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Alla scoperta del Castello dei Conti di Acerra

Marianna Ambrosino in HetorLa Campania da riscoprire del 14 febbraio 2018.

Castelo di AcerraIl complesso monumentale del Castello dei conti di Acerra sorge ai margini del centro storico, nell’omonima piazza. Più precisamente, esso si trova sull’estremità nord del quadrilatero dell’antico impianto urbanistico di origine romana, appena fuori dalle mura.

Il nucleo centrale, dalla particolare pianta semicircolare, infatti, sorge sui resti di un teatro romano, come testimoniamo strutture murarie dell’epoca in opus reticulatum e opus listatum, e alcuni reperti (come cocci e parti di colonne) rinvenuti all’interno nel corso di alcuni lavori di consolidamento delle fondazioni eseguiti negli anni ’80. La costruzione di un edificio difensivo sui resti del teatro romano avvenne, molto probabilmente, ad opera dei Longobardi come testimonia un documento dell’anno 826 d.C. “…In quest’anno Acerra appartenne di bel nuovo ai Longobardi, i quali vi avevano edificato un Castello”.

Il Castello fu distrutto poco dopo dagli stessi longobardi, fino a farne perdere qualsiasi traccia per diversi secoli. Le prime notizie, infatti, arrivano solo nel XII secolo, quando Manfredi, figlio di Federico II di Svevia, spedisce dal castello di Acerra un decreto all’arcivescovo Cesario di Salerno.

Nel XV secolo viene ristrutturato e, poco dopo, durante il conflitto tra la contea di Acerra e il Regno di Napoli, il castello viene danneggiato. Un documento del 1481 ci descrive il Castello che risultava essere già allora molto simile a come appare oggi, probabilmente restaurato dal Conte Origlia poco prima del 1412 e successivamente all’assalto di Alfonso D’aragona.

Bisogna aspettare, poi, il XVIII secolo per un ulteriore abbellimento della struttura. Nello specifico, fu in occasione del matrimonio di Maria Giuseppa de Cardenas, ultima contessa di Acerra, ed il generale Francesco Pignatelli che si procedette alla ristrutturazione del pavimento (decorato con gli stemmi delle famiglie). Nello stesso periodo venne realizzato il ponte fisso (che sostituì quello mobile) poggiato su due archi in murature, le sale ad est e ad ovest, e il relativo ingresso coperto prima dell’androne.

Nel 1806, in seguito all’abolizione della feudalità, il castello divenne proprietà privata dei Cardenas, diventando così abitazione e mantenendo questo stato fino al 1920, quando il Castello venne acquistato dal Comune che lo utilizzò come sede amministrativa fino ai primi anni ’90.

Alla struttura, parzialmente circondata dall’antico fossato, vi si accede tramite un ponte fisso a due piloni, realizzato alla fine del ‘700; subito dopo vi è la porta di ingresso, l’unico varco nella murazione che circonda l’edificio.

L’ingresso, coperto da volte a botte (che presentano ancora tracce di affresco), permette l’accesso ad un primo spazio aperto: sul lato destro c’è una scala che porta al camminamento sulle mura; a sinistra una sala con due pilastri centrali, coperta da volte a vela.

A destra dell’androne domina un’imponente torre semicircolare che si configura come il mastio del complesso: in alto si possono notare le feritoie dalle quali si calavano le sentinelle in caso di attacco.
Da qui si accede alla scala che porta ai piani superiori: al secondo piano, in particolare, si trova il salone utilizzato come Sala Consiliare, in cui è esposto uno stemma che era precedentemente affisso sul portale d’ingresso.

Dall’androne si accede anche al cortile interno, delimitato a nord da un muro a forma semicircolare. Tale particolare trova spiegazione dal fatto che il Castello fu costruito sui resti di un antico teatro romano del I secolo, di cui è ancora visibile parte della scena nei sotterranei dell’ala est.
L’affascinante scoperta, svoltasi sotto l’egida della dottoressa Giampaola nel 1982, ha portato alla luce numerosi reperti ed elementi che decoravano la scena.

