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Napoli / Teatro di Palazzo Donn’Anna: Incontro con UTO UGHI per la presentazione de “IL TRILLO DEL DIAVOLO”

Locandina Ugo UtijpgC.S. – 17 giugno 2015 - Giovedì 18 giugno alle ore 18.30 presso il Teatro di Palazzo Donn'Anna appena restaurato, Massimo Fargnoli incontra il violinista UTO UGHI, per la presentazione del suo libro 'Il Trillo del Diavolo', edito da Einaudi. Nell'occasione verrà anche proiettato il documentario 'Uto Ughi-una vita in Musica' prodotto dalla Rai, a cura di Natascia Chiarlo.
Introdurrà la serata, portando i saluti della Fondazione Ezio De Felice che ospita la serata nella sua prestigiosa ed incantevole sede proprio sul mare di Posillipo, la prof.ssa Marina Colonna.
L'evento è organizzato dall' Accademia Musicale Napoletana, fondata da Alfredo Casella nel 1933, in collaborazione con la Fondazione Ezio De Felice, la Steinway & Sons, attraverso la Ditta Alberto Napolitano di Piazza Carità, con il contributo di Cariparma ed il patrocinio del Comune di Napoli, Assessorato alla Cultura e al Turismo.

«Si creò un buon giro di amici, strumentisti dilettanti che erano soliti riunirsi con il maestro Coggi a casa di mio padre per far musica insieme. Eseguivano il repertorio cameristico con passione. Io avevo circa tre anni: quando a sera arrivavano gli ospiti con i loro strumenti, m'infilavo sotto il pianoforte. Non c'era verso di togliermi da quella specie di tana per mandarmi a dormire, volevo sentire a tutti i costi le musiche che eseguivano. E quando mi accorgevo che qualcuno stonava o sbagliava le note, protestavo a modo mio, fischiando sonoramente. Avevo una grande voglia di suonare, di partecipare anch'io ai concerti. Avevo trovato due piccoli pezzi di legno, uno un po' piatto che mettevo tra il mento e la spalla, e un altro con cui... "suonavo"! Giravo per casa felice, avevo il "mio" violino».
La storia di una vita interamente dedicata alla musica. Uto Ughi ha soltanto tre anni quando il suo primo maestro, l'amico di famiglia Ariodante Coggi, gli mette in mano un violino minuscolo, e glielo lega al collo perché non cada.
copertina - Il trillo del diavoloNasce così uno dei più grandi talenti musicali del nostro tempo, un esecutore dalla naturale e precoce attitudine a «tirar l'arco», che calca, ad appena sette anni, i palcoscenici dei teatri per i primi concerti in pubblico. Tuttavia questo libro non si limita a ripercorrere l'apprendistato del musicista, le lezioni con George Enesco, i concerti tenuti in tutto il mondo, i sodalizi artistici con i piú grandi interpreti degli ultimi cinquant'anni.
Questo libro ci svela un inedito Uto Ughi, un uomo che, lontano dai riflettori, ama la letteratura, i viaggi e la natura, il silenzio consapevole e i luoghi del mito, dove poter ritrovare se stesso. Capace come pochi di mantenere intatto nel tempo il rapporto con il pubblico, Uto Ughi condivide per la prima volta con i lettori i tesori accumulati durante il suo cammino professionale e umano, e mette insieme il racconto di una vita ricca di passioni.

