Gianpaolo Petrillo, consigliere comunale di “Io ci credo

Riflessioni-flash di Gianpaolo Petrillo, consigliere comunale di “Io ci credo”. 

G. PetrilloBaiano - 08\04\20 -“In assenza di un'indagine epidemiologica in corso, il Sindaco di Baiano invita gli esercenti delle attività commerciali (non si tratta di un obbligo, sia chiaro) a raccogliere le generalità dei "clienti avventori". Pertanto, gli esercenti dovrebbero munirsi di un registro e annotare i dati personali dei clienti, che non si capisce bene da chi e in che modo sarebbero gestiti, in ossequio alle più elementari norme vigenti in materia di privacy e di raccolta del consenso informato al loro utilizzo. Tanto col rischio ulteriore di creare assembramenti per la sola annotazione delle generalità, senza che chi le raccolga sia né un pubblico ufficiale, né un responsabile al trattamento dei dati personali.

Non è superfluo aggiungere, che ciò aggraverebbe ancora di più il lavoro degli esercenti, già impegnati nel rispetto delle stringenti norme anti Covid 19 e alle prese con gravi difficoltà economiche. Ormai stiamo oltrepassando qualsiasi misura, evito di aggiungere altro e rimetto ogni valutazione a chi vorrà farla.

Secondo me, corriamo davvero il rischio di mettere in pericolo le nostre libertà personali e di movimento, costituzionalmente tutelate. Spero che il Prefetto, in quanto autorità territoriale di Governo, intervenga ancora una volta per chiarire e porre un freno a tali iniziative "fai da te...", fermo restando il primato della salute da tutelare, quale bene individuale e bene collettivo

Per il resto invito i miei concittadini a far valere i propri diritti e a non manifestare supinamente il proprio consenso, se non dopo aver avuto un'ampia e documentata informativa sull'utilizzo dei dati personali! Difendiamo lo Stato di diritto!”

I fattori che spingono la disuguaglianza dei redditi nel mondo

L’ONU ha individuato quattro fattori che stanno modificando la disuguaglianza globale

ONUmag.carm – 14.02.2020 - Ridurre le disuguaglianze è uno degli obiettivi che l’ONU si è dato per il 2030. IL World Social REPORT, pubblicato dal Dipartimento per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite, mostra che dal 1990 al 2016 la disuguaglianza dei redditi è aumentata in 49 nazioni, diminuita in 58 e rimasta stabile in 12.

disuguaglianze mondoGli aumenti si sono registrati in alcuni paesi più popolosi del mondo, inclusi CINA e INDIA, con il risultato che due terzi della popolazione mondiale vive in STATI in cui la disuguaglianza è aumentata. Quarantadue ricconi possiedono più di 3,5 miliardi di persone.

La disuguaglianza del reddito è un problema mondiale, perché alti livelli di disparità ostacolano l’emancipazione dei poveri dal loro stato di bisogno, frenano la crescita economica e creano divisione sociale causa di malcontento che fomenta conflitti violenti, di cui è afflitto il giovane e sovrappopolato continente africano.

I più poveri di tutto il terzo mondo rivendicano, a diritto, la condivisione delle risorse naturali, destinate da madre terra a tutti gli abitanti del pianeta. Essi vogliono sedersi alla mensa del ricco epulone e non si rassegnano più a mangiare gli scarti sotto il tavolo.

La rivoluzione tecnologica 1024x576L’ONU individua quattro fattori che stanno modificando la disuguaglianza globale.

Il primo è la rivoluzione tecnologica. La digitalizzazione dell’economia e l’applicazione industriale di robotica e intelligenza artificiale beneficiano i lavoratori più specializzati e aumentano il loro vantaggio su quelli meno fortunati. I guadagni dell’evoluzione tecnologica sono catturati da un numero ristretto di aziende.

