Traforo del Partenio, quello che Biancardi non dice

Angelo Vaccariello bIl Caudino on 24 febbraio 2019

Traforo del Partenio 1140x641Abbiamo ascoltato con molta attenzione l’intervista che il presidente della Provincia di Avellino, Domenico Biancardi, ha rilasciato a User Tv a proposito del Traforo nel Partenio. Il sindaco di Avella dice cose molto interessanti.
Anzitutto, che il Traforo si farà solo se le due comunità, quella caudina e quella del mandamento, saranno disposte ad accettarlo e se lo vorranno. Poi, che la Provincia ha competenze solo in viabilità e la sua presidenza propone questa opera pubblica grazie alla possibilità di intercettare i fondi europei destinati esclusivamente al comparto delle infrastrutture.
Ancora: il Traforo dovrebbe servire per portare la Valle Caudina fuori dallo storico isolamento nelle comunicazioni e avvicinarla alle principali direttive dei trasporti: l’autostrada e l’alta velocità ferroviaria.
Infine: ci saranno incontri pubblici per sensibilizzare i cittadini sull’argomento. Argomenti molto interessanti dei quali è giusto discutere favorendo un dibattito che non si limiti solo alle stanze dei bottoni.
Da politico navigato, però, Biancardi evita alcuni argomenti che per quanto riguarda l’oggetto di cui parliamo (una galleria di tre o quattro chilometri all’interno di un parco regionale) sono dirimenti.
Cerchiamo di evidenziarli.
Traforo del PartenioParlare di un Traforo nel Partenio senza un progetto, seppur di massima, è come discutere del sesso degli angeli: cioè di nulla.
Quanto costerà? Quanti anni ci vorranno per realizzarlo? Quali infrastrutture di servizio bisognerà mettere a disposizione prima o dopo realizzato il tunnel?

Queste domande non sono “chiacchiere da bar” ma sono essenziali per valutare il progetto tenendo conto che stiamo parlando di fondi pubblici, cioè soldi di tutti noi.
Si dirà: per rispondere a queste domande è necessario fare uno studio di fattibilità. Bene, siamo d’accordo. Allora prima di sottoporre all’attenzione dei cittadini la realizzazione dell’opera non è giusto rispondere a queste domande? Non è meglio dire: guardate, il tunnel costerà questi soldi, partirà da qui e finirà qui e serviranno queste opere di servizio. Invece che sparare la dichiarazione e poi si vede?

Resta la domanda fondamentale: a che servirà questo benedetto Traforo? A liberare la valle Caudina dall’isolamento. E come si vuole liberarla? Collegamento Cervinara a Baiano? Usando google maps è chiaro a tutti che questo collegamento potrebbe portare risparmi negli spostamenti quantificati al massimo in dieci minuti o un quarto d’ora tempo che si potrebbe tranquillamente recuperare in altri modi (vi ricordate il benedetto progetto dell’autostrada Benevento-Caserta? Ecco: quello sarebbe un modo.
A proposito: in che modo si pensa di portare il traffico pesante all’Appia (o dalla scorrimento veloce) fino alla base del Partenio, zona ad altissima urbanizzazione? Insomma: a Cervinara, i camion come arriverebbero alla galleria?

Poi ci chiediamo: alla base della proposta del Traforo c’è uno studio sugli sviluppi che prenderà l’economia nei prossimi trent’anni? Ci colleghiamo con il Vallo di Lauro perché? Ci saranno nuovi investimenti in quella zona? Apriranno nuove fabbriche?

O davvero dobbiamo berci la storiella che grazie al tunnel nel Partenio frotte di turisti che premono dall’altra parte della montagna verranno qui a mangiare nei nostri ottimi ristoranti?

