Mer05222019

autonoleggio

Back Sei qui: Home Economia e Finanza Lavoro Nel report di Infodata Comune per Comune: Mezza Irpinia non lavora

Economia e Finanza

Nel report di Infodata Comune per Comune: Mezza