Cambiamento climaticoIl secondo fattore è il cambiamento climatico. Gli effetti del riscaldamento climatico colpiscono più duramente i paesi poveri, provocando la desertificazione del suolo e diffusione di malattie per mancanza di igiene. Nel mondo, si organizzano conferenze per accordarsi sui rimedi da adottare agli effetti del cambiamento del clima, causato dall’uso massiccio delle risorse energetiche fossili. Alla fine, per colpa dei Paesi maggiori produttori di tali risorse, USA, CINA e RUSSIA, rimangono solo buoni propositi e dichiarazioni di principio senza nessun provvedimento concreto.

Lurbanizzazione 2050 ONU cittaIl terzo fattore è l’urbanizzazione. Nelle grandi città c’è disuguaglianza, ma anche meno povertà rispetto alle aree più piccole: il processo che porta le persone a spostarsi nelle metropoli deve essere gestito, perché i vantaggi delle città, come sostiene l’ONU, non potrebbero essere sostenuti se non si riducono le disuguaglianze al loro interno.

Il quarto fattore sono le migrazioni. Esse possono ridurre le disuguaglianze tra nazioni e all’interno delle nazioni, quando avvengono in modo regolare, ordinato e sicuro. Purtroppo i flussi migratori provenienti dalle terre africane, martoriate dalla siccità e dalle malattie, quando arrivano in Liba sono gestiti da trafficanti senza scrupoli. Molti migranti Le migrazionivengono rinchiusi nei lager libici, condannati a vivere in condizioni degradanti per ogni essere umano. Alcuni di essi, pagando, riescono ad imbarcarsi sui gommoni dei trafficanti che li lasciano in mezzo al mare, dove non sempre ricevono soccorso.

I migranti si tramutano in una risorsa preziosa, se sono aiutati ad inserirsi nel tessuto sociale ed economico del paese. Così possono usare in maniera produttiva le loro capacità e mandare le rimesse a casa.

Il cambiamento climatico, l’urbanizzazione e il cambiamento tecnologico possono essere sfruttati, per creare un mondo più equo e sostenibile.  

IMMIGRAZIONE: GIORNATE DI STUDIO SULL’EUROPA

È ORA DI VOLTARE PAGINA. LA GESTIONE EUROPEA DEI FLUSSI MIGRATORI: VERSO LA REVISIONE DEL TRATTATO DI DUBLINO. 

 

SERRA DI CASSANO 800x445mcferrara - 03.02.2020 - A Napoli, presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, si è tenuto l’incontro su “Immigrazione, è ora di voltare pagina. La gestione europea dei flussi migratori: verso la revisione del Trattato di Dublino”. Un ciclo d’incontri promosso da Franco Roberti Parlamentare Europeo. Un percorso culturale, che toccherà città e piccoli centri, in particolare del Sud d’Italia; con la partecipazione di illustri relatori, esponenti della politica, funzionari dell’UE, giuristi ed esperti delle diverse materie che si confronteranno per la definizione di linee guida e idee Franco Roberti 2risolutive che mirino allo sviluppo della coesione e all’adeguamento delle normative per la realizzazione di una nuova Europa. 

L’apertura dei lavori, è stata caratterizzata dalle varie riflessioni sul tema immigrazione, la gestione europea sui fenomeni migratori europei, superare il Trattato di Dublino. Ulteriormente, si è parlato degli aspetti giudiziari e di politica migratoria nel loro complesso.

Nell’intervento del promotore, si evidenzia, che vi sono due tipi di visioni, lontane e contrapposte di società e giustizia. Una contrapposizione che spesso porta a forti contrasti e discussioni politiche-sociali sull’immigrazione; il confronto s’inasprisce, quando si toccano temi di ordine pubblico, leggi, convenzioni internazionali con i loro principi di solidarietà e difesa di diritti fondamentali come libertà e dignità. In contrapposizione, c’è chi invece in nome della salvaguardia della propria identità e livelli di vita, pone in primo piano la sicurezza nazionale.

