CONVEGNO A SPERONE: IL MAIO, TRA CULTURA MATERIALE, PAESAGGIO, FOLCLORE E FEDE

Servizio di Niam e corredo fotografico del'Archivio del Gruppo Archeologico Avellano e di Bassairpinia.it

LE "VOCI" DEL CONVEGNO SUL MAIO E SULLE VALENZE DEL TERRITORIO

convegno maio-sperone-2Sperone- 17.02.2014 – Prima, il convegno nei locali de L'Incontro, a Baiano, poi quello nel palazzo comunale, a Sperone. Si è chiuso il dittico di analisi e riflessione sul folclore del territorio, di cui è simbolo il maio, il cui ciclo di manifestazioni si apre con le celebrazioni del "Natale piccirillo", il 30 novembre, a Sirignano, per dipanarsi negli eventi del 25 dicembre, a Baiano, e a Mugnano del Cardinale, Avella, Quadrelle, nelle cadenze di gennaio, per concludersi giovedì prossimo, 20 febbraio, appunto a Sperone. Quattro mesi, scanditi dall'"omaggio" reso al maio, quale passaggio dal vecchio al nuovo anno, con spiccate variazioni rituali, ma univoche nella dimensione del culto arboreo in sé, correlato e giustapposto alla religiosità popolare di matrice cattolica ed intrecciandosi con la venerazione devozionale verso i Patroni delle comunità locali, da Sant'Andrea a Santo Stefano, il Levita primo martire della cristianità, da Santa Filomena a San Sebastiano, da San Giovanni Battista a Sant'Elia Profeta.
la-via-de-majDue "momenti" di scoperta e ri-scoperta del vero senso del ciclo folcloristico del territorio, ispirati, anzi imposti, quale indifferibile esigenza di "presa di coscienza" pubblica, dai noti episodi, vissuti drammaticamente da Giuseppe Lippiello e Luciano Corbisiero nel corso delle manifestazioni di Baiano e Mugnano del Cardinale; "momenti", con cui il sodalizio di via Napolitano e le associazioni "Festa del maio" e Zigo-Zago hanno inteso fornire un contributo di conoscenza, per rimuovere i rischi di ... deriva, a cui le celebrazioni sono esposte, se non vengono recuperate nella loro essenzialità e ricondotte nei giusti alvei sia della tradizione che della congrua e coerente innovazione. "Passaggi" coordinati tra loro, per affermare la vivibilità, la sicurezza e la valorizzazione degli eventi, con le significative novità prospettate nel convegno di Sperone, coordinato con incisiva spigliatezza dalla dott.ssa Giusy Avverato, assessore per i beni e le attività culturali; novità, sia per gli approfondimenti sui temi del sincretismo religioso, a cui il maio si rapporta, sia per il progetto del Marchio d'area, di cui proprio la Via dei mai è un elemento di simbolica caratterizzazione nel segno della dimensione storico-archeologica e paesaggistica del territorio, protetto dai Monti Avella e dal Partenio.
convegno maio-sperone-3La memoria. Il valore delle tradizioni è un bene culturale, da tutelare e salvaguardare, ha affermato il sindaco Marco Santo Alaia. E' il valore che identifica la storia delle comunità, con cui se ne salvaguarda il presente e il futuro. L'amministrazione, nella sua piena configurazione e quale espressione dell'intera comunità cittadina, è moralmente impegnata alla promozione e alla conservazione della Festa del maio, per tutto ciò che rappresenta ed é. Un impegno, la cui svolta del 2014 avrà adeguata conferma nel futuro, anche e soprattutto alla luce della sensibilità delle associazioni coinvolte nell'organizzazione della manifestazione, con l'attiva partecipazione delle scuole cittadine. E' un forte segnale,per dare continuità alla Festa.
Folclore e cultura. Piena consonanza nelle riflessioni, dettate dal presidente dell'associazione la "Festa del maio Sant'Elia profeta", Nicola Parente, e dal presidente dell'associazione Zigo-Zago, Carmine Festa; consonanza, per ribadire la portata comunitaria, di cui si carica la simbologia del maio, coniugando tradizione e cultura.
2 - Majo BaianoIl maio baianese. La rappresentazione del folclore del territorio, proposta da Antonio Vecchione, autore di uno specifico saggio monografico di recente pubblicazione, era calibrata sulla storia del maio nel costume della comunità baianese. Una ri-visitazione, per far risaltare la socialità e la popolarità dell'evento, il cui spirito va conservato ed efficacemente valorizzato nel susseguirsi delle generazioni.
