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Il percorso iconografico organizzato da Meridies “tra le meraviglie artistiche del nolano”

locandina Natale in ArteVincenzo Parisi - 28-12-2013. Riscoprire lo scrigno artistico della propria città è un atto non solo carico di emozione, ma anche di sensibilizzazione verso quel patrimonio culturale che funge da sostrato alla civiltà e dunque ai valori fondanti della propria comunità. E tale si sta mostrando l'obiettivo dei tre percorsi iconografici dei tre venerdì in occasione delle festività natalizie (20, 27 e 3 gennaio), organizzato da Meridies, l'associazione culturale del nolano attiva da più di sedici anni sul territorio, che nel tempo ha arricchito sempre più il suo palinsesto delle attività culturali, grazie all'opera del volontariato di giovani e non, appassionati d'arte e legati al ricco patrimonio storico-archeologico-culturale della zona. La serie dei percorsi iconografici intitolata "Natale in arte. Una storia di 200 anni fa" rientra nel vasto programma dei festeggiamenti natalizi organizzato dal Comune di Nola che ha visto coinvolti molte associazioni attive in svariati settori.
Di grande rilievo la seconda tappa del percorso guidato alle opere artistiche della Chiesa del Gesù e del Museo Diocesano della città Paoliniana, intitolata "Dall'annunciazione all'adorazione dei pastori", tenutosi il 27 dicembre scorso. Il gruppo partito da piazza Duomo seguendo le indicazioni della guida, la dott.ssa Angela Sorrentino, consigliere dell'Associazione guidata dal dott. Michele Napoletano, si è diretto nei pressi della Chiesa sita a via G. Bruno. L'edificio sacro, adiacente al Palazzo del conte Orsini, risale agli anni ottanta del 1500 – come ha spiegato la guida – dopo la donazione fatta circa trent'anni prima dalla moglie dell'ultimo conte Enrico, la contessa Maria Sanseverino, all'ordine dei gesuiti per la ristrutturazione del Palazzo Orsini e la costruzione Chiesa del Gesù - facciatadell'adiacente Chiesa che andava così ad occupare lo spazio dei giardini della "Reggia". Il progetto dell'edificio sacro e della ristrutturazione dell'annesso Palazzo divenuto poi sede della comunità dei gesuiti, fu affidato prima al ferrarese Tristano e poi al De Rosis. La Chiesa ad una sola navata – come puntualizzato dalla guida - è anche l'unica del centro storico nolano ad essere ricostruita ex novo. All'ingresso sulla destra troviamo un dipinto di Madonna col Bambino (detta anche Madonna dei Santi perché vi si recavano in preghiera cristiani pronti al martirio come Francesco Palliola e Niccolò da Nola), che richiama la Madonna dell'Umiltà del vicino convento di Santa Chiara, con figure distinguibili ma in condizioni non ottimali, probabilmente appartenente a un'antica cappella della Reggia. È da qui che viene eretta la nuova Chiesa. Più avanti, sullo stesso lato nella Cappella, ci troviamo di fronte agli affreschi che ritraggono la visione della croce di Sant'Ignazio di Loyola, secondo alcuni attribuibili, non senza incertezza, al pittore del secolo d'oro napoletano, Filippo Vitale, e dipinti su tela che ritraggono il fondatore della Compagnia e San Francesco Saverio che si fanno risalire al De Matteis. E poi ancora in alto scene di vita della Vergine, ritratta come l'Immacolata e l'Assunta (passando dunque per la nascita, la presentazione di Maria, la visita ad Elisabetta) attribuibili a Belisario Corenzio attivo tra fine '500 e inizio '600. Di pregio la pala dell'altare attribuita a Girolamo Imparato, raffigurante la circoncisione del Bambin Gesù tratta dal Vangelo di Luca. La bravura dell'artistafa notare la dottoressa Sorrentino - si rileva nella raffigurazione della scena affollata, con le particolarità della vicinanza tra Maria e Giuseppe e del sangue della circoncisione come prefigurazione della passione del Cristo. La tavola è posta in una cornice di legno dorato, finemente intagliata nella cimata, con vuoti laterali in cui erano posti i reliquari dei santi, andati trafugati. Vanno infine rilevate la tela dell'adorazione dei pastori posta a sinistra dell'altare, gli affreschi in alto restaurati negli anni '50, le statue di San Giuseppe e San Luigi Gonzaga nella Cappella di sinistra dove troviamo dipinti la predica di Sant'Ignazio e la consegna della regola di incerta attribuzione. Infine, ma non per ultimo, un crocifisso del XV secolo di un certo pregio.
