1965 / 2015 - Serata di festa a 50 anni dalla maturità: Uno sguardo al passato e un pensiero al futuro

1 Sezione ADa Antonio Vecchione, Terza C - 12.10.2015 - Questo il titolo della manifestazione promossa dall’Associazione ex alunni del Liceo Carducci, e in particolare dalle terze Liceo dell’anno 1964/65: terza A, B e C.

La festa si è tenuta sabato 10 ottobre a Casamarciano, nel verde e nell’arte della residenza Donna Clementina, grazie alla cortese ospitalità del Carducciano doc Antonio Passero, a dimostrazione della solidarietà che unisce tutti gli ex alunni.

2 Sezione BUna quarantina gli ospiti, di cui trenta protagonisti di quel lontano 1965, divisi tra le tre sezioni. E’ stata una bellissima “celebrazione”, oltre ogni ottimistica previsione. Il rischio di una serata “nostalgica”, intrisa di malinconia per il ricordo di luoghi, cose e tempi lontani, per il rimpianto del “come eravamo”, è stato subito scongiurato. Gli affettuosi saluti, i calorosi abbracci, le festose strette di mano, i reciproci benvenuti si sono susseguiti creando subito un clima entusiasta nel quale si percepiva un comune sentimento: il felice ritrovarsi tra amici sinceri che hanno trascorso insieme un breve ma intenso e significativo percorso della loro vita. Non ci incontravamo da decenni, eppure sembrava ci fossimo lasciati il giorno prima. E’ stato subito un riprendere discorsi, un intrecciarsi di battute, un fiorire di conversazioni, uno scambio di notizie e opinioni,  di argomenti leggeri e impegnativi. Si discuteva, ci si confrontava, tra larghi sorrisi ed espressioni serene, come se il dialogo fra noi fosse stato interrotto non da decenni, ma il giorno prima.     

3 foto sez C con didascaliaProiettate su un grande schermo, le vecchie foto scolastiche, del Mak Pi 100 1965, le immagini degli eventi storici, sportivi, sociali, politici degli anni sessanta, hanno rafforzato la convinzione dell’importanza della memoria e delle radici, non come rimpianto, ma come consapevolezza di poter contare su queste solide basi come proiezione verso il futuro. Grazie ad esse è stato possibile affrontare le sfide della vita con capacità, coraggio e soprattutto con una formazione culturale che soltanto una gloriosa scuola come il Liceo Carducci è in grado di dare.

Ci siamo ritrovati per una sera tutti insieme: la generazione del 68, che ha lottato per nobili ideali, che ha  cercato di cambiare il mondo in meglio, che ha lottato per la “Pace”, intesa non soltanto come assenza di guerra, ma come condizione dello spirito, armonia totale tra i vari mondi, non solo tra uomini, ma anche tra questi e la natura.   E, grazie alla “formazione DSC05726culturale” del Carducci, ci siamo salvati dalla volgarità, dalla sguaiataggine, dall’aggressività, dalle veline, dall’inciviltà, dall’ignoranza, dai “Grande Fratello”, dall’ingiustizia, dalla prepotenza del potere e dall’arroganza dei soldi, dal razzismo, dalla violenza verbale e fisica.

E’ questo il significato vero della nostra festa, che noi, umilmente, ma orgogliosi, lanciamo come messaggio alle giovani generazioni.

1 - Foto Sezione A: - Da sinistra in piedi: Mimmo Acierno, Alfredo Masucci, Mimmo Giampaolino, Pasquale La Gala, Roberto Caruso, preside Vincenzo Quindici, Carolina Esposito, Marco Arpaia,. Sedute, da sinistra: Elvira Vasta, Marisa Coti, Laura Saggese, Lina Apuzzo, Filomena Daniele

2 – Foto Sezione B - Da sinistra: Salvatore Faicchia, Alfonso Lauro, Felice Paduano, preside Vincenzo Quindici, Michele Fedele, Felice Cervone, Luigi Maglio.

3 – Foto Sezione C -  Da sinistra in piedi: Antonio Vecchione, Antonio Iovane, Mimmo Lombardi, preside Vincenzo Quindici, Alberto Della Pietra, Luigi Napolitano, Giuseppe Sasso. Sedute, da sinistra:  Antonietta Romano, Antonella Avolio, Marisa Padula, Felicia Giugliano. 

