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CURIOSITA' GIORNALISTICHE: GIOVANNI ANSALDO, DIRETTORE DE "IL MATTINO"

Nota di Accipiter, tratta da un libretto di Raffaele Mezza, stampato, per le Edizioni " Copyright" - Napoli", nel 1984, nella quale traspare il forte rapporto amicale e giornalistico tra i due.

giovanni ansaldo il giornalista di napoli di Raffaele Mezza03.10.2019 – Il compianto prof. Raffaele Mezza, per le Edizioni " Copyright" - Napoli", 1984, diede alla stampa, un libretto, con copertina celeste, col titolo "IL MIO DIRETTORE GIOVANNI ANSALDO", per ricordarlo, a quindici anni dalla sua morte, avvenuta il 1° settembre 1969, all'età di 74 anni.

Il teologo, tra altro autore di molti scritti, parla del modo in cui fece il suo ingresso nel mondo giornalistico e l'incontro e l'amicizia che lo legherà a colui che quando "apriva il rubinetto", il getto delle idee e delle immagini era davvero inarrestabile.

Egli affermava "All'epoca io ero pubblicista da appena due anni (ma dopo molti, però, di...attesa, secondo la strana legge ancora in vigore, per cui non potresti scrivere se non sei un giornalista, ma non sarai mai giornalista se non avrai esibito la tua produzione di articoli!”. 

Giovanni AnsaldoIl su menzionato, avvalendosi degli studi teologici, scrisse un articolo sul Concilio Vaticano II e "...infilai l'articolo in una busta <fuori sacco>... e lo imbucai alla Posta Centrale di Napoli che erano quasi le quattordici...- sì, proprio all'indomani - avrei <ammirato> con un tuffo al cuore il mio corsivo, in terza pagina!".

Il rapporto tra lui e il direttore del quotidiano divenne sempre più forte, improntato sulla corrispondenza ed un giorno e, precisamente, il 2 agosto 1963, riceveva questa lettera "Caro Mezza esiste, nel calendario romano, un Sant'Umile? Io ho l'impressione di aver incontrato, nei libri un <Padre Umile> ma ora m'imbatto in un signore che si chiama Umile di nome proprio. Che ne sa lei? Suo Giovanni Ansaldo".

SantUmile da BisignanoLa risposta non tardò ad arrivare e la grande soddisfazione pure, quando nel capomoscone (un'altra tradizione giornalistica purtroppo tramontata, che vide a Napoli redattori prestigiosi quale Matilde Serao), si viene a sapere non solo che quella persona era il dottor Umile Granieri, suo compagno di deportazione, ma che per conoscerne l'origine del nome Ansaldo si era rivolto al professore: "Mi rivolgo perciò al collega Raffaele Mezza, che in questa materia ne mastica ben, più di me...", evidenziando un senso umiltà e di rispetto per gli altri, considerando, dichiara, l'ottavianese, "Immaginiamo poi quanto debba aspettare invano uno che scriva ad un giornalista <di fama>. (La nostra è, dopo quella dei clinici, forse la categoria che vanta il maggior numero di <palloni gonfiati>)". Il Capomoscone, "Umile" ancora oggi rimane uno degli insuperati (e insuperabili) di Ansaldo, il quale aveva una grafia indecifrabile

Giovanni Ansaldo 1Nel giorno di San Giovanni, il Mezza, in latino, lingua che Ansaldo stimava tanto da scriverne anche in un volumetto intitolato appunto "Latinorum", gli invia i dovuti auguri e i ringraziamenti non si fecero attendere, usando questa prassi "formulato in una vera epigrafe latina che è apparsa a me e a Nazzaro ben tornita”.”Lì per lì fui tentato dal diavolo della vanità e pensai di caverne un titolo di capomoscone; poi recedetti dal pensiero perché la pubblicazione avrebbe dato luogo al lettore volgare di credere che Lei avesse voluto lusingarmi". Lusinghieramente rispose, il 28 gennaio 1965, quando il Mezza gli chiese di scrivere la prefazione per il suo libro "La ringrazio. Sono peraltro perplesso dell'opportunità che io faccia la presentazione. Lei è un <professionista> ed io non sono altro che un dilettante. A mio avviso una prefazione mia rileverebbe troppo questo mio carattere". Indubbiamente c'è da riconoscere nell'Ansaldo la capacità di riconoscere i limiti della sua cultura, mentre quanti soloni, che non hanno mai preso in mano un catechismo di prima comunione, si permettono di fare i cacasenni in materia ecclesiastica.