Nota Storica intorno a Palazzo Donn'Anna
Su Palazzo Donn'Anna esiste vasta bibliografia (dal Celano, 1692, all'Alisio, 1993) e ancor più vasta iconografia (in prevalenza sette-ottocentesca: prototipi in gouaches, olii e acquerelli - G. B. Lusieri, A. D'Anna, G. Gigante, A. Witting -, riproduzioni per incisione e calcografia e, a partire dagli anni 60 dell'800 in fotografia - Sommer, Alinari).
palazzo donn  AnnaLe fonti sono pressoché univoche nella ricostruzione della genesi dell'edificio. Base di partenza fu una modesta costruzione quattrocentesca su uno sperone tufaceo della costa posillipina acquisita da Bonifacio D'Auria, ceduta dagli eredi di questi ai Ravaschieri nel 1571 che ne intrapresero la trasformazione in residenza suburbana. (G. Labrot, "Palazzi napoletani", Napoli 1993). Dai Ravaschieri la proprietà venne ceduta all'inizio del sec. XVII a Luigi Carafa di Stigliano per 8000 scudi (G. Doria, "I palazzi di Napoli", Napoli 1986) e, nel 1630, venne acquisita dall'unica erede della cospicua famiglia, Anna Carafa.
Fece seguito al matrimonio di Anna col duca di Medina Ramiro Guzman (1636) e con l'elevazione (1637) di questi al ruolo di Vicerè spagnolo su Napoli la decisione di affidare a Cosimo Fanzago la trasformazione in sontuoso edificio del vecchio fabbricato posillipino.
Spianato lo sperone tufaceo, su di esso prese forma l'originale impianto a ferro di cavallo accessibile via mare e racchiudente tra le due ali quello che avrebbe dovuto divenire un vasto giardino. La facciata fronteggiante il mare venne eretta a tre piani, mentre il terzo livello restò incompiuto sulle due laterali. A pochi metri d'altezza rispetto al mare, il Fanzago realizzò l'enorme salone per ricevimenti e balli, reso accessibile al giardino a mezzo d'un vasto scalone oppure dal mare attraverso un passaggio sottostante. Vi si tenne nel 1642 il Gran Ballo in onore della coppia vicereale. I lavori, che avevano già assorbito 150mila ducati si fermarono alla partenza per la Spagna del Duca di Medina (1644) anche perché l'anno successivo venne a morire Anna Carafa.
La fabbrica incompiuta passò al Fisco; al danneggiamento conseguente all'abbandono seguì la devastazione provocata dal terremoto del 1688 (Doria, cit.). L'acquisto del rudere nel XVIII sec. da Carlo Mirelli, principe di Teora, non valse a ridar splendore alla costruzione. Di nuovo votato all'abbandono dopo avverse fortune economiche dei Teora, quel che restava dell'edificio conobbe le più varie utilizzazioni per gran parte dell'Ottocento. Le lunghe gallerie a livello mare ebbero anche impiego come sedi d'attività artigiane (rimessaggio e riparazione barche) e imprenditoriali (una fabbrica di cristalli). Nella seconda metà dell'800, con la suddivisione in abitazioni dell'immobile si ebbero i primi interventi di restauro delle due ali e, in seguito, i primi rimaneggiamenti. A cavallo tra 8 e 900 all'uso per residenze, s'aggiunse la destinazione a pensione d'una parte dell'edificio.
Riproduzioni fotografiche tra 1865 e 1903 restituiscono comunque l'immagine d'una sontuosa, barocca rovina, sia dal lato di levante che di ponente (cf. R. T. Gunther, "Posillipo romana" Napoli 1993, pag. 47).
Il restauro dell'intero complesso, fino all'acquisizione della fisionomia attuale, sia nelle facciate prospicienti il mare, sia in quelle fronteggianti la collina retrostante, sono frutto di più interventi novecenteschi. G. Alisio scrive del "palazzo tuttora esistente, deturpato dagli innumerevoli e abusivi interventi di ristrutturazione" ("Napoli com'era nelle gouache del Sette e Ottocento", Roma 1990). In effetti, se a proposito degli affacci a levante e a sud, si può parlare di ristrutturazioni (ed anche di manomissioni per quanto riguarda arcate e cavità a livello del mare), si è di fronte a superfetazioni nel caso della facciata di ponente e delle facciate interne,.
L'ala di ponente, che ancora nelle immagini del primo Novecento (cfr. foto Alinari) appare diruta nelle parti sovrastanti il secondo livello di arcate, vede sorgere sulla spianata ricavata dall'eliminazione delle murature semicrollate un fabbricato di tre piani, a pianta rettangolare (progetti ing. Giordano, poi Avena), che non tenta neppure di assimilarsi alla monumentalità architettonica del complesso, e nel quale vengono ricavati appartamenti per abitazione.
Il salone delle feste, ridotto a deposito, venne acquistato negli anni 50 del secolo scorso dal prof. arch. Ezio De Felice e trasformato nel suo studio atelier. Alla morte del prof. De Felice, la vedova, prof.ssa Eirene Sbriziolo diede vita ad una Fondazione culturale intitolata al marito, in associazione con la Regione Campania. Perfettamente restaurato, il Teatro è ora sede di seminari scientifici ed eventi di alta cultura.