L'albero e la cultura del paesaggio. La simbologia del maio si collega certamente con la cultura materiale del territorio e del sistema economico, di cui da sempre il patrimonio dei boschi dei Monti Avella e del Partenio è stato l'alfa e l'omega fino agli anni '50 del secolo scorso. Un'autentica filiera produttiva e industriale, con efficienti siti di stoccaggio, fino alla lavorazione del legno di faggi, abeti, pini e ciliegi, con un artigianato di qualità, per non dire delle "compagnie" dei mannesi\boscaioli, lavoratori non solo dei boschi nostrani, ma anche in quelli della Grande Sila, in Calabria, o in terra di Sardegna, dove l'attività dei "tagli" si protraeva fino a sei mesi all'anno. E' la simbologia, spiegava Gianni Amodeo, la cui attualizzazione va tradotta nella pratica della cultura dell'ambiente e della tutela del paesaggio naturale, troppo spesso e frequentemente aggredito dalla mano dell'uomo. Di questa prospettiva, il maio può e deve essere un significativo messaggero, senza mummificare la tradizione, considerando l'albero, espressione di vita e di quella verticalità valoriale, che unisce la terra al cielo. Un recupero del senso più profondo dei valori della naturalità e del rapporto dell'uomo con la terra, mentre le aree montane, con borghi, villaggi e paesini, fino a qualche decennio fa sentinelle delle culture e della tutela dei territori, si spopolano e desertificano. Un processo irreversibile, che va dalle aree alpine alla dorsale appenninica e sub-appenninica.
La festa nella Valle dellantico Clanio1 291x400Il sacro rivelato dal profano. Le manifestazioni e le tradizioni popolari, evidenziava Nicola Montanile, anche quando sono connotate da marcate matrici laiche, lontane da concezioni religiose, quali ne siano i profili dottrinari, generalmente, assumono la funzione di veicolare elementi di religiosità. E' la concezione della ierofania, che così emerge. La stessa Chiesa le recepisce per i valori di aggregazione comunitaria che costituiscono. E su questa traccia Montanile con la solita verve sciorinava una serie di aneddoti, che segnano i legami tra Santi, miti, leggende ed il vissuto delle comunità del territorio.
Maio e territorio per il marchio d'area. La valorizzazione del maio e del connesso ciclo di Feste, con cui vive e si caratterizza il territorio, passa attraverso iniziative mirate. E tra queste spicca il progetto della Via dei mai, presentato lo scorso novembre alla vetrina internazionale della Borsa-Mediterranea del Turismo Archeologico, a Paestum, con importanti riconoscimenti e consensi degli operatori presenti, per lo più asiatici, statunitensi e tedeschi; progetto, illustrato da Pietro Luciano, direttore del Gruppo archeologico "Amedeo Maiuri". Nelle coordinate del progetto, chiariva Luciano, si saldano i potenziali e notevoli attrattori del territorio, il cui asse portante è costituito dal patrimonio archeologico di Avella e dall'intero assetto paesaggistico dei sei Comuni dell'istituenda Unione del Baianese e dell'Alto Clanis. Un asse robusto, come dimostra l'inserimento di Avella e dell'area di riferimento negli itinerari del "Grand tour", che rientra nei progetti di valorizzazione territoriale, messi a punto e finanziati dalla Regione-Campania; itinerari, già presentati a Londra e che avranno la loro "vetrina" ad Expò 2015, a Milano.
Paestum 2013 - stand Gruppi Archeologici 1L'illustrazione del progetto, attraverso una scelta sequenza di slides, era presentata dalla dott.ssa Carmen Loiola, specializzata in Marketing turistico. Una bella e variegata rappresentazione delle eccellenze paesaggistiche e delle tipicità colturali del territorio; eccellenze, destinate ad essere parte integrante, evidenziava la dott.ssa Loiola, del Distretto turistico irpino-sannita, la cui istituzione è in itinere. Eccellenze di naturalità e bellezza. Uno scenario, per il quale Maio diventa parte centrale del logo del Marchio d'area, per il cui riconoscimento il carico d'impegno e di responsabilità spetta alle istituzioni locali e all'assetto delle associazioni operanti sul territorio con le insegne dell'impegno civico.