Ecco. Quando il presidente Biancardi avrà elementi più concreti da offrire al dibattito sarà meglio. Qui non si tratta di essere a favore o contro una infrastruttura a prescindere ma si tratta di capire se questa infrastruttura può essere davvero necessaria oppure è il solito liet motiv del Mezzogiorno: teniamo i soldi spendiamoli.
Poi, però, uno si ritrova la scorrimento veloce Paolisi-Pianodardine progettata nel 1988 e ancora ferma a cinque chilometri.

Il futuro della Conurbazione Baianese

Qualche mio pensiero su alcuni di quelli che sono e dovrebbero essere i veri e più concreti obiettivi da proporsi subito per il Territorio Baianese.

Domenico Capolongo 2Sono venuto a conoscenza in questi giorni dell’idea di collegare con un tunnel sotto il Partenio il Baianese con Cervinara; confesso che la notizia mi ha lasciato sorpreso e perplesso. La stessa idea fu lanciata negli anni intorno al 1980 nell’ambito della Comunità Montana del Vallo di Lauro e Baianese, ma non ebbe nessun seguito concreto, nemmeno come progetto di massima, e del tunnel ben presto non se ne parlò più. Ricordo in particolare che i cittadini dell’altro versante erano contrari a tale collegamento diretto perché ci tenevano a “vivere tranquilli”.

In effetti, quest’opera non sembra rispondere attualmente ad una avvertita necessità di scambi, tra due aree geografiche separate da sempre dal massiccio del Partenio in proprie comunità sociali, culturali, commerciali, ecclesiastiche e amministrative. Sarebbe in ogni caso necessario valutare correttamente e attentamente i costi, i danni e i benefici di una siffatta opera, prima di tesserne i vantaggi che potrebbero essere ben pochi.

Colgo invece l’occasione per esprimere qualche mio pensiero su alcuni di quelli che sono e dovrebbero essere i veri e più concreti obiettivi da proporsi subito per il Territorio Baianese, nelle sue attuali condizioni. Innanzitutto i sei comuni, che compongono quella che è oggi la Conurbazione Baianese, con una popolazione complessiva di 26.385 abitanti al 2017, i quali dovrebbero cominciare seriamente a pensare come e quanto prima riunirsi in un unico comune, con vantaggi enormi, universalmente riconosciuti in questi tempi in cui l’Italia comincia ad aver paura dei suoi circa 8000 comuni. Nel caso in esame i sei comuni si sono uniti di fatto in un unico intreccio abitativo per cui l’unificazione amministrativa comporterebbe una serie di vantaggi, non solo economici, ma anche culturali, sociali, eccetera. In casi come questi, di tale evidenza, mi chiedo perché non possa intervenire addirittura lo Stato.

Il secondo obiettivo, questo sì, geografico e storico, a differenza del collegamento con la Valle Caudina, dovrebbe essere la richiesta alla Città Metropolitana di Napoli di poterne far parte, in quanto parte integrante e naturale della ex Provincia di Terra di Lavoro, che venne trasferita alla Provincia di Napoli nel 1927. Il Baianese e il Vallo di Lauro non dovrebbero indugiare ulteriormente a fare questa legittima richiesta, supportata da tantissimi elementi di omogeneità e integrazione con il resto del Territorio Nolano. Purtroppo, la infausta aggregazione alla Provincia di Avellino nel 1861 ha prodotto una mostruosità amministrativa, alla quale, a quanto è dato constatare, parecchi si sono assuefatti per sindrome di Stoccolma, come ho potuto osservare in una recente pubblicazione in un comune lauretano.  Un altro e non secondario obiettivo per i comuni del Baianese è la reale difesa e valorizzazione del loro patrimonio boschivo, compreso nel Parco Regionale del Partenio, il quale versa attualmente in un quasi totale stato di saccheggio da parte di ogni sorta di vandalismi. Vorrei solo ricordare che la legge istitutiva degli ultimi parchi nazionali, N.394 del 6 dicembre 1991, tra cui in Campania quelli del Vesuvio e del Cilento Vallo di Diano, il Parco Regionale del Partenio era inserito tra le “dieci aree di reperimento”, che potevano diventare parchi nazionali in caso di difficoltà ad istituire tutti i nuovi parchi nazionali previsti. Questo privilegio scaturiva anche dalla particolare collocazione geografica del Partenio lungo i percorsi o vie naturali di transito di alcune specie di mammiferi.

