Mar02182020

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OSCAR: STRAVINCE 'PARASITE' DI BONG JOON HO. TRIONFO PER PHOENIX E IL SUO JOKER

OSCAR HOL’Oscar è sud coreano. Le statuette più importanti vanno a «Parasite»: miglior film, miglior regista, Bong Joon Ho, migliore pellicola straniera. La sorpresa dell’anno, un’opera spiazzante, Palma d’Oro a Cannes, trionfa anche al Dolby Theatre di Los Angeles. Due i grandi sconfitti, il kolossal (forse un po’ troppo) «1917» di Sam Mendes e «The Irishman» di Martin Scorsese. La platea ha riservato al grande regista italo-americano una delle poche standing ovation, ma l’Academy gli ha mandato un segnale fin troppo crudele: nessun premio per lui, né per i giganti del suo film, Al Pacino e Joe Pesci, inseriti nella categoria per gli attori non protagonisti. Hollywood apre a una cinematografia lontana, anche se il regista Bong Joon Ho si è professato «allievo» di Scorsese, «ammiratore» di Quentin Tarantino e così via. Al di là del giudizio sul film la 92 esima edizione si apre al mondo con un effetto salutare anche per il cinema e la cultura americani. Tutto o quasi come previsto, invece, nel resto del tabellone. Miglior attore protagonista l’insuperabile Joaquin Phoenix, per Jocker. Tra le attrici svetta Renée Zellweger, per «Judy». Nell’anno elettorale, con le primarie democratiche in pieno corso, e a nove mesi dalle presidenziali, Hollywood ha preferito fare un passo indietro. È sembrato che le star, registi, attori e attrici, abbiano accuratamente evitato di uscire dal perimetro dello show, limitandosi a leggere i messaggi standard di ringraziamento. Hanno fatto eccezione le tre stelle premiate. A partire da Brad Pitt che ha attaccato Trump: «Mi hanno detto che avevo solo 45 secondi qui, 45 secondi in più di quanto il Senato ha dato questa settimana a John Bolton», ha detto, prendendosela dunque con il Senato a maggioranza repubblicana che bloccato la testimonianza di Bolton, ex Consigliere per la sicurezza nazionale, nel corso del processo per l’impeachment del presidente Donald Trump. Poi Phoenix, molto emozionato che ha innanzitutto ricordato il fratello River, scomparso per overdose 26 anni fa. Passando quindi a temi più generali: «Ho pensato molto a questi problemi difficili che dobbiamo fronteggiare collettivamente. E penso che talvolta pensiamo di impegnarci per cause diverse. Ma io vedo un tratto comune. Ogni volta che parliamo di ineguaglianza tra i generi o di razzismo o di diritti degli LGBT o degli indigeni o degli animali, noi stiamo parlando di una lotta contro l’ingiustizia». Poi si è soffermato sulle «crudeltà» inflitte dall’uomo «pensando di essere il centro del mondo»: «Noi facciamo in modo che le mucche siano inseminate artificialmente e poi togliamo loro i vitelli e togliamo loro il latte da mettere nel nostro caffé».