Museo diocesano - ingressoLa seconda tappa prevede la sosta al museo diocesano a partire dal cortile della curia dove la guida intrattiene il gruppo con un riferimento introduttivo alle note storiche del sito, nato sul luogo del martirio di San Felice, primo vescovo della città, decollato e sepolto in un pozzo da dove discende 'la manna miracolosa' in circostanze particolari e ricorrenze festose. L'antico edificio del culto paleocristiano che sorse al posto del tempio di Giove su antiche strutture romane, fu sostituito dalla cattedrale dedicata alla Beata Vergine Assunta e ai Santi Felice e Paolino. Un incendio doloso del 1861 fece crollare la cattedrale e dunque si procedette alla ricostruzione della chiesa con lavori durati quarant'anni e terminati nel 1909 con il ritorno del corpo di San Paolino dalla basilica di San Bartolomeo dell'isola Tiberina, grazie all'impegno costante di Monsignor Renzullo e dell'onorevole Tommaso Vitale.
Dopo la breve sintesi c'incamminiamo sulla balconata del primo piano dove diversi frammenti marmorei provenienti dalla vecchia cattedrale fissi alla parete, costituiscono il primo nucleo del museo diocesano costituito a partire dagli anni '30 per volontà del vescovo Michele Camerlengo; lo stemma posto sull'ingresso che dà alla 'sala dei medaglioni' con la figura del gallo, richiama alla memoria il vescovo Fabrizio Gallo a cui è attribuita la costruzione del palazzo vescovile (seconda metà del XVI secolo). Il museo diocesano, che si caratterizza per essere una realtà integrata nel sito duomo, e dunque un 'museo diffuso' che s'inserisce nella vita del culto stesso, fu voluto dall'attuale vescovo Beniamino De Palma nel 2000 – come sottolinea la dottoressa Sorrentino - per "esplicare una funzione dialettica-educativa: la contemplazione del bello e la comprensione degli aspetti storico-artistici come educazione al rispetto, e tale vuole essere l'obiettivo di Meridies nella sua opera di divulgazione agendo di supporto alla diocesi". Da rilevare che il grande sito espositivo nolano si articola in due itinerari: il nucleo dell'insula del Duomo, costituito dalla chiesa di San Giovanni Battista dei Fustiganti del XIV secolo, con i gli arredi sacri di grande valore (come la Mitria di San Paolino in argento dorato del XIV sec. e reliquari in argento), la Cappella dell'Immacolata Concezione, con i paramenti liturgici e il Palazzo vescovile, con l'esposizione dei pregevoli libri sacri, tra cui spicca il breviario manoscritto del XIV secolo in scrittura gotica, miniature figurate e fregi di natura fitomorfa, oltre che sculture e frammenti lapidei provenienti dalla cattedrale distrutta. Il secondo itinerario museale prevede il Seminario Vescovile con la sezione distaccata dell' Antiquarium e sala del "Cippus Abellanus" e i conventi delle colline della città.