Penso che dovrebbe aprirsi davvero un ampio dibattito con esperti su questi temi concreti, attuali e molto meno avventurosi di un traforo dagli incerti vantaggi, piuttosto che sopravvivere in attesa di miracoli.

Domenico Capolongo

Roccarainola, 17 febbraio 2019     

   

La protesta e l’appello di Cervinara Trekking

Ancora a parlare di tunnel, trafori o più comunemente buchi e voi sapete che noi preferiamo parlare e mostrare altro. Da Cervinara Trekking del 4 dicembre 2018 alle ore 17:03

castello e Monti di Avella Eravamo rimasti ai 'bellissimi' slogan post elezioni provinciali frutto di quali fumi alcolici, ora addirittura con presunti finanziamenti dell'opera e sappiamo (per fortuna in questo caso) che le promesse in Italia non valgono molto. Dobbiamo però sempre mantenere alta la vigilanza per scongiurare che tali progetti fantasiosi siano realizzati o peggio iniziati producendo danni irreparabili o ferite difficili da sanare alla nostra montagna sacra. Montagna raccontata da Virgilio fino a Giustino Fortunato e oggi 'raccontata' da noi escursionisti/ambientalisti ma semplicemente Montanari del terzo millennio. Alla nostra generazione e' stata 'regalata' dai nostri antenati una Montagna eccessivamente sfruttata e tutt'oggi antropizzata ma che con l'abbandono delle non redditizie attività' 45335523 1168942906563885 5584741808019695979 nmontane (speriamo) sta ritornando a quel wilderness che era un tempo e dalle nostre attività' lo stiamo dimostrando. Per questo motivo saremo sempre vigili contro queste affermazioni 'bizzarre' di chissà quali progetti mostruosi degne di questi anni di belusconismo estremo. 
Invito tutti coloro che postano le loro escursioni/gite ecc. sul Partenio di inserire un hashtag 
#IlParteniononsitocca
cosi da contarci, far sentire la nostra opinione e anche di mostrare a chi per ignoranza e mancanza di tempo 'non conosce' la sua e nostra terra.
A questo proposito vi mostro un video di una nostra escursione di pochi giorni fa, in cui e' rappresentata una delle bellezze del Partenio, l'acqua e il suo bacino acquifero frutto di una delle zone piu' piovose d'Italia.
[Cascata Vallone Acquaserta, acqua della Calavricia, 01/12/2018]

47581397 156349908675885 3979252566878884184 nhttps://www.facebook.com/cervinaratrekking/videos/883257222064905/

L'autonomia "differenziata" voluta dal Governo apre la via allo smantellamento dell'unità d'Italia

Appello di Massimo Pomponi

LimperodiCarloMagnoVenerdì 15 febbraio la ratifica dell'intesa fra il governo Conte-Salvini-Di Maio e le prime tre Regioni - Veneto e Lombardia (con referendum, Emilia-Romagna con voto del Consiglio Regionale - che hanno chiesto di accrescere notevolmente le competenze che già detengono) sancirà la sostanziale dissoluzione dello Stato unitario, dello stesso Stato regionale, con una divaricazione sempre più forte fra Regioni ricche e Regioni povere.

Un atto costituzionale che dà un colpo mortale alla Repubblica voluta nel 1946 dal popolo italiano, destinato a portare al massimo la confusione politico-amministrativa del Paese anche nei suoi rapporti con l'UE e col resto del mondo.

