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Politica e Ambiente

Il revenge porn dei fratelli Nikolaj e Pavel Durov ancora sotto inchiesta

Le considerazioni e le proposte dell’avv. Vincenza Luciano, consigliera di Parità “effettiva” della Provincia di Avellino, in merito al tema, nell’intervista di Francesco Alfonso Barlotti.

025886 revenge pornL’abominio del revenge porn prosegue incostantemente su Telegram, chat di messagistica criptata russa, dove si verifica l’ormai nota e frequente diffusione di materiali pornografici e pedopornografici. Il social dei fratelli Nikolaj e Pavel Durov, già noto per queste vicende, è ritornato nuovamente sotto la luce dei riflettori agli inizi di aprile, a causa di una seconda inchiesta di Wired Italia, analizzando come siano nati migliaia e migliaia di gruppi con lo scopo di diffondere contenuti multimediali erotici di donne e di minorenni. Oltre ad essere colpita l’intera penisola dal dramma del “revenge porn”, anche l’Irpinia e il Baianese-Alto Clanio non sono immuni da questo fenomeno, come già precedentemente analizzato (clicca qui per leggere i precedenti articoli).

Vincenza LucianoL’avvocato Vincenza Luciano, consigliera di Parità “effettiva” della Provincia di Avellino, ha esaminato al nostro taccuino il dramma del revenge porn, fornendo le indicazioni per denunziare e gestire eventuali episodi di condivisione di materiali multimediali “intimi”.  

 

D - Dopo l'inchiesta di Wired Italia del 4 aprile, è emersa fuori la punta dell'iceberg con la condivisione di contenuti intimi di donne e a volte, anche di minorenni. Come commenta questo indecente e meschino comportamento da parte di questi utenti?

R - “Lo ha già commentato lei in modo impeccabile. La realtà del revenge porn è l’emblema dello squallore umano.“

D - Oltre alla condivisione di questi contenuti personali, vengono anche diffusi i dati sensibili e si verificano aggressioni tramite social, messaggi e al telefono. Al di là di ledere l'immagine della vittima, viene distrutta anche quella psicologica. Come ci si deve comportare in questi casi? È possibile riuscire a ritornare alla <<normalità>>?

R - “La prima cosa da fare è trovare la forza di denunciare. A tale proposito ricordo che esiste la piattaforma <<Chi odia paga>>. Si tratta di uno strumento di supporto e orientamento per coloro che sono vittime di odio on line. In caso di revenge porn, la piattaforma a) consente di compilare un questionario gratuito per avere un primo orientamento legale e alcuni consigli; b) permette alla vittima di acquisire in autonomia la prova digitale delle immagini o dei video; c) consente, ove possibile, la rimozione dei contenuti illeciti condivisi. Un aiuto reale che può servire anche psicologicamente a superare vicende che, dal punto di vista umano, segnano inesorabilmente.”

D - Molto spesso i protagonisti di queste vere e proprie vendette sono ex, che hanno deciso di vendicarsi infangando in ogni modo l'immagine su Telegram e sui social della propria partner. Secondo Lei, questi vergognosi esseri sono legittimati nell' <<essere>> irrintracciabili delle autorità? 

R - “Non è vero che sono in assoluto non identificabili. È necessario, tuttavia, denunciare prima possibile i fatti. Il tempismo è fondamentale per fronteggiare tutti i reati informatici. Meglio bloccare una fotografia o un video che circola in chat che “rincorrerlo” quando diventa virale”. Ricordiamo che per far avviare il procedimento penale basta allegare alla querela anche un solo screenshot o, semplicemente, raccontare il timore che il video stia circolando. Poi, in un eventuale processo conterà certamente la modalità di acquisizione della prova informatica, gli eventuali testimoni e ogni altro elemento utile alla ricostruzione dei fatti.”

D - Martedì è stato chiuso uno dei gruppi Telegram più grandi, dove si verifica la condivisione dei materiali, ma nel pomeriggio è stato subito ripopolato. In un certo qual modo, si potrà mai fermare il revenge porn?

R - “In questo periodo le prospettive non sono delle migliori anche perché le persone trascorrono più tempo sui social, a causa della pandemia. Sono cresciute, infatti, le denunce per la diffusione illecita d’immagini sessualmente esplicite e casi di revenge porn. Per il resto, pensare che possa esistere una società senza crimine è difficile da ipotizzare.”

D - L'Irpinia e il Mandamento non sono stati immuni da questo fenomeno. Solamente con un approfondimento si contano due vittime di questo scempio, ci deve essere una sorta di educazione a partire dagli adolescenti per poterlo arginare almeno in piccolo?

R - “L’Irpinia non è assolutamente un’isola felice da questo punto di vista. Anche da noi Telegram è diventato il Far West dell’abuso su ex partner e minori. Una fogna orribile. Foto di donne scambiate come figurine. Stupri virtuali di gruppo e pedopornografia. Il problema di base non è, tuttavia, l'esistenza di Telegram o il fatto che una persona si faccia delle foto intime, come tanti vogliono far credere. Il problema fondamentale è di tipo culturale, con la mancanza di una vera educazione che liberi da pregiudizi, stereotipi, doppi standard e riconosca concetti come libertà sessuale e consenso. Una educazione basata sul concetto del rispetto della diversità di genere sconosciuta ai più. Da questo punto di vista, come consigliera di parità della Provincia di Avellino ho proposto un progetto sull’educazione di genere a cui hanno aderito 10 comuni e che, covid -19 permettendo, prenderà il via dal nuovo anno scolastico. È un piccolo passo, aspettando che diventi legge il progetto che vuole introdurre questa materia come obbligatoria all’interno della scuola italiana. Speriamo che ciò accada il più presto possibile.”