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Tra scartoffie e fogli ingialliti di Cicciano: L'incontro del contadino con la Madonna degli Angeli

Sfogliando la pagine del libretto "Cuori a Maria", la nostra attenzione si rivolge ai paragrafi "Il Santuario", "Storia", "Ipotesi", "Colera", tralasciando altri capitoletti, per non essere troppi prolissi.

copertina cuori a mariaNicola Montanile – maggio 2020 - "Il Santuario" inizia in questo modo:"Or dunque ad un Km da Cicciano, sulla strada di Caserta s'incontra un'edicola raffigurante la Vergine con Bambino. Da quella si apre un ombroso e lungo viale che mena al tempio della Madonna degli Angeli. Uno sguardo attorno; quello lì alle spalle, è il Monte Fellino che un giorno, a quanto sembra, assiste’ impavido alla rovina dell'esercito Cartaginese sconfitto dai romani, ma che più tardi, fe’ da scenario ad una commovente storia di amore e di bontà divina e di tenera e appassionata devozione umana!".

Cicciano santuario Madonna degli AngeliLa Storia – “L'incontro della Madonna con un figlio del popolo di Cicciano, un semplice contadino dal cuor d'oro, avvenne nel 1446. Nel silenzio della campagna, il pio lavoratore è tutto intento a dissodare il terreno: quante speranze per quel sudato lavoro! Spinge avanti gli indefessi buoi, mentre affonda nella terra dura l'aratro; il lavoro procede placato, quando alcuni avanzi di sepolte macerie rallentano la generosa costanza ... ad un tratto i giovenchi si fermano di botto: non sentono più il pungolo che li sprona, né l'amica voce dell'uomo che l'incita. Che anzi, come soggiogati da una forza più grande della loro, piegano i ginocchi e fissano gli occhioni placidi e le nari fumanti lì a terra. Che sarà mai? pensa il contadino; e sorpreso dal fatto, avverte l'atmosfera misteriosa, e, piantati lì l'aratro e buoi, corre lesto verso il paese ove racconta l'accaduto. I Paesani corrono a gruppi: la notizia si propaga in un baleno! Tutti sono lì, sul posto e ammirano stupefatti gli animali ancora prostrati. Tutti all'opera; si scava e ad un metro circa sotto terra viene fuori un muro su cui è dipinta l'immagine della Madonna col Bambino in braccio! Quale esultanza di tutto quel popolo accorso al portento: pieni di fede piangono di commozione: è la Madonna! è la Madonna nostra! I cantici s'intrecciano alle preghiere e, nel silenzio del tramonto la campagna risuona di filiale esultanza. A questi fedeli semplici, il sorriso della Mamma, da quel giorno per sempre".

 

Madonna di CiccianoLa Madonna degli Angeli guarisce un sordomuto -  Avvalendoci sempre del libricino "Cuore a Maria", con copertina bianca, da cui si spulciarono delle pagini ed il cui contenuto venne pubblicato su questo web, lasciamo, ancora la parola all'autore, riprendendo, quindi, il discorso sull'ipotesi ed il colera.

Nel primo caso, "Il rinvenimento, come si è detto, avvenne nel 1446. Ora sarete curiosi di sapere come mai la Vergine degli Angeli sia venuta a trovarsi sottoterra. Avanziamo delle ipotesi. Si sa che quella zona era al centro di altre strade maestre tra Roma - Cassino Capua - Nola Pompei - Benevento. Tutti luoghi di fiorente cristianità; vicinissima di appena tre chilometri a Cimitile dove era vissuto S. Felice (+250) e dopo appena un secolo S. Paolino di Nola (8+432) e S. Barbato Vescovo di Benevento (+682) vi aveva profuso il meglio delle sue attività apostoliche. I PP. Benedettini di Montevergine diretti o reduci da Cassino influivano col profumo del loro esempio. Fattori che determinarono il risveglio spirituale di quelle popolazioni e la loro devozione alla Madonna che fu espressa nel bellissimo dipinto. Trovandosi il Tempio in un sito alluvionale, sarà stato distrutto da qualche alluvione impetuosa oppure abbattuto dalle orde barbariche di passaggio e l'alluvione poi abbia compiuto il resto. Una cosa è certa che la Madonna sia restata sotterra chissà per quanto tempo e forse anche più di un secolo conservandosi alla fede dei secoli futuri nei lineamenti nitidi di oggi; Ella attese il tempo della sua gloria come la Madonna di Monteberico a Vicenza, come quella di Liveri presso Nola e la Madonna dei Sette Veli presso Foggia. E spuntò anch'esso quel giorno...La fede del buon popolo Ciccianese e di Camposano, vi costruisce un piccolo tempio: e la fama si dilaga per i miracoli che la Madonna ivi compie. Pellegrini d'ogni paese accorrono ai suoi piedi, molti di essi da lontano e attendono per giorni grazie che molte volte non si fanno attendere. La buona Madre tutti accoglie, tutti consola! Purtroppo anche questo tempietto, viene aggredito e mezzo interrato dalla furia alluvionale. Se ciò è una prova, la pietà dei fedeli sa sostenerla; eleva di quasi tre metri il tempio, per cui l'immagine della Vergine finisce sotto la mensa dell'altare. Di questa sopraelevazione fa memoria quell'epigrafe latina incisa sul muro all'ingresso della Chiesa.".

L'iscrizione, riguardante il feudatario Girolamo Branciforti è stata riportata, in un precedente articolo, per cui è d'uopo, adesso, evidenziare il colera.

