Internazionalizzazione imprese italiane: iniziative 2015

di LavoroImpresa - venerdì 9 gennaio 2015

internazionalizzazioneInternazionalizzazione: è ormai un imperativo per tante imprese che, soffocate dalla morsa della crisi e da un'economia ancora particolarmente ingessata, hanno grosse difficoltà ad andare avanti. I mercati esteri, infatti, costituiscono un terreno più fertile rispetto a quello locale e un grande potenziale di crescita non ancora sfruttato. E' infatti assodato che il Made in Italy possa attecchire, anche con investimenti contenuti. E per le PMI che intendono fare il grande salto arriva l'aiuto del Ministerodello Sviluppo Economico.

Diffondere il Made in Italy
Perché puntare all'estero? Perché il Made in Italy ha grande appeal oltralpe e permette di essere sfruttato da grandi imprese e Pmi come volano di crescita. Insomma, l'obietto è quello di diffondere il Made in Italy in tutto il mondo. E questo sarà possibile anche grazie ad una serie di stanziamenti che, per il 2015, ammontano a 160 milioni di euro. Il Ministro dello Sviluppo Economico sta provvedendo a sostenere l'export sia sul fronte interno, attraverso il finanziamento di eventi fieristici o a voucher che consentano alle piccole e medie imprese di accedere a management specializzato nell'export a costi ridotti, sia sul fronte estero, puntando prevalentemente sulla grande distribuzione organizzata.

Sblocca Export - Con lo Sblocca Export il Governo metterà sul piatto 130 milioni di euro per il 2015, 50 milioni di euro per il 2016 e 40 milioni di euro per il 2017. Tutto questo per raggiungere i 50 miliardi di export entro il 2016. Le misure prevedono l'istituzione di voucher da 10.000 euro per le Pmi che intendono utilizzare manager temporanei che si occupano di internazionalizzazione.

Iniziative territoriali - La Regione Lombardia intende rifinanziare con 750.000 euro il Bando voucher per l'internazionalizzazione che permette alle Pmi di ottenere finanziamenti per l'acquisizione di servizi di consulenza, partecipare a missioni commerciali all'estero e a fiere internazionali oltre confine.

Fondo Start-up - Di rilievo anche il Fondo Start-up della Simest in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, con il quale si intende agevolare la fase di avvio di progetti di internazionalizzazione realizzati sui mercati extra UE da parte di Pmi italiane.
Simest e Banca Ubae, inoltre, hanno siglato un accordo di collaborazione per sviluppare e promuovere nuove iniziative a sostegno dell'internazionalizzazione delle aziende italiane in Nord Africa, nell'Africa Sub-Sahariana, nel Medio Oriente, nel Sub-continente Indiano e nei mercati dell'area balcanica.

 

PMI.it / Speciali: Export: voucher da 10mila euro per le PMI

In arrivo voucher per le PMI che si dotano di temporary export manager a sostegno dei processi di internazionalizzazione e dell'export.

ExportFrancesca Vinciarelli - 29 maggio 2015 - Un voucher di 10mila euro destinati ad imprese (anche cooperative e reti di imprese) che abbiano fatturato almeno 500mila euro in almeno uno degli ultimi tre esercizi per dotarsi di temporary export manager, ovvero di personale specializzato che le sostenga nei processi di internazionalizzazione. È quanto prevede il Bando per l'export previsto in favore della crescita del Made in Italy dal decreto Sblocca Italia, che rientra nel Piano straordinario per l'internazionalizzazione messo a punto dal viceministro allo Sviluppo, Carlo Calenda, da 260 milioni di euro per il 2015.

Export, innovazione, qualità: PMI italiane virtuose
Il bando, secondo le previsioni del Ministero dello Sviluppo Economico rivelate da Calenda nel corso di un convegno sulle reti d'impresa, dovrebbe arrivare entro giugno:
«A giugno lanceremo il voucher per i temporary export manager che altrimenti conterebbero all'impresa tra i 100.000 ed i 150.000 euro. Le piccole imprese non ce la farebbero a permetterselo. Abbiamo investito 20 milioni di euro su questo».
Nel frattempo un decreto ministeriale, attualmente in fase di registrazione presso la Corte dei Conti, ne ha definito i criteri generali.