0x7681418908040797Virna Lisi 6Intanto una simpatica polemica scoppia tra i due, quando l'Ansaldo preferisce al suo articolo una foto dell'attrice Virna Lisi, seduta in atteggiamento disinvolto, tale da mostrare ampiamente le belle gambe, per cui, al rimprovero, così rispose "Caro Mezza, purtroppo il confronto che Lei avanza nella sua cartolina non regge. Non è che io dia più importanza alle gambe di Virna Lisi che non ai suoi pezzi, più semplicemente io devo tener conto delle esigenze del pubblico, s'intende compatibilmente salvando un certo decoro al giornale che, su questo, è meno peggio di tanti altri" e nel poscritto aggiunse "Mi interesserebbe essere rassicurato su un punto, quando il sacerdote accede all'altare per dire la Messa, recita le parole <Introibo ad altare Dei>. Ora è il chierico che serve messa che risponde <Ad altare Dei qui laetificat juventutem meam?> Come vede, la mia ignoranza è tale che Lei dovrebbe davvero rinunziare al Suo progetto di fare prefazionare da me il Suo prossimo volume".

Dopo questa polemica divennero ancora più amici, poiché per Ansaldo fu una lezione di umiltà, per il Mezza di giornalismo e poi lo fece telefonare dal suo segretario di redazione volendo sapere perché si dice "Domenica in Albis".

GIOVANNI ANSALDO PER CLAUDIO FAVA CopiaSi confrontarono su tanti altri temi che ora sarebbe lungo da enumerare, per cui non rimane che chiudere col mettere in risalto il necrologico sgrammaticato che apparve su "Il Mattino" del 1° settembre 1982 che recitava "1969 1° settembre 1982 Giovanni Ansaldo nn ricordo"; e sotto una pubblicità funebre in riquadro così improntata "Organizzazione internazionale TROMBETTA Tariffe comunali Telef. 229115 - 287511".

A scriverlo, ironia della sorte, era lo stesso linotipista che quando lui era vivente gli componeva "ignoranza grassa" per "crassa?"; e questa volta, invece di battere la U, batté la N, dando tutto un altro significato.

Infine da sottolineare che nell'appendice del Dizionario Enciclopedico UTET (1979), nella sezione "Aggiornamento Biografico", alla voce Giovanni Ansaldo è annotato: (industriale): Napoli, confondendolo con l'ascendente genovese; l'anonimo redattore ha così, come dice il Mezza, spogliato la sua figura della componente essenziale: la professione giornalistica.

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CICCIANO / TRA STORIA E SUPPOSIZIONI: LA MADONNA DEGLI ANGELI E LA PESTE A CICCIANO – Prima parte

La leggenda del perché i Ciccianesi celebrano la loro Pasqua nella successiva Domenica in Albis.

 

Entro i relitti dellambiguoEm.An.settembre 2019 - Venerdì e sabato, sei e sette settembre, si è svolta, a Cicciano, la XXVI Sagra del Casatiello e dei dolci fatti in casa, per rinnovare un antica tradizione.