Per saperne di più
Ditta Alberto Napolitano Pianoforti Srl
Piazza Carità 6 - Napoli
081-551 88 60/551 30 51
www.albertonapolitano.com - www.steinway-campania.it
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Partita la XX Edizione del Premio Cimitile 2015, vinta da De Giovanni, Feltri, Sangiuliano, Damilano, Bracco e Mazzoleni

logo premiocimitileCimitile – 12.06.2015 - E' stata presentata l'11 giugno, a palazzo Santa Lucia, la XX edizione della Rassegna letteraria nazionale "Premio Cimitile", in programma dal 13 al 20 giugno prossimi, organizzata dalla Fondazione Premio Cimitile, che ha come soci fondatori la Regione Campania, la Città Metropolitana di Napoli, il Comune di Cimitile e l'Associazione Obiettivo III Millennio.
Alla conferenza stampa sono intervenuti l'assessore al Turismo e ai Beni culturali della Giunta Caldoro, Pasquale Sommese; il presidente della Fondazione Felice Napolitano; il sindaco di Cimitile, Francesco Di Palma; i presidenti del Comitato Scientifico e di 'Obiettivo III Millennio Ermanno Corsi e Elia Alaia; l'editore Diego Guida.
Napoli - presentazione Premio Cimitile"Il Premio Cimitileha detto Sommese - è la sintesi autentica della fusione tra la cultura e i beni culturali. Da un lato, si premiano le firme più importanti della pubblicistica, dell'editoria, della stampa e della televisione, attraverso una serie di sezioni tematiche; dall'altro, si valorizza uno dei patrimoni autentici del territorio, il complesso basilicale paleocristiano, un gioiello di architettura, storia e religione, una struttura dove la fede cristiana e le bellezze archeologiche convivono e si esaltano a vicenda."
La manifestazione, come ogni anno, si tiene all'interno del complesso basilicale paleocristiano di Cimitile, uno degli esempi più importanti di arte paleocristiana in Italia.
La rassegna,inaugurata sabato 13 alle ore 18.30 con la mostra fotografica sul ventennale del Premio Cimitile, e la presentazione del libro "Gli anni delle meraviglie. Da Piero della Francesca a Pontormo. Il tesoro d'Italia. 2", di Vittorio Sgarbi – Bompiani,si protrarrà fino al 20 giugno con una serie di iniziative.
Questi i vincitori della XX edizione, che riceveranno il campanile d'argento, raffigurante il primo campanile della cristianità situato nelle basiliche:
Sezione I - Migliore opera inedita del genere narrativo: Giulia Bracco "Ovunque sei, se ascolterai", Guida
Sezione II - Migliore opera edita di narrativa: Maurizio De Giovanni "Il resto della settimana", Rizzoli.
Sezione III - Migliore opera edita di attualità: Vittorio Feltri e Gennaro Sangiuliano "Il quarto reich. Come la Germania ha sottomesso l'Europa" – Mondadori.
Sezione IV - Migliore opera edita di saggistica: Marco Damilano "La Repubblica del selfie. Dalla meglio gioventù a Matteo Renzi" – Rizzoli.
Sezione V- Migliore opera edita di archeologia e cultura artistica in età Paleocristiana e Altomedievale: Danilo Mazzoleni "Regio X. Tridentum et ager Tridentinus" – Edipuglia.
Infine, il Premio Giornalismo "Antonio Ravel" andrà a Massimo Giannini, mentre un premio speciale sarà attribuito a Luigi Vicinanza.