LE "RAGIONI" DELLA CHIESA TRA FEDE E RELIGIONE NELL'INTERVENTO DI DON ANIELLO TORTORA

don Aniello TortoraIl discernimento alimenta e nutre la conoscenza, filtrando e sedimentando le distinzioni, con cui si connotano e rincorrono, come in un caleidoscopio, i molteplici profili della realtà, che s'intende porre sotto la lente d'ingrandimento, per coglierne i significati. E don Aniello Tortora, animatore dell'Ufficio della pastorale della diocesi di Nola per la pace, la giustizia e la salvaguardia del Creato, se n'è avvalso in modo proficuo ed incisivo, nel focalizzare, alla luce della visione cristiana, le connessioni che corrono tra la religione, intesa in senso lato, e le manifestazioni del folclore popolare; manifestazioni, che, nei territori e nelle usanze delle comunità del mondo cristiano, l'immaginario collettivo rapporta alle figure dei Santi, che per l'esemplarità di vita e per la testimonianza concreta della pratica dei valori del Vangelo la Chiesa cattolica innalza agli onori degli altari e che la tradizione spesso avvolge in aloni di leggenda e di mitografia.
Lo ha fatto, a suggello del pubblico convegno, svoltosi nella sala consiliare del palazzo municipale di Sperone, incentrato sul tema "Il maio, simbolo del culto arboreo e della valorizzazione del territorio. La tradizione popolare e gli aspetti del sincretismo religioso". Un intervento di chiarificazione a tutt'arco, quello di don Aniello Tortora, per ancorare su un versante la religione, le ritualità, le pratiche di religiosità devozionale, vissute come "routine" , e su un altro versante ben definito la fede. Una distinzione, per sottolineare che la religione, sotto tutte le latitudini e in ogni tempo, nel rendersi istituzione sociale è stata- ed è- fonte di potere, per se stessa, nel segno dei politeismi, dei fondamentalismi e degli assolutismi teocratici, o si è resa- e si rende- supporto del potere, quale religione di Stato; ed è la stessa religione, la cui carica d'alienazione annulla la dignità della condizione umana. Una fuga della mente e del sentimento nelle avvolgenti vertigini dell'irreale. Ed è il modello di quella religione, non a caso, definita " l'oppio dei popoli", che ottenebra ed offusca la razionalità e, magari, serve a scatenare "guerre di religione", che hanno mascherato- e mascherano- soltanto ed esclusivamente guerre di conquista e di dominio, come l'analisi storiografica soprattutto dei secoli passati avvalora ed attesta compiutamente.
convegno maio-sperone -1La fede è ben "altro" nella proiezione della trascendenza, pervasa e sorretta dalla concezione cristiana. La sua strada è tracciata- evidenziava Tortora- dal valore della carità, che ri-capitola e dispiega i principi della pace, della giustizia e della convivenza tra uomini e popoli nella libertà, secondo l'insegnamento dell'angelo. Un piano di vita e di condizione esistenziale ben impegnativo da praticare. " Così può accadere che ci si professi cristiani, senza esserlo affatto negli atti e negli stili di vita". E, calibrando il radar della riflessione sull'attualità sociale dei nostri giorni, don Aniello Tortora fissava i molteplici fenomeni di a-socialità e di a-moralità, da cui è attraversata e che contrastano nettamente e radicalmente con la visione cristiana della vita; e sono i fenomeni della pervasiva presenza della criminalità ambientale, della criminalità economica e finanziaria, coessenziali alla criminalità organizzata, ma anche della pratica clientelare ed assistenzialistica con cui si saccheggiano i beni e le risorse pubbliche, per non dire del malcostume della "raccomandazione", degli addentellati del familismo e via proseguendo. Sono fenomeni, che, innervando e segnando capillarmente il contesto sociale, lo rendono se non estraneo, certamente lontano dal senso cristiano della vita. Un'estraneità ed una lontananza, fatte di persone, in carne ed ossa, e non certo costituite da alieni, provenienti da Marte.
Alcuni lavori dei ragazziLe festività e manifestazioni folcloristiche, in questo scenario, vanno vissute come lievito di con-vivialità e di spirito comunitario. E' la prospettiva, per la quale è necessario garantirne l'autenticità popolare, depurandole da fattori ed elementi di contaminazione impropri e falsi, così come dettano gli orientamenti dello specifico documento, diffuso qualche anno fa dalla Conferenza episcopale della Campania; orientamenti, per i quali le festività e le manifestazioni folcloristiche che la cultura popolare ri-conduce alle testimonianze della cristianità vanno recuperate alle loro valenze originarie, prefigurando per i Comitati organizzatori stringenti e vincolanti disposizioni in materia di trasparenza e di controlli in materia contabile, per le sottoscrizioni dedicate alla raccolta di fondi.
Una scelta di campo netta, maturata anche sulla traccia di situazioni anomale, che si sono venute consolidando negli anni, trasformando le festività e le manifestazioni in "fabbriche" di... consenso per clan di camorra, in qualche caso per i politici, procacciamento d'affari, ma anche occasioni per spreco di denaro, schiaffo al buon senso e alle difficoltà che vivono tante famiglie, uomini,donne e giovani per la marginalità generata soprattutto dalla crisi di questi anni. Come per dire che festività e manifestazioni, se canalizzate nell'alveo della cultura religiosa di segno cristiano, non possono essere scisse dai valori della fede e del Vangelo, che hanno carattere primario. Un punto fermo nel più articolato quadro del progetto di evangelizzazione, per il quale non contano le apparenze e le formali convenzioni osservate per l'ipocrita ed ingannevole "bella immagine di sé", quanto e piuttosto la sostanza dei contenuti comportamentali e delle scelte chiare e nette.

 

SPERONE: IL MAJO, NEL FOLCLORE LOCALE E NEL SINCRETISMO RELIGIOSO

Pubblico convegno nel palazzo comunale, sabato alle ore 19,30, introduce alla Festa della tradizione popolare, in coincidenza con le celebrazioni votive in onore del Patrono della comunità Sant'Elia profeta del 20 febbraio. Saranno premiati i migliori disegni del concorso sul racconto dell'evento, che si rinnova ogni ed elaborati dai ragazzi e dalle ragazze delle scuole cittadine