Dal testo, " Entro i relitti dell'ambiguo", che scaturisce da un lavoro di una serie di ricerche, fatte da un gruppo di studenti della IA C del Liceo Scientifico, nell'anno scolastico 1982 - 1983, “E. Medi” di Cicciano, a cura del prof. Franco Salerno, nel capitolo "Il Monte: l'ascensione verso il livello superiore", a firma dell'allora studente Enrico Fedele, apprendiamo il perché i Ciccianesi celebrano la loro Pasqua nella successiva Domenica in Albis. 

Commenda nel 1646 8cf6fb1d84Ecco la leggenda "Feudatario sarebbe stato un tal Gerolamo Branciforti. durante la pessima e odiosa signoria di costui, nel 1656, una violenta peste decimò il paese atterrito, seminando ovunque lutti e dolori. I Ciccianesi fecero ardenti voti alla Madonna degli Angeli - scoperta verso il 1450 presso il Monte Fellino - e il flagello cessò miracolosamente e quasi istantaneamente nella Domenica in Albis di quell'anno. In quella stessa domenica, tutto il popolo giubilante si recò alla chiesa solitaria per ringraziare la Madonna salvatrice e manipolò taralli e casatelli per festeggiare, dopo tanta tristezza, anche gastronomicamente il recuperato benessere. Da allora i Ciccianesi memori, derogando dalle consuetudini del rito cristiano, celebrano la loro Pasqua nella successiva Domenica in Albis.

Madonna di CiccianoNell'anno 1661 nella chiesetta della Madonna degli Angeli, che è tenuta come una taumaturga, fu collocata una lapide con epigrafe latina, la quale riguarda la protezione della Vergine e delle sollecite cure del convertito commendatore Gerolamo Branciforti". 

In definitiva, tralasciando l'aspetto ierofanico che sarebbe lungo da spiegare, si riporta, tradotta l'epigrafe latina su menzionata e tradotta, che, però, mette in risalto un altro dato importante e di discussione:

Templum hoc sacellum olim paene dirutum

Deiparae angelorum reginae

Quod Ejus opem aegri sensere quam plurimi

Anno domini M. D.  CLVI

Grassante populari lue grati animi monumentum

Fr D. Hyeronymus Branciforti Commendatorius

Qua proprio aere qua priorum stipe

    Erexit       dicavit

Additisque Santorum Aeliae ac Stephani aris

                Exornavit

Anno urae salutis M. D.  CLXI

                   TRADUZIONE

         "QUESTO TEMPIO QUASI DIRUTO

          DEDICATO ALLA MADRE DI DIO

                    REGINA DEGLI ANGELI

CHE QUI FA SENTIRE LA SUA POTENZA

             A MOLTISSIMI INFERMI

IL FEUDATARIO GIROLAMO BRANCIFORTI

         LO ERESSE A PROPRIE SPESE 

      NEL 1556

QUANDO IL POPOLO FU LIBERATO DAL COLERA

In effetti, i Ciccianesi vennero liberati dalla peste o dal colera? Comunque, come ultima annotazione, c'è da sottolineare che la ragione per cui i Camposanesi gareggiano coi Ciccianesi nell'onorare sia nell'ottava di Pasqua, che nel corso dell'anno questa Celeste Regina, è perché il colono del fondo era di un contadino di Camposano.  

UN INDIMENTICABILE DIMENTICATO: BARTOLOMEO D'AVANZO, VESCOVO DI CALVI E TEANO

Pubblicazione fatta in occasione del "Primo centenario della Morte del Cardinale Bartolomeo D'Avanzo (1811 - 1884)”, a cura del Gruppo Archeologico Avellano "A. Maiuri" e della Pro Loco “Abella".

 

AVANZO DBARTOLOMEO 1876Nicola Montanile – agosto 2019 - A duecentotto dalla morte e a centotrentacinque dalla nascita si ricorda il cardinale Bartolomeo D'Avanzo, vescovo di Calvi e Teano, nato ad Avella il 3 luglio 1811 dal medico Bartolomeo e da Caterina (Carolina) Borzelli e al quale vennero imposti i nomi Bartolomeo Francesco Giuseppe (essendoci la prassi per i nomi, che vale solo il primo mentre, se c'era il nome, erano validi tutte e tre), come si legge nell'atto di nascita "NUM d'ordine 82", presso l'ufficio  dello Stato Civile di Avella, sindaco Francesco Arbucci.

