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Avella: Stop ai servizi della Circumvesuviana dal 27 agosto per lavori al “Ponte di Ferro” di via Carlo III

Chiusa Via CarIo III IMG 8678Da lunedì 27 agosto stop ai servizi ferroviari, di partenza e arrivo, per le stazioni della Circumvesuviana, a Baiano e Avella\Sperone, per i lavori di complessiva e generale sistemazione al Ponte di via Carlo III, prosieguo di via Carmignano; Ponte storico, caratterizzato dall’ impalcato in ferro, che poggia su campate in pietra calcarea, per un fornice alto poco più di cinque metri, e che attraversa un’area significativa della città, interessata negli ultimi decenni da interventi di urbanizzazione con importanti insediamenti abitativi e residenziali, con proiezione verso la Strada statale 7bis.     

I lavori programmati dall’Ente autonomo Volturno dovrebbero concludersi entro la prima settimana di settembre. Per la durata dello stop, gli utenti disporranno di servizi sostitutivi su pullman di linea che faranno riferimento alla stazione della Circumvesuviana, a Roccarainola, i lavori dovrebbero durare fino al 7 settembre.

La circostanza permette di rivisitare in pillole  alcuni squarci della storia iniziata il 22 novembre del 1884 con la messa in esercizio della NapoliNola e completata l’anno successivo, era il 9 luglio del 1885,  con l’attivazione dei servizi sulla tratta  NolaBaiano che garantiva un’interessante utilità tutt’altro che marginale, al di là della considerevole rilevanza assicurata dai rapporti con la città partenopea sul piano sociale e culturale.

Il treno entra nella stazione di Avella 1di Gianni Amodeo – 19.08.2018 -Sembra correre in parallelo con la direttrice della Via Regia  e con la correlata diramazione della Strada statale della 7bis, l’asse di collegamento stradale tra Capua, Napoli e Avellino, la tratta ferroviaria della NapoliNolaBaiano, la  prima linea interprovinciale della Campania e del Sud per il  trasporto complementare su ferro a binario unico, con trazione a vapore e a scartamento ridotto. Un intervento, attuato oltre 130 anni fa, nel segno dell’innovazione e della modernizzazione sociale ed economica per i territori attraversati dai binari, su cui viaggiavano i convogli,con la classica e smagliante livrea bicolore in bianco\avorio e rosso\granata, che si è conservata quale simbolo identificativo fino agli anni ’60 del secolo scorso, per essere sostituita dalla livrea in scialbo bicolore in grigio sfumato e rosso e che si stenta a riconoscere negli attuali convogli, ricoperta – o per meglio dire imbrattata- com’è da pretenziosi “graffiti” di banali e bizzarre forme. Era - ed è - la linea di Rete Circumvesuviana 99connessione, per la distanza di circa 30 chilometri, tra la città partenopea e quella parte del suo naturale entro-terra qual è quella dalla piana di Bosco Fangone, protetta dal Massiccio del Partenio e dai Monti Avella, estreme propaggini dell’Irpinia, in cui è operativo dagli anni ’80 del secolo scorso il Distretto della logistica e del terziario avanzato con le articolazioni del sistema CisInterportoVulcano buono.

E’ il contesto, quello appena abbozzato, nel quale Nola esercitava, come tuttora esplica, già importanti funzioni nel sistema del trasporto principale regionale con lo scalo ferroviario per viaggiatori e merci sulla linea CancelloAvellinoBenevento, che fu intrapresa dall’amministrazione borbonica e realizzata a tappe forzate dall’amministrazione dello Stato unitario lungo l’arco di tempo che corre tra il 1840 e il 1891. Erano le funzioni che esaltavano e valorizzavano la millenaria vocazione della Città dei Gigli con i fiorenti mercati del bestiame e dell’ortofrutta, attualmente dismessi. La prima tratta della linea ferroviaria Cicum stazione attualmente declassata nella tipologia di linea locale o regionale, anche se ben attiva, fu la CancelloNola. Venne inaugurata il 3 giugno del giugno  del 1846. La seconda tratta, la NolaSarno fu inaugurata il 17 gennaio del 1856, con importanti ricadute positivi e di supporto per la commercializzazione delle produzioni tessili e canapiere della Valle del Sarno; produzioni, per le quali divenne più agevole l’afflusso nel porto del Golfo partenopeo,essendo stata già realizzata ed in pieno esercizio la tratta NapoliNocera seguendo il  tracciato della NapoliSalerno, tra le prime e più importanti linee di trasporto ferroviario principale in Italia. 