NOLA: RICORDANDO ANDREA RUGGIERO, PRIMO TRADUTTORE IN ITALIANO DELL’OPERA POETICA DI SAN PAOLINO, TRA LE TESTIMONIANZE DI PENSIERO PIU’ SIGNIFICATIVE DEL CRISTIANESIMO DELLE ORIGINI

102 studia-humanitatis unstretchedGianni Amodeo – 06.06.2015 - Prologo d'introduzione speciale al Giugno nolano, il cui fulcro è incentrato sulla Festa dei Gigli, patrimonio della cultura immateriale dell'Umanità, sotto la tutela dell' Unesco. E' il prologo, ispirato dal Segno paoliniano, con la presentazione nel Salone dei Medaglioni del palazzo vescovile, del volume collettaneo, che contiene gli Atti della Giornata di studio in memoria di Mons. Andrea Ruggiero, svoltasi il 20 ottobre del 2009. Pubblicato dalla Libreria editrice Redenzione, a cura del Centro di studi e documentazione su San Paolino di Nola.
Libro su Ruggiero - tavoloIl volume, strutturato dai saggi di Fortuna Dubbioso, Carlo Ebanista, Salvatore Feola, Gennaro Luongo, Luigi Mucerino, Clemente Napolitano, Antonio Vincenzo Nazzaro, Teresa Piscitelli, Giovanni Santaniello e Domenico Sorrentino, prospetta una sequenza di coordinate e variegate voci testimoniali, prezioso filo conduttore della magistrale e dotta relazione sviluppata dal prof. Marcello Marin, direttore del Dipartimento di Studi umanistici dell'Università di Foggia, nel focalizzare la figura e la personalità di Mons. Ruggiero. Una rappresentazione a tutto tondo, disegnando dell'illustre personalità non solo il profilo dell' uomo di fede religiosa e dell'impegno culturale, a servizio della Chiesa, ma tratteggiandone anche le peculiarità dello studioso attento e dello scrupoloso cultore di filologia classica, segnatamente romano-latina, con vasta esperienza nel mondo della scuola, maturata nell'esercizio sia della docenza che della presidenza dell'Istituto scolastico vescovile.
Libro su Ruggiero 1L'opera, intitolata " Studia humanitatis. In memoria di Mons. Andrea Ruggiero ", è calibrata sulle valenze storiche e culturali di Paolino di Bourdeaux, già governatore della Campania romanizzata, convertito alle idealità del Vangelo, certamente tra i più interessanti uomini di pensiero e di operosità caritatevole nelle complesse e difficili vicende del cristianesimo delle origini. Una presenza fervida sul territorio, quella di Paolino di Bourdeaux, assurto agli onori degli Altari e proclamato com-patrono della città, insieme con San Felice. Sono le valenze, a cui Mons. Ruggiero ha dedicato larga parte del suo impegno di studio, con ricerche e la pubblicazione testi monografici, rendendosi artefice e promotore della cosiddetta "Rinascita paoliniana", intesa quale ri-scoperta e divulgazione dei valori di fede e di cultura, in cui si dispiega l'azione del Santo, la cui azione di ascolto e di aiuto verso i deboli e i bisognosi, assume carattere di esemplarità, anche alla luce della rinuncia al cospicuo patrimonio di beni e possedimenti, di cui disponeva, per essere al servizio degli altri. E' la "Rinascita" degli interessi di studio e di conoscenza dell'azione svolta dal Burdigalense in un'età storica complessa e difficile; azione, sulle cui chiavi ispiratrici e sui conseguenti esiti si sofferma nel suo saggio mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi, evidenziando il proficuo lavoro svolto da Ruggiero nell'arco temporale, che va dal 1970 al 2000.
Libro su Mons. Ruggiero 2Interessante e significativa la portata del saggio di Antonio Vincenzo Nazzaro, nel marcare la padronanza e competenza filologica di Mons. Ruggiero, a cui si deve la prima traduzione in lingua italiana dei Carmi composti in lingua latina da San Paolino; una produzione poetica, che, coniugata con i testi in prosa scritti dal Santo, costituisce un elemento di primaria rilevanza per la "lettura " e l'interpretazione delle dinamiche, con cui il cristianesimo si ramifica nella società, mentre il sistema del potere di Roma imperiale è in via di dissoluzione, in uno stato di crisi sociale ed economica, che sfibra relazioni e rapporti in uno scenario di depressione civile senza prospettive.
Nel saggio di Salvatore Feola si ritrova, poi, la dimensione biografica di Mons. Ruggiero, nato a Lauro nel 1918 e morto in città nel 2008, mentre merita attenzione la ricognizione storico-descrittiva di Gennaro Luongo, che permette una ri-visitazione completa ed esauriente delle Strutture di accoglienza nel Santuario di San Felice all'epoca di Paolino di Nola. E' il "racconto", di cui è protagonista la Cittadella paleocristiana di Cimitile, così è conosciuta nei nostri giorni. E' la Casa-Monastero, che il Santo realizzò negli spazi del cimitero suburbano della città, per rendere ospitalità agli emarginati e ai poveri. E' il complesso, faro di cristianità e tra i più importanti dell'Occidente mediterraneo, che nel V secolo diventa meta della " devota frequentia " di pellegrini di tutta Italia. Altro saggio degno di considerazione si deve a Teresa Piscitelli e a Carlo Ebanista. Si tratta di uno studio approfondito, con aspetti innovativi alle conoscenze comuni, di cui costituiscono un utile riferimento gli scritti di Andrea Ruggiero, nel fare il punto sulla ricostruzione iconografica e sul significato teologico della Croce pensile della Basilica nova, fatta edificare dal santo nel complesso della Cittadella. Vario e corposo il corredo fotografico, che integra e arricchisce il volume.

