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Antiche cultivar dell’Agro Nolano: Le prugne e i fichi di San Paolino di Nola

prugne di S. PaolinoAntonio Fusco (*) – febbraio 2017 - Una decina di anni addietro, nel mese di giugno, mi trovavo a Cicciano in visita ad un amico, che mi portò nella sua campagna per mostrarmi con orgoglio la sua produzione di ortaggi. Camminando tra i solchi del terreno fui attratto da un albero carico di frutti di colore giallo-verdastro, di forma tondeggiante e non molto grandi. Mi fu detto che erano le dolcissime prugne di San Paolino, che maturano prima di altre varietà nella seconda metà del mese di giugno, quando si tengono i festeggiamenti in onore del Vescovo Santo.

Il frutto, un’antichissima drupacea, si rinviene ancora in qualche campagna e sui declivi collinari dell’Agro Nolano, come mi è stato riferito da un cicalese. Temiamo, però, che l’albero sia in via di estinzione, date le ridotte dimensioni del frutto, che non lo rendono esteticamente commerciabile, bensì gradito e consumato solo in ambito familiare. A questa prugna non manca una citazione letteraria, che la trasmette nel tessuto memoriale nel nostro comprensorio geografico. Nel romanzo “Calavrice”, scritto nel 2014 da Angelo Sirignano (*) ed ambientato nel secolo scorso sugli ameni declivi dei colli di Visciano, Camaldoli e fichi di S. PaolinoCicala, si parla di un giovane che non manca di donare alla sua amata della frutta stagionale, quali mele cotogne, more di rovo e prugne di San Paolino.

Un’altra cultivar ancora presente nell’area nolana e collegata al nome del nostro Santo Protettore è il cosiddetto fico di San Paolino, i cui siconi maturano verso la fine di giugno. Di colore verde e di forma allungata a pera può essere di grandi dimensioni, si sbuccia facilmente e presenta una polpa bianco-violacea. In altre zone viene indicato come fico di San Pietro, sempre per il fatto che la festività del primo papa ricorre nel mese di giugno.

(*) Nato a Visciano nel 1971, Angelo Sirignano ha pubblicato anche il romanzo “Mesolino” (2012). Calavrice è un altro nome del biancospino, utilizzato come portainnesto.