Tuttavia gli scavi non hanno riportato in luce la cavea e l’orchestra che dovrebbero svilupparsi, con buona probabilità, sotto il cortile e il giardino. Di recente, i soci dell’Archeoclub si sono prodigati nella ripulitura da materiali cartacei ed altro della zona archeologica, rendendo quindi possibile la visita agli scavi.

Oggi esso ospita importanti istituzioni culturali quali la Biblioteca Comunale, la Civica Scuola di Musica ed il Museo Civico articolato in tre sezioni: Archeologica, del Folklore e della Civiltà Contadina, della Maschera di Pulcinella.
Secondo la tradizione, riportata da un testo del ‘500, e un famoso dipinto attribuito a Ludovico Carracci, la città ha dato i natali alla maschera di Pulcinella, motivo per il quale all’interno del castello è stato inaugurato nel 1993 il monumento a Pulcinella e il museo a lui dedicato.

A SALERNO “TRANSLATIO SANCTI MATTHEI APOSTOLI ET EVANGELISTAE”

La Mostra, inaugurata sabato 3 novembre 2018, alle ore 17.00, nell’Aula Superiore della Chiesa San Pietro a Corte, resterà aperta fino al 22 gennaio 2019.

locandina Mostra 768x1082P.L. – 03.11.2018 - Un po’ di storiaIl 6 maggio dell’anno 954 il principe longobardo Gisulfo I promuove il trasferimento delle reliquie dell’apostolo Matteo, provenienti dall’ Etiopia del Ponto, dalla città di Caput Aquis (odierna Capaccio) a Salerno.

chiesa san pietro a corteNel 1080 l’arcivescovo Alfano I, nel corso dei lavori di costruzione della cattedrale normanna, comunica al Papa Gregorio VII il rinvenimento delle reliquie del Santo che accresceranno, tra l’XI e il XIII secolo, la fama di Salerno in tutta Europa come “Civitas Sancti Matthei”.

I volti della storia salernitana in mostra 02 WEBSu questo affascinante e intricato percorso storico delle reliquie e sulla loro successiva traslazione, si fonda il tema della ricerca condotta con appassionato slancio culturale da Renaldo Fasanaro.

La mostra, promossa dall’Associazione Culturale ADOREA con il coordinamento scientifico della Direzione del Gruppo Archeologico Salernitano, già esposta dal 29 al 6 maggio nel Duomo di Salerno, Mostra a Salerno 9presenta le immagini delle più importanti personalità longobarde e normanne che contribuirono tra il IX e l’XI sec. alla valorizzazione dei resti del corpo dell’apostolo all’interno della cripta della cattedrale consacrata dallo stesso Papa Gregorio l’11 luglio del 1084.

Il fascino delle più importanti personalità dell’epoca è amplificato dal particolare allestimento realizzato dall’Autore salernitano, che affida alla luce di 16 grandi ceri il compito di perpetuare nei secoli a venire la fama dell’apostolo, evangelista, santo e martire Matteo.

Mostra a Salerno 8I sedici grandi ceri dipinti a mano, proposti da Fasanaro, rappresentano altrettanti personaggi della storia salernitana del Medioevo, legati alla vicenda dell’arrivo in città delle reliquie ed alla costruzione del Duomo.

Le figure realizzate da Fasanaro per sintetizzare in un unico percorso iconografico le vicende salernitane, come in una sorta di racconto su cera, sono: Attanasio e Pelegia, Sichelgaitail vescovo Giovanni di Capaccio; l’abate Desiderio di Montecassino, che si rifugiò alla corte del principe Guaimario V di Salerno e divenne papa con il nome di Vittore III; i tre santi martiri salernitani Caio, Ante Desiderius of Montecassinoe Fortunato, che erano i patroni di Salerno prima dell’arrivo delle reliquie dell’Evangelista; il principe Gisulfo, Adelaide santa ed imperatrice d’Italia, il vescovo di Salerno Alfano I; il principe normanno Roberto il Guiscardo e sua moglie Sichelgaita e poi i coniugi Landolfo Butrumile e sua moglie Guisana, che donarono la porta di bronzo del duomo. Al centro campeggiano i ceri di Cristo e San Matteo.