"Chi ha letto nei Promessi Sposi la tragica descrizione della peste a Milano, ha un'idiea del colera: flagello senza riparo, senza conforto: esistenze che si spengono inesorabilmente, trascinate via dalla morte. Nel 1556 Cicciano ne fu preda; bambini innocenti, uomini adulti, fanciulli e madri vengono mietuti dalla falce inesorabile della morte. Spettacolo spaventoso e raccapricciante! Che fare in così duri frangenti? I Ciccianesi ricorrono alla loro Madonna degli Angeli e ai suoi piedi impetrano misericordia. La Madre Celeste ne è tocca e a prova del suo potente intervento che pone fine al flagello, opera uno strepitoso miracolo. Un caro pastorello sordo-muto, sempre che passava davanti alla Madonna degli Angeli, si fermava a guardarLa e poi raccogliendo i baci sulla punta delle sue dita li lancia alla Madonna, come chi Le getta petali di rose, un mattino proprio durante il colera, la madonna gli sorride ridonandogli l'udito e la favella. Questi ritorna festante in paese e fa constatare il miracolo assicurando che come la Vergine gli ha dato la favella e l'udito, così sarebbe fidata la sanità al Paese. Così è veramente, e il paese ne rimane salvo. Madonna mia, quanti sordi alla voce di Dio e quanti mutoli per la lode di Dio in questo secolo d'incredulità? Operate tra questi appestati un simile prodigio!"  

Ci sarebbero da menzionare altri miracoli anche nei confronti di cittadini miracolati del secolo scorso e che, oggi, sicuramente, dei parenti stretti ricorderanno e avranno la conferma di quanto loro raccontato, ma non rimane che dire "Madonna degli Angeli, intervieni per la ‘Corona’ che, un malefico ti sta usurpando”. 

Baiano / 94 anni fa - 1: Il Primo Martire! .... racconta

Fondi per l’Ospedale: missione di don Andrea Ferrara in America. Il Comune stanzia … tre mila lire per l’”erigendo” presidio sanitario.  

eduardoamato it Monsignor Agnello Renzullo Vescovo di Nola 679x1030Gianni Amodeo - 10\\05\20 - “Benediciamo di tutto cuore il Direttore, gli Scrittori e quanti si cooperano pel culto di Santo Stefano e per lopera di carità che si andrà a compiere” - 8 dicembre 1909. Agnello Vescovo di Nola.

Il Signore benedica anche questa nuova forma di attività sacerdotale conforme allindole del nostro tempo, perché cooperi ad ottenere quello che è lo scopo supremo e la ragion di essere del Sacerdote: la gloria di Dio e il bene delle anime” - Pontevico,31-VII.1924. Egisto Melchiori Vescovo di Nola.          

004Sono le frasi-chiavi che spiccano nella striscia sottostante la testata “Il Primo Martire!”, il periodico mensile, in formato A4,  con il riquadro della manchette di destra, su cui figura la riproduzione del calco della facciata del Santuario dedicato a Santo Stefano, con tre ingressi, secondo il prospetto frontale del progetto originario, e corrispondenti alle navate  in cui è diviso lo spazio interno  con funzionale ed ariosa modalità d’accoglienza, mentre, in realtà, gli ingressi sono due, in rispondenza della navata centrale e della torre campanaria. E il Santuario, consacrato al Levita, protomartire della Cristianità, è l’unico esempio di spazio architettonico distinto in tre navate nelle chiese del territorio dell’Unione intercomunale dell’Alto Clanio

abc602bd9ce148b8bb270e54fb631e77GnOQyyTDIERz07uk 3 CopiaPubblicato dalla Tipografia Rubino, a Nola, il periodico racconta in veste agile e con accurato linguaggio, le attività della comunità parrocchiale e della vita religiosa di cui è fulcro il Santuario, in cui si venera il Patrono cittadino, dando, nel contempo, informazione e conoscenza delle iniziative che si svolgono nel piccolo contesto locale, con popolazione di circa tre mila abitanti, specie per quelle di maggiore rilievo sociale. Un progetto editoriale, che scaturisce da idee chiare, calibrate sul valore della comunicazione intesa come testimonianza di civile carità e dedizione al prossimo, a cui si è costantemente ispirato il periodico, in linea con l’augurio di buon viatico firmato dal vescovo Agnello Renzullo, all’incirca un secolo fa, e ribadito dal suo successore, il vescovo Melchiorri.

Cattedrale di Nola facciata l300E quella del presule Renzullo, è tra le figure più interessanti nella storia del clero di una delle più antiche diocesi della Cristianità, qual è quella nolana, per essere stato tra i maggiori e più attivi artefici della ricostruzione della Cattedrale consacrata a Santa Maria Assunta in Cielo, ch’era stata distrutta nell’incendio doloso nel 1861, alimentato per più giorni dal vasto apparato strutturale di materiali e suppellettili in legno della millenaria Basilica. Un intervento realizzato in stile neo-rinascimentale, con la cerimonia inaugurale celebrata il 15 maggio del 1909, in coincidenza il solenne rito della traslazione - dalla magnifica Basilica di San Bartolomeo nell’Isola tiberina, in Roma-, delle spoglie di San Paolino nella cripta della Cappella dedicata in Cattedrale. Un ritorno nella terra di cui era stato vescovo, per il Santo di Bourdeaux, uomo di carità che fece dono di tutti i suoi cospicui averi ai meno abbienti e bisognosi, tra i maggiori autori e poeti della Letteratura paleocristiana.  

                             LoSpecialedel febbraio del 1926 

        Santuario ed Ospedale: funzione religiosa e assistenza sanitaria         

don Andrea FerraraNella ventennale serie di pubblicazioni del periodico, il marchio di “Speciale” va attribuito certamente alle quattro pagine che formano Il Protomartire! stampato nel febbraio del 1926 e largamente diffuso tra le comunità cittadine dell’intero territorio racchiuso tra la Valle munjanense e la Valle dell’Alto Clanio.  E’ lo “Speciale”, con cui il parroco don Andrea Ferrara, approdato alla guida pastorale della comunità parrocchiale tra il 1906 e il 1907, annuncia in prima pagina la partenza per l’America, fissata per il 24 aprile successivo; e nella lunga traversata dell’Atlantico, accompagnato da Pietro Mancini, “fedelissimo Zelatore di Santo Stefano”.