A tutto ciò, si auspica una rapida soluzione attraverso immigrazione, con programmi di sviluppo locali e piani strategici a livello europeo di equità e sostenibilità, con la distribuzione fra i paesi dell’Unione. Si ricorda, che è stato sottoposto alla Corte di Giustizia Europea, il caso dei paesi comunitari che rifiutano la redistribuzione e ricollocamento dei migranti.

A questo proposito l’Avvocato Generale ha dichiarato, che il rifiuto è contrario ai principini fondamentali e di solidarietà comunitaria, lede l’essenza stessa dell’Unione Europea

L’immigrazione non è un fenomeno emergenziale ma globale, necessita di risposte adeguate, lontano da scelte logiche di opportunismo politico, ma coraggiose e lungimiranti.

Fra tutti si segnala, l’intervento:

 - Dott.ssa Caterina Molfino, Presidente Sezione specializzata in materia di immigrazione, in rappresentanza del Presidente del Tribunale di Napoli che ha relazionato sull’impatto degli equilibri sulla funzionalità del tribunale di Napoli, fortemente interessato dal numero di procedure d’impugnativa art.35 bis, nel gestire un’emergenza significativa.

- Massimiliano Marotta, Presidente dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, da la giusta dimensione delle problematiche a cui gli Stati civili sono costretti a confrontarsi; aggiunge ‘’non c’è modo di negare che il modo è un unico organismo vivente. Platone’’. 

- Filippo Spiezia, Vice Presidente di EUROJUST, relaziona sul contrasto alla tratta degli esseri umani e traffico dei migranti dal punto di vista dalla magistratura europea e di EUROJUST e di quanto si sta facendo rispetto al tema del contrasto al traffico di migranti.

Per l’occasione, il luogo scelto diventa un laboratorio politico, di pensiero, di urgenze del nostro tempo, che rappresenti analisi e approfondimento, critico e di pensiero, Al centro delle discussioni c’è il trattato di Dublino, ma anche sociali ed Europee e l’immigrazione è certamente un tema sentito, ed è importante che tutto ciò accada a Napoli città Europea.

Ulteriori confronti, convertono sulle diatribe degli stati comunitari, le frontiere, funestate dalle morti nel Mar Mediterraneo. Ma soprattutto è necessario, sfidare quella tendenza egemonica della politica attuale, in difesa dell’umanità e diritti umani. Momento cruciale è quello che stiamo vivendo, un programma futuro ci attende, per realizzare la nuova Europa.

NAPULE E’

La dolorosa e infausta notizia che un ragazzo di 15 anni, alle 5 di ieri mattina è rimasto ucciso a Napoli, in circostanze non chiare, durante una sparatoria causata, nella zona di Santa Lucia, a quanto pare, a seguito di un tentativo di rapina nei confronti di un carabiniere in borghese, da un colpo di pistola esploso da quest’ultimo, dopo un’inutile corsa all’Ospedale dei Pellegrini, il cui Pronto Soccorso è stato, successivamente, devastato dai familiari della vittima mi riporta, come una macchina del tempo, a questo articolo, da me scritto, per il giornale telematico GOLEM, esattamente SEI anni fa, il 3 MARZO 2014, che, con i dovuti aggiornamenti, oggi ripropongo.

 

 

napoliAlberto Liguoro - 01-03-2020 - Eduardo De Falco, pizzaiolo di Casalnuovo (Na) si è suicidato il 20 febbraio 2014, per una multa di 2000 € che non era in grado di pagare, inflitta perché sua moglie lo aiutava nel negozio, senza essere regolarmente assunta.

Al momento della verifica, sua moglie si era inginocchiata di fronte ai “solerti” esattori che però… la legge è legge… il dovere innanzitutto… si sono rivelati INFLESSIBILI.

Immediatamente dopo la suddetta notizia, un’altra è stata data dal Telegiornale: “Il 50% dei NAPOLETANI non paga le multe ed evade il FISCO”.