I ceri sono alti circa 30 centimetri e sono di 12 centimetri di diametro. La tecnica utilizzata è quella del pastello su pergamena con fondi in oro zecchino, per esaltare il concetto del sacro. Le miniature sono state poi incollate sulla superficie dei ceri e su ciascuno di essi è riportato il nome in latino della personalità e alcuni passi, sempre in latino, che ne attestano il ruolo svolto nella valorizzazione delle reliquie del santo. Sono citati anche molti passi dei carmi di Alfano, che fu appunto anche Renaldo Fasanaromedico, architetto e poeta. A rendere ancora più prezioso ogni cero artistico, un originale inserto, come riferisce lo stesso Fasanaro: «Sono riuscito a procurarmi delle passamanerie, con ricami del Settecento che ho applicato a cornice dei ceri. Me le ha fornite la sartoria di un convento di suore romane».

Mostra a Salerno 2Fasanaro ha spiegato anche nel dettaglio la simbologia che si deve ai primi secoli del cristianesimo: «Il cero rappresenta il corpo, lo stoppino rappresenta l’anima e la fiamma lo Spirito. Ogni cero è quindi una sorta di prolungamento della nostra preghiera».

All’inaugurazione, dopo i saluti di Bernardo Alfieri, sono intervenuti: Amalia Galdi su “San Matteo e i Normanni: XI-XII sec.”; Giuseppina Zappelli su “L’iconografia di San Matteo nell’arte medievale”; Felice Pastore su “La ricerca di reliquie nell’ideologia longobarda al tempo di Arechi II”; Renaldo Fasanaro su “Il Kèrigma diMatteo: storia di una mostra”.

info: Gruppo Archeologico Salernitano – 

cell. 338.19.02.507 – 347.05.68.650 – 338.40.58.094

www.gruppoarcheologicosalernitano.org

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Nola: Il racconto dell’acqua principio di vita e l’itinerario di San Paolino

Operazione culturale in sinergia tra Scuola, Biblioteca e Territorio. Fotoservizio di Mira Bifulco.

 

Foto 1Gianni Amodeo 05.06.2018 - Un’ideazione immaginata e concepita con intensa e profonda originalità di prospettiva, per dare anima e vigore spirituale ad un progetto articolato  sia nelle valenze socio-culturali e storico-religiose, sia nelle proiezioni di significato etico e civile sullo schermo dell’attualità del nostro tempo super-tecnologico e della digitalizzazione informatica, seguendo le tracce del cammino di  Paolino di Bourdeaux, venerato Patrono di Nola insieme con San Felice vescovo e martire. Un progetto, elaborato e tradotto in plastica Foto 8efficacia narrativa, n virtù dell’appassionato impegno della comunità studentesca dell’Istituto tecnico-commerciale e per geometri “MasulloTheti” e che ha già vissuto la sua prima fase, con la straordinaria e indimenticata performance teatrale e musical-canora, proposta nell’Auditorium del Seminario vescovile, a gennaio Foto 9scorso, per riscoprire il rapporto di San Paolino con la città, il territorio e la tradizione della Festa dei Gigli. Una riscoperta, fatta con il rigore della ricerca documentale, attingendo alla copiosa e variegata bibliografia, al cui centro sono gli albori della cristianità nelle terre del Sud  e l’ autore dei Carmi, e trascritta nei testi dalla professoressa Fortuna Dubbioso, docente di Scienze giuridiche, in Foto 10collaborazione con la professoressa Susy Barone, docente di Materie letterarie, che coniugano il lavoro didattico e formativo con l’attiva presenza nel sociale e la dedizione alle “Humanae litterae”.