A termine il lungo percorso di “Itinerario d’arte in Terra di Lavoro”

Chiude, con un bilancio molto positivo, la rassegna itinerante che per nove mesi ha fatto rivivere borghi e luoghi storici del casertano grazie al contributo dell'arte contemporanea.

locandina san leucio 500x442C.S. - 10.06.2015 - Si è concluso il lungo percorso dell'esposizione d'arte itinerante "Itinerario d'arte in Terra di Lavoro" con l'ultima tappa ospitata presso il Complesso Monumentale di San Leucio dal 24 maggio al 6 giugno scorso. L'iniziativa è stata organizzata dall'Associazione Arteggiando in collaborazione con l'Ordine degli Architetti P.P.C di Caserta e curata dall'architetto Giovanna D'Amodio, presidente dell'Associazione Arteggiando.
L'idea alla base del progetto è stata quella di portare all'attenzione e alla conoscenza di un vasto pubblico dimore baronali, castelli e antichi edifici di rilevanza storico-architettonica presenti su tutto il territorio provinciale del casertano, recuperati grazie allo sforzo di privati ed enti pubblici, attraverso interventi di restauro e conservazione architettonica.
L'itinerario d'arte è stato un lungo percorso artistico in questa terra ricca di tante bellezze architettoniche e naturali, durato circa nove mesi, con la duplice finalità sia di promozione dell'arte contemporanea sia di valorizzazione del patrimonio architettonico del casertano. Da questi antichi edifici ricchi di fascino e storia si è tratto spunto per il tema della rassegna, la quale ha inteso vivificare la memoria e le testimonianze del passato di questa terra con le sue peculiarità, attraverso un'analisi del contesto ambientale e del suo sviluppo sociale, realizzando così un viaggio tra realtà e memoria.
L'itinerario artistico ha individuato cinque siti storico-monumentali portandoli all'attenzione del pubblico attraverso una ricca esposizione di artisti contemporanei di fama nazionale e internazionale. Dall'incantevole Borgo Medievale di Riardo, con lo splendido castello di epoca longobarda, al Castello di Casapozzano ad Orta di Atella riportato allo splendore originario grazie allo sforzo di privati che hanno posto massima cura e attenzione alla conservazione e al ripristino degli elementi originari, fino a siti più noti come il Museo Campano di Capua, con la famosa collezione delle "Matres Matutae" o come il Museo di Calatia a Maddaloni, residenza principale dei duchi Carafa della Stadera, oggi destinata a sede del Museo Archeologico Nazionale. Infine, si è scelto di allestire l'ultima tappa in luogo estremamente rappresentativo del casertano e patrimonio universale dell'UNESCO, ovvero il Complesso Monumentale di San Leucio.
San-Leucio-5La mostra è stata ospitata presso le splendide Sale delle Filande e della Coculiera, aperte finalmente al pubblico dopo quindici anni di abbandono. In tale ottica si può affermare che la manifestazione è riuscita a centrare l'obiettivo, quello di promuovere il patrimonio architettonico del casertano, riportandolo alla fruizione di tutti attraverso il tramite dell'arte, con esposizioni artistiche allestite all'interno di tali strutture.
A questo lungo itinerario d'arte hanno aderito artisti provenienti da tutto il territorio nazionale; dalla Lombardia, dal Veneto, dall'Umbria, dal Lazio, dalla Sicilia e dalla Campania, ognuno con il proprio peculiare contributo artistico. La rassegna ha avuto una grandissima risonanza sul territorio sia a livello mediatico, sia in termini di affluenza di pubblico: persone del settore e non che si sono lasciate incuriosire dalla manifestazione artistico-culturale.
Nell'arco dei nove mesi di esposizione sono stati associati al percorso artistico altri eventi culturali, quali convegni, proiezioni di cortometraggi, presentazioni di libri, concerti, degustazioni di prodotti tipici, sfilate di moda, e performances, al fine di creare un contenitore culturale e dare un'ampia visione dell'arte su vari livelli, riuscendo a cogliere in tal modo l'attenzione di un pubblico differenziato. L'auspicio e che quest'evento sia riuscito a dare anche un piccolo contributo affinché questo territorio, recentemente ricordato dalle cronache come Terra dei Fuochi, possa ritornare ad essere invece Campania Felix, anche in senso di rinascita culturale e sociale.