Cigiamo velocemente nella sala dello Scacco per ammirare l'opera del pittore veneto vissuto a cavallo tra il XV e il XVI secolo, per restare a tema col titolo del percorso iconografico, non senza dare un rapido ma doveroso sguardo alle opere degne di note della sala maggiore. L'Annunciazione di Cristoforo Scacco su tavola a sfondo dorato colpisce gli astanti per il suo splendore. L'opera di recente restaurazione, dopo il trafugamento dalla Chiesa dell'Annunziata nel '99, e la sua restituzione, si caratterizza per i tratti molto teneri dell'Angelo e della Madonna – ci spiega la guida – che manifestano il cambiamento di gusto del pittore a seguito del suo contatto con la cultura romana. Il fondo dorato rappresenta il contesto divino e lo stesso Dio Padre, raffigurato in alto a sinistra, per il tramite dello Spirito Santo (la colomba) compie la sua opera. Le gesta di Maria non fanno trapelare la paura per il "grande" annuncio ma anzi sembrano improntate a un atteggiamento sapiente; infine il pavimento a scacchi sembra un voluto riferimento al nome stesso dell'artista. Non stupisce quindi che il critico d'arte Raffaello Causa abbia considerata l'opera "come il più bel prodotto del rinascimento meridionale".
Museo Diocesano - AnnunciazioneNella stessa sala c'è poi da menzionare la tavola dell'Annunziata incorniciata, proveniente dalla Cattedrale di Nola, databile tra fine 500 e metà 600 con un ambiente domestico più ricco e la presenza di un breviario e di un cesto con forbici che, secondo l'interpretazione di Don Lino D'Onofrio presenterebbe l'Annunziata come prefigura dell'Addolorata, così come il velo che sta cucendo rappresenterebbe il sudario di Cristo. Elementi che rinviano al futuro dunque, confermati dalla croce e dai dadi che hanno in mano i bambini (riferimento al Vangelo di Matteo dove i bambini sono presentati come i favoriti da Gesù). Altro elemento importante è la colonna che rinvia alla eminente funzione di Maria come colonna della Chiesa. Come messo in rilievo dalla dottoressa Sorrentino, l'opera va guardata in due parti: quella superiore in cui il contesto divino è raffigurato dall'Eterno Padre e dalla colomba simboleggiante lo Spirito Santo, mentre la parte inferiore raffigura l'ambiente domestico sopra descritto. Le scene laterali delle formelle, raffiguranti le storie di Cristo e Maria, come l'adorazione dei pastori, l'Ascensione, la Resurrezione, la Pentecoste e l'Assunzione di Maria, vanno letti, secondo l'indicazione dello stesso D'Onofrio, in senso binario orizzontale.
Di grande rilievo, inoltre, le opere di Andrea Sabatini da Salerno attivo nel XVI secolo, autore su commissione del Vescovo Bruno, per la precedente cattedrale, di un polittico proveniente dall'altare maggiore del Duomo, raffigurante San Felice Vescovo, San Paolino, san Massimo e san Giovanni Evangelista. Sempre nella stessa sala è presente un'altra opera del Sabatini raffigurante la Madonna col Bambino: si tratta di una piccola tavola proveniente dal convento di Santa Maria La Nova che pur subendo numerose manipolazioni e restauri conserva nel volto della Vergine la "dolce maniera" di Raffaello Sanzio che il Sabatini esportò in tutto il meridione. Nell'ambiente scala una grande tavola proveniente da Roccarainola e attribuita a Decio Tramontano raffigura la Madonna col Bambino rivolto verso il fruitore per sottolineare la sua manifestazione al mondo, fungendo da presupposto per la missione di Maria come dispensatrice di grazie. Abilmente la guida fa il dovuto riferimento per contenuto alla scultura posta nella sala dei medaglioni, l'altorilievo raffigurante la Madonna col Bambino e le anime purganti attribuito ad Annibale Caccavello, discepolo del grande scultore Giovanni Merliano da Nola, molto noto per le sue opere nelle chiese napoletane nel XVI secolo, e autore del San Girolamo penitente, altorilievo presente nella stessa sala.
L' itinerario iconografico della serata di Meridies, a cui ne seguiranno tanti altri, ha regalato dunque ricchi spunti artistico-culturali e spirituali, che fungono di pari passo a stimolo per la cura costante di un patrimonio che talvolta è stato, e può essere ancora, a rischio di trascuratezza.

Nelle foto – 19 la Chiesa del Gesù; 2) La preziosa tavola del pittore Cristoforo Scacco Madonna annunciata (1494), definita dal critico d'arte Causa come "il più bel prodotto del Rinascimento meridionale"