Questa è la situazione. Questo è lo stato dell’arte a Napoli. «L’80% non fa il biglietto su treni, autobus, metropolitane, circumvesuviana, circumflegrea, tram» … aggiungerei… «tanto che, in alcune stazioni, lasciano aperti i varchi per evitare, almeno, che vengano scardinati. Contravvenzioni stradali e parcheggi non ne parliamo proprio. I parcheggiatori abusivi, maestri nei “cavalli di ritorno”, chi ci è capitato sa di che cosa sto parlando, sono i veri PADRONI della CITTA’».

Questo scrivevo 6 ANNI FA, e ancora oggi è così.

La morte violenta del giovanissimo Ugo, nelle prime ore di oggi I marzo, fa seguito alla morte, da definirsi “accidentale”, in mancanza di altre comunicazioni, dell’altro giovanissimo Guglielmo, il 12 febbraio u.s. precipitando da un muretto in zona Aniello Falcone.

E allora? Sorgono spontanee, come si suol dire, una domanda (anzi due) e una riflessione:

La domanda è: CHE COSA C’E’ SOTTO?

In una città come quella sopra descritta, le chiavi di lettura dei tragici episodi di Eduardo, di Ugo e di Guglielmo, molto diversi tra loro, ma identici nell’evidenziare un malessere profondo che attanaglia soprattutto i giovani a Napoli, e non da oggi, ma da un tempo indefinito, come dimostrano i 6 anni passati come se fossero 6 giorni, che affonda le sue radici in una storia drammatica e tormentata, ma mai ingenerosa e inconsistente, sono molteplici: erano stati mandati i verificatori dal pizzaiolo, da qualche concorrente o nemico “ammanicato”? Dalla camorra alla quale lui si rifiutava di pagare il “pizzo”, o non poteva? Erano loro stessi, i pubblici ufficiali, conniventi con la criminalità organizzata ed operavano di concerto, contro il “ribelle”? Era lui troppo debole, esposto, per i molti guai in una città metropolitana (la Grande Ammalata è sempre Napoli) senza lavoro, senza prospettive, divorata dalla macro e microdelinquenza, e si è trovato in una situazione di esasperazione e di eccessiva emotività? Così non ha saputo reagire di fronte ai suddetti pubblici ufficiali che avrebbero anche chiuso un occhio, se non tutti e due, se fosse stato più convincente o… più disponibile? E quali sono le VERE CIRCOSTANZE che hanno spezzato le gioventù di Guglielmo e di Ugo, come se fossero fragili grissini?

TUTTO si può DIRE, ma non resta NULLA.

Resta solo il grande senso di misericordia e di commozione per le vittime, per i familiari, per tutto quanto è accaduto; e di profondo sconforto per tutto quello che sta accadendo alla bella Napoli, che ha sempre incantato il Mondo.

E’ una città che conosco bene. E’ e sempre sarà la mia città. Per questo posso spingermi così avanti.

L’altra domanda è: quelli che un giorno sì e un giorno pure, se la prendono con le Istituzioni, con il Governo (quale esso sia), la Magistratura, De Magistris, ecc. perché vorrebbero più investimenti, più spese, più lavoro per la cittadinanza, più giustizia, più attenzione, saranno gli stessi che non pagano il biglietto sui mezzi pubblici, ma pagano, in compenso, “mazzette” varie?

Ed oggi, tutto questo sembra accantonato, messo in disparte, di fronte alla priorità del CORONAVIRUS. Ma il vero CORONAVIRUS è questo; la vera PRIORITA’ è questa!

Come riuscire a COMPRENDERLO fino in fondo e farlo CAPIRE fino in fondo?