IL SINDACATO DI IMPRENDITORI BELGI                                                                                               E LA BANCA GENERALE DI ROMA     

Azione ferrovia Napoli Nola Baiano 111111Riprendendo il filo del racconto, va ricordato che il progetto della NapoliNolaBaiano, elaborato dall’ingegnere Franco Danise ed approvato nel 1879 dal Consiglio superiore Lavori pubblici, fu realizzato – per l’assetto delle opere strutturali ed infrastrutturali- nel giro di tre anni da “ Le chemin de fer et extensions”, società anonima per azioni, che era stata costituita nel 1882 a Bruxelles  attraverso il sindacato di imprenditori belgi in una compagine, in cui figuravano imprenditori tedeschi oltre che la Banca generale di Roma. Ma quest’ultima pochi anni dopo lasciò campo libero agli imprenditori brussellesi per effetto della crisi che negli iniziali anni ‘90 del secolo scorso investì l’intero sistema bancario italiano, messo a soqquadro da quelle speculazioni immobiliari finite in malora, lavori per la circum 11segnatamente a Napoli e nella Capitale. Erano speculazioni con vorticosi ladrocini “legalizzati” con varie modalità e tecniche di malaffare, coperte da prezzolate sentenze e iniquità giudiziarie di ogni genere, con l’insano e verminoso lievito della corruzione politico-istituzionale, il cui racconto rivelatore si deve a poche e coraggiose cronache del tempo. Come per dire, nulla di nuovo sotto il cielo del cosiddetto Bel Paese, con ripetute, puntuali e ampliate proiezioni sullo schermo sempre più esteso delle cronache dei nostri giorni del corrente scorcio del Terzo Millennio. Un filo di connettività solido e compatto.

Certo è che “ Le chemin de fer et extensions” proseguì regolarmente nella gestione della linea, in costante osservanza del Diritto civile e societario belga, con prevalente utilizzo di capitale di rischio rispetto al capitale di terzi, per un investimento pari a tre milioni e 700 mila franchi. E sul mercato furono poste in vendita 14 mila Np5863 Baiano Avellino Stazione Ferroviaria Viaggiataed ottocento azioni, con il controvalore di 250 franchi per ciascuna, con cedole di cui sono fornite due riproduzioni in foto-copia, messe a disposizione da Stefano De Laurentiis s, giovane imprenditore e cultore di storia del territorio, oltre che podista di vaglia nelle file dei Runners Baiano, di cui è guida ed anima Fortunato Peluso.

Ma va anche evidenziato che il titolo di concessione d’esercizio della NapoliNolaBaiano era stato rilasciato nel 1880 dal governo nazionale all’ingegnere Giovanni Frontini, da cui “Le Chemin de fer et extensions” lo acquisì. L’investimento della società belga, dopo le iniziali fasi di assestamento, si rivelò, in complesso, calibrato con significativi riscontri e ritorni di redditività, in virtù anche e soprattutto della regolarità dei servizi assicurati agli utenti. Ed un’eloquente e particolareggiata testimonianza sulla redditività e sulla larga remunerazione fornite dall’investimento è leggibile nelle schede dei bilanci, inserite nella tesi di laurea per il dottorato di ricerca, messa a punto da Laura Ciullo e discussa nel 2008 nella Facoltà d’Economia dell’Università degli Studi Federico II. Ne fu relatore il professore Francesco Balletta, docente della Cattedra di Vecchia immagine della Stazione di Napoli 1 16Storia dell’Economia e ospite frequente del Circolo “ L’Incontro” per interessanti e documentate conversazioni-lezioni su tematiche di attualità economica e finanziaria. Un impegno di cittadinanza attiva, che onora l’Emerito docente, con ascendenze familiari ad Avella.