4 - Foto D: Antonio Passero tra Roberto Caruso e Vincenzo Quindici    

San Disma: Chi era costui?

San Disna 1Antonio Fusco - Sul Calvario, nell’atto finale del suo straziante sacrificio salvifico, Cristo agonizzante consacrò, direttamente e senza processi di beatificazione, il primo santo della cristianità, vale a dire  il Buon Ladrone. Marco e Matteo, senza eccessivi particolari, fanno cenno a due malfattori crocifissi insieme con Gesù, i quali lo offendevano ed oltraggiavano; Luca, invece,  ce ne informa più compiutamente. Nel suo Vangelo (23, 39-43) scrive che solo uno dei due insultò Gesù, mentre l’altro  rimproverò il suo compagno di pena dicendo:Neanche tu hai timore di Dio, benché condannato allo stesso supplizio? Noi giustamente perché riceviamo la pena per le nostre azioni,egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose:”In verità ti dico, oggi sarai con me in Paradiso”. Bastarono queste poche parole di pentimento, una vera confessione, per aprirgli le porte del Paradiso, precedendo tutti gli altri beati. I Vangeli non dicono molto del Buon Ladrone del Calvario, ma testi apocrifi e vari autori tramandano notizie, da considerarsi in gran parte leggendarie, secondo cui  il Buon Ladrone si chiamava Disma e che, prima di essere crocifisso, era un pericoloso capo di masnadieri (princeps latronorum), che infestavano la Palestina con le loro scelleratezze. Secondo Sant’Agostino, San Giovanni Crisostomo, Eusebio, Aquilium, San Giovanni Damasceno, non era giudeo di nascita, bensì egiziano. Praticava la sua attività di predone nelle zone desertiche confinanti con l’Egitto, e fu proprio in quei luoghi che conobbe e offrì un rifugio a Gesù Bambino, Maria e Giuseppe, profughi in Egitto. Alcuni Dottori e Padri della Chiesa, tra cui San Cirillo, sono convinti che la memoria dell’aiuto offerto da Disma alla Sacra Famiglia non sia una leggenda e che, nonostante fosse un bandito Robert Campin Il Buon Ladroneassassino, aveva l’abitudine di non derubare né uccidere donne, bambini e vecchi. Il nome Disma è riportato già dal II secolo e, come vuole il teologo Salmeron, attento studioso degli antichi testi di riferimento, i nomi dei due ladroni del Calvario erano Gesta e Disma.

Il  Vangelo arabo, un apocrifo del VI secolo, chiama invece i due ladroni Tito (Disma) e Dimaco (Gesta) e riferisce che Tito  impedì ad altri ladroni della sua banda di derubare Maria e Giuseppe durante la loro fuga in Egitto.

Data l’inattendibilità storica del nome e delle notizie biografiche, la Chiesa Cattolica, con saggio riserbo e senza compromettere la millenaria tradizione, lo festeggia il 25 di marzo sotto il nome di  Buon Ladrone, venerato anche nella Chiesa Ortodossa come San Disma

.[1]-  Nella tradizione della Chiesa Ortodossa russa il nome del Buon Ladrone è Rach.

Nelle Foto -  1) Mosca, San Disma, Dipinto di autore anonimo (Sec. XVI).  2) Robert Campin, Il Buon Ladrone in Croce, 1425 circa 


ALL’”INCONTRO” DI BAIANO I RACCONTI DI ROMEO LIETO

Alla riscoperta del quartiere   “Vesuni”,  il primigenio nucleo  dell’abitato  urbano,  seguendo le tracce di fatti, persone e personaggi che ne hanno rappresentato alcuni significativi aspetti  nelle atmosfere dell’immediato  secondo dopo-guerra mondiale. Servizio fotografico di Enrico Stago.

DSCI1842 600x450Gianni Amodeo – 22.10.2015 - E’ sempre interessante e proficuo portatore di novità, l’approccio  che permette di … aprire lo scrigno della quotidianità così com’è stata vissuta da una comunità, piccola o grande che sia; scrigno, dal quale si dipana ed allunga  il  filo di quella memoria sana e schietta, in cui s’incrociano  e mescolano luci ed ombre, rispecchiando la concreta dimensione della nuda realtà,  senza indulgere alla strabica nostalgia, che nei giochi dell’’autosuggestione  spesso enfatizza e mistifica  il passato, finendo per consegnare all’oblio  le laceranti miserie sociali, brutture e  deprivazioni  materiali, da cui pure è stato abitato … e  caratterizzato.