Appena nato, gli morì il padre che aveva trentasei anni; infatti era nato nel 1775 e si spense nel 1811.

Comunque sull'indimenticabile prelato avellano sono stati scritti molti testi tra cui quello del compianto parroco della Collegiata di San Giovanni Battista dei Fustiganti - Parrocchia di Santa Marina, don Giuseppe Bifulco:"Il Cardinale Bartolomeo D'Avanzo (1811 - 1884) - Tipografia Imbimbo & Pellecchia - Atripalda", del quale ne è stata fatta una ristampa, nel 1983, presso la Scuola Tipo - litografica <Istituto Anselmi" - Marigliano (Napoli). 

La ripubblicazione, in questione, venne fatta in occasione del "Primo centenario della Morte del Cardinale Bartolomeo D'Avanzo (1811 - 1884), a cura del Gruppo Archeologico Avellano "A. Maiuri" e della Pro Loco “Abella".

Subì un attentato proprio mentre andava a prendere possesso delle nuove due sedi sopramenzionate, sebbene amministrò le Diocesi di Castellaneta e Mottola per 13 anni ancora.

In suo onore si pubblica questo acrostico. 

 

   AGLI AVELLANI

CHE NEL GIORNO 18 SETTEMBRE DEL 1876

      L'ARRIVO IN PATRIA

     DEL NUOVO ELETTO CARDINALE

      EMINENTISSIMO

  BARTOLOMEO D'AVANZO

        FESTEGGIAVANO

         IL SACERDOTE 

         DOMENICO BORSELLI

           LORO CONCITTADINO 

 

     "ALL'EMINENTISSIMO CARDINALE"

B     Benedetto nel nome del Signore

A     A noi ne riedi, e per la cara Avella

R     Ricca per Te di gloria e di splendore

T     Tornar fai giorni dell'età più bella (*)

O     Oggi, che tu novello Porporato

L      Le vieni a rinnovar l'amore usato.

                                  2

O     Onorata Nutrice dè tuoi studi

M     Mosse qui Nola a rallegrarsi teco,

M     Memori i buoni delle tue virtudi,

E      E dell'arrivo tuo sparsasi l'eco, 

O     Ognun qui trasse spinto dal desire

D,     Di rivederti e insiem cogli altri dire.

                                3 

A      A Te sia lode, o Saggio, Giusto, e Pio,

V      Verace esempio di virtudi eccelse,

A      A Te conceda lunga vita Iddio,

N      Nuovo coraggio infonda in Te, cui scelse

Z       Zelatore dei diritti della Chiesa,

O      Onor del Vatican, gloria e difesa

Un ultima considerazione dove si vede l'asterisco-nota, si parla di Avella dal punto di vista geografico e soprattutto storico.

CICCIANO: TRA STORIA E SUPPOSIZIONI - INTRODUZIONE

Il mensile "Cuori a Maria" - Servitus Mariana, fonte di grande interesse per la storiografia locale. Prima puntata.

Madonna degli Angeli di Cicciano 402x381Nicola Montanile – settembre 2019 - Non tutti i ciccianesi sanno, e ci si rivolge, soprattutto, alle nuove generazioni, che le scuole con progetti, mirano a sensibilizzarne le proprie radici, che, un tempo, circolava un mensile di ventiquattro pagine dal titolo "Cuori a Maria" - Servitus Mariana".

Gli autori, incorniciando dall'antepagina, affermano "Dichiariamo di sottometterci in tutto alle prescrizioni di Urbano VIII e alle disposizioni della S. Romana Chiesa, richiedendo per quanto riferiamo nel presente bollettino sola fede umana".  In copertina, in alto a destra, vi è l'immagine della Madonna degli Angeli, in un piccolo riquadro e sotto, gigli, in una corona, con le lettere MS.

