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Sperone: La comunità saluta Nonno Tommaso …. l’ultimo carbonaio

Estato verace mannese e autentico artista dellallestimento del “catuozzo”, la secolare modalità tecnica che trasformava la legna dei boschi di “forte fibra” del territorio in pregiato e ricercato carbone vegetale commercializzato con successo…. 

Nonno Tommaso IMG 20200504 WA0025Gianni Amodeo - 05\05\20 - Una vita di lavoro, vissuta tra i boschi del territorio incorniciato a semi arco dai Monti Avella, e nei boschi delle regioni del Sud, soprattutto nella Calabria dei fatati e intensi manti verdeggianti della Piccola e Grande Sila e tra gli aspri monti selvosi della Sardegna; vita sacrificata e dura da mannese verace, intrapresa, come nel Dna dei  mannesi di tutti i tempi, intorno ai dieci anni, non solo per la necessità di dare un concreto aiuto alle esigenze di famiglia, maturando prima del tempo il senso della responsabilità verso la vita, ma anche per il costume diffuso d’imparare al meglio possibile l’”arte del tagliaboschi”, alla luce delle complicate tecniche d’uso dell’accetta avvalendosi della sola forza della braccia, da coniugare con l’occhio esperto della conoscenza della caratura  e stagionatura qualitativa dei boschi.

Nonno Tommaso 2 Nonno Tommaso, come era conosciuto e chiamato - per l’anagrafe comunale, Tommaso Lippiello- se n’è andato ad ottanta sette anni compiuti, sconfitto dalla malattia che l’aveva colpito e per la quale era stato ricoverato qualche settimana fa al “Moscati”, ad Avellino. E’ stata una figura popolare e popolaresca, Nonno Tommaso, che al lavoro di mannese affidabile e di collaudata bravura associava l’ esercizio accorto e appassionato dell’ antico mestiere- vera e autentica arte- di allestire “ ‘e catuozzi”, le caratteristiche carbonaie montate con finezza geometrica nelle spianate realizzate a colpi di piccone e badile, ai margini dei boschi dei Monti Avella, delle Tore, di Campimma, del Morricone, del Litto, della Paradina e del Surrone; erano le carbonaie di lignea forma conica ricoperta di terriccio ,  che trasformavano la legna selezionata e di “forte fibra”, come quella del faggio, del leccio,della quercia, del cerro, dell’ontano, ma anche del nocciolo e del corbezzolo  in pregiato e ricercato carbone vegetale. Era il carbone vegetale che per lungo corso di secoli ha permesso di far funzionare i piani di cottura dei cibi, prima dell’avvento dei combustibili liquidi e gassosi, con particolare rilievo per il ”carbon bianco” dell’energia elettrica. Era il carbone vegetale che veniva ampiamente commercializzato sul territorio e nell’area nolana …. E Nonno Tommaso aveva appreso l’arte del carbonaio in famiglia, nella quale si era tramandata di generazione in generazione. 

Il lavoro del Bosco IMG 20200504 WA0040 rotatedUn saggio della sua bravura e delle sue competenze tecniche nella produzione del carbone vegetale, era stato fornito da Nonno Tommaso nell’allestimento di tipico “catuozzo” a dimensione scalare ridotta a circa un metro d’altezza nelle Quattro giornate del Teatro speciale dei Mestieri boschivi, svoltesi in piazza Luigi Lauro, a Sperone, il 14-15-16-17 febbraio di appena due anni fa. Una rappresentazione della produttiva filiera dei Mestieri dedicati alla lavorazione, trasformazione e manipolazione diretta dei materiali lignei dei boschi del territorio, come quelli dei cestai e della falegnameria di qualità, o indiretta come quello del “carcararo”, dedito alla trasformazione della pietra calcarea in calce, nelle caratteristiche “carcare” disseminate sul territorio, praticando l’antica tecnica dei greci e romani. Nonno Tommaso spiegò alle comunità scolastiche e ai tanti che visitarono l’originale Teatro speciale per filo e segno, dandone anche dimostrazioni pratiche, l’importanza dei “catuozzi” nella storia e nella quotidianità di vita del passato. Un’iniziativa di grande partecipazione, quella di due anni fa, promossa dall’ Associazione Maio SantElia profeta in collaborazione con la civica amministrazione, guidata dal sindaco Marco Santo Alaia. Un evento di cui Nonno Tommaso fu l’autentico e ammirato protagonista. Ed ha sempre avuto la tempra del lavoratore tenace e instancabile. E una volta dismesse “le arti e i mestieri” di una vita …. era solito frequentare Nonno Tommaso 3le feste patronali del territorio con il pittoresco Furgoncino, da cui somministrava leccornie e cibi di buoni ingredienti e varia confezione per gli affezionati avventori. L’insegna dell’allettante Furgoncino-food recitava “Pizzette e panzarotti” per gradire … E senza complimenti.

Nonno Tommaso frequentava con puntualità le liturgie e i riti religiosi nelle due Chiese consacrate a SantElia profeta, patrono della comunità locale. E, per quel che poteva, era d’aiuto al parroco don Reinaldo. Con Nonno Tommaso scompare l’ultimo carbonaio del territorio e, forse, della Campania. E un bel capitolo della sua laboriosa ed esemplare esistenza certamente lo ha scritto due anni fa nell’incontro che ebbe con i bambini e le bambine delle Scuole primarie del territorio nel Teatro dei Mestieri, ispirato dalla tradizione dei Mai. Gli brillavano gli occhi nel volto sereno di compiaciuta soddisfazione di sé ….