Immaginetta di Santo Stefano1Alla notizia della partenza con riquadro in neretto, data in prima persona da don Andrea Ferrara, è connessa la Lettera ai fratelli emigrati in America, firmata dal direttore del periodico, il sacerdote Stefano Boccieri, che succederà proprio a don Andrea Ferrara, per l’esercizio delle funzioni di parroco, amante delle Belle lettere e di Buone letture.  E’ il documento che spiega il valore sociale della missione, ma soprattutto rappresenta le qualità umane e civili di don Andrea Ferrara, oltre che il respiro culturale e i pregi dell’oratoria sacra. Di pari interesse, è l’articolo di Ferruccio Ferrara, fratello di don Andrea. Il testo, intitolato Buon viaggio, ripercorre l’impegno d’apostolato, la forza d’animo e lo spirito d’intraprendenza del parroco in partenza, diretto nella Baiano dOltre Oceano. Il sigillo della Lettera marca l’etimologia del cognome Ferrara ancorata alla locuzione latina Fides rara …  

006In sostanza, la missione di don Andrea Ferrara, grande animatore ed ispiratore delle attività, di cui il Santuario costituiva il cuore pulsante e il motore inesauribile, è mirata sulla raccolta di fondi tra i baianesi, che a cavallo dell’800 e del ‘900  hanno fatto parte del Grande e tormentato esodo degli italiani negli States;  fondi destinati alla costruzione dell’ospedale, da intitolare al Protomartire della Cristianità su un suolo ch’è nelle immediate vicinanze del Santuario, concesso da un agiato possidente alla Chiesa parrocchiale con atto di donazione esclusiva per lo scopo. Una missione importante e ben accolta, quella condotta da don Ferrara e Pietro Mancini, tra i baianesi-migranti  che  in larga parte avevano già realizzato con duro lavoro e tanti sacrifici una “buona posizione sociale” venuta consolidandosi di generazione in generazione, con considerevoli e capillari propaggini nei nostri giorni  in terra americana e che già inviavano regolarmente al Santuario le loro offerte in dollari per iniziative religiose e pro-Ospedale, rendendosi amorevoli e generosi  benefattori della terra natia tanto improvvida e amara verso di loro. E Il Protomartire! ne fornisce contezza, pubblicando il relativo elenco con le generalità anagrafiche e l’entità economica.

 

Le offerte in dollari e lo stanziamento del Comune

007Il progetto-Ospedale, in realtà, non coinvolge soltanto i baianesi - migranti del tempo, ma anche i residenti in loco, seppure con minori disponibilità economiche - la lira aveva un esiguo potere d’acquisto, depauperato com’era per le penose condizioni economiche in cui continuava a versare dopo il ‘18 lo Stato, con i macroscopici indebitamenti contratti in armamenti e altro per sostenere la Grande guerra …. Vinta. Sono indebitamenti - ricorrente vizio delle classi politiche e dirigenti del Bel Paese - interni ed esteri per oltre 90 miliardi di lire, generati da cinque prestiti nazionali, mentre l’Inghilterra e gli Stati Uniti dAmerica vantano crediti, rispettivamente, per 15 ed 8 miliardi. In realtà, il progetto-Ospedale coinvolge anche l’amministrazione comunale, retta dal commissario prefettizio pro tempore, il dottor Agostino Masi, farmacista, che provvede a stanziare, come riferisce Il Protomartire!, pubblicando la lettera che ne dà conto a don Andrea Ferrara.

001Leggerla è utile, per inquadrare il clima sociale e politico del tempo. Eccola … “Con l’anima di fervente cattolico, pervasa dai grandi comandamenti del Partito nazionale fascista, vi partecipo di aver compiuto il mio dovere di amministratore fascista, inserendo nel bilancio comunale 1926 la somma di lire 3000 per l’erigendo ospedale Santo Stefano. Nel Dio che protegge la nostra Italia, assurta alla grandezza di Nazione armata e rispettata per sapienza e volere del nostro magnifico Duce Mussolini, ho fede che accoglierà sotto le sue ali benefiche anche questo nostro paese, sospinto per una via lunga, nuova e sempre più bella. Nel tendere verso voi, ministro della Cristianità, romanamente la mano, mi dico “Vostro Agostino Masi\ Baiano, 10-11-1926. La risposta gratulatoria del parroco Ferrara all’ “Ill.mo cav. Agostino Masi, commissario prefettizio del Comune di Baiano, non si risparmia in enfasi. Eccone alcuni passaggi … “Esprimo gratitudine per la somma di L. 3000 da Vostra Signoria inserita nel bilancio del corr. anno a beneficio dell’erigendo Ospedale e più per i sentimenti con i quali si è degnato di accompagnarne la partecipazione. Evidentemente il Fascismo ha aperto una nuova era di progresso e di potenza per l’Italia. Con affetto di figlio e di Sacerdote guardo sicuro all’avvenire di questa bella Patria nostra; 003con orgoglio di fratello benedico il sangue dei nostri Martiri che l’ha resa più grande e temuta … L’Italia non potrà mai morire, sino a che o dal suo seno abbondantemente proficuo nasceranno figli della tempra di Benito Mussolini…” Obb.mo Parr. Andrea Ferrara

Sono due documenti, che, al di là della specificità del contenuto, in filigrana fanno trasparire nella palese ed eccitata retorica  pensieri e sentimenti di preparazione alla stipula dei Patti Lateranensi siglati l’11 febbraio del 1929, tra il Regno d’Italia e la Chiesa, ponendo fine alla cosiddetta Questione romana, con reciprocità di riconoscimenti  per ruoli e funzioni, innescando la formazione dello Stato della Città del Vaticano, mentre alla religione cattolica è conferita la condizione assoluta e preminente di religione di Stato. In particolare, la Chiesa consegue con la Convenzione finanziaria importanti risorse economiche, a titolo di compensazione per tutte le leggi che ne hanno intaccato il patrimonio immobiliare. I Patti, in estrema sintesi, sono un abile incastro politico, con fruttuosi esiti immediati per le parti contraenti, mentre lo Stato nazionale si struttura come sostanziale diarchia che fa leva sulla Monarchia e sul 008Fascismo; ed è quest’ultimo ad esercitare il potere di governo nazionale con il regime autoritario e dittatoriale, incarnato e rappresentato da Mussolini

