altre, che testimonia il passato rurale di cui nessuno se ne frega? Certo che no.  Masseria Sentino è qualcosa di più. E' il luogo dove è stato rivoluzionato il modo di fare teatro con il famoso teatro di Marigliano, portato alla ribalta  dal grande Leo De Berardinis, le cui spoglie riposano nel cimitero di Marigliano. Con lui c'era anche la compagna Perla Peragallo.

Erano gli anni '70, gli anni della contestazione che incise anche nel modo di fare teatro e Leo lo rivoluzionò ottenendo consensi nel mondo accademico nazionale. Si provava qui a masseria Sentino e poi si scendeva nelle strade di Marigliano. Era qui che nascevano i copioni

Ora la masseria è il regno del degrado più totale. Ciò che però  ci colpisce questa volta e che fa tanto male è il cartello con cui viene messa in vendita.

Cosa ne sarà della masseria? L'ennesimo abbattimento e ricostruzione con l'attenuante della vacatio normativa? Possibile che il Comune non l'acquisisca al patrimonio comunale?  Se è vero che qui deve nascere il parco urbano, allora la masseria Sentino non può non  diventare bene  di pubblica fruizione.  Altrimenti che fine farà? Sarà l' ennesimo bene buttato giù per lottizzazioni?  Non possiamo consentirlo, oggi la cultura non può non vincere sull'ignoranza e il business.

Salvate la storia, salvate la memoria di Leo De Berardinis che ha reso celebre la città,  tanto da associarla alla rivoluzione teatrale nazionale, che da qui ha contagiato tutta la nazione. Leo De Berardinis a Bologna  ottenne una laurea ad honorem,  a Marigliano invece rischia di perdersi la sua memoria.  Non possiamo permettere l'ennesimo oblio della storia.

Centro per l'autismo di Avellino: Per non dimenticare

Riceviamo e pubblichiamo dal dott. Salvatore Alaia

 

salvatore alaia 2Sperone – 17.05.2018 - “E' una di quelle ferite che non riesce a rimarginarsi  e che continua, come un tarlo, a rendere sempre più triste la vita di un combattente come me, ex Sindaco di Sperone, intenzionato a dare nuovo impulso e linfa ad una vicenda che rappresenta una vera vergogna nella storia irpina.

Una storia che parte da lontano e che rappresenta un  duro colpo inferto all'intero territorio irpino, che, tra mille difficoltà, deve ancora una volta scontrarsi con il silenzio assordante delle istituzioni locali e regionali.

Avellino centro autisticoIl protrarsi del silenzio  del governatore della Regione Campania, del Sindaco di Avellino e della Direttrice dell'ASL di Avellino (non meritano nemmeno di essere indicati con nome e cognome) è il risultato di persone che al di là delle parole non comprendono il dramma che vivono tante famiglie.

Nessuna speculazione di ordine politico-istituzionale, se si pensa alla sofferenza che vivono queste famiglie con grande dignità. Ed è per questo che la prossima settimana mi recherò a Roma per consegnare al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, una lettera dai contenuti forti, rappresentando tutta la mia rabbia e la mia indignazione per una vicenda a cui non si riesce a dare una risposta concreta”.