www.studiosema.it / www.terredicampania.it

 

A Carbonara di Nola “personale “ di Fausta Sangiovanni

Carbonara - manifestoMariateresa Buonfiglio – 04.06.2015 - Sabato 6 giugno p.v.,con inizio alle ore 19.30, presso la "Congrega della Madonna dei Sette dolori " a Carbonara di Nola (NA) ivne inaugurerà la personale di pittura "L'Arte non ha tempo" della pittrice Fausta Sangiovanni, promossa dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Carbonara di Nola (Na).
Intervervengono alla cerimonia di apertura per i saluti di rito: il dott. Michele Paradiso sindaco del Comune di Carbonara di Nola (Na); il dott. Giovanni Varchetta, assessore alla Cultura del Comune di Carbonara di Nola (Na); illustrerà la mostra e il percorso artistico della giovane pittrice l'artista Fabio Niola di Marzano di Nola.
La mostra resterà aperta al pubblico il 6 e 7 giugno 2015, dalle ore 19 alle 24.

Fausta SangiovanniScheda Biografica dell'artista
L'artista Fausta Sangiovanni nasce a San Gennaro Vesuviano il 5 giugno 1972, oggi residente a Carbonara di Nola (NA); artista figurativa con qualche incursione nell'astrattismo.
"Autodidatta"; nell'anno 1987, all'età di 15 anni è stata allieva del maestro Giovanni Esposto di Napoli con studio a Nola. Successivamente tra il 1988 e il 1991 riesce ad eseguire ben 60 opere, vendute nei paesi limitrofi. Grazie al parroco della vicina parrocchia di Pozzoromolo, riesce ad allestire la sua prima "personale", acquistando notorietà già nel fiore degli anni.
Nel 1991 si sposa, e con il matrimonio abbandona la pittura per dedicarsi a tempo pieno a fare la moglie e la madre. Finalmente nel 2004 riprende i pennelli, partecipando a molte mostre collettive: a Nola nella "Chiesa del collegio", a Lauro nella "Chiesa delle Rocchettine" e nel museo di Umberto Nobile, a Taurano nel Convento di "San Giovanni del Palco", a Domicella effettua la sua prima ed unica estemporanea sul posto presso la "Badia".
Nel 2010 ha partecipato ad una collettiva, organizzata nella sala consiliare del comune di Palma Campania, seguita da una personale, affiancata alla presentazione di un libro.
Anche due concorsi di pittura a Cicciano e Quindici segnano il suo percorso artistico.

 

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