Cicciano Madonna degli Angeli 1 MG 4735 CopiaDatato 4 Aprile 1954 - spedizione in abbonamento postale - gruppo III, Napoli - Scuola Arte Grafiche Artigiana - Telef. 43910, si mette, altresì, in risalto, il suddetto libricino "che va in tutta l'Italia Meridionale e insulare questa volta ha raddoppiato le pagine in onore della Vergine degli Angeli nella speranza di ottenere la materna benedizione di Lei". Inoltre, il menzionato, si avvale anche delle pubblicità, tra cui, quella, in ultima pagina di "Russo Pasta Farina Biscotti - Cicciano Napoli".

Tratta di vari argomenti ad iniziare da "Cicciano???" dichiarando: "Cicciano! Brutto nome, vero? ma quando nacque questo paese non era così: Castel Tiziano si chiamava. Ti piace adesso? Ah, noi quando ci mettiamo a storpiare le cose, quasi sempre ci riusciamo. Ma tu non sai che Cicciano, quando era Castel Tiziano alcuni secoli fa, aveva una grande importanza: sito a tre chilometri a Nord di Nola, era un fortilizio piantato sù nel bel mezzo di un quadrivio vitale: Roma Cassino Pompei Puglie Beneventano; passaggio obbligato tra i monti e la palude, posto adattissimo per un controllo di primo ordine; perciò vi eressero un forte circondato da un enorme fossato, che nei momenti di emergenza veniva riempito d'acqua dei monti Avellani. Ora tutto è scomparso; la fortezza ha ceduto il posto a bei palazzi e il fossato è stato sostituito da un'ampia via circolare cittadina, (qualcosa però s'è ritenuto: Via del Fosso). Così l'operosa e industre Cittadinanza s'è distesa prospera ed ora si attende il giorno che la torneranno a chiamare col bel nome del suo battesimo: Castel Tiziano".

Cicciano Chiesa Madonna degli Angeli internoComunque, altri argomenti interessanti riguardano "La Madonna degli Angeli - Cicciano (NAPOLI)"; "IL SANTUARIO"; "IPOTESI"; "IL COLERA"; "LA MADONNA IN ALTO"; "L'INCORONATA"; "DONI DI MADRE"; nonché una preghiera "Alla Vergine degli Angeli", Versi di P. Girolamo Russo dei Servi di Maria -  Musica M° Carmine de Luca.

Sul prossimo numero, la leggenda/fede proprio di P. Girolamo Russo e la storia di come avvenne il ritrovamento dell'immagine della Madonna degli Angeli, ad opera di un contadino ed altre storielle, oltre ad altre ipotesi circa il nome del paese.

Calcio giovanile: Era rock il Baiano del ‘70\71

Dall’archivio di Gianni Amodeo. Articolo del 09.12.2018.

Baiano calcio 70 71Mi ritrovo sul monitor del Pc una fotocolor di gruppo, cortesemente inviatami per email da Geppino Caviglia, amico di lunga data e solerte agente di un rinomato Istituto di Vigilanza privata. Una strenna natalizia a sorpresa, per quanto piacevole e della quale rendo vive grazie al mittente, con la stessa intensità d’affetto provata e comunicatami da tutti i componenti del “gruppo” ai quali è stata “girata”, che si sono ritrovati idealmente - inclusa la curiosità di mogli, figli e nipoti - rivedendosi così com’erano … appena mezzo secolo fa. Un dono, che fa sollevare un lembo della coltre di ricordi comuni e strettamente personali, ravvivando la bella ed emozionante storia, vissuta dal Baiano, che dominò alla grande il torneo 1970\71 promosso ed organizzato dal Comitato zonale del Settore giovanile della Federcalcio di Nola.