Al netto dello scambio epistolare Masi-Ferrara, sul finire degli anni ’20 le risorse economiche, per aprire il cantiere dei lavori per l’ “erigendo Ospedale”, almeno in parte, sono disponibili. Il sogno di don Ferrara e Pietro Mancini, dei baianesi residenti al di qua e al di là dell’Atlantico prende forma. E si procede nelle opere previste per la graduale realizzazione del progetto nel piazzale donato, con l’ampia gradinata d’accesso laterale sulla destra dello “Stradone” che, a sua volta, immette sul sagrato del Santuario. E per l’arco degli anni ’30, pur negli stop and go che vive l’Italia per la guerra di conquista coloniale dell’Etiopia e quella di Spagna, a mo’ di preparazione al secondo conflitto mondiale, il cantiere è operoso ed attivo. Il rustico su piano rialzato con annesso scantinato per l’Ospedale Santo Stefano è completato e si sviluppa per circa 300 metri 005quadrati, con annessi due piazzali di pertinenza, mentre il Santuario ha ampliato il suo assetto con la funzionale e spaziosa casa canonica. E’ una struttura che viene resa rapidamente agibile, bisognosa solo di essere completata per lo scopo programmato. Ma c’è la sorpresa dietro l’angolo, altro che completamento.

Sul finire del decennio, l’idea-Ospedale evapora progressivamente, mentre don Andrea Ferrara ha già lasciato Baiano, per assumere importanti incarichi nella Curia diocesana, a Nola. La guerra ne fa rimuovere stranamente e addirittura l’idea, anche se quello che doveva essere l’Ospedale Santo Stefano - ‘o Spitaletto nella vulgata popolare - fino agli anni ’50 sarà regolarmente abitato. Sta di fatto che la mancata costruzione e attivazione dell’Ospedale permette agli eredi del donatore del suolo di riacquisirlo con la legittima procedura della retrocessione. Un recupero dei titoli di proprietà piena per il relativo esercizio, a cui farà seguito un’ampia lottizzazione edilizia negli anni ’60 e successivi nelle aree collinari di Gesù e Maria - appartenenti agli stessi eredi e ad altri proprietari - retrostanti il complesso del Santuario

FB IMG 1551478763841 1Che cosa sia avvenuto, per porre termine al progetto, non è dato di sapere in termini documentali e di atti verificati e verificabili. Di certo, la cappa del silenzio è calata pesante sulla “storia”, ch’era iniziata con … entusiasmo. Una ”storia” che aveva il pregio di esprimere una visione del contesto cittadino, da migliorare e far progredire con la funzione sociale che assolve un presidio sanitario di interesse pubblico e collettivo. Una visione di cui si erano fatti interprete don Ferrara e tanti baianesi emigrati e… non.

Una visione che negli anni del primo Novecento pure hanno avuto e attuato altri baianesi con importanti attività di lavoro e impresa, come nell’intera area dell’Unione intercomunale dellAlto Clanio. Ma se ne parlerà, per sommi capi, in un’altra… noterella.  

Nota - Le foto sono state sono state prese dai testi "Baiano e S. Stefano" di Orazio Bocciero e Antonio Vecchione, " 'E Vesuni" di Antonio Vecchione e "Gli indimenticabili" di Carmine Montella a cui si rimanda per approfondimento delle vicende narrate.

Pagine di Storia Avellana 2: Cronaca di un'amara e triste vicenda del 29 Aprile 1917

Dopo l'incendio e i danni, arresti ed interrogatori. Ricerca di Nicola Montanile. Seconda Parte.

prima guerra mondiale domenicaPrima di passare agli interrogatori delle persone arrestate, presunte colpevoli dell'assalto, della devastazione e dell'incendio alla sede Municipale di Avella, corre l'obbligo di inquadrare la situazione politica, sociale e culturale sia nazionale che avellana. L'Italia, infatti, è da poco, nel 1915, entrata nel conflitto chiamato in un primo momento "guerra europea", poi, per la partecipazione di Nazioni quali l'Inghilterra, il Giappone e gli Stati Uniti, si chiamerà la "Grande Guerra" o Prima Guerra Mondiale.

In Avella, sindaco è Amerigo Pescione, insediatosi il 2 ottobre 1912, e  dal 1871 è stato preceduto dai primi cittadini, quasi tutti avellani: Giuseppe Salvi (1871), Vincenzo Maria Barba (1873), Nicola Guerriero (1877), Stefano Romano (1893), Tommaso Guerriero (1897), Arcangelo Guerriero (1900), il giornalista del "Giorno" che si occuperà solo della cronaca di Nola, ovvero il Marchese Giuseppe Maietti, che, tra l'altro, sarà anche Direttore del "Corriere della Campania e dell'Irpinia", nonché promotore e istruttore di un "Ufficio Notizie", collocato nel Comando Presidio Militare di Nola per un alto senso di patriottismo, Amerigo Pescione img 0001 2favorendo i familiari dei Combattenti al Fronte per pratiche e corrispondenze; ed, infine, il catanzarese su menzionato, Amerigo Pescione, il cui padre era di Avella.

Tralasciando che i suddetti hanno tra loro legami di parentela diretta ed che, nel indiretta, come i due notai, padre Nicola e figlio Arcangelo Guerriero, si sottolinea che nel periodo in cui appare Stefano Romano, in effetti il vero sindaco è Giacomo Gragnani fu Andrea, il quale non si presenterà in nessuna seduta consiliare e si dimetterà il 24/11/1899, per cui risulterà un primo cittadino cosiddetto ombra.

Il periodo sindacale del Pescione, poi, è costellato da parecchi periodi negativi, se si fa eccezione soltanto all'anno in cui fece redigere, in piazza Convento, l'Edificio Scolastico al progettista, ing. Felice Ippolito. E lo si evince dal fatto che, per ben due volte, verrà sostituito, prima dal Commissario Attilio Sessa e di poi da Antonio Brissa, dopo una breve reggenza del quale ci saranno i Commissari Alfredo De Giorgi, Alessandro De Nisco, Carmine De Pascale, (NDA per approfondite informazione consultare "Spaccato di Storia Avellana", Vol. 1° - anno 1993). 