Foto 11E’ l’operazione culturale, resa possibile dalla preziosa sinergia con la consulenza fornita dal personale della Biblioteca diocesana, diretta da don Giovanni Santaniello, e promossa dal sostegno delle famiglie Ruggiero, Sodano e Siano, Maestri di Festa per l’allestimento del Giglio del Panettiere edizione 2018,  che ha vissuto  la fase conclusiva con l’ Itinerario di Foto 12San Paolino, attraverso il racconto dell’acqua delle sei Fontane storiche del perimetro del centro antico della città, alimentate in larga parte  dall’acquedotto del Serino  e dislocate nelle vicinanze di luoghi sacri e di devozione religiosa. Sono le Fontane, che, nel quadro dell’operazione, sono state restituite alla città nella piena funzionalità dei sistemi idrici dopo anni di deplorevole abbandono, recuperandone la memoria- e il ruolo- di quell’utilità sociale e di aggregazione civile che hanno esercitato fino Foto 13agli anni del secondo dopo-guerra mondiale, quando i servizi idrici domestici erano appannaggio di pochi ceti abbienti, e grazie al piano di ampliamento e potenziamento della rete pubblica degli acquedotti, con le imponenti opere della Cassa del Mezzogiorno realizzate soprattutto nelle regioni del Sud  tra gli anni  ’50 e ’60 del secolo scorso.

Foto 15L’Itinerario prende avvio dalla Fontana di Santa Maria La Nova, in prossimità del Museo storico-archeologico dell’area nolana, e tocca le Fontane della Chiesa di San Raffaele, dell’ex-Salvatore – a piazzetta Calabrese- di piazza Marco Clodio Marcello, della Chiesa del Carmine e del monumentale Foto 16complesso di Santa Chiara. Un Itinerario che celebra l’acqua, quale linfa essenziale e primordiale di vita di tutte le specie dell’universo animale e vegetale e quale principio sacrale di religiosità purificatrice identificato con il rito battesimale della trascendenza della visione cristiana dell’esistenza. Ed è l’acqua che anima ed ispira significativi Carmi della produzione poetica di San Paolino, le cui Lettere costituiscono, a loro volta, lo specchio dei turbinosi tempi che fanno da matrice  delle origini della cristianità in Occidente.

 

I QUADRI TEMATICI E L’ESEMPLARITA’ DI SAN PAOLINO. 

LA PERFORMANCE NARRANTE DEI GIOVANI-CICERONI

Foto 2Introdotto dalla prof.ssa Anna Maria Silvestro, dirigente del “MasulloTheti” e presentato con rapidi ed incisivi squarci di analisi nella Chiesa-Agorà dei Santi Apostoli dalla prof.ssa Fortuna Dubbioso, e con la partecipazione dei vescovi Francesco Marino e Beniamino Depalma, del Rettore del Seminario, don Gennaro Romano e di don Giovanni Santaniello; una presentazione puntuale ed efficace, a cui seguiva il percorso dell’Itinerario con i ampi quadri tematici, corrispondenti alle tappe delle sei Fontane ed illustrati dai giovaniCiceroni dell’Istituto di via Mario De Sena. Sono i quadri di cristallina scrittura che Foto 3permettono di rivisitare e conoscere di Paolino di Bourdeaux non solo l’Anima e l’ Uomo, ma anche la dimensione del Cittadino, nel segno di quei valori e costumi di vita che incarnò nelle opere e nel pensiero. Valori e costumi che si rapportano al primato del bene comune, alla carità, alla fede, all’amicizia, all’umiltà e al servizio verso i poveri. Una performance interpretativa davvero di alto profilo espressivo, con cui i giovaniCiceroni hanno ricomposto non solo l’intera vicenda storica ed esistenziale del Santo della povertà evangelica, ma hanno anche incontrato aspetti peculiari dell’identità culturale della città e del Foto 4territorio, recependone il senso. E il coinvolgimento del folto e attento pubblico che ha vissuto la loro performance, è la conferma del consenso per un’eccellente e qualificato momento di vita culturale, che impreziosisce il Giugno nolano in corso con il suo ricco “cartellone” di manifestazioni ed iniziative d’arte e varia umanità.