La strada aperta dalla società belga con la NapoliNolaBaiano non restò “sola” nel quadro delle opere  infrastrutturali a servizio dell’organizzazione sociale del territorio. E così fu condotta a termine l’operazione progettata dalla Società anonima della ferrovia NapoliOttajano per la realizzazione con la messa in esercizio della tratta di collegamento tra la città partenopea e la città vesuviana. Era il 1901.

La Società anonima, grazie all’ingresso di altri investitori privati, ma anche ai supporti della legge del 1885 per il Risanamento della città di Napoli, voluta dal governo presieduto da Agostino Depretis,  si trasformò nello stesso anno in Società per azioni, assumendo il titolo di concessionaria Ricordi imagesIB18CET4d’esercizio con il logo di Strade ferrate secondarie meridionali. In rapida sequenza temporale sarebbe stata realizzata da Sfsm\Circvumvesuviana la rete dei servizi ferroviari per l’area vesuviana, torrese-stabiese e sorrentina. Un’operazione – largamente favorita dalle condizioni geomorfologiche di territori pianeggianti e poco distanti dalle linee di costa- che nel 1937, insieme con l’elettrificazione dell’’intero sistema complementare di mobilità su ferro, riceve il sigillo finale con l’acquisizione della NapoliNolaBaiano in capo proprio ad  Sfsm\Circumvesuviana, quando “ Le Chemin de fer  et extensions” esce di scena, essendo stata messa in liquidazione.

imagesMa nei decenni di fine ‘900 e nel primo decennio del secolo in corso si registra il progressivo degrado,per disservizi di ogni genere e la girandola di scioperi del personale per le più banali “ragioni”, penalizzando i viaggiatori. In Sfsm\Circumvesuviana subentrano nuovi modelli, si fa per dire, di gestione. “Arrivano” i contratti di servizio con le amministrazioni regionali della Campania , garantiti da crescenti finanziamenti pubblici. La politica delle spese incontrollate e delle assunzioni clientelari, con i sindacati che rinunciano troppo spesso alla loro azione di controllo, mandano in tilt il sistemaCircumvesuviana  ch’era stato sempre funzionante nella normalità e nell’efficienza, secondo i principi di quello ch’è un servizio di pubblico interesse di primaria importanza, qual è quello della mobilità. Ora il sistema- dopo lo scorporamento per fallimento dell’ Eav bus – è Le vetture di un tempoaffidato all’Ente autonomo Volturno,  che deve procedere all’operazione di risanamento dell’indebitamento di 700 milioni, in cui versa e prodotto dai “marziani”. Un’operazione in salita, già avviata da qualche anno, con il traino dei rilevanti finanziamenti resi disponibili dal governo nazionale a favore della RegioneCampania. Un’operazione che fa registrare positivi segnali. E sarebbe … il colmo se non si chiudesse con i … conti  risanati e in equilibrio.

 

LE DINAMICHE DELLE SOCIETA’ DI CAPITALE EUROPEE

E L’ARRETRATEZZA ITALIANA

 

Circum imagesYU5F0ZMSL’investimento, di cui si rese protagonista la società belga per la NapoliNolaBaiano, che conta  oltre trenta stazioni – autentica linea metropolitana leggera in superficie-  rappresenta in scala ridotta e con efficace eloquenza, la classica cartina di tornasole della situazione economica italiana, sostanzialmente priva, soprattutto nel Sud, di un ceto imprenditoriale, in grado di interpretare e rappresentare le esigenze sociali sul versante dell’evoluzione e del progresso civile. La ricchezza, che da sempre si era concentrata nei latifondi agrari non generava investimenti né fungeva da moltiplicatore di opportunità di sviluppo, ma soltanto fonte di rendita, di cui beneficiavano ristrette ceti di proprietari terrieri, per nulla capaci di innovare e migliorare almeno le colture, per potenziarne la resa e la qualità di produzione. Erano Stazione di Avella oggi images16JIW0AYceti  di nulla o modesta formazione culturale, che formavano “blocchi sociali” e di potere, fortemente condizionanti della realtà sociale dei territori.