Temporary export manager nelle PMI: vantaggi, incentivi
Tra gli obiettivi previsti dal Governo con il "Piano straordinario per il rilancio internazionale dell'Italia" per far ripartire le PMI:
• aumentare la platea delle imprese esportatrici di almeno 20 mila unità nei prossimi 3 anni;
• aumentare i ricavi oltre confine di almeno 50 miliardi di euro, oggi fermi a quota 389 miliardi;
• attrarre investimenti esteri in Italia per 20 miliardi l'anno;
• far crescere l'e-commerce.

 

Green Economy: Le nuove limitazioni agli Incentivi Fotovoltaico

Il rispetto della spesa complessiva per le agevolazioni pari a 6,7 mld di euro impone nuovi paletti agli incentivi fotovoltaico: il documento tecnico del GSE. Da PMI.it

fotovoltaicoBarbara Weisz - 15 maggio 2015 - Se un impianto viene modificato non può essere riconosciuto nessun incremento della tariffa relativa agli incentivi fotovoltaico riconosciuta originariamente: è una delle precisazioni contenute nel documento tecnico del GSE (il gestore della rete) sulle Regole per il mantenimento degli incentivi in conto energia. Il GSE sottolinea che non si può superare il limite di 6,7 miliardi di euro l'anno per le agevolazioni e, in considerazione di questo tetto, fissa le nuove regole.
Il documento recepisce gli esiti della consultazione pubblica avviata il 23 febbraio 2015, durante la quale sono arrivate indicazioni da operatori e associazioni.

Modifiche all'impianto
Gli operatori devono comunicare al GSE tutte le modifiche eventualmente apportate all'impianto fotovoltaico, sia che siano state effettuate prima della pubblicazione del documento tecnico (avvenuta il primo maggio 2015), sia successivamente. Vanno comunicate tutte le modifiche, sia tecniche sia amministrative.
Sarà poi il Gestore a stabilire l'eventuale perdita del diritto agli incentivi, piuttosto che la rimodulazione, la diversa classificazione dell'impianto e via dicendo. Attenzione: il valore dell'incentivo potrà essere rideterminato solo in riduzione, mentre «gli interventi di modifica non possono in alcun caso comportare un incremento del valore della tariffa incentivante riconosciuta originariamente», e «non sarà possibile richiedere premi e incentivazioni».

Sostituzione di componenti
Per quanto riguarda la sostituzione di componenti, per gli impianti non superiori a 20 kW sono consentiti incrementi di potenza dal 3% al 7%.

Spostamento impianto
Altra precisazione importante: lo spostamento dell'impianto fotovoltaico in un sito diverso da quello della prima installazione comporta la perdita dell'incentivo. Se invece l'impianto viene spostato, ma all'interno dello stesso sito, resta il diritto all'incentivo.

Reazioni - Critiche dalle Associazioni di settore. Agostino Re Rebaudengo, presidente di Assorinnovabili, sottolinea che «il GSE con questo Documento impedisce, di fatto, agli operatori di migliorare l'efficienza dei propri impianti» e chiede che vengano rimossi i nuovi limiti relativi alla soglia massima di energia incentivabile, che rischiano di portare a una «minore efficienza degli impianti realizzati». (Fonte: il Documento tecnico del GSE sugli incentivi fotovoltaico).

 

PMI.it / Speciali: DURC alle imprese in concordato preventivo

DURC positivo anche per le imprese in concordato preventivo c.d. in continuità dell'attività aziendale.