DSCI1851 577x600Una ricerca,  che per la Baiano qual è stata,  non poteva che avere come fondale di rappresentazione il quartiere Vesuni ”, il primigenio  nucleo dell’insediamento umano e abitativo, formatosi ai primi secoli del Mille;  quartiere pulsante di vita  fino agli anni che precedettero gli eventi sismici del novembre dell’ 80 e del febbraio dell’81, per  subire nel volgere del tempo  più recente il progressivo spopolamento e la perdita di quell’animazione di lavoro e di pubblico conversare,  che n’é stato sempre il tratto identificativo. Un contesto in cui si avvertono le sensazioni dell’abbandono e di chiusura in se stesso,  nonostante gli  interventi compiuti  - grazie ai cospicui  finanziamenti pubblici - per la ricostruzione abitativa; interventi, però, privi di una visione complessiva che fosse funzionale alla tutela dell’identità storica del quartiere  e  che hanno  interessato l’intero e diffuso tessuto delle case rurali”, costituite da vani terranei in filiera, plurisecolare simbolo dell’edilizia cosiddetta minore o povera, realizzata con materiali di scarsa qualità, con cui si era connotato nel tempo.

DSCI1839 600x450Era un variegato panneggio, scandito e attraversato  qua e là  da  testimonianze di edilizia cosiddetta maggiore  con  significative  “Case palazziate”, per lo più risalenti al ‘ 700 e all’ 800,  impreziosite  da pregiati portali con gli  stemmi di casata familiare cesellati sulla pietra della chiave di volta nell’arco a tutto sesto, oltre che da accoglienti androni  aperti su  confortevoli  corti  e spaziosi giardini. E va rilevato che la prima e la seconda forma costruttiva saranno “cancellate” e dismesse dalle applicazioni  del “cemento armato” con … anime e imbracature in ferro, il cui utilizzo s’imporrà con la robusta … duttilità che ne costituisce la peculiarità  oltre  sessanta anni fa, sostituendo al meglio le “malte” tradizionali. Un materiale di profonda e radicale innovazione nell’edilizia.

LA MAPPA TOPOGRAFICA RACCONTA IL QUARTIERE

Foto 2 600x376A far da prologo alla ricerca del … Come eravamo  - nei locali del Circolo  L’ Incontro-   la ricognizione particolareggiata  degli elementi che compongono la  mappa topografica del quartiere, attraversato dai ben pavimentati assi stradali di via San Giacomo Apostolo  e di via Nicola Litto , su cui s’innervano molteplici stradine, e circoscritto dai versanti laterali  di corso Garibaldi e della Circumvallazione della Strada statale della 7-bis ; una ricognizione al dettaglio in sequenza fotografica, con proiezione in diapositive, realizzata ed illustrata  dal prof. Enrico  Stago, con l’inclusione della stilizzata mappatura dell’area del quartiere, rappresentativa della connessa espansione urbanistica nel corso dei tempi ed estratta dalla Tesi di laurea in Beni culturali calibrata proprio su Baiano, elaborata da Carmela Iannucci, giovane studiosa di Lauro. Una ri-visitazione dei luoghi-simbolo del quartiere, tra cui i  “Pilastri ” in pietra lavica, innestati in altri corpi di fabbrica ed  improbabili espressioni  della porta d’ingresso - dal lato  di via San Giacomo - che immette nel  quartiere,  il  “Largo Picciocchi”,  dove fino agli anni ’50 del secolo scorso si allestiva  “ ’O Maio  ‘ e  sapone ”, ad … imitazione dell’”Albero della cuccagna”, la Chiesetta dedicata a San Giacomo,  il Mini-parco con Portico,  “ ‘O catafalco”,  la caratteristica piazzetta in cui spiccano l’Ulivo e  il Murale, realizzato da Luigi Falco, “ ‘O Crocifisso”.