Avella Piazza Municipio Prima Immagine Comune e a destra Palazzo NOE Copia CopiaMa veniamo alla cronaca del fattaccio, che, caso alquanto curioso e strano, avviene di domenica, pur sapendo che il Municipio è chiuso e che il sindaco non si trova nella sua abitazione avellana, in Corso Vittorio Emanuele, angolo con Via S. Giovanni, ed, inoltre, vennero presi di mira sia il Molino di Felice Albano che quello di Nicola Vecchione; insolito risulta anche l'orario, alle ore 18.00, per cui è d'uopo ascoltare, per cercare di sapere la verità.

Dopo il verbale di ispezione di località, redatto il giorno dopo, in data 30/4/1917, per verificare i danni, vengono chiamati a deporre la loro testimonianza sull'accaduto alcune persone e si interrogano i presunti colpevoli.

La prima ad essere interrogata è la Sorriento, detta "'A scucchiula", figlia del fu Cesare e di Colucci Angelica, nata il 9 luglio 1890, che morì il 28 luglio 1982, all'età di 92 anni, in Avella.

Domenica Sorriento Zì Mèneca e il figlio 2Domenica Sorriento fu Cesare di anni 26 - fol 6; 2.5.1917

" - Uscii per acquistare il pane, - il pane mancava da due giorni, - per i miei figliuoli, ma il negozio di Felice Albano era chiuso ed avendo trovato una grande quantità di gente per la via che schiamazzava chiedendo da mangiare, mi rivolsi al Maresciallo pregandolo di far aprire il negozio. Mi rispose che ciò era impossibile ed avendo invano insistito, me ne tornai a casa, senza neppure attraversare la piazza e quindi non so dire quello che ivi sia successo. Ho gridato è vero anche io, ma solo per chiedere pane, e non è vero che abbia istigato la folla di salire sul municipio per appiccare il fuoco. Non è neppure vero che dalle finestre del Municipio abbia gettato sulla strada suppellettili e atti di ufficio appartenenti al Comune, e non risponde a verità che io abbia usato violenza e resistenza ai Carabinieri e li abbia trattenuti con altri per lasciare la folla libera di trascendere ad atti di distruzione. Non ho conosciuto nessuno di coloro che scagliavano pietre e che presero ad incendiare le suppellettili Municipali. Per la deficienza del grano e più ancora per mancanza di autorità a cui rivolgersi, trovandosi sempre assente il Sindaco, da più tempo vi era un malcontento in paese, ma mai si era detto che un giorno o l'altro che il Municipio sarebbe stato distrutto. La dimostrazione, però, ritengo sia avvenuta improvvisamente. Mi riserbo di indicare i testimoni e di indicare un difensore". 

L'interrogatorio riprende con Filomena Palmieri/o, alias " 'A Pall' ", figlia di Pellegrino e di Tulino Antonia, nata il 1 aprile 1894 e deceduta il 9 dicembre 1975, quando aveva 81 anni.

Filomena Palmieri 2Palmieri/o Filomena di Pellegrino di anni 23 - fol. 8;  2.5.1917

Avendo saputo della dimostrazione corsi in piazza per curiosare ed anche io mi misi a gridare che desideravamo il pane. Non contribuii con le mie grida ad eccitare la folla per farla trascendere ad atti di distruzione e non è vero che usai resistenza ai Carabinieri. Soltanto per evitare che il Maresciallo fosse colpito dai sassi, lo presi fra le braccia per farlo scansare. Non ho conosciuto nessuno dei dimostranti e non so né il movente della dimostrazione, né il proposito dei dimostranti. Durante le grida la guardia municipale Napolitano era quegli che incitava di più e suggeriva di salire sul Municipio e distruggere ogni cosa, dicendo che eravamo donne e nessuno ci avrebbe potuto far niente. Mi riserbo di indicare testimoni e di scegliere un difensore".

Ai lati della dichiarazione vi è una annotazione, in alcuni tratti illegibile, di cui si riesce a comprendere solo "Il Carabiniere Frungillo prese per la gola ........... Guerriero Teresa ..... il panettiere Felice Albano chiuse il negozio del pane.........".

Vennero poi interrogate le Parti Lese con obbligoad iniziare dalle sorelle Ferrara.

Avella Piazza Municipio Prima Immagine Comune e a destra Palazzo NOE Copia 2 CopiaFerrara Maria ed Orsola fu Aniello di anni 30 e 27 - fol.  21;  1-5-1917

“Dalle finestre di casa nostra, che è di fronte al palazzo municipale dalla parte della via, assistemmo in buona parte alla dimostrazione, che cominciata in modo tranquillo, degenerò con la folla sempre crescente negli atti di vandalismo commessi sulla casa comunale. In qual modo siano entrati sul municipio non possiamo dirlo e soltanto osservammo bene ciò che avveniva nelle stanze difronte alla casa nostra nel gabinetto del Sindaco, nella sala delle tornate consiliari e in quella dov'era l'archivio di deposito. Erano tutte donne che dalle finestre gittavano sulla strada sedie, ed altri mobili, tavole, poltrone, divani, carte e libri = Ed altre donne ed anche uomini sulla strada appiccavano il fuoco a detti oggetti. Fra le donne che erano sulle finestre a gittare mobili riconoscemmo Domenica Sorriento, Maria Masi, Filomena Montanile, Maria Carmina Vittoria, Caterina Caruso (questa forse non ancora arrestata) e molte altre che vedendole potremmo identificare. Nella strada vedemmo Sorriento M. Antonia, Biffetti Pasquale, che scassava i mobili e li gettava sulle fiamme, Carmina Noviello, e molte altre che conosciamo di vista: vi era pure la figlia di Biagio Morelli, vedova. Dalle finestre gittammo acqua per spegnere il fuoco e provocammo così l'indignazione contro di noi di tutta quella gente, che con pietre si rivolse contro i nostri balconi, frantumando due vetri. Autori di tale danneggiamento da noi patito fu, con altri, Barba Domenico di Domenico, contro del quale e anche verso gli altri ci riserviamo di sporgere querela anche per le atroci ingiurie rivolte al nostro indirizzo. Delle sedie di Vienna vennero asportate lontane; ma non sappiamo precisare da chi. La manifestazione fu un fatto improvviso, perché in precedenza non se n'era avuto alcun sentore, ed i dimostranti riteniamo si siano spinti ad assalire il Municipio durante l'agitazione e istigazione di persone che si trovavano nella folla e che gridavano: Diamo fuoco al Municipio! Una delle principali istigatrici era la figlia di Angelica Sorriento. D=gittava pietre certo fasolino Antonio = Sulla via alimentava il fuoco anche la figlia di Borrelli Sabato (Francesca Borrelli maritata a D'Avella Giacomo".  

