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Cultura e Spettacoli

Presentato a Nola “Cogito ergo De Curtis. Signori si nasce e io, lo nacqui” di Ornella di Russo

Mercoledì 23 aprile, ore 19.00, presso la libreria Biblos, nell'ambito della Giornata Mondiale del Libro

totoOrnella Di Russo, appassionata di scrittura e letteratura, è autrice di poesie, racconti, non ancora pubblicati, oltre che di cinema e teatro. Ha approfondito il personaggio Totò, apparendo in trasmissioni televisive di emittenti private locali. Ha recitato in produzioni teatrali.
Per arrivare ad un'esatta definizione del fenomeno Totò, si deve premettere che, la sua figura, nell'immaginario del nostro postmoderno occidentale di inizio millennio, è stata per alcuni anni trascurata e limitata nella considerazione critica, ma non certo per l'interesse da parte del pubblico.
Nel periodo in cui visse, attraverso la sua esilarante comicità, il principe raggiunse fama e successo, divenendo un punto di riferimento per la generazione a lui coeva, per la maschera da lui coniata, per la mimica e l'interpretazione scoppiettante.
"COGITO ergo DE CURTIS" consta dell'introduzione: Totò: nascita di un canone eterno della stessa autrice, di Vincenzo Peluso e dell'intervento critico: Encomio del principe.
copertina Cogito ergo De CurtisIl saggio è suddiviso nei capitoli, La sopravvivenza, L' amore, Amicizia e complicità e La morte.
Ognuna delle suddette sezioni ha per oggetto l'analisi di vari film, che si conclude con punti di vista e giudizi stimolanti.
In La sopravvivenza si analizzano i film Miseria e nobiltà, a colori del 1954, diretto da Mario Monicelli e Siamo uomini o caporali, in bianco e nero del 1955, regia di Camillo Mastrocinque.
In L'amore si trattano le commedie Totò e le donne, del 1952, regia di Mario Monicelli e Totò e Carolina, del 1953, diretto dallo stesso Monicelli.
In Amicizia e complicità ci si occupa di Guardie e ladri, del 1951, con la regia di Monicelli e de il Camaleonte, del 1964, diretta da Paolo Heusch. Tutti i titoli citati sono in bianco e nero.
In La morte l'analisi verte su Totò all'inferno, del 1955, diretto da Camillo Mastrocinque; in questo film il principe risulta in veste anche di sceneggiatore. Nella sezione è analizzato ancheTotò al giro d'Italia, commedia del 1948, diretta da Mario Mattòli.
La chiave interpretativa del libro è espressa nel concetto, secondo cui il nostro avendo usufruito di un'influenza nel nostro mondo, è divenuto un mito mass mediatico, accresciuto negli anni della sua attività.
Le espressioni di Totò, sono entrate nel nostro immaginario collettivo, emblema della nostra società multiforme, in ebollizione. L'interprete, il clown dai molti volti, ha promosso uno stile di vita, a tratti innovativo, rispettoso e divertente, malleabile e fermo nello stesso tempo, risultato di una creatività poliedrica, simbolo della nostra atavica miseria e nobiltà.
Molti imitano suoi atteggiamenti per documentare il contatto tra arte e vita quotidiana. Il comico napoletano ha influenzato il cinema italiano, lanciando messaggi profondi, con insegnamenti di vita, che si adattano ad esponenti di ogni classe sociale.
pasolini e totòFondamentale il sodalizio tardivo con Pier Paolo Pasolini, che il nostro incontrò nel 1965, evento significativo nella storia del cinema italiano. C'è da mettere in rilievo, nell'ambito della collaborazione tra questi due artisti, che Uccellacci e uccellini, 1965, fu una pellicola girata in uno stato d'animo ricco di insanabile dilemma e malinconica riflessione da parte del regista.
Pasolini con Totò produsse anche i cortometraggi: La terra vista dalla luna (episodio del film Le streghe) e Che cosa sono le nuvole? (dal film Capriccio all'italiana).
Questi titoli furono girati in rapida successione nel giro di pochi mesi. Sul set Totò interpretava ruoli assai diversi, incarnando i'idea di una maschera surreale. Nei suddetti lavori il comico non è contraddistinto dalla sua consueta fantasmagorica carica divertente, che, sotterraneamente, ha origine nel dolore.
Nel sistema Totò entravano, seppur in maniera molto flessibile, anche il Futurismo, la paradossalità pirandelliana e il Crepuscolarismo. La componente futurista si lega al teatro di varietà con Francesco Cangiullo, Raffaele Viviani e altri. La seconda componente si avverte attraverso la sua mimica inconfondibile. La terza è legata alla cultura napoletana con Rocco Galdieri, esponente del Crepuscolarismo, creatore del genere della rivista.
Le strutture sociali mutano, il tempo passa, il sistema sociale politico subisce continue metamorfosi, ma i lavori del comico vengono riproposti, favorendo un'arte viscerale e tradizionale.
Nonostante tutto, il pianeta Totò sembra riproponibile con la sua unica disciplina comica, generata da esilaranti battute, da mimica e espressività, che fanno ridere, pur risultando semplici e immediate.
Un attore, la cui grandezza, per la duttilità, si può paragonare a quella di Charlot, nonostante la loro intrinseca differenza, essendo vissuti in momenti diversi, di cui sono inconfondibili l'approccio alla recitazione e alla forma della stessa comicità.
Queste le basi che avviano un approfondimento critico sull'uomo, il personaggio, l'interprete che, pur non avendo dato sempre il meglio di sé, resta un emblema inconfondibile e inimitabile del nostro variegato mondo dello spettacolo.Totò rimane un'immagine che nessun prodotto artistico preconfezionato può eguagliare.