DSCI1856 Copia 450x600E la ri-visitazione  toccava l’importanza - per Baiano - sia della Circumvallazione della Strada statale della 7-bis,  variante dell’Appia, sull’asse di collegamento  Capua- Avellino, sia  della rete fognaria  lungo il Corso Garibaldi, con il doppio sistema di deflusso  per le acque piovane e per le acque reflue; opere strutturalmente importanti per l’assetto sociale ed urbanistico ch’è venuto assumendo il centro abitato, oltre che  innovative per impostazione progettuale ed esecuzione, risalenti ai primi decenni del ‘900, con l’amministrazione del sindaco pro tempore  e consigliere provinciale di Avellino per circa 15 anni, l’avvocato Giuseppe Lippiello. E nel 1885 era stata inaugurata  la stazione terminale della prima tratta del sistema di mobilità su ferro della Circumvesuviana, la Napoli-Nola-Baiano,  in piazza IV Novembre, ad un tiro di schioppo dal palazzo municipale, nel cuore del territorio cittadino. Come dire la ferrovia a portata di casa ….

NGIULINELLA ‘E ON GIUVANNI E LA RISERVATA “CUMMARELLA”            

Foto 1 600x349Ad  animare e arricchire lo scenario disegnato dalla ricognizione di Stago, era la verve narrativa  di Romeo Lieto, che faceva rivivere in intensi flash back   “ Persone e personaggi, fatti e piccole storie nostrane …” , simboliche e plastiche testimonianze degli anni del secondo dopo-guerra mondiale, quasi a rappresentare l’intera comunità cittadina, i cui ritmi di esistenza erano strettamente correlati dall’economia dell’autoconsumo, ancorata all’agricoltura, all’artigianato e a quella “ Grande fabbrica … di magnifico green naturale” qual è stato per secoli il Bosco Arciano con i suoi castagneti, che … alimentavano, a seconda dei ritmi stagionali e della cadenza dei “tagli”,  la filiera non solo della produzione di ceste, “panari”, “panarielli” e  “ cuofani” destinati ai mercati ortofrutticoli di Napoli e Nola, ma anche quella delle locali  falegnamerie artigianali specializzate nella fine lavorazione di arredi ed infissi di alta qualità e con conservazione secolare garantita, per finire alle filiere dei “ catuozzi ” per la … produzione del carbone domestico,   dei forni  “ per il pane confezionato in casa ” e delle “carcare” in cui venivano “cotte”  le pietre calcaree … da trasformare in calce per l’edilizia.

Foto 3 600x450E su queste tracce si animava lo schermo del racconto di Lieto, con il primo piano  riservato all’imponente e slanciata figura di  Ngiulinella  ‘ e  on Giuvanni,  la capo-squadra per antonomasia  delle raccoglitrici delle fascine - ‘e  sarcinielli - nel Bosco Arciano. Era duro il  lavoro, quello della raccolta e del trasporto dal monte  a valle delle fascine utilizzate  per varie attività; lavoro che si svolgeva per lo più nei mesi primaverili e autunnali e richiedeva sia capacità di spedito e buon passo, sia doti di equilibrio per il peso e l’ingombro delle fascine; doti,il cui esercizio era reso praticabile da calzature a pianella, formate da stracci ben assortiti ed  infilati in una calza, con cuciture rigide e forti, che ne assicuravano la tenuta ad elevata affidabilità.

Foto 4 600x576Le fascine,  in blocco di cinque, erano “caricate” sul capo e poggiavano sul  caratteristico “coruoglio”.  Né va dimenticato che  ci si incamminava verso il Bosco nelle ore antelucane, quando la notte era ancora alta e il chiarore lunare giocava tra i rami  dei noceti e dei noccioleti, proiettando sulla strada sghembe figure e … strampalati ghirigori,  che non mettevano paura, anzi sollecitavano  lo … spirito di squadra.. Il rientro in casa avveniva sul  far del mezzogiorno e la remunerazione per Ngiulinella e le sue compagne di fatica era di alcune decine di lire alla giornata … Erano le paghe generalizzate di quanti in quei tempi    “ campavano  jenno a ghiurnata”, quando c’era e  adattandosi a tutte le opportunità di lavoro. Ed erano in tanti …

DSCI1860 450x600.… Alla carismatica ed energica  Ngiulinella e  on Giuvanni,  il narratore affiancava , per ossequio al principio degli opposti,  quella di un’altra donna, molto discreta, riservata e di scarne parole. Era la sorella del parroco della Chiesa dei Santi Apostoli, don Aniello Sales, grande bibliofilo che nella Casa canonica custodiva i libri editi dalla Laterza, in cui faceva bella mostra l’intera produzione filosofica e letteraria di Benedetto Croce. Era tale la discrezione da cui era avvolta che non se ne conosceva neanche il nome, forse Nicolina.  E così era chiamata    “ ‘ a cummarella”, appellativo affettuoso ancorché … spersonalizzante.  Aveva - “ ‘ a cummarella”-  due preclare  qualità, che la rendevano ammirevole: era raffinata  ricamatrice e si dedicava alla cura della Chiesetta di Fontana Vecchia inserita in un organico complesso abitativo, esemplare modello  di edilizia rurale, con il portico in pietra viva, lungo l’asse di rapido  collegamento collinare tra   Baiano e Visciano.