Palazzo Pescione 1Amerigo Pescione fu Raffaele Sindaco - fol. 24;  1.5.1917

“In qualità di capo dell'amministrazione sporgo querela contro gli autori del danneggiamento al Municipio, commesso dai dimostranti, allorché io per ragioni di salute, mi trattenevo a Napoli. La dimostrazione fu un fatto improvviso, almeno per quanto mi è stato riferito, perché nelle ore antimeridiane di ieri l'altro, nel paese regnava la massima quiete, ed in precedenza non vi era stata alcuna minaccia seria che avesse potuto far ritenere quello che si svolse. Regnava è vero un malcontento da parte della popolazione, che abituata a panificare privatamente, mal tollerava che il grano fornito dal Consorzio Granario si dovesse distribuire solamente al Mulino. Penso che l'agitazione fosse stata, se non in tutto, almeno in parte premeditata, tanto più che da parte dei dimostranti, come ho saputo, si fece il possibile di evitare che le Autorità lontane fossero avvertite di ciò che accadeva ed avesse potuto in tempo utile mandare rinforzi di militi. Non mancavano inoltre invettive contro gli Amministratori e più questa circostanza mi induce a credere che i disordini fossero preordinati ad opera di avversari dell'Amministrazione, avendo anche trovati infranti i vetri di parecchi balconi della mia abitazione che è nel Corso Vitt. Em.; come privato, mi rimetto alla Giustizia, tanto più che al momento non mi risulta che io abbia dato luogo a detto danneggiamento". 

Felice Albano 20200217 114729 1 1Albano Felice fu Pasquale di anni 52 -  fol. 20; 1-5-1917

“Non mi trovavo sul luogo quando avvennero i disordini. Per quanto mi riferiscono le persone di mia famiglia, la folla dopo della devastazione del palazzo municipale si accalcò presso il pastificio di mia proprietà credendo che dentro vi fosse nascosto del grano. Il Tenente dei Carabinieri accompagnò nel pastificio e in casa mia, per tutte le camere alcune donne che capitanavano la dimostrazione, le quali potessero così convincersi che di grano non vi era alcuna traccia. Dopo incominciarono a tumultuare. La mia famiglia spaventata si chiuse dentro ed i dimostranti con pietre infransero circa quaranta vetri delle finestre e dei balconi, fracassarono e bruciarono le scalette che in numero di 25 erano sulla strada ed egualmente fracassarono e bruciarono un parte del telaio della porte del magazzino, arrecandomi un danno complessivo di circa lire 300. Né mia moglie, né i bambini, spaventati come erano, e chiusi in casa potessero conoscere gli autori del danneggiamento, contro dei quali per altro non intendo sporgere alcuna querela".   

Corso Vittorio Emanuele e Mulino Albano in fondo 1D'Avanzo Eduardo fu Martino di anni 57 - fol. 48;  3-5-1917

“Siccome il panettiere Felice Albano è mio inquilino nella rivendita dello spaccio del pane, la popolazione supponesse che si trovasse in casa mia del grano nascosto e volevano invaderla. Cominciarono infatti a scagliare pietre contro i vetri dei balconi e allora si persuasero della inesistenza del grano quando il Tenente dei RR. CC: accompagnò due delle dimostranti che rovistarono per tutte le stanze, fin nel giardino. Io non ero in Avella e mi sono doluto di quanto è successo e di quanto mi è capitato sia come cittadino che come assessore. Tanto più poi che sono stati sul Municipio distrutti le effigie dei miei partenti, il cardinale D'Avanzo, mio zio, e il prof D'Avanzo, mio padre, persone illustri e benefattori del paese. Pel danneggiamento subito mi querelo restando inteso delle disposizioni di legge contro quelli che ne risulteranno autori e mi riservo di sporgere querela per gli altri fatti di cui ho fatto menzione innanzi. In Avella non è mai mancato né la pasta, né il pane e la farina e la fame, secondo me è stato un pretesto per la dimostrazione mossa dal generale mal contento per lo stato di guerra e favorita dagli oppositori del partito imperante, che andava in cerca di un'occasione per turbare l'ordine pubblico". 

Comune vecchio con lapidi. Anni 20 CopiaDa sottolineare che, a conflitto mondiale terminato, il nostro paese immolò alla Patria ben 41 Fanti - Contadini: diciannove sul campo di battaglia, undici negli ospedali civili e di campo, per malattie contratte in guerra per ferite mortali o in prigionia, undici dispersi di cui non si ebbero più notizie.

E non vanno dimenticati quelli che morirono nel letto di casa dopo lunga convalescenza, né, tantomeno, non si possono tralasciare i mutilati, gli invalidi e i feriti

“I carismi” di San Michele e il culto dell’Arcangelo portato in Italia dai Bizantini

Conduce le milizie celesti, accompagna i defunti nell’aldilà, pesa il bene e il male, guarisce i malati. E sul Gargano Michele diventa protettore della Natura benefica e dell’agricoltura. A lui vengono consacrati, anche a Ottajano, l’8 maggio e il 29 settembre. La processione a Napoli del 20 maggio 1691 e il ruolo di Giuseppe I Medici, principe di Ottajano. Servizio di R.C. del 4 maggio 2020 su ilmediano.it

Apocalisse e MicheleNell’ “Apocalisse” Michele guida i suoi angeli alla vittoria controil drago, il serpente antico, satana”, che si è ribellato a Dio, e questo ruolo di capo delle milizie celesti gli verrà sempre riconosciuto, anche attraverso i “segni” dello scudo, della spada e dell’elmo. Nel suo Vangelo Luca ci dice che Lazzaro morì “… e fu portato dagli angeli nella gloria di Abramo”. Ma tra i primi cristiani, così come negli ambienti giudaici, si diffuse l’idea che proprio a Michele Dio avesse assegnato il compito di psicagogo, di accompagnare i defunti nell’aldilà: da qui il “segno” della bilancia, che pesa il bene e il male.