Comune di SperoneM. D. - Sperone – 12-02-2014 - "Il majo, simbolo del culto arboreo e della valorizzazione del territorio. La tradizione popolare e gli aspetti del sincretismo religioso". E' il tema del pubblico convegno, promosso ed organizzato, per sabato 15 febbraio alle ore 19,30 nel palazzo comunale, dall'associazione "Festa del Maio Sant'Elia profeta", in collaborazione con l'associazione socio-culturale Zigo-Zago e con la civica amministrazione. Il convegno fa Sperone - Chiesa di SantEliada prologo all'evento centrale del folclore locale, in concomitanza con la Festa votiva in onore del Patrono della comunità, Sant' Elia profeta, in programma il 20 febbraio; Festa di ringraziamento, evocativa- dopo la processione per le vie cittadine della statua del Santo- del mitigarsi e della scomparsa dell'epidemia del vaiolo, che martoriò nel 1903 la piccola comunità locale e l'intera Campania.
Introdurrà e coordinerà, l'assessore alla cultura, la dott.ssa Giusy Avverato; a seguire Nicola Parente, presidente dell'associazione organizzatrice dell'evento, e Carmine Festa, in rappresentanza dell'associazione Zigo-Zago, l'indirizzo di saluto del sindaco, l'avvocato Marco Santo Alaia
A focalizzare Il tema del convegno, mons. Aniello Tortora, responsabile dell'Ufficio della pastorale della diocesi Nola per la giustizia e per la salvaguardia del Creato, il prof. Gianni Amodeo, il prof. Pietro Luciano, direttore del Gruppo Archeologico "Amedeo Maiuri" di Avella, il prof. Antonio Vecchione, cultore di tradizioni locali, a cui ha dedicato interessanti monografie, il prof. Nicola Montanile, direttore della Biblioteca Comunale "Ignazio D'Anna" di Avella ed autore di saggi di storia locale.
La scansione degli interventi sarà data dalla lettura di brani poetici ispirati dal Maio, composti da Pasquale Gaglione e Carmine Montella, con il sigillo musicale del Cantico delle creature, a testimoniare i valori della natura, del territorio e del paesaggio, intesi quali beni comuni, la cui tutela spetta ai cittadini e alle istituzioni, con condivise responsabilità. Un impegno, per il quale l'interesse generale deve prevalere su quello privatistico e di carattere speculativo. La lettura è affidata alla dott.ssa Diana Picciocchi e al dott. Michele Salapete.
La festa nella Valle dellantico Clanio1 291x400A sigillo del convegno la premiazione del concorso grafico, a cui hanno partecipato i ragazzi e le ragazze delle scuole cittadine, con oltre duecento elaborati sul tema "Racconta il tuo maio". Una rassegna di gradevole espressività, la cui selezione si deve alla giuria formata da Carmine Montella, Emilia Belloisi e Michele Salapete. Degna d'interesse per la circostanza l'esposizione dei pannelli illustrativi della Via dei Maj, seguendo le tracce dell'evento folclorico, che si celebra a Sirignano, Baiano, Quadrelle, Mugnano del Cardinale, Avella e Sperone appunto, mostra presentata con successo lo scorso novembre alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum, nel corso della quale si è tenuto anche un convegno-studio sui culti arborei.

 

Presentato a Camposano “Fiori … come me. Storie di dieci vite spezzate” di Giuliana Covella

Servizio di Giuseppina Amalia Spampanato - Dal sito di "Ultimi. Associazione per la legalità" del 22 gennaio 2014