Chiesa di Fontana VecchiaL’intero complesso della Chiesa di Fontana Vecchia, un tempo incardinato nella disponibilità patrimoniale  della Chiesa dei Santi Apostoli, è stato a suo tempo  “privatizzato” ed ora  versa nell’abbandono, ridotto ad ombra di quello ch’era. Il  degrado è iniziato nei decenni  scorsi, quando “ ’a cummarella”, vinta dagli acciacchi e affanni dell’età, non ha avuto più la possibilità di dedicarsi  alla storica Chiesetta insieme con i contadini del tempo che fu … 

GENNARINO ‘O CARCARARO  E SABATIELLO …“PRIMO CITTADINO”

DSCI1825 600x450… Altri primi piani del film narrativo “ montato”  da Romeo Lieto  fissavano il  profilo e la laboriosità  di Gennarino  ‘ O  Carcararo  e la maliziosa “ storia”  di Sabatiello ….”primo cittadino”. Gennarino utilizzava al meglio nelle “ carcare la tecnica della “cottura” delle pietre estratte dalle cave del territorio, per trasformarle in bianca calce, che veniva conservata  in appositi depositi, ” ‘e caucinari ”. L’efficacia della lavorazione toccava il top  solo in virtù della collaudata e giusta sovrapposizione delle pietre, in modo che gli interstizi  fossero attraversati soltanto dalla fiamma viva, che veniva  alimentata dalle fascine. Gennarino eccelleva nella gestione delle “ carcare ”, ma  era anche uno straordinario camminatore e sopratutto un affabulatore inesauribile, con la classica, perenne  pipa pendente dall’angolo DSCI1865 600x450della bocca, in grado di tenere banco per ore tra gli amici, che frequentavano il Circolo sociale … .E tutta da ridere è  la “storia” di Sabatiello, che si definisce … “primo cittadino” di Baiano, perché la sua abitazione era la prima del territorio comunale, per chi proveniva da Napoli e … attraversava la Strada statale della 7-bis. E’ un’autoproclamazione maliziosa, che gli permette di giustificarsi verso il Maresciallo dei carabinieri che gli chiedeva ragione delle  lamentele che avrebbe pronunciato  nei confronti del legittimo “primo cittadino”,  “Peppe  ‘e Maria Grazia”, eletto in rappresentanza del Partito comunista. Impossibile, anzi offensivo proprio nei suoi confronti - sostenne Sabatiello - che ci fosse qualcuno che si era lamentato del “primo cittadino”,  essendo egli … il  ” primo cittadino”.

DSCI1832 600x450Al che il Maresciallo ragguagliò Sabatiello sul significato di funzione pubblica che spetta al “Primo cittadino”, inteso come sindaco,  liberamente eletto; così l’equivoco fu … chiarito  e tutto finì in … risata. In realtà, tra  il “ Primo cittadino” votato dagli elettori  e il “Primo cittadino” … per residenza abitativa un po’ di gelosia di mestiere doveva esserci: svolgevano l’attività di sensali per i prodotti agricoli …. E forse il ruolo esercitato favoriva il legittimo Primo cittadino, suscitando il risentimento di Sabatiello        

DSCI1857 450x600Altra “storia” ridanciana sciorinata da Romeo Lieto, quella di cui è protagonista Mastro Andrea Barba, calzolaio e negoziante di calzature, oltre che suonatore di  sassofono contralto nella Banda musicale cittadina. E’ la “storia” di un pacco contenente un paio di stivali, dotati di sopratacchi speciali, per “nascondere”  dollari coniati in oro, di cui era vietato il “trasferimento” dagli Stati uniti d’America verso Paesi esteri. Il pacco, affidato ad un amico - tale Giovanni della vicina Sperone- con una lettera di notizie personali e con la “raccomandazione” di sostituire i sopratacchi speciali, gli era stato inviato dal fratello Martino,che negli States  aveva fatto  fortuna.