In un passo del Vangelo di Giovanni (5, 4) – un passo che non tutti i codici riportano, ma che viene considerato autentico – si racconta che nella piscina di Betsaza, la “piscina dai cinque portici”, “giaceva una moltitudine di ammalati, ciechi, zoppi, paralitici, che aspettavano il movimento dell’acqua. Infatti, talvolta, un angelo di Dio scendeva nella piscina e l’acqua ne era agitata. Perciò il primo che entrava nell’acqua dopo che era stata agitata diventava sano, da qualunque infermità fosse affetto”.

San Michele 300x297L’antica tradizione cristiana e gli gnostici ritennero che questo angelo fosse Michele: così l’Arcangelo divenne, oltre che capo delle milizie celesti e accompagnatore delle anime nell’aldilà, anche medico e guaritore. Secondo il Rohland, gli gnostici attribuivano al nome di Michele una “virtù” apotropaica, capace di dissolvere la magia nera e le influenze nefaste, e perciò incidevano quel nome su collane e anelli che ornavano i defunti o venivano deposti nella tomba, perché l’Arcangelo rendesse agevole il viaggio dei morti nell’aldilà.

Il culto di Michele e degli altri angeli divenne rapidamente così diffuso e radicato che nella lettera ai Colossesi – Colosse fu un centro importante del culto dell’Arcangelo Michele - Paolo dovette ricordare ai cristiani che Cristo solo è il principio di ogni cosa, e che solo Lui ha il potere su ogni cosaMa ancora, nel III sec. perfino i pagani invocavano come guaritore e medico Michele, che diventava sempre più saldamente l’erede, nella religiosità popolare, degli antichi dei della vita e della morte, di Apollo, di Ermes, di Osiride.

GROTTA DI SAN MICHELE LISCIA CHIETI Colosse era una città della Frigia: e proprio in Frigia la devozione per l’Arcangelo fu assai viva, soprattutto quando si avverò la profezia degli apostoli Filippo e Giovanni, che Michele avrebbe fatto scaturire, presso Colosse, un’acqua miracolosa, capace di guarire da ogni male, chi, nel bagnarsi con quell’acqua, avesse invocato la Trinità e l’ArcangeloIl miracolo viene raccontato da un testo anonimo del sec. V, nel quale si legge anche che una fanciulla pagana, Laodicea, muta fin dalla nascita, si bagnò con l’acqua della fonte, riacquistò la parola, si convertì, e con lei si convertì anche suo padre, che fece costruire un tempietto in onore di Michele a difesa della sorgente. Tutto questo scatenò l’ira dei pagani che decisero di distruggere il piccolo tempio, deviando il corso di due fiumi: ma Michele salvò il luogo a lui sacro, deviando le acque nelle grotte sotterranee.

A Michele era dedicato anche il santuario di Pythia, in Bitinia, presso il quale c’erano acque termali che attiravano folle di pellegrini e di malati. Nel 540 l’imperatore Giustiniano ordinò che il luogo venisse sistemato in modo tale da rendere agevoli e sicuri il flusso e la permanenza dei visitatoriBisogna sottolineare il fatto che il carisma del guaritore era riconosciuto all’ Arcangelo soprattutto dagli umili e dai poveri.

San Michele Arcangelo 1Il culto di Michele venne portato in Italia dai Bizantini e il patrono delle acque e delle grotte ebbe nel Gargano il primo, importante centro di devozione: qui il suo patronato si estese alla Natura generosa di doni per gli uominiL’Arcangelo divenne il protettore delle messi e della viticoltura e a lui vennero consacrati l’8 maggio, perché maggio introduce la stagione della mietitura, e il 29 settembre, perché settembre avvia il tempo della vendemmia.

Ancora negli anni ’70 del sec. XIX a Ottajano San Michele usciva in processione in entrambi i giorni a lui sacri, e il 29 settembre la statua veniva portata fino a Recupo, dove si stendevano i vigneti dei principi di Ottajano. E ancora negli anni venti del ‘900, quando passava la processione del Santo Patrono, anche i malati gravi venivano portati accanto alle finestre, perché potessero chiedere direttamente la guarigione. In tutte le STUATUA SAN MICHELErelazioni del ‘600 e del ‘700 le eruzioni sono segno del demonio e la lava è simbolo delle fiamme dell’inferno: Michele divenne il naturale difensore della città contro la furia del Vesuvio.

Il 20 maggio del 1691 si celebrò per le strade di Napoli la processione per “il possesso di padronanza” dell’Arcangelo: Napoli scioglieva così il voto fatto durante il terremoto del 5 giugno 1688. Giuseppe I Medici, principe di Ottajano, portò lo stendardo; lo seguivano 18 fanciulli vestiti da angeli, 110 cavalieri “armati” di torce, cori e musici, e una folla sterminata.

Pagine di Storia Avellana 1: Cronaca di un'amara e triste vicenda del 29 Aprile 1917

Assaltano, devastano ed incendiano il Comune. Ricerca di Nicola Montanile. Prima Parte.

Stazione della Circumvesuviana Avella SperoneDomenica 29 Aprile del 1917 - nel mio testo “Non soltanto sulla pietra”, a pagina 33, nell’appendice titolata “Un'amara e triste storia”, per un errore tipografico, si riporta il 17 –, alle ore 18.00, al grido "Vogliamo il grano", "Vogliamo il calmiere", "Abbasso il sindaco", ci fu una rivolta, che ebbe come mira la sede municipale. Furono rotte le porte, le finestre, i vetri ed oggetti vari; furono incendiati i Registri dello Stato Civile dei Nati, dei Matrimoni e dei Morti, oltre a documenti di certificazione varia e di cassa.

Tutto ebbe inizio, quando, donne di età compresa tra i diciotto e i cinquant'anni, a cui si aggiunsero degli uomini, partite dai rispettivi quartieri, si diressero alla Stazione della Circumvesuviana, per aspettare l'arrivo del treno da Napoli, su cui viaggiava, in quanto in ferie, ma dimorante ad Avella, in Corso Vittorio Emanuele, il sindaco Amerigo Pescione, nato a Catanzaro il 28 dicembre 1868 da Raffaele e Lavinia Pertosa e morto a Napoli il 6 luglio 1918.