covella 1Dopo l'incontro con Erri De Luca, lo scorso 21 novembre 2013, "Ultimi. Associazione per la legalità"- Presidio Agro-nolano prosegue il ciclo di incontri dal tema legalità e lotta alle mafie, invitando Giuliana Covella, giornalista napoletana, da anni nota per il suo impegno civile.
La Covella scrive nelle pagine di cronaca del quotidiano "Il Mattino", occupandosi principalmente di vittime di camorra, denuncia sociale e casi irrisolti di cronaca nera e giudiziaria. Inoltre, collabora con il settimanale "Gente", con il periodico del Corriere della Sera "Comunicare il Sociale", con il portale web "Articolo 21" e con le associazioni anti racket della Confesercenti Campania. Dopo "Otto centimetri di morte" e "L'Uomo nero ha gli occhi azzurri", "Fiore... come me. Storie di dieci vite spezzate" è il suo ultimo libro, edito da Spazio Creativo e promosso dalla Fondazione Pol.i.s., strumento operativo della Regione Campania per le vittime innocenti della criminalità e la gestione dei beni confiscati alla camorra.
Invitata da "Ultimi", lo scorso 15 gennaio, la Covella ha presentato questo sua ultima opera presso l'Aula Consiliare del Comune di Camposano, in piazza Umberto I. Con l'autrice, erano presenti Don Aniello Manganiello, fondatore di "Ultimi. Associazione per la legalità", il sindaco di Camposano, Giuseppe Barbati, la criminologa Mariarosaria Alfieri, presidentessa dell'associazione "Criminalt"e la prof.ssa Carmen Sicignano del liceo "Publio Virgilio Marone" di Meta, da anni impegnata in progetti di legalità.
covella giuliana 1Durante l'incontro è stato tracciato un profilo storico, culturale e sociale della donna dall'antichità ai giorni nostri, soffermandosi, in particolare, sull'importanza della prevenzione, dell'educazione ai sentimenti e al rispetto reciproco. Fondamentale nell'agro-nolano il ruolo svolto dal centro d'ascolto per le vittime di violenza presente a Camposano, punto di riferimento anche per gli abitanti dei paesi limitrofi.
Il libro della Covella,"Fiore... come me", insignito a luglio 2013 del premio per la prima edizione di "No woman no cry", promosso dalla terza municipalità del Comune di Napoli contro il femminicidio, racconta dieci storie di donne e di una terra, la Campania, martoriata dalla violenza, ma anche capace di denuncia e riscatto.
L'opera ripercorre le vite di donne vittime di camorra, femminicidio e criminalità comune. Teresa Buonocore, Enza Cappuccio, Nunzia Castellano, Giuseppina Di Fraia, Fiorinda Di Marino, Emiliana Femiano, Mena Morlando, Palma Scamardella, Matilde Sorrentino, Gelsomina Verde sono fiori recisi barbaramente nel pieno della vita. Donne che narrano in prima persona il loro vissuto, tra sogni, passioni e aspirazioni, fino al tragico epilogo per mano di spietati assassini.
copertina libro CovellaNon ci sono particolari crudi nelle loro parole, solo la normalità. È nell'appendice di cronaca che ogni storia ha una sua scheda giudiziaria, con dettagli dei singoli casi. Nel libro, invece, c'è spazio solo per loro. Madri che hanno difeso i figli da pedofili, sorelle uccise dalla criminalità, fidanzate e mogli assassinate da un amore malato, figlie e amiche da non dimenticare. Donne da ricordare nella loro quotidianità. Non eroine, ma fiori come noi. Donne che devono essere esempio di coraggio e denuncia per chi vive il dramma della violenza tra le mura domestiche o nei luoghi di lavoro.
In "Fiore...come me" non c'è la retorica del ricordo. L'invito a non aver paura e denunciare i primi segnali di maltrattamento o abuso è sincero e accorato. Certezza della pena per chi si rende colpevole di omicidi efferati ed educazione ai sentimenti, sin dalla scuola primaria e secondaria: questi gli obiettivi da promuovere oggi perché la morte di queste donne non sia vana.
Oltre alla prefazione del magistrato antimafia Raffaele Cantone e l'introduzione di Paolo Siani, presidente della Fondazione Pol.i.s. e fratello di Giancarlo, giornalista de "Il Mattino" ucciso dalla camorra nel settembre 1985, il volume si avvale di un interessante contributo sul femminicidio dal titolo "Ti amo, ti ucciso", scritto dalla giornalista Francesca Scognamiglio e dell'intervista, sullo stesso fenomeno, al vice presidente del Consiglio comunale di Napoli, Elena Coccia.
"Fiore... come me" è un libro per ricordare e sensibilizzare gli animi su un tema troppo spesso all'ordine del giorno: la violenza di genere. I proventi delle vendite saranno destinati a progetti di aiuto ai familiari delle vittime innocenti della criminalità.