DSCI1861 600x450 Mastro Andrea, ricevuto il pacco, ebbe cura di eseguire la …”raccomandazione”. Ma la rimozione dei sopratacchi si rivelò impossibile per lui e anche per l’amico Cusumiello, anch’egli calzolaio e suonatore di tromba nella Banda musicale cittadina. Anzi, Cusumiello nel tentativo che fece avvertì  una specie di ticchettio, da cui restò spaventato;  e pensò che il ticchettio provenisse dal qualche rice-trasmittente ben mimetizzata ad opera di Servizi segreti, di cui si … favoleggiava in quei tempi ed impegnati a controllare l’amministrazione comunale. E lo spavento fu tale che Cusumiello, senza alcun indugio, restituì il paio di stivali all’amico … Mastro Andrea non desistette e si recò a Napoli da un amico calzolaio, che disponeva di apparecchiature idonee a rimuovere gli ormai  “famosi”  sopratacchi. E l’arcano fu scoperto: quei  sopratacchi speciali erano stati   rimossi dalla chiodatura ad uncino proprio dall’amico napoletano, al quale il paio di stivali era stato portato tempo prima.

DSCI1855 450x600Una volta prelevati, aveva sostituito i dollari in conio d’oro con alcune piccole e sottili piastrine in ferro per … colmare il vuoto lasciato. Erano proprio le piastrine che emettevano lo strano ticchettio, che aveva messo paura a Cusumiello. Dopo qualche tempo a Mastro Andrea  fu  recapitato un plico postale contenente una somma di denaro. L’ anonimo mittente scrisse che la somma di denaro era quanto restava delle spese sostenute per un intervento chirurgico, a cui era stata sottoposta una bambina di otto anni, in un ospedale di Napoli; intervento riuscito e reso possibile con i dollari in conio d’oro. Mastro Andrea tra  sorpresa e incredulità informò il fratello Martino dell’epilogo della “storia”. L’uno e l’altro ne gioirono. Non poteva essere altrimenti ….       

"Ogni anno il 2 novembre..": nel cimitero di Marigliano rivive " 'A Livella"

Immagine del filmantoVincenzo Esposito - Marigliano – Totò ed uno dei tanti capolavori lasciati in eredità alle future generazioni: chi non conosce la storia di quella notte al cimitero, del confronto tra il marchese ed il netturbino, della “serietà” della morte, posto in cui non trovano spazio le futili discussioni quotidiane.

“Ogni anno il 2 novembre..” ed è impossibile non pensare alle stupende parole racchiuse nella lezione de “A’ Livella”, strumento d’equilibrio, metafora di quel “siamo tutti uguali” così facile a dirsi, meno a farsi.

La grande poesia di Totò rivive attraverso un omaggio di Valeriano Foglia: Un cortometraggio girato all’interno del cimitero di Marigliano che si presenta come ulteriore occasione, oltre che per rievocare una delle grandi pagine della cultura nostrana, per sottolineare rispetto a messaggi mai “fuori moda”.

Ci racconta lo stesso Foglia:“In questo corto è stato affrontato un tema molto importante, al di la di quello che può sembrare. Sto parlando dell' "uguaglianza", un diritto sancito anche dalla nostra Carta costituzionale, che parla sia di uguaglianza formale, che sostanziale. Credo che in realtà ci sia ancora un forte squilibrio, e le nuove generazioni sono in pericolo".

Una rievocazione importante per un tema altrettanto importante. Per chi non l’avesse ancora visto ecco il cortometraggio: 

https://www.youtube.com/watch?v=5Gbu82Nvn7k

Andare per luoghi sacri lungo la Strada Regia … A Galluccio di Cimitile vive la storia dell’Arcangelo San Raffaele e Tobia