RIFLESSIONE: Pare proprio che una città messa così, non sia più in grado di individuare i propri bisogni, le proprie priorità, formulare le necessarie scelte; che possa solo piangersi e parlarsi addosso; lamentarsi, dare la colpa agli altri; trovare nello sfogo la propria assoluzione; chiudersi in separati gusci: 

Quartieri come Chiaia o Posillipo slogan = PERISCA pure il MONDO, il FISCO, la RACCOLTA DIFFERENZIATA e il SERVIZIO SANITARIO, purché “CI SALVIAMO NOI”; 

Scampia, Forcella ecc. = PERISCA POGGIOREALE, la MAGISTRATURA, POLIZIA, ASSISTENTI, SECONDINI, tutta la LEGALITA’ (avvocati compresi), basta che si salva la PARANZA;

Fuorigrotta, Vomero ecc. = “NIENTE, NOI STIAMO a GUARDARE”

Spaccanapoli, Quartieri Spagnoli ecc.? = solo “NIENTE”. Tanto non esistono neanche; non si sa niente di loro; né chi sono, né quanti sono. Che cosa possiamo immaginare più di “NIENTE”?

Allo stesso modo, è spezzettato in separati gusci tutto l’hinterland, compresa la sventurata, incredibile “Terra dei Fuochi”, che si è sentita dire “morirete tutti!” da un pezzo da 90 della Criminalità Organizzata e, solo in modo alquanto blando, ha reagito.

Tutto questo è condito da vecchie atmosfere (false), vecchie canzoni (bellissime, ma che, buttate così, nella mischia, suonano false), vecchi aneddoti, vecchi detti (falsi o manipolati): quella che normalmente viene definita la NAPOLETANITA’ = sopore, nirvana, dissuasione da qualsiasi anelito di riscossa; ma il guaio peggiore è che i Napoletani non se ne accorgono o non danno peso a queste cose, tutti o quasi (in quel “quasi” forse ci salviamo).

Non si può governare SENZA SOLDI; non si possono produrre soldi, generare ricchezza, SENZA GOVERNO, nel senso, soprattutto, di GOVERNO degli eventi, delle situazioni, delle emergenze, della vita civile dei cittadini.

E’ il “serpente che si mangia la coda”. Ecco questo dovrebbe essere il nuovo EMBLEMA della Città; non più la sirena Partenope, ma il serpente Uroboro. Il che potrebbe essere letto anche in chiave di speranza e di ottimismo, per quanto dirò.

COME SE NE ESCE?

E chi lo sa! Forse non se ne esce affatto; è certo solo che, in bonam partem, va considerato semplicemente UTOPISTICO pensare che un qualche Amministratore della Città, con un colpo di bacchetta magica, potrebbe uscirne; per cui sarebbe giusto, ad esempio, dare addosso a un De Magistris, per non essere stato lui l’ARTEFICE MAGICO.

In malam partem, chi parla mugugnando sa bene tutto, e ricorre semplicemente ad un ALIBI POLITICO per portare acqua alla Destra neofascista e populista, tanto gradita solo a chi ha PRIVILEGI, e, per dirlo senza mezzi termini, SE NE FOTTE del MONDO INTERO.

MOLTI ritengono (e forse con buona dose di ragione) che siamo ormai al FINALE INOLTRATO di una GRANDISSIMA CIVILTA’ che ha esaurito il suo ciclo, e va, quindi, ad ESTINGUERSI. E, con tutta probabilità, questa previsione, abbastanza scontata, non riguarda solo Napoli.

Nulla di strano! Gli Assiri, come i Babilonesi, gli Ittiti, gli Egizi, gli stessi Andalusi, non sono stati forse PORTATORI di GRANDISSIME CIVILTA’? E poi ….spariti.

Il difficile è andarlo a dire a chi c’è dentro. E chi se la sente?

E’ doloroso, è rifiutato e inaccettabile questo.

Come vivevano quelli che si sono trovati a vivere allo spartiacque tra la Caduta dell’Impero Romano e l’Alto Medio Evo?