UN RICORDO DI LUIGI VECCHIONE E LE ANIME DELLA CITTA’ DI NOLA, DALLA FESTA ETERNA A GIORDANO BRUNO

1-festa della matricolaGianni Amodeo – 31.01.2014 - Palazzo Bottiglieri é tra i pochi edifici in pluriplano della città, la cui fisionomia urbanistica ed edilizia s'è conservata negli anni senza sostanziali alterazioni; e con la sobria ed elegante linea architettonica, da cui è connotato, s'affaccia su piazza Salvo d'Acquisto. L'attico che lo sovrasta è stato da sempre il laboratorio ed il testimone dei molteplici interessi culturali e per le arti plastiche e figurative di Luigi Vecchione, che, quasi all'imbocco della corsia dei cento anni, ha salutato, lo scorso 29 gennaio, l'amata Nola, dov'era nato nel 1917. Un attico speciale che, nella fuga di stanze, ambienti e corridoi, costituisce tra finestre, balconate e terrazzo anche un eccezionale osservatorio paesaggistico, che permette allo sguardo di spaziare a tutto giro ....ravvicinato, non solo verso le cupole rivestite di maioliche delle seicentesche chiese dell' Immacolata, della basilica-cattedrale di Santa Maria Assunta in cielo e di Santa Chiara, ma anche verso la pianura ch'è stata il cuore di quella che fu denominata Campania Felix, le vette del Monte Somma e del Vesuvio, le cime dell'imponente Massiccio del Partenio e della corona dei Monti Avella.
2 - festa di compleanno-95Una personalità e, se si vuole, un personaggio che ha onorato l'attività lavorativa di amministratore e consulente nel settore della sanità privata fino agli anni '80 con eccellente caratura professionale e unanimi riconoscimenti di affidabilità, per competenza e l'osservanza dei doveri. Ed era laureato in Economia e commercio. Una personalità senza alcun dubbio di marcato vigore e anche ... un personaggio, che prediligeva il raffinato e il bel vestire, con il vago senso del dandy. Uno stile, quello assicurato dalla sartoria di qualità cittadina o partenopea, a cui Luigi Vecchione si è mantenuto fedele, da giovane e quando giovane più non era sul piano anagrafico, ma continuava a sentirsi tale. Uno stile impreziosito dalle buone maniere.
3 - festa dei gigli-di-nolaHa vissuto in pieno - come tutti i nolani - le anime che contrassegnano l'identità della città; anime distinte e del tutto conflittuali nella valenza della storicità, quali sono quelle rappresentate dalla Festa eterna dei Gigli, con cui si rende onore ed omaggio a San Paolino, tra i più significativi protagonisti del cristianesimo delle origini, sia per il pensiero che per le opere, e quelle delle mille sfaccettature della visione di Giordano Bruno, il Nolano per antonomasia, l'accademico di nessuna accademia", nella cui linea d'orizzonte si ri-capitolano e dispiegano importanti e rilevanti aspetti della modernità, nutrita e pervasa dalle concezioni umanistiche e rinascimentali.
Per la Festa eterna e per Bruno, non era soltanto dedizione, quella che viveva Luigi Vecchione, ma una vera forma di culto, che si traduceva nelle scelte del bibliofilo di fine razionalità e sensibilità. E dell'ampia ed interessante biblioteca che aveva formato, con la dotazione di circa 20 mila volumi, distribuiti nelle scaffalature delle varie stanze dell'attico di piazza Salvo D 'Acquisto, una cospicua parte è stata donata, qualche anno fa, alla Biblioteca comunale di corso Tommaso Vitale. Ed una sezione ben curata è riservata a testi, saggi monografici, riviste, giornali nazionali ed esteri, periodici locali che raccontano la Festa dei 4 - Giordano BrunoGigli, diventata patrimonio della cultura immateriale dell'umanità sotto le insegne dell'Unesco e presentano il poliedrico pensiero bruniano, secondo le interpretazioni di autori italiani e stranieri. Ma l'intero patrimonio librario, con le collezioni di giornali e riviste, una volta completata la catalogazione costituirà il Fondo Vecchione, trovando degno spazio ed allestimento nel restaurato complesso dell'ex-carcere mandamentale, in via Merliano.
Animatore sociale e culturale d'inesauribile impegno, ha dato impulso e vita al progetto dell' Archeoclub, con modalità di volontariato civico, per promuovere la ricerca e la valorizzazione dell'immenso patrimonio storico-archeologico ed artistico della città; un patrimonio, la cui conoscenza è diventata gradualmente- nell'arco degli ultimi trent'anni- parte essenziale del discorso pubblico, facendolo...uscire, almeno, dalle nicchie cognitive dei pochi ed appassionati studiosi ed esperti, che se ne sono meritoriamente e costantemente interessati. E l'attività dell' Archeoclub, presieduta dalla prof.ssa Flora Nappi, anche in collaborazione con altre associazioni di volontariato, prosegue la sua lodevole attività, sia con la pubblicazione di testi che con il restauro di opere d'arte, sottratte all'incuria e all'abbandono. Amante della città e dell'area di riferimento, Luigi Vecchione era un cultore di storia locale e delle personalità che ne danno rilevante testimonianza. Pietro Paolo Muscariello e Vincenzo Spampanato sono tra le figure, su cui si è rivolto l'interesse del bibliofilo soprattutto nel decorso decennio, figure ri-scoperte e ri-lanciate per la comune conoscenza.