Desta in queste associazioni grandissima preoccupazione il fatto che fra le prime competenze rivendicate "in esclusiva" vi sono Ambiente, Beni Culturali, Urbanistica (ma non solo). Grandissima preoccupazione giustificata dalla pessima attuazione o dalla inattuazione delle deleghe già ricevute in materia dalle Regioni a statuto ordinario negli anni '70. Per esempio la sostanziale renitenza o addirittura il pratico rifiuto della stragrande maggioranza delle Regioni di attuare leggi dello Stato sul Paesaggio come la legge Galasso del 1985 sui piani paesaggistici, ribadito ostinatamente nei confronti del Codice per il Paesaggio del 2008 con appena 3 piani co-pianificati e approvati, spesso fra furibonde polemiche locali. Tutto ciò mentre nel paesaggio italiano, palinsesto fondamentale della nostra storia (come lo definì Giulio Carlo Argan discutendosi al Senato la legge Galasso approvata, si badi bene, quasi alla unanimità), si stavano attuando autentici massacri, con la cementificazione e l'asfaltatura di centinaia di migliaia di ettari.

Non è un caso che le tre Regioni le quali pretendono mano libera su ambiente, paesaggio, beni culturali (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna) risultino le più massacrate dalla speculazione fondiaria ed edilizia, quelle dove il consumo di suolo e l'impermeabilizzazione dei suoli agricoli raggiunge i più esasperati livelli in Italia e fra i più alti in Europa. Quelle dove gli stessi Parchi Nazionali sono stati già smembrati (vedi lo Stelvio) o dove non si riescono a costituire (vedi il Delta del Po, fra Veneto ed Emilia). Con leggi urbanistiche fondate sulla contrattazione coi privati e non più sull'interesse generale.

Ma altre Regioni chiedono di avere più autonomia e più competenze esclusive. La Campania - regione record dell'abusivismo - le vuole per ambiente, ecosistema, paesaggio. La Regione Lazio, a quanto si apprende, le chiede - pur avendo al suo interno la Capitale del Paese - anche per i rapporti internazionali e con la UE. La Liguria le esige per le grandi reti di trasporto e di navigazione (assolutamente impensabili anche nella Germania Federale).

Questo disegno è assolutamente, drammaticamente inaccettabile. Eppure esso sta procedendo col pieno avallo della maggioranza di governo e con la sostanziale ignavia delle opposizioni. Eppure esso sta procedendo nel silenzio dei Tg e delle reti televisive. Nella sommessa protesta, quando c'è, della stampa distratta da altri argomenti.

Come atto di testimonianza culturale, eleviamo la più forte e argomentata protesta contro una operazione che smantella lo stesso Stato regionale, dissolve un governo centrale già debole che invece negli Stati regionali è forte e deciso. Un vento di follia sta investendo il Paese, quanto resta dello Stato viene sbriciolato a favore di Regioni che, in quasi mezzo secolo, hanno spesso dimostrato inerzia, incapacità, opacità a danno della comunità, della Nazione italiana.

Vittorio Emiliani 

Chi vuole aderire, lo deve fare urgentemente - entro il 12 febbraio 2019 - inviando un messaggio a Vittorio Emiliani  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte
Palazzo  Venezia
Piazza San Marco,  49  I - 00186 Roma
Tel. +39 06 6780817

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Il Natale di Gesù e il Credo

L’invito di Francesco Marino, vescovo di Nola, alla meditazione sul Mistero dell’Incarnazione

la nativitàGianni Amodeo - 25\12\18 - “Il Natale oggi non ha nulla a che fare con il Natale di Gesù, ma intanto é l’unico uomo che sulla faccia della terra (trovatene un altro) che viene festeggiato in tutto il mondo o quasi. Per lui, per Gesù, si è cambiato addirittura il computo degli anniprima e dopo di lui. Sono 196 gli Stati riconosciuti oggi a livello internazionale: di questi ben 160 Nazioni festeggiano il Natale, anche in quelle di prevalenza non cattolica. So bene anche che il Natale è solo consumismo e spreco di quanto potremmo e dovremmo fare a meno, ma, intanto, al di delle abbuffate e dei regali rimane l’incontrovertibile fatto che in nome del Natale ci ricordiamo di quelli che amiamo e che ci amano …”.  

