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IL LAND GRABBING E I LADRI DI TERRE

Il fenomeno è proliferato sulle spalle di popoli indifesi, di animali e di interi ecosistemi, con un aumento negli ultimi 50 anni. Attuare uno sviluppo integrato e sostanzialmente sostenibile è un impegno dell’intera comunità umana. Dobbiamo imparare ad amare e rispettare questo splendido pianeta, nella convinzione che la terra non appartiene all’uomo, ma l’uomo alla terra.

27 11 2017 land mafiamag.carm. - Le materie prime svolgono da sempre un ruolo centrale nelle vicende umane e nell’economia del pianeta. La storia delle materie prime è la storia dell’umanità stessa attraverso gli odori, i profumi, i fetori, i colori, i gusti.

Molto sangue è stato versato per il controllo delle terre e delle risorse, a cominciare dalla Mesopotamia di tremila anni fa, dove scoppiò uno dei primi conflitti per il controllo dell’acqua. Negli ultimi 4-5 secoli si calcolano oltre cinquecento guerre legate all’acqua, denominata oro blu per la sua crescente preziosità.

Nei paesi africani le persone percorrono chilometri a piedi per andare ad attingere acqua ai pozzi. La scarsezza di questo liquido dovuta alla siccità è responsabile di infezioni, di malattie e di carestie per i magri raccolti.

Ladri di terre untitledAltre guerre si sono combattute per il possesso di metalli, cereali, carbone e, a partire dal 1956, del petrolio. Le materie prime con la rivoluzione industriale diventarono indispensabili all’industria perciò scoppiavano contese sempre nuove man mano che esse acquisivano peso sullo scacchiere internazionale.

Il land grabbing, accaparramento di terre, è proliferato sulle spalle di popoli indifesi, di animali e di interi ecosistemi, con un aumento negli ultimi 50 anni, periodo nel quale la popolazione mondiale è pressoché raddoppiata assieme ai consumi energetici, all’urbanizzazione e all’inquinamento.

A marzo scorso erano 1800 i contratti di acquisto o di locazione di terra in corso di negoziazione, conclusi per un totale di 71 milioni di ettari. Tra i paesi “investitori” spiccano Usa e Cina, seguiti da Corea del Sud, Spagna, Malesia, India e Svizzera. Paesi target sono Perù, Repubblica Democratica del Congo, Brasile, Sud Sudan, Madagascar e Mozambico. Queste terre spogliate delle loro ricchezze e dei loro abitanti per far posto a colture intensive sono in balia di governi corrotti dalle multinazionali e soffrono più che mai una grave emorragia.

L’uomo non è un agente esterno alla natura, ma ne è completamente parte e avvolto. In tal senso il termine land grabbing assume un duplice significato: non si tratta solo di accaparramento materiale di terra, ma di identità, di storie, di rapporti umani con la madre terra.

Se la terra è un diritto inalienabile dell’uomo, perché è un bene a disposizione di tutti, il land grabbing rappresenta la sua più grande violazione.

Il land grabbing, infatti, è stato definito neocolonialismo e neoimperialismo, perché è perpetrato dai ricchi (governi, società private, multinazionali e fondi di investimento) a spese dei Paesi economicamente e tecnologicamente meno sviluppati con la complicità dei governi locali corrotti.

p14433 620x350A far gola sono la fertilità dei suoli, le ricchezze minerarie e petrolifere, ma anche le bellezze naturalistiche che offrono chance al turismo di lusso, industria e urbanizzazione. L’acquisizione del terreno avviene generalmente in due modi: tramite affitto a lunga scadenza (90 anni e oltre) o tramite vendita per un valore spesso ridicolo (fino a meno di un dollaro per ettaro).

Nel 2018 sono stati assassinati 321 attivisti per essersi opposti agli interessi dei potenti, tutelando diritti umani e ambiente. Ma anche prendendo le difese delle donne discriminate in India e Indonesia e dei bambini sfruttati nelle miniere di litio e di coltan, minerale quest’ultimo che, grazie alla sua capacità di accumulare cariche elettriche, viene considerato il “petrolio del futuro”.

landgrabbingI nostri ragazzi che mostrano di essere tanto sensibili ai problemi sociali, se sanno che anche per il loro ultimo modello di iPod o iPhone c’è bisogno di una certa quantità di coltan, saprebbero rinunciarne?

Lo sfruttamento della terra non conosce confini. Ci sono 11.400 ettari nigeriani sottratti da una compagnia che produce olio di palma a oltre dieci comunità dello stato di EDA; oltre 13 mila ettari di foresta amazzonica peruviana convertiti in coltivazioni di palma da olio.

La foresta amazzonica meriterebbe a ragione di essere dichiarata patrimonio dell’UNESCO, perché è il polmone verde della terra e per l’enorme quantità di specie di animali e vegetali che ospita.

La Norvegia da un lato compare tra i maggiori donatori nella lotta alla deforestazione dell’Amazzonia brasiliana, dall’altra sostiene l’attività di allevamento nocivo a quel polmone verde.

L’ONU il 19 ha approvato la dichiarazione per i diritti dei contadini e delle altre persone che lavorano in ambito rurale. Intanto i danni per il pianeta si accumulano. Lo scorso 29 luglio 2019 è scattato l’Overshoot, giorno del sovra sfruttamento: da quel giorno in avanti stiamo consumando le risorse che non ci appartengono. Stiamo rubando il futuro ai posteri.

Se è vero che, parafrasando Michel Serres”, Il metro è la terra e che disporre di un suolo è la condicio sine qua non di ogni avvenire, c’è poco da stare allegri.

Papa Francesco, nell’enciclica LAUDATO SI’, parla di ecosistemi, di oligopoli e della progressiva scomparsa di piccoli produttori, che, in conseguenza della perdita delle terre coltivate, si sono visti obbligati a ritirarsi dalla produzione. Per costoro non c’è altra scelta che emigrare verso i paesi ricchi, affrontando privazioni e pericoli durante il viaggio dall’esito incerto.

Attuare uno sviluppo integrato e sostanzialmente sostenibile è un impegno che l’intera comunità umana, dal singolo individuo ai rappresentanti delle istituzioni, del settore privato e della società civile devono prendere e mantenere. Ma dobbiamo imparare ad amare e rispettare questo splendido pianeta, nella convinzione che la terra non appartiene all’uomo, ma l’uomo alla terra.