Fallimenti Noemi Ricci - 28 aprile 2015 - Il rilascio del DURC è possibile anche per le imprese che abbiano presentato domanda di concordato preventivo con continuità aziendale e impossibilitate, nelle more del perfezionamento della procedura di omologa, a versare i contributi relativi ad obblighi sorti anteriormente al deposito della domanda di concordato.
Fallimenti: il nuovo concordato preventivo
A precisarlo è l'INPS con il Messaggio n. 2835/2015 sulla base delle interpretazioni fornite in merito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con la nota di protocollo n. 6666/2015. Precedentemente il Ministero, con interpello n. 41/2012 del 21 dicembre 2012, aveva anche chiarito la possibilità di rilascio della regolarità contributiva per l'impresa ammessa al concordato preventivo con continuazione dell'attività ex art. 186-bis della legge fallimentare qualora il piano, omologato dal Tribunale, contempli l'integrale assolvimento dei debiti previdenziali e assistenziali contratti prima dell'attivazione della procedura concorsuale e sia espressamente prevista la c.d. moratoria indicata dall'art. 186-bis, comma 2, lett. c), della legge fallimentare per un periodo non superiore ad un anno dalla data dell'omologazione.
DURC: le irregolarità in caso di autocertificazione
Con la nota di aprile 2015 viene poi evidenziato che la pubblicazione della domanda di concordato nel Registro delle Imprese integra la fattispecie prevista dall'art. 5, comma 2, lett. b), del D.M. 24 ottobre 2007, secondo il quale la regolarità contributiva può essere attestata in caso di sospensioni dei pagamenti a seguito di disposizioni legislative. Dunque, è possibile rilasciare il DURC alle imprese in concordato con continuità dell'attività aziendale ex art. 186-bis, a patto che il piano contempli l'integrale soddisfazione dei crediti degli Istituti previdenziali e delle Casse edili nonché dei relativi accessori di legge. Il DURC positivo anche per le imprese in concordato preventivo risulta coerente con le finalità sottese alla procedura concorsuale permettendo alle imprese di continuare la propria attività e di salvaguardare i livelli occupazionali.
Appalti e fallimento: il credito del subappaltatore
Ricordiamo che il concordato preventivo è finalizzato al risanamento di imprese che versano in uno stato di crisi non strutturale e, presupponendo la prosecuzione dell'attività aziendale, richiede necessariamente un piano, validato da un professionista e omologato dal competente Tribunale, mediante il quale l'azienda concorda con i creditori riguardo alle tempistiche e alle modalità di pagamento dei debiti, sorti precedentemente alla presentazione della domanda di concordato. Dunque, con la pubblicazione della domanda di concordato nel Registro Imprese ai sensi dell'art. 161 della legge fallimentare è fatto divieto ai creditori, per titolo o causa pregressa, di intraprendere azioni esecutive ai sensi dell'art. 168 della legge fallimentare nel rispetto del principio di par condicio creditorum.

 

PMI.it / Speciali: Per l’ obbligo POS, stop alle sanzioni

Ritirato il Ddl che introduce sanzioni per i professionisti e le partite IVA che non utilizzano il POS: i dettagli.

POS 2Francesca Vinciarelli - 14 maggio 2015 - POS obbligatorio per professionisti ed esercenti, ma senza sanzioni in caso di inadempienza (mancato utilizzo del POS per i pagamenti sopra i 30 euro). È il risultato del ritiro del disegno di legge n.1747 che era arrivato al vaglio della Commissione Finanze di Palazzo Madama. Il motivo? La mancanza delle necessarie coperture economiche, oltre alle proteste delle diverse categorie professionali che denunciavano i costi e gli ulteriori oneri a carico dei professionisti.

POS: costi per le Partite IVA e alternative Mobile
Le pene per gli inadempienti previste dal Ddl n. 1747 consistevano in una sanzione fino a mille euro e, in casi estremi, la sospensione dell'attività professionale. La mancanza di coperture è riferita agli incentivi previsti dal Ddl a favore dei professionisti che si fossero adeguati alla nuova normativa. Giovanni Bilardi, firmatario del Ddl, spiega:
«Dobbiamo trovare il modo di ridimensionare la portata del testo è necessario, infatti, trovare il modo da un lato di imporre delle sanzioni per chi non si adegua, e dall'altro lato prevedere degli incentivi per chi è ligio al dovere. La ratio di fondo, infatti, è quella di mettere a disposizione dei fruitori dei servizi professionali un'opzione in più di pagamento, non di penalizzare ulteriormente i professionisti».

POS obbligatorio: novità per i professionisti 2015
Il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, aggiunge: «La modalità di pagamento tramite POS è un di più la cui utilità può variare molto a seconda delle categorie interessate. Per le professioni tecniche, infatti, è già a regime da tempo il pagamento tramite bonifico. Al di là di questo, però, se proprio si vuole continuare sulla linea dell'uso dei POS, è necessario che, non solo non sussista il rischio di sanzioni per quei professionisti che scelgono altre opzioni, ma anche che siano azzerati i costi di installazione e ridotte al minimo le commissioni bancarie».

 

Sottocategorie

  • Piccole e medie imprese

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