chiesa-galluccio 1 600x450Antonio Fusco - 14. 10.2015 - San Raffaele, il cui nome in ebraico significa Dio guarisce, è uno dei tre arcangeli più venerati.[1] La sua angelica figura è riportata ampiamente nella storia di Tobia, raccontata nell'omonimo libro del Pentateuco, in cui viene riportato che il pio giudeo Tobi, nonostante la rettitudine della sua vita e le buone opere compiute, diventa cieco. Prima di morire invia il suo unico figlio Tobia, detto anche Tobiolo, a riscuotere un debito da un certo Gabael nella lontana città di Rage, nella Media.
Durante il lungo viaggio è accompagnato daRaffaele, inviato da Dio. L' Arcangelo, che si nasconde sotto il falso nome di Azaria, lungo il cammino fa pescare al giovane nel fiume Tigri un grosso pesce e ne fa conservare sotto sale il cuore, il fegato e il fiele, che hanno il potere di allontanare i demoni e curare gravi infermità.
Una volta arrivati nella città di Ecbatana, Raffaele gli fa incontrare Sara, la figlia di un suo parente di nome Raguele , già sette volte vedova perché perseguitata dai demoni, che le uccidevano i mariti prima di consumare il matrimonio. Per suggerimento di Azaria (Raffaele) Tobia sposa Sara e vince i demoni, bruciando nella camera nuziale il fegato e il cuore del pesce. Intanto Azaria va da solo a Rage per riscuotere da Gabael il credito di Tobi. Dopo che i due sono ritornati dal padre insieme con Sara, Raffaele fa recuperare la vista al vecchio servendosi del fiele salato del pesce e rivela di non chiamarsi Azaria ma di essere l' Arcangelo Raffaele, inviato da Dio per proteggere Tobia. [2]
Alla luce delle sue vicende bibliche, San Raffaele è invocato soprattutto come protettore di viaggiatori e pellegrini, ma anche di giovani, fidanzati, sposi, medici e farmacisti, profughi, e come guaritore delle infermità fisiche.
Nell'iconografia, sia plastica sia pittorica, è individuato dalla presenza dell'immancabile pesce retto dall' Arcangelo o dal giovane Tobia. Nei dipinti, di solito, la scena dell'Arcangelo e del Giovane è ambientata in un verdeggiante paesaggio, dove può figurare il biblico fiume e, a volte, anche un cagnolino, metafora della fedeltà.

chiesa Galluccio - interno 2 450x600IL PATRONO DI VIAGGIATORI , MEDICI E PROFUGHI
A Cimitile la chiesa dedicata al Santo Arcangelo è ubicata nel rione Galluccio, all'interno della confluenza di Via Amerigo Crispo e Corso Umberto (ex Strada Regia), dove si apre un piccolo slargo spartitraffico su cui prospetta anche il Palazzo del Duca di Castelmezzano.
Il dato cronologico dell'anno di fondazione del piccolo edificio ecclesiale non è ancora noto, ma essa certamente deve avere avuto una precisa motivazione storica e devozionale. Per la sua vicinanza col Palazzo dei Duchi di Castelmezzano, appartenuto precedentemente ai Caracciolo, si ritiene che le due nobili famiglie abbiano avuto sulla chiesa diritti patronali. [3]
A nostro avviso, considerazioni storiche probanti sono però riscontrabili sull'origine in loco della dulia dell'Arcangelo. A Galluccio, invero, l'antica Strada Regia che collegava Napoli ai centri pugliesi, nel tratto dell'Agro Nolano aveva un percorso diverso da quello dell'attuale Nazionale delle Puglie (7 Bis). Appena fuori Cimitile, infatti, proprio a Galluccio, l'importante arteria piegava per Gallo, passava davanti alla parrocchiale di San Nicola. e proseguiva, tra Schiava e Tufino, verso Baiano, [4]dirigendosi poi, attraverso il valico di Monteforte, ad Avellino e quindi nelle Puglie.
Galluccio 2 600x450Galluccio, in effetti era un punto di transito obbligato per quanti dovevano andare nelle Puglie (viandanti, commercianti, soldati, autorità), nonché per i pellegrini diretti a Montevergine e al Santuario di San Michele al Gargano. Considerato che San Raffaele è il protettore dei viaggiatori, si deve ritenere che nel sito della chiesetta esistesse in origine un'edicola o una cappellina dedicata all' Arcangelo, oggetto delle devote preghiere dei passanti, sostituta tra seconda metà del Settecento e la prima dell'Ottocento dall'attuale costruzione ecclesiale, come ne suggeriscono le linee stilistiche. Nello stesso breve tratto della Strada Regia, tra Cimitile e Gallo,San Raffaele era affrescato, insieme con la Vergine e San Nicola anche sulla facciata della chiesa di San Nicola a Gallo, che ne conservava anche un simulacro plastico, [5] Ancora a Cimitilel'Arcangelo è riprodotto in una tela nell'abside della chiesa di Santa Maria degli Angeli.