Foto 5 “E’ un progetto di sicura rilevanza culturale e sociale - spiega la prof.ssa Susy Barone quello su cui abbiamo profuso passione ed entusiasmo, facendo, come si suole dire, squadra nel pieno coinvolgimento partecipativo della comunità scolastica e dei docenti. Inserito nell’ambito delle finalità dell’alternanza ScuolaLavoro, il progetto è stato vissuto e attuato in funzione della conoscenza storica del territorio e delle figure che meglio lo rappresentano, com’è la testimonianza di vita di San Paolino, ma anche per attualizzarne i Foto 6valori praticati e additarne l’esemplarità civica. Tutto ciò che l’Itinerario rappresenta e costituisce come modulo sociale e culturale è patrimonio del “MasulloTheti” ed è a disposizione della città”.

Ed ecco la schiera dei giovaniCiceroni, meritevoli di menzione speciale. Lorenzo Valente, Francesco Lombardi, Filippo Vecchione, Pietro Palma, Leandro Occhipinti, Pietro Ferrara, Bruno Fusco, Miriam Fasulo, Anna Cozzolino, Pasquale Maione, Gioacchino Lombardi, Sabatino Perna, Carmen Balbi, Maria Buonocore, Alex Rigoli, Ilaria Cavezza, Nello Nappi e Giovanni Ursillo. E’ la schiera, di cui è parte integrante Cristina Russo, limpida espressione del bel canto, con l’interpretazione dell’Inno a San Paolino per l’ouverture dell’Itinerario e dell’Ave Maria per il sigillo finale. Un’impronta di gran classe, quale migliore non poteva esserci per dare compiutezza alla bella e impegnativa manifestazione.

I santi di nome “Paolino”

Riedizione aggiornata di Antonio Fusco

San Paolino 20180102 193904Agosto 2018 - Quando nel 1966 mi trovavo a Cervignano del Friuli in qualità di sergente A.U.C., mi capitò di conoscere un barista che si chiamava Paolino. Pensando che potesse essere un oriundo nolano o in qualche modo legato ad una parentela nolana gli chiesi come mai avesse quel nome di battesimo, palesandogli anche il motivo del mio interessamento. Il friulano mi rispose che non aveva nessun rapporto con Nola e che il suo nome era riferito a San Paolino di Aquileia, vissuto al tempo di Carlo Magno e sepolto a Cividale del Friuli, dove morì nell’803.

Un altro episodio simile avvenne a Lucca, dove un’insegna turistica, affissa sul portale di un tempio con la scritta “Chiesa di San Paolino”, mi fece erroneamente pensare a San Paolino di Nola, ma un sacerdote, che si trovava per caso sul sagrato, mi comunicò che si trattava di un protovescovo di incerta agiografia, evangelizzatore della città.

Da qui la mia curiosità di sapere se ci fossero altri santi di nome Paolino, e, oltre ai due citati, sono venuto a conoscenza dell’esistenza dei seguenti beati, omonimi del nostro Vescovo, dei quali diamo qualche notizia agiografica:

Paolino vescovo di Besançon (III sec. – E’ nominato al terzo posto nell’antico Catalogo di Besançon);

Paolino vescovo di Capua (IX sec. – Occupa il ventesimo posto nella lista ricostruita della Chiesa di Capua, che resse dal 12/7/835 al 10/10/841);

Paolino di Colonia (subì la pena del martirio in epoca imprecisata. Il suo corpo è conservato nella chiesa di Santa Cecilia a Colonia);