Significativo su questo piano è il prospetto delle società di capitale, operanti nell’ Italia post-unitaria e fino ai primi decenni del ‘900. Erano società belghe, francesi, svizzere, inglesi e tedesche, che realizzarono importanti investimenti, per realizzare opere nei più disparati settori strutturali e infrastrutturali, conseguendone i relativi ritorni di remunerazione e profitto economico. Anche le legislazioni e le incentivazioni statali furono catalizzatrici della loro presenza, tra cui quelle del 1879, funzionale al trasporto complementare su ferro, di cui si valse al meglio “Le Chemin de fer  et extensions”, e non soltanto in Campania, dato l’alto livello di specializzazione tecnica e tecnologica ch’era in grado di garantire su scala europea. La stessa ricordata legge del 1885 per il Risanamento della Città di Napoli ch’era stata devastata dal colera polarizzò gli interessi delle Società di capitale estere per l’attuazione dei programmi di intervento urbanistico e costruttivo. Furono i programmi dello “sventramento” dei quartieri degradati della città

Circum oggiLa dotazione economica   della legge per il Risanamento era di 100 milioni. Una dotazione di straordinaria rilevanza, oltre che la prima del genere, ad essere posta in vigore dal governo nazionale, ma in Italia operavano società di capitale estere con risorse di gran lunga superiori a quelle riservate al finanziamento della legge per il Risanamento. Per farla breve, le Società di capitale strettamente locali al Nord erano rare e di relativa consistenza patrimoniale, al Sud erano assenti o erano sporadiche eccezioni. E caselle importanti erano, invece,  quelle “occupate” con investimenti di lunga prospettiva e  ben remunerati di cui fruirono sia la società banner avella 01inglese che deteneva il pieno controllo dell’ Acquedotto del Serino sia la società svizzera, il cui capitale era largamente prevalente nella Sme, il cui ruolo era strategico per la produzione di elettricità.

La sintesi indicativa di questa condizione è il dato che attesta, al 1913, la presenza in Italia di 292 società di capitale straniere che versavano allo Stato tasse per circa mezzo miliardo di lire del tempo, mentre ribollivano le convulsioni e i fremiti che avrebbero generato il primo conflitto mondiale.

Fontanarosa / Festa dell’Assunta: Si ribalta il carro durante la Tirata e si spezza la struttura. La statua della Madonna si adagia sulle tegole di un palazzo

E’ probabile che il manto stradale, reso viscido dalla pioggia, abbia contribuito in maniera decisiva all’incidente. Fortunatamente non si registrano persone ferite. Sul luogo sono giunti i Carabinieri della locale stazione, gli uomini della Misericordia e i Vigili del fuoco. La solidarietà delle Pro Loco-UNPLI. Foto da internet di Modestino Francesco Picariello.

carro arton65859 5703cN.R. - 16.08.2018 - Choc e incredulità a Fontanarosa nel giorno della tradizionale Tirata in onore della Madonna. Strada bagnata, curva fatale e si ribalta il carro dell’Assunta e la struttura che trasportava l’obelisco di paglia, storica e suggestiva tappa del percorso, ha perso fatalmente aderenza  nella curva di Via Primo Maggio

A nulla sono servite le manovre dei tiranti che, dopo aver fatto il possibile, hanno dovuto mollare la presa. Il carro, tra le lacrime dei presenti, si è adagiato spezzandosi sulla facciata di un palazzo con caduta laterale dell’obelisco su una palazzina e il volo della statua della Madonna che si è adagiata sulle tegole di un palazzo limitrofo. Rivestimento danneggiato al 50% e struttura da rifare.

carro 1 arton65853 b6374E’ probabile che il manto stradale, reso viscido dalla pioggia, abbia contribuito in maniera decisiva all’incidente. Fortunatamente non si registrano persone ferite. Sul luogo sono prontamente giunti i Carabinieri della locale stazione, gli uomini della Misericordia e i Vigili del fuoco.

f7547cfc 7644 4629 b677 712bfcbe6c3b 1030x655Nelle ore successive all’incidente dell’obelisco si registrano una serie di riflessioni, raccolte  dai colleghi di Canale 58, che riportiamo sinteticamente.