 Era il campionato di “Lega giovanile”, che faceva da ricambio generazionale per le “prime squadre”, impegnate nei campionati dilettantistici di carattere regionale, come la Palmese, il Nola, il Cicciano, la San Gennarese, il Baiano appunto e tante altre. Era il campionato di “Lega giovanile”, secondo la dizione corrente, ch’era anche un’ingegnosa palestra di creatività e aggregazione sociale per tanti ragazzi, che apprendevano -e praticavano- i fondamentali del calcio, in modo del tutto spontaneo, da auto-didatti, giocando interminabili partite nelle pubbliche piazze, e, nella fattispecie, negli spazi aperti di pertinenza agli ambienti e locali dell’ampia e vasta Casa canonica, in cui si svolgevano le tante attività sociali e culturali dell’ Azione cattolica  “ ’ncopo stradonee Santo Stefano” e dintorni  e al “Bellofatto” che faceva da  prova d’esame obbligata, il cui superamento faceva acquisire il ….patentino di calciatore a tutti gli effetti di rango adeguato, ma  ben distinto   dal “ giocatore di marciapiede” che si “smarriva” nei campi regolamentari, trovandosi  a proprio agio solo negli spazi ristretti, un po’ come quelli dell’attuale “calcetto a cinque”. E il “giocatore di marciapiede” era … di rango inferiore – la classica … schiappa- poco “gradito” per le partite impegnative.

Quello della foto di gruppo anni ‘70 – scattata quando  furoreggiava il rock progressive e facevano tendenza i capelloni, mentre albeggiavano le magnifiche esperienze artistiche dei musicanti- intesi nella pienezza etimologica di significato che implica la conoscenza della musica, che viene tradotta in limpido linguaggio artistico, quale che sia il genere di riferimento-  artefici e protagonisti della Nuova compagnia  di canto popolare, con Carlo d’Angiò ed Eugenio Bennato in prima linea – era il Baiano, formato da  giocatori nati nella seconda parte degli anni ’50, quando già si cominciavano ad avvertire  e a vivere i segnali del boom economico nell’ Italia  produttiva e fiduciosa di sé che approdava al benessere  e ai consumi di massa.

 I rockettari del Cerbiatto buoni lavoratori, genitori e … nonni.  La magagna della Barrese

 Era un Baiano rock e super-veloce, che ricordava quello junior dell’annata ’5455, di cui facevano parte, giocatori che hanno lasciato il segno nella storia del Cerbiatto, come Gigino Bellofatto, mediano dallo spiccato senso di posizione e ottimo colpitore di testa,   Peppino De Rosa guizzante ala destra e Saverio Sorice, che spesso andava in gol, segnando direttamente su calcio d’angolo; era un Baiano junior davvero forte, campione regionale della Campania, che, però, dovette rinunciare alle finali interregionali di categoria per il titolo nazionale, in programma a Messina, per le difficoltà economiche in cui venne a trovarsi il Comitato regionale della Figc del tempo. Ma, tornando al Baiano del ‘71\72, c’è da dire che era autenticamente rock, sprigionando allegria e velocità, assolutamente irresistibile, tanto da sbaragliare senza ostacoli particolari le formazioni avversarie del torneo zonaleacquisendo ilpassaportoper il titolo di campione regionale. Antagonista per la tornata finale, fu la Barrese, che per assetto societario ed organizzativo … oltre che per l’abile esercizio di magagne, di cui si dirà in seguito, appariva il classico gigante Golia, a petto del quale i ragazzi … del Cerbiatto si presentavano come la trasfigurazione di Davide, presunta vittima sacrificale, ma rivelatisi, alla prova di campo, intrepidi e senza alcun complesso d’inferiorità.