Paolino di Gaza (fu condannato al supplizio dagli Arabi a Gerusalemme intorno al 637 insieme con altri sessanta cristiani);

Paolino di Llanddeusant (visse nel Galles probabilmente tra la seconda metà del V e la prima del VI sec.);

Paolino di Pavia (fu martirizzato in epoca imprecisata con Bonino e Saterio. Le loro reliquie sono conservate a Pavia nella chiesa dei SS. Gervasio e Protasio.);

Paolino di Senigallia (Viene citato come protovescovo venerato nella città marchigiana prima che ne diventasse protettore San Paolino di Nola);

Paolino di Todi (fu ucciso nel corso della persecuzione di Diocleziano con i compagni Felicissimo ed Eraclio);

Paolino vescovo di Treviri (IV sec. – Lottò coraggiosamente contro gli Ariani e divenne vescovo di Treviri verso il 346. Costanzo II, imperatore ariano, lo mandò in esilio nella Frigia, dove morì il 31 agosto del 358);

Paolino di York (missionario evangelizzatore della Gran Bretagna).

Paolino di Milano (Fu segretario e biografo di Sant’Ambrogio e gli è dedicata una strada nel capoluogo lombardo. E’ incluso come santo nel calendario liturgico ambrosiano, ma non è citato nella Bibliotheca Sanctorum).

Da quanto ho potuto verificare tutti questi santi “Paolino”, godono di una venerazione molto circoscritta, contrariamente al nostro Santo Vescovo, di cui la semplice memoria o la venerazione si riscontrano in molte regioni italiane, anche distanti tra di loro, come già abbiamo informato in due nostre pubblicazioni: Lombardia (Salò), Marche (Senigallia, Falerone), Lazio ( Roma, Fondi), Campania ( Nola, Pompei, Napoli, Villamaina, Acciaroli,), Calabria (Reggio ), e soprattutto Sicilia, dove è il protettore di tutti gli operatori agricoli (Palermo, Monreale, Misilmeri, Carini, Partinico, Termini Imerese, Enna, Messina, Milazzo, Barcellona, Mongiuffi-Melia, Sciacca, Torregrotta, Mili Marina, Sutera, Campofranco,).

Regione Campania / Economia:Trasporto gratuito studenti per l'anno scolastico 2016/2017

Ecco dove recarsi e tutti i requisiti per accedere all'agevolazione

autobus 2Redazione - 26 agosto 2016 - Ecco il comunicato stampa relativo al trasporto gratuito per gli studenti e tutti i requisiti per accedere all’agevolazione.

Si informa che per quest’anno scolastico 2016/2017 la Regione Campania ha previsto una stanziamento per il rilascio di abbonamenti annuali gratuiti per il percorso scuola/casa,  agli studenti Campani in possesso dei seguenti requisiti: residenza in tramCampania; età compresa tra gli 11 ed i 26 anni; iscrizione a scuole secondarie di primo e secondo grado (medie o superiori) o università o master universitari o corsi di specializzazione universitaria post laurea; distanza casa-scuola superiore a 1,0 km; possesso della certificazione ISEE non superiore a € 35.000.

Per il rilascio dell’abbonamento gli utenti devono registrarsi sul sito del Consorzio UnicoCampania www.unicocampania.it  nella sezione dedicata, dove sarà possibile compilare e stampare il modulo di richiesta.

 trasporti metro 1200x800Per i minorenni, la registrazione dovrà essere effettuata da un genitore o da un tutore.

Al completamento della procedura, l’utente stamperà il modulo riepilogativo che, unitamente alla fotocopia del documento di riconoscimento del richiedente e della certificazione ISEE in corso di validità, potrà  essere presentato direttamente presso gli Uffici della società AMU  SpA

Per ulteriori e più dettagliate informazioni e / o chiarimenti  è possibile visitare il sito www.unicocampania.it oppure  recarsi presso gli Uffici dell’AMU SpA .“