5 - LAlgorismus 276x400Al primo, Vecchione ha dedicato un'agile monografia, per proporne l'opera, incentrata sull'Algorismus. E' un Trattato\manuale di matematica contabile e commerciale, scritto sul finire del '400 e che si deve proprio a Muscariello. E' l'opera, che al di là degli aspetti tecnici, propone significativi e corposi aspetti della Nola e della sua area quattro\cinquecentesca, con la fioritura delle attività mercatali, autentico centro nevralgico della Campania e del Sud, nel segno della Contea degli Orsini. Uno spaccato di cultura economica, meritevole di attenzione, a cui negli anni '70 del secolo scorso ha prestato particolare rilievo la Banca commerciale italiana di Raffaele Mattioli, la ben nota Comit di Milano. E sarà utile ricordare che Mattioli, figura di banchiere ed umanista, con Pietro Pancrazi ed Alfredo Schiaffini italianisti di gran valore e prestigio ha promosso la pubblicazione della monumentale "Ricciardiana", l'opera che comprende i testi dell'intero panorama della Letteratura italiana dalle origini al '900.
6 - La biblioteca di VecchioneDel secondo, Vecchione é stato tra i più attivi promotori del riconoscimento che la città era chiamata a rendergli, attuando un obbligo morale sempre disatteso. Si deve proprio a Vincenzo Spampanato la migliore e più compiuta opera biografica di Giordano Bruno, pubblicata nel 1921 per le edizioni Principato, nella celebre collana di Studi filosofici, diretta da Giovanni Gentile e ri-stampata dall'editrice Gela di Roma, con la post-fazione di Nuccio Ordine, in coincidenza con la Giornata degli studi bruniani, svoltasi a Nola il 16 febbraio del 1988. Un testo di straordinario valore, sia per la qualità della scrittura sia per i contenuti, a cui hanno attinto a piene mani e con profusione i tanti che hanno scritto, in Italia e nel mondo, del Nolano. Un autore di forte connotazione, Vincenzo Spampanato, profondo conoscitore dell'opera di Benedetto Croce e Giovanni Gentile, ai quali era legato da vincoli di amicizia, ma finito nel tunnel dell'oblio, forse perché padre di quel Bruno Spampanato, giornalista, politico e parlamentare nel ventennio mussoliniano, autore nel 1943 del Manifesto di Verona, che marcava la dissoluzione della diarchia re-duce, per prefigurare ed affermare i postulati della cosiddetta "democrazia fascista". E quello che Vincenzo Spampanato ha rappresentato per la cultura è ricordato dalla lapide, che l'amministrazione comunale ha fatto apporre sulla facciata della casa in cui è vissuto, in Vicolo Duomo.
7 - copertina libro di Luigi Vecchione del 2007 - Copia 287x400Tra le pubblicazioni monografiche di Luigi Vecchione, va evidenziata quella del 2009, intitolata "Bruno, la casa e il rogo". Il testo fu presentato nel Palazzo di giustizia, nello stesso anno, il martedì del 17 febbraio, proprio in coincidenza con 409 anni dal rogo di Campo de' Fiori. A promuovere la presentazione l'Ordine forense, allora presieduto dall'avvocato Enrico De Sena. Di alto profilo il ventaglio di analisi e riflessione, con gli interventi di Aniello Montano, Pasquale Giustiniani, Vincenzo Maiello, Michele Mezza e Domenico Falco, mentre gli onori di ospitalità della città furono resi dal sindaco Felice Napolitano, prematuramente scomparso.
L'attico di palazzo Bottiglieri, oltre l'omonima biblioteca aveva un altro importante...ospite, costituito da una piccola, ma variegata pinacoteca, con tele, tra le altre, di autori dell'impressionismo ottocentesco e del Futurismo del Novecento, oltre che di Renato Guttuso. Una bella collezione, che rendeva più ammirevole e attraente la biblioteca, frequentata non solo da amici di Luigi Vecchione, ma anche da giovani, impegnati nell'elaborazione delle tesi di laurea.
Dire e scrivere che con Luigi Vecchione se n'è andata una significativa parte della storia della città, non è artificio retorico di maniera. E' storia, che ha vissuto davvero con operosità e stile, anche quando è stato protagonista di puntute polemiche culturali. Ed ha sempre fornito esempi di umana disponibilità ed apertura dialogante, senza remore e riserve mentali.