imagesCAIHDRE3E’ il passaggio testuale della lettera di padre Davide Mario Colella dell’Ordine dei predicatori domenicani, pubblicata dal “Corriere della Sera” del 23 dicembre nell’ariosa e stimolante pagina recepisce le libere opinioni e le sempre ben argomentate riflessioni dei lettori sull’attualità e sulle problematiche che attraversano la società con i riverberi di un caleidoscopio costantemente mutevole, variegato ed imprevedibile. Un punto d’analisi-flash, quello di padre Colella, che serve ad evidenziare la mutazione del Natale, plasmata dagli eccessi dello spreco e degli stili di vita consumistici e dai ritmi veloci della contemporaneità; mutazione, che, però, non ne intacca la magia e quello spirito di disponibilità al bene e alla pratica del bene verso gli altri.  

Sono elementi che per comune sentire e assonanza di pensiero echeggiano e si ritrovano, con spiccato acume teologico, nella penetrante ed efficace nota di Francesco Marino, vescovo della Diocesi di Nola, e indirizzata ai fedeli, per proporre il senso e i valori del Natale di Gesù, nel rapporto con il mondo e l’umanità dell’oggi e alle sue tumultuose frenesie. E’ il Credo, la preghiera che fa da stella polare e guida per i cristiani, a costituire la vescovo di Nolachiave esplicativa del significato autentico del Natale, che si dispiega nel Mistero dell’Incarnazione e risuona nelle parole “per noi uomini e per la nostra salvezza si é fatto uomo”. Sono parole -scrive il Presule - il cui Mistero farebbe palpitare il nostro animo, “se solo fermassimo il tempo per meditarle, se solo ci fermassimo per assaporarle. Ma siamo sempre di corsa, di fretta. Dal lunedì alla domenica, giorno che ha nel suo nome l’essere dedicato al Signore, ma che un progredire disumano ha reso pienamente lavorativo”. Una spirale che non si concede alcuna pausa, asservendo a se stessa e alle sue convulse dinamiche sia lo spirito che la mente, incapaci di rendere e vivere momenti di attenzione e meditazione al Mistero dell’Incarnazione, che si dispiega e aleggia nel Dio che si fa uomo ed é Gesù che compie miracoli, predica la pace tra uomini e popoli e giustizia per i deboli e gli oppressi; un messaggio universale che vale per ieri, oggi e domani.

Per noi uomini e per la nostra salvezza si è fatto uomo” E non può essere vissuto il Natale - spiega il vescovo Marino - senza avere quale riferimento esistenziale Gesù Cristo e i valori di vita professati e praticati. E per ribadire il concetto si chiede- e chiede- …” Può il Signore che viene a trovare il nostro tempo saturo, senza che ci sia un momento per ringraziarlo, per parlargli, per godere ancora attraverso di Lui dell’abbraccio del Padre?”. La risposta auspicata ed auspicabile alla domanda sollecita la meditazione, per comprendere il Mistero dell’Incarnazione che interpella in modo diretto e immediato i cristiani, segnatamente per i profili e i valori del messaggio evangelico da tradurre nella concretezza del vivere. Ed è - scrive il Presule-  il Mistero della potenza che sceglie la fragilità, dell’onniscienza che sceglie la coscienza, della regalità che da sempre sceglie la povertà, della verità dell’amore che sceglie la creaturalità, della giustizia che cede il passo alla libertà. Dicotomie forti e nette, da sviscerare e interpretare sulle tracce del Vangelo e della predicazione del Nazareno; dicotomie, per le quali il primo termine rende il valore della trascendenza divina e il secondo la dimensione umana; dicotomie che si risolvono nella visione di Dio che “per noi uomini e per la nostra salvezza si é fatto uomo”.     

E’ il Natale della fede cristiana.