Avella Piazza Municipio inizi 900Le donne, deluse, perché il primo cittadino non arrivò, era stato probabilmente avvisato che “correvano cattive acque”, si diressero al Comune in Piazza Municipio, dove, a poco a poco il numero delle persone aumentò sino ad arrivare a circa settecento, anche perché alcune erano in piazza per ritirare la posta proveniente dal Fronte (Grande Guerra), essendo l'Ufficio Postale e il Circolo Sociale ubicati nei locali municipali.

A cercare di fermare la folla inferocita fu l'avv. Giuseppe Biancardi, nato in Via Purgatorio, il 6 marzo 1888, da Andrea e Maria Pignatelli, e deceduto, il 14 febbraio 1936, in via Carmignani, (in seguito, ricoprirà anche la carica di Podestà), che si trovava nel su menzionato ritrovo sociale. Secondo la sua testimonianza, erano circa quaranta donne presenti.

Giuseppe Biancardi img 0002 2Il Biancardi, quando vide che incominciarono a lanciargli pietre e ogni sorte di materiale, ritenne opportuno ritirarsi, catapultandosi nel giardino del Palazzo Maiella, oggi Fazio, e di poi, passando in quello della famiglia Guerriero/Bevilacqua, si trovò in Viale San Giovanni, a quei tempi conosciuta come Via San Giovanni. 

Nel verbale di ispezione, fatto il giorno dopo, in data 30, alle ore 18.00, dall'avv. Tecce Camillo, Pretore del Mandamento di Baiano, assistito dal Segretario comunale, sig. Alfredo Borselli, venivano evidenziati gravissimi danni alla sede municipale, e il locale maggiormente colpito, ovviamente, era l'Ufficio dello Stato Civile

Piazza Municipio Comune vecchio con lapidi. Anni 20 CopiaScattò subitamente il mandato di arresto con l'accusa di "Istigazione a delinquere, di cui l'art. 246 del Cod. Penale, per aver spinto all'inizio e durante la dimostrazione al danneggiamento profferendo, ad alta voce, frasi che consigliavano a bruciare, saccheggiare e distruggere, ritenendo ciò l'unico mezzo per ottenere il grano".

Vennero arrestate: 1° Masi Maria di Giacomo; 2° D'avanzo Maria Grazia di Giuseppe; 3° D'Avanzo Giuseppina di Giuseppe; 4° Nappi Giovannina di Francesco; 5° Canonico Girolama di Martino; 6° Bizzarro Angelina di Nicola; 7° Palmieri Filomena di Pellegrino; 8° Vetrano Anna di Antonio; 9° Montanile Filomena di Arcangelo; 10° Sorriento M. Antonia fu Saverio; 11° Gaglione Francesca di Salvatore; 12° Vittoria Carmela di Michele; 13° Pecchia Lucia di Aniello; 14° Napolitano Rosa di Aniello; 15° Pedalino Grazia di Antonio; 16° Lombardi Marianna fu Francesco; 17° Noviello Carmela di Giovanni; 18° Sivestri Giovanna fu Antonio; 19° Nappi Maria di Aniello; 20° Caruso Antonetta di Elia; 21° Caruso Carmina fu Domenico; 22° D'Avanzo Rosa di Giuseppe; 23° Napolitano Ma Carmina di Domenico; 24° Napolitano Michela di Gennaro; 25° Rocco Gaetana di Francesco; 26° Noviello Teresa fu Antonio; 27° Noviello Clementina fu Antonio; 28° Palazzo BorrelliBorrelli Francesca di Sabato; 29° Caruso Carmela di Elia; e a continuare gli uomini: 30° Belloisi Domenico fu Giovanni; 31° Biffetti Pasquale; 32° Napolitano Gennaro fu Salvatore; 33° Bizzarro Sebastiano fu Domenico; 34° Sapio Vincenzo fu Natale; 35° D'Avella Francesco di Francesco; 36° Napolitano Giuseppe di Vincenzo; 37° Maiella Michele fu Michele; 38° Gaglione Francesco fu Elia; e, infine, altre due donne: 39° Mazzara Giuseppa di Francesco; 40° Sorriento Domenica fu Cesare. 

All'accusa di istigazione fece seguito, anche, solo per nove di esse, quella di "Violenza e resistenza all'Autorità, di cui l'art° 187 C. P., i sottonomati per avere offerto resistenza, circondando agenti di forza pubblica, mentre altri dimostranti compivano danneggiamenti".

Inoltre il verbale metteva in risalto che Montanile Filomena di Arcangelo gettava dalle finestre del Corso Vittorio Emanuele e Mulino Albano in fondo 1Municipio, sulla piazza, registri e suppellettili, mentre Fusco Angelina di Andrea, con una piccola zappa, tentava di scassinare la porta del magazzino di Albano Felice, proprietario del Mulino.

Per le altre donne ci furono ancora altri capi di imputazione; venivano chiamati a testimoniare coloro che avevano assistito ai fatti.

Infine, e non alla fine, le parti lese furono D'Avanzo Eduardo fu Martino, nipote del Cardinale Bartolomeo sia perché assessore, sia poiché il palazzo dove gli Albano avevano il Mulino, inizialmente, era di loro proprietà, e di conseguenza anche Felice Albano di Pasquale; mentre 1 Piazza Municipio Comune e a destra Palazzo NOE 5 Copiale parti lese con obbligo furono il sindaco Amerigo Pescione, unitamente alle sorelle Maria ed Orsola Ferrara fu Aniello.

In effetti le germane vennero offese poiché erano intervenute per far desistere due donne a bruciare i registri, fattaccio che avveniva sotto i loro occhi, in quanto l'Ufficio dello Stato Civile, si affacciava sul tratto di Corso Vittorio Emanuele dove era la loro abitazione, ossia il Palazzo De Falco Noè, il cui nome divenne uno "stortanomm", e la citata Maria era sua moglie.