Teatro della “finalissima”, il “Valleverde” di Atripalda. E si giocò alla pari- era una domenica di giugno- da un versante all’altro, bilanciandosi la tecnica di gioco, le disposizioni tattiche e le cariche agonistiche. L’equilibrio si ruppe, però, nel secondo tempo, a favore dei barresi, che andarono a segno con un colpo di fortuna, mentre il tridente d’attacco del Cerbiatto – con Antonio Lippiello, “ ‘O campanaro” dalla corsa travolgente sulla corsia di destra, Nicola Litto, classe ’56, il baby del gruppo e Filippo Lippiello, “Filippone” che calciava di collo piede con forza e precisione dalla corsia di sinistra- fallì tre occasioni-gol. In realtà, la Barrese,- lo ricorda ancora Nicola Litto, che sarà per oltre dieci anni sarà titolare della prima squadra del Baiano– nel secondo tempo schierò due giocatori- forse fuori quota anagrafica, che di sicuro, però, non avevano disputato il primo tempo; e non erano ammessi per regolamento i cambi di “panchina lunga”, come oggi. I “nuovi” più che esperti e freschi di energie, fecero la differenza per la Barrese, ingannando arbitro e segnalinee federali, grazie alle foto sfocate dei “cartellini” identificativi proprio per farne il … doppio uso con tanti saluti alla lealtà sportiva. Ma i rockettari del Cerbiatto avevano dato il meglio di sé. E moralmente erano i veri campioni.

Ed occhio alla foto-color di gruppo, dalla sinistra, chi ha scritto queste righe, Ciciniello Russo, Franco Russo, Antonio Lippiello, Geppino Caviglia, il collodiano  Geppetto centrocampista di ampia falcata, Salvatore Barbati, Filippo Lippiello, “don” Ciro Cavaccini, “tifoso” e dirigente di grande caratura, funzionario della Sedac e dell’Enel,  capitan Salvatore Montuori, con fugace esperienza di docente di Matematica e di amministratore comunale, per diventare dirigente d’Istituto bancario, Alfonso Ibello, coriaceo mediano di spinta, il professore Antonio Crisci, Gerardo Albertini, Mast’e Gerardo, provetto idraulico, altro tifos-super e eccellente dirigente societario, Bruno Napolitano, super-corretto portiere di riserva, Stefano Miele, centrocampista di corsa inesauribile e generosa, di professione docente di Educazione fisica, Giovanni Napolitano, terzino  spazza tutto, Nicola Litto, filtrante e longilineo centravanti che batteva bene a rete,  Ciro Sgambati, rapido terzino di fascia sinistra secondo il modello del milanista Sabadini, Luciano Lippiello, sette polmoni e infaticabile mezz’ala di cucitura tra difensori e attaccanti, ben stimato e cordiale dipendente dell’amministrazione comunale. E chiude lo schieramento Mario Stefano Montella. Nella foto di gruppo, manca Generoso Lippiello, che con i fratelli Antonio, capace di chiudere a doppia mandata la porta difesa prima per i Bombardieri e la nero-stellata Primavera e poi per il Baiano, e Biagio   forma il trio dei super-tifosi del Cerbiatto for ever.

E per i dettagli di cronaca si ricorderà che Miele, Litto e Sgambati saranno  i “punti di forza” del Baiano prima-squadra nella seconda metà degli anni ’70, guidato da Ivo Vetrano, allenatore-giocatore, “rientrato” a quaranta anni nelle file del Cerbiatto, con cui aveva iniziato a quidici ani la carriera sotto l’esperta guida di Ruggero Zanolla, per approdare nei campionati di serie C, B ed A con il Saronno, il Modenae il Varese del presidentissimo Borghi, il patron dell’Ignis, la grande azienda che negli anni ’60 e ‘70 patrocinava anche il ciclismo italiano di alta classe.

La maglia indossata da capitan Montuori e soci è di color rosso che sfuma nel rosaceo. Ma il colore tradizionale del Baiano è il granata simbolo dell’intraprendenza e della tenacia e, in alternativa, l’azzurro placido del Napoli, in virtù del gemellaggio che funzionò alla grande tra il Cerbiatto e il Ciuccio, specie negli anni del secondo dopoguerra.