Il Meridiano ricorda con affetto il professor Luigi Vecchione, stringendosi intorno alla moglie, sig.ra Rosetta, in questo momento di profondo dolore

Nelle foto: 1) La festa della matricola del 1957; 2) Festa di compleanno; 3) La Festa dei Gigli; 4) Giordano Bruno; 5) L'Algorismus, trattato\manuale di matematica contabile e commerciale, scritto sul finire del '400 dal Muscariello; 6) La biblioteca di Luigi Vecchione; 7) Una delle sue ultime fatiche, datata 2007: "Strutture e uomini sino al XX secolo negli scavi d'antichità del nolano"

 

SCENARI DEL PARCO DEL PARTENIO: SUCCESSO PER L’OPERA DI STEFANO LANZIELLO PRESENTATA NEL CIRCOLO “ L’INCONTRO” A BAIANO

IL DOCUMENTARIO RACCONTA LE QUATTRO STAGIONI DI UNA DELLE PIU' BELLE E SUGGESTIVE AREE PROTETTE DELLA CAMPANIA.

storia e geomorfologiaGianni Amodeo – 24.01.2014 - Non c'è che dire. E' davvero uno spot di bell'effetto e forte richiamo, per usare il corrente gergo di marketing consumistico, di cui è scontato il maggiore o...minore tasso d'inganno. Più pertinente e realistico considerarlo, invece, per la sua "unicità" quale esaustivo messaggio, in grado di veicolare e rappresentare la "carta d'identità" del versante centrale del Parco del Partenio, sul versante centrale, che corre da Montevergine all'area avellana, contrassegnata a valle dallo scorrere del Clanio, tra le pareti d'irti pendi con sporgenze di bianca roccia come in un lungo ed interminabile canyon, in cui s'insinua la via dei Cristiani, itinerario battuto da pellegrini del lontano passato, diretti proprio al Santuario mariano di santuario-montevergineMontevergine. Ed è l'itinerario, in cui s'incontra la Chiesa rupestre di San Michele, da anni ormai chiusa al pubblico. Uno straordinario monumento, segnato da incombenti pericoli di frana e che non si riesce porre in sicurezza, nonostante il suo valore culturale.
summonteSono- questi- i tratti significativi e convincenti dell'ampio ed articolato diorama di foto in sequenza di video, con il controcanto di musiche classiche, realizzato da Stefano Lanziello e con l'ottimo montaggio di Carmela Peluso. E fa specie rilevare che una produzione del genere e di spiccata qualità nel dare "visione" delle eccellenze del Parco, non sia ancora stata acquisita dalle istituzioni locali, dai Comuni alla Comunità Montana Vallo di Lauro e Partenio,che in materia di promozione e valorizzazione del territorio non hanno mai prodotto nulla, né mai incoraggiato e sostenuto iniziative come quelle di Stefano Lanziello, impegnato in splendida solitudine nella realizzazione di un'operazione culturale, che incide e lascia il segno. E nelle scuole il senso dell'operazione ha già fatto registrare una eccellente accoglienza con la proiezione del documentario nell'Istituto comprensivo "Monsignor Pasquale Guerriero", ad Avella. Un riscontro, che meriterebbe di essere espresso anche da altre scuole, considerato il valore didattico e formativo del lavoro. Un momento di conoscenza del territorio di rara importanza.
Di certo, la proiezione del diorama nei locali del Circolo L'Incontro ha catalizzato l'attenzione del pubblico presente, inaugurando al meglio la serie d'iniziative, programmata dal sodalizio, per focalizzare il rapporto tra Ambiente e Naturalità. Un rapporto, i cui valori sono troppo spesso elusi e disattesi, condizionando e modificando gli equilibri della vivibilità generale. Il filmato racconta i mutevoli e multicolori profili di scena, che nello scorrere delle quattro stagioni dell'anno connotano il Parco del Partenio, tra le più importanti aree protette regionali e che s'interfaccia con il Parco del Matese ed il dirimpettaio Parco nazionale del Vesuvio. Tre aree protette, quasi sentinelle, ma...inermi, poste a presidio dell'originaria morfologia della vasta pianura campana, su cui l'avidità e la stupida violenza degli uomini nel giro di trenta anni hanno innescato tali e tante di quelle alterazioni da "generare" l'innaturale ed avvelenata Terra dei fuochi, nella cui mappa, com'è noto, si trovano i territori di 57 Comuni, con la popolazione di oltre un milione di abitanti.
Gioco di luci e coloriSono sequenze audiovisive d'autore – di carattere amatoriale- con effetti speciali per la cura profusa nella rappresentazione espressiva dei dettagli paesaggistici e delle caratteristiche del Parco, con particolare rilievo per la flora e l'avifauna, a cui fanno da sfondo gli scenari dell'incanto del sistema-Parco, comprensivo dei Comuni delle province di Avellino, Benevento e Napoli, Una mappa, in cui spiccano le aree di Montevergine e il monumentale complesso architettonico del Santuario della Madonna bruna, mentre si rincorrono i panorami suggestivi di monti, valli e valloni lungo la dorsale dell'Alto Clanio, Capo Ciesco, la Piana di Lauro, Campo Maggiore, il Taburno che s'intravede nella sua maestosa imponenza, per affacciarsi sulla contigua Valle Caudina, per non dire delle cristalline e limpide acque delle sorgenti della Bocca d'acqua e di Sant'Egidio, del sornione chiacchiericcio dell'appena ritrovato flusso della cascata d'Acqua pendente; flusso che sembrava svanito dopo il terremoto dell'80.
Foto PianadiRapilioUna successione di scenari, ora trionfanti di verde ora ricoperti di bianca coltre di neve, ad alta e media quota, in cui è possibile ammirare l' Eremo di San Silvestro con le sue pietre oranti in raccolta ed intima meditazione di fede. E poi si squadernano i pianori, quasi ad interrompere la vertigine delle vette montane, per ospitare gli allevamenti di scattanti e caracollanti cavalli in libertà, le taciturne mandrie di bufale e gli stazzi per le greggi ovine, retaggio della pastorizia che in queste terre per millenni è stata fonte di vita e...ricchezza.
Sono squarci rivelatori delle eccellenze del Parco, su cui Stefano Lanziello si sofferma con l'obiettivo regalando scene di stupendi dettagli nel fissare la varietà dei colori dei fiori di campo, nella loro esplosione di vita in primavera, catturando i vorticosi ed imprevedibili volteggi delle farfalle che paiono giocare con le corolle dei fiori, l'evoluzione biologica dei girini che diventano rane, le sinuose salamandre che flemmatiche s'appiattiscono sul suolo e si mimetizzano tra le protettive erbe del sottobosco e delle vicine acque sorgive. E poi, vera chicca, il racconto del nido d'uccelli, con le uova depositate fino alla loro schiusa con gli implumi volatili desiderosi di proiettarsi nel libero cielo. Sono sequenze in presa diretta, filmate con pazienza ed osservazione metodica per giorni.
Parco Partenio 1Un ottimo lavoro per la cesellatura dei "tagli" e dei primi piani per un bel racconto d'impronta naturalistica. Una produzione degna di ben figurare nelle rassegne nazionali ed internazionali dei docu-film, specie se fosse arricchita ed integrata da schede esplicative delle caratteristiche topografiche dei siti, delle testimonianze architettoniche presenti e delle peculiarità delle attività zootecniche praticate sull'area del Parco.
A sigillo della proiezione- poco meno di un'ora- seguiva la conversazione d'approfondimento, con filo conduttore comune la presa di coscienza, per la quale il territorio va conosciuto, se c'è la convinzione di tutelarne le peculiarità. Un'opportunità di riflessione, quella fornita dal lavoro di Stefano Lanziello, geologo di professione, ambientalista per scelta e componente di quel folto gruppo di escursionisti e cultori della montagna, ch'è particolarmente attivo sul territorio dell'Unione intercomunale del Baianese e dell' Alto Clanio. E poi la consegna della pergamena-ricordo del Circolo L'Incontro al giovane e stimato professionista.

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