Il sindaco di Fontanarosa Giuseppe Pescatore: «Ringrazio la Madonna Assunta per Giuseppe Pescatoreaverci salvato. Sarà lei a darci la forza e la speranza per poter ripartire … La voglia di ricominciare è grande. Ricostruiremo il carro, il popolo di Fontanarosa è propenso a lavorare nella rifondazione. E’ stato un giorno molto triste ma nello stesso tempo ho visto un paese unito e solidale nel dolore e nelle lacrime … Spero che il prossimo anno potremo allestire un carro se non nuovo almeno in grado di poter essere trasportato. Il carro rappresenta la nostra tradizione più antica, se muore il carro muore Fontanarosa …».

untitledLo storico del carro Silvio Cosato: « E’ difficile trovare la causaNel corso del tempo non si era mai verificata prima. Forse la pioggia, forse le corde lunghe, nel punto più delicato del carro non c’era più spazio di corda e la manovra è stata irreversibile Bisogna capire che il carro non cammina da solo, i giovani devono essere più attenti ed è necessario che ritorni l’attenzione di un tempo .. ».

imagesPRNF941DIl parroco del Paese don Pasquale Iannuzzo: «E’ un vero e proprio miracolo che non sia successo nulla. La vergine Maria ci permette di ricominciare e ricominciare nel migliore dei modi. Questa vicenda ci insegna che dobbiamo essere più comunità. Le funi non sono tante persone, ma un’unica persona, un unico corpo»

VISCIANO E LA PICCOLA OPERA CELEBRANO LA FESTA DI COMPLEANNO DI PADRE ARTURO

Il Servo di Dio e Padre degli OrfanI è stato il fondatore delle due congregazioni: Missionari e Piccole Apostole della Redenzione. la concelebrazione eucaristica nel Santuario della Madonna Consolatrice del Carpinello, presieduta da Mons. Alfonso Pisciotta.

38675498 875733282614762 6959534610954846208 nNicola Valeri – 08.08-2018 - Con la concelebrazione eucaristica nel Santuario della Madonna Consolatrice del Carpinello, presieduta da Mons. Alfonso Pisciotta, Vicario Episcopale della Diocesi di Nola. la Comunità di Visciano e della Piccola Opera: missionari, suore ed ex Allievi della Divina Redenzione, hanno celebrato il giorno della nascita (8 Agosto 1914) di Padre Arturo D’Onofrio, Servo di Dio, Padre degli OrfanI e fondatore delle due congregazioni: Missionari e Piccole Apostole della Redenzione.

L’Opera è stata fondata a Visciano nella sua casa paterna nel Natale 1943. Negli anni ’70 va in America Latina e in Colombia, Guatemale, El Salvador fonda alcune case per l’accoglienza dei gamines e seminari per la formazione religiosa dei giovani.

Negli anni Padre Arturo va in India (Kerala) e in Messico, sempre in America Latina.

Il Padre degli Orfani ha creato a Visciano, accanto al Santuario della Madonna del Carpinello, la cosiddetta Culla dell’Opera con il Villaggio del Fanciullo, considerata anche la Casa Madre dell’Opera dove negli anni migliaia di ragazzi orfani e abbandonati sono stati accolti dalle suore, coordinate da Madre Anna Vitiello, cofondatrice dell’Opera.

Padre Arturo fondò anche la congregazione dei padri missionari della Divina Redenzione, di cui ricordiamo le figure di Padre Nicola Ariano, Padre Mario Foglia (attuale parroco di Visciano), don Vincenzo Gallo (primo parroco dell’Opera), Don Livio Pulita (missionario e attuale rettore del santuario), Don Vito Terrin, primo successore alla guida dei Missionari della Divina Redenzione, don Egidio Pittiglio, attuale Superiore generale. 