chiesa-galluccio 1 - Copia 305x600IL COMPLESSO ECCLESIALE
Il piccolo complesso ecclesiale prospetta con una facciata quasi quadrangolare, senza timpano, sormontata da una croce centrale e da un supporto ferreo reggente le campane. E' appena impreziosita da fasce decorative dipinte nei contorni marginali e del portale, sul quale si apre il cosiddetto oculo, chiuso da un vetro con la riproduzione dell'immagine dell'Arcangelo . Il limitato interno, che invita al raccoglimento meditativo ed alla preghiera, si compone di una navatella, che continua nell'abside, di uguale larghezza ma poco profonda, nonché di annessi locali funzionali (sacrestia, ripostiglio, servizio).
Le pareti laterali sono segnate da specchiature rettangolari lungo le quali sono disposte le stazioni della Via crucis; sulla parete destra, sopra le specchiature, due finestre circolari contribuiscono, insieme con l'oculo della facciata, ad illuminare l'interno, alquanto povero di luce.
Le due cornici circolari della parete superiore a manca, accoglieranno fra poco tempo due preziosi dipinti, da noi visionati, opere del pittore Guido Laperuta, artista di chiara fama, raffiguranti San Michele e San Gabriele, che completano la triade angelica più venerata.
chiesa Galluccio - interno 2 - Copia 464x600La figura di Gabriele, si staglia su un fondo dorato, di medievale reminiscenza, che mette in risalto la plastica dei volumi statuari, rimarcati dagli effetti chiaroscurali della candida veste e dell'azzurro mantello. L'Arcangelo regge due bianchi gigli, metafora di candida purezza, e gira gli occhi alla sua sinistra, come a rivolgere lo sguardo ad una presenza non raffigurata, ma presente fuori campo, cui sono destinati i fiori immacolati, vale a dire la Vergine Maria, Immacolata Concezione.
San Michele, raffigurato secondo l'iconografia tradizionale, regge la bilancia del giudizio con la mano sinistra e con la destra brandisce la lancia per colpire il demonio che calpesta con i suoi calzari. La sua figura angelica, che si staglia sulle nuances azzurre del cielo, è ritratta con una tavolozza cromatica vivace e luminosa; essa contrasta fortemente con le tonalità brune e fredde del demonio e dei suoi compagni, dei quali accentua nell'espressione maligna la loro natura infernale. La scena è storicizzata con la precisa riproduzione nello sfondo delle basiliche paleocristiane di Cimitile e della nostra chiesetta.
Preceduto dalla nuova mensa eucaristica voluta dal Concilio Vaticano II, l'altare è sormontato da una struttura baroccheggiante a tempietto, che incornicia un'icona raffigurante San Raffaele e Tobiolo, opera firmata da Vincenzo Vincenti, noto artista dotato di buona competenza tecnica, di equilibrio compositivo e di sensibile cura nella selezione coloristica. Il quadro rispetta l'immagine tradizionale di questo sacro soggetto: il paesaggio verdeggiante, i protagonisti Raffaele e Tobia, il biblico pesce.

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Note
[1] Gli altri due sono Michele e Gabriele, i cui nomi in ebraico significano rispettivamente "Chi come Dio? " e "Dio è forte". Gli arcangeli erano sette, secondo quanto afferma lo stesso san Raffaele nel libro di Tobia in cui dice: "Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono a servizio di Dio e hanno accesso alla maestà del Signore" I testi sacri non sempre concordano sul nome degli altri quattro, dei quali il più noto è Uriel (Luce di Dio).
[2] Cfr. San Paolo Editrice: La Bibbia, tipografia Rotolito, Seggiano di Piltello (MI) , 2014.
[3] La nobile dimora, ampiamente manomessa, ha perduto il suo iniziale aspetto estetico, sia nel prospetto sia nelle quinte
del cortile.
[4] Questo tratto, proveniente da Marigliano – San Vitaliano deviava per Cimitile senza toccare Nola, escludendo più avanti anche Avella.
[5] Cfr, Ebanista Carlo (a cura), Cumignano e Gallo – Alle origini del Comune di Comiziano, pp. 27 – 41, 115 – 125, Tavolato Edizioni, Cimitile 2012.