Beh… non proprio tutti se la passavano male, a quanto pare, qualcuno viveva bene, c’era addirittura chi aveva migliorato la qualità della propria vita.

Ma… nulla di consolatorio qui. Voglio andare, invece, a recuperare una parola buona:

Se è il serpente che si mangia la coda, Napoli, come Uroboro, si rigenererà, e quindi, se siamo alla fine di una Civiltà, siamo anche all’inizio di un’altra; se il bicchiere è mezzo vuoto, è anche mezzo pieno.

Ma non vale dire: a Napoli, come altrove, si VIVE e si MUORE.

Bisogna trovare un altro sistema, il modo di imboccare una nuova strada, abbeverarsi ad una NUOVA FONTE.

Facilità e immediatezza? NO!

Difficoltà e lunga scadenza. Ma bisogna avere un PROGRAMMA, elaborare un PROGETTO.

Con John Turturro, concludoci sono tante città, in giro per il Mondo, dove puoi andare anche una sola volta, e poi… c’è Napoli”.

Ripristinare la differenza BENE-MALE, necesse est

I casi di Manduria e di Viterbo ci inducono ad una serie di riflessioni.

Bene e Male 00402150magcarm - 10.12.2019 - A Manduria un gruppo di giovani (sbandati) ha a lungo picchiato e seviziato un uomo di 65 anni. A Viterbo due ragazzi (perbene) hanno violentato una giovane donna. Fatti di cronaca sempre più ricorrenti. Giovani annoiati, che decidono di deviare dai comportamenti sociali normali per vincere la noia quotidiana o per affermare la propria id- entità. Quando i ragazzi sono scoperti e incriminati, i genitori chiamati in causa, difendono e giustificano i loro figli. Non riconoscono il male da loro commesso e la differenza tra questo e il bene si attenua fino a scomparire Se i genitori non possiedono tale differenza non possono trasmettere ai figli una differenza che dovrebbe essere certa e inoppugnabile. Dalle tristi vicende delle due città traspare una terribile verità: la differenza tra bene e male, fondamento etico essenziale, non sempre fa parte del patrimonio familiare.

GallmbertiiSe allarghiamo lo sguardo alla scuola, ci accorgiamo che ha perduto quella sua autorevolezza necessaria per la trasmissione dei valori fondanti. I frequenti episodi di bullismo, la resa dei professori davanti alle proteste dei genitori pronti a giustificare ogni comportamento scorretto dei figli e a incolpare i docenti delle loro i insufficienze, gli episodi di vandalismo scolastico ne sono la dimostrazione. La scuola, innanzitutto scuola di vita, fa sempre più fatica a riconoscersi in questo ruolo perché subisce la concorrenza di altre e non sempre affidabili agenzie educative, come i media e i mezzi informatici. Anche nella scuola la differenza tra bene e male fa fatica a emergere, a diventare elemento fondante dell'educazione.

Monumento allauroraLa differenza tra bene e male tende a sfumare anche nelle istituzioni della politica e dello Stato. Pensiamo qual è il comportamento degli stati democratici che hanno come valore fondante il bene della libertà, dei diritti personali, del rispetto delle minoranze quando essi entrano in rapporto con altri Paesi cui questo bene è abolito e sostituito dal male della repressione del soffocamento della libertà?

Di fronte al business, alle transazioni commerciali il male si ridimensiona, si nasconde. L'economia ha la meglio sull'etica perché prevale il relativismo e la convenienzaI partiti urlano e condannano all'unanimità il reato commesso da un componente del partito avversario e sono pronti a giustificare lo stesso reato, se chi lo commette fa parte delle proprie fila.

Nella nostra società, prima di sconfiggere il male, c'è da ripristinare una chiara differenza tra BENE e MALE. Ed è questo il compito della famiglia, della scuola e delle istituzioni tutteSe non viene ripristinata nettamente tale differenza, allora tutto sarà lecito, e tutte le istituzione saranno compromesse seriamente