Lutto nel teatro: Prematura scomparsa del maestro Salvatore Cantalupo

Il comunicato de La compagnia Memini Mutamenti Teatro e del teatro AvaNposto Numero Zero  

AvaNposto Salvatore CantalupoSimona Pasquale – 14.08.2018 - Salvatore Cantalupo è venuto a mancare lunedì 13 agosto, alle 20:13 a Jerzu (Nu), in quella terra sarda che lui tanto amava, dove si era recato per condurre il laboratorio “Memini” nell’ambito del Festival dei TacchiEra partito il primo agosto, sebbene le sue condizioni di salute non fossero ottimali per perseguire progetti e visioni, coerentemente con il suo spirito libero.

Impegni vitali per “lasciare tracce, edificare luoghi”, a cui non ha mai rinunciato, come gli aveva insegnato Antonio Newiller, il maestro costante fonte d’ispirazione. «Sempre allievo!» ripeteva spesso, una devozione e un impegno cs AvaNposto SalvatoreCantalupo MeminiMutamentiTeatroche ha tramandato agli allievi, come fa un padre con i figli. La passione per il teatro, l'amore per la verità, la sua rabbia creatrice sono stati gli elementi di quell’unicum che ha guidato e ispirato il suo viaggio su questa terra. Noi tutti ne siamo testimoni e raccogliamo oggi, come ogni giorno trascorso insieme a lui, un’eredità incommensurabile.

Nel rispetto delle volontà dell'artista, la salma verrà cremata a Olbia e le sue ceneri compiranno, infine, l’ultimo viaggio verso Napoli la terra natiaIn una preziosissima nota di laboratorio Salvatore parla dell’incognita post mortem: «noi soffriamo...ma non conosciamo, non sappiamo cosa ci aspetta! – e sorridendo aggiungeva – come siamo strani!». Buon viaggio Maestro e, come dici tu, buon tutto!

Il Meridiano partecipa al lutto che ha colpito tutta la famiglia del teatro tutto. 

Baiano: Celebrato nella Chiesa Madre di Santa Croce il rito memoriale dell’on.le le Stefano Vetrano

Il valore dell’amicizia nella commossa testimonianza epistolare di Aldo Masullo coetaneo del parlamentare scomparso il primo agosto.

Baiano Santa CRoceGianni Amodeo - 09\08\18 - Atmosfera di raccolta meditazione nella Chiesa Madre di Santa Croce per il rito d’onoranza reso alla memoria dell’on.le Stefano Vetrano, già parlamentare nazionale, consigliere provinciale e sindaco di Baiano, la città natia, scomparso all’età di 95 anni, ad Avellino; rito d’onoranza, segnato dalla celebrazione eucaristica, officiata da don Francesco Tulino e dal diacono don Franco Polo, con la partecipazione dei familiari, tra cui la moglie Annamaria, il figlio Geppino e la figlia Rossana, la sorella Marinella, la lunga schiera di nipoti, tra cui Stefano e Vittorio, amici stretti ed estimatori.

don Francesco TulinoRivisitata  nell’omelia pronunciata da don Francesco Tulino, l’intensa e doviziosa biografia di Stefano Vetrano alla luce dell’azione politica svolta soprattutto  negli anni difficili del secondo dopo-guerra mondiale, per dare risposte risolutive alle complesse problematiche di sofferenza sociale del tempo, evidenziando l’impegno e il coraggio civile che seppe profondere in molteplici iniziative e manifestazioni per l’affermazione della dignità del lavoro dei contadini, degli operai e il riscatto civile delle donne che lavoravano negli opifici delle filiere agro-alimentari e conserviere. Un’azione di profondo impulso all’innovazione nei rapporti di comunità - sottolineava don Francesco Tulino - di cui  Vetrano  fu interprete appassionato; un’azione, “letta” dal sacerdote sulla scia liturgia della giornata, otto agosto, calibrata sul brano del libro del profeta Geremia e sul testo del Vangelo di Matteo, in cui si dà ai valori e alle opere concrete di carità e di amore che rappresentano il lievito del bene comune senza egoismi e particolarismi.

E nel quadro della celebrazione eucaristica officiata, merita attenzione il testo della piccola pagella di memoriale dedicato all’ Uomo politico. Eccolo.

Eri puro nello spirito \ e forte nell’azione.\ Amavi la conoscenza \ ma ancor più le persone.\ Ti ricordiamo così:\ con la passione politica vibrante \ e con la lucidità di pensiero;\ con l’animo del Santo \ e il coraggio Pubblicazione1 3 e1520155577664 269x300del guerriero.\ Rimarrà, ora, possente il Tuo ricordo,\ tra noi, tra la Tua gente.\ Ma quello che ora ci appare più importante \ è che con l’amore ci hai insegnato ad amare.\ E non c’è regalo più grande!“.

Un tema, quello del valore dellamicizia basilare nella lunga vicenda esistenziale di Stefano Vetrano, che, a sua volta, fa da filo  ispiratore e conduttore della lettera scritta dal nipote che ne porta il nome ad Aldo Masullo, amico e coetaneo del parlamentare baianese, l’uno e l’altro accomunati dal costante impegno politico, corroborato e avvalorato dalla visione della democrazia progressiva e progressista d’impronta marxiana.

Scrive Stefano Vetrano junior, rivolgendosi all’illustre pensatore …..” Quando il nonno mi parlava di Aldo Masullo, non mi raccontava solo del politico e del filosofo, ma mi parlava dell’amico saggio, colto, l’esempio da seguire. Di mio nonno ammiravo non solo le doti politiche, in particolare, i rapporti umani, la concezione che aveva dell’amicizia al di là del tempo e dello spazio. Mi diceva: Aldo è una persona che pensa e pensa perché studia con passione, oggi in politica non lo fa quasi più nessuno …. Mi domando ora che cosa resterà di mio nonno, delle sue battaglie, delle convinte ideologie, dei sogni  in un’era come questa che rinnega il passato e in cui non c’è memoria …”.   

aldo masulloAlla lettera, il pensatore con la sollecitudine e la premura che ne identificano stile e atteggiamento di costume ha risposto, con le lucide riflessioni che seguono pervase di profondità d’analisi. ….” Di tuo nonno, dei suoi sogni, dei suoi ideali resti tu che ancora li nutri e insegnerai a nutrirli ai tuoi figli e ai più giovani di te. Ti par poco? Nonno Stefano era mio coetaneo. Ne ricordo la dirittura morale, la fedeltà ai progetti di una società più giusta, la pacata fermezza nel dialogo, la serietà profonda che non segnata da ostentata cupezza, ma dal sorriso dell’intelligenza. Così mi piace che del nonno tu abbia particolarmente ammirato la concezione dell’amicizia. L’amicizia non l’ipocrita maschera dell’associarsi in danno degli altri, per cupidigia di ricchezza e potere, e perciò sempre pronti al reciproco tradirsi, o comunque non è una tessera d’appartenenza protettiva, né l’essere squallidi compagni di merende, ma il rispetto profondo dell’ onesto per l’onesto, rispetto risolto in limpido e durevole affetto, così come per suo merito avvenne tra tuo nonno e me”.

Tutti noi - prosegue il pensatore - vivendo lasciamo tracce e semi. Nessuna traccia e nessun seme si perdono, ma per lo più rimangono invisibili, mentre nel migliore nel miglior dia frutto, questo è il compito di chi resta …. Nel sempre più veloce cambiamento dell’organizzazione della società e degli stessi rapporti privati tutti noi, vecchi ormai disadattati e giovani senza orientamento, proviamo le vertigini. L’impegno dei pochi giovani, come te, che non hanno smarrito le sofferte verità dei vecchi né sono  insensibili all’urgenza di dare forma civile al turbinio del nuovo, è mobilitato per il bisogno di un futuro, in cui l’umanità cresca e non deperisca. Come vedi mi hai stimolato a riflettere. Ripensando al mio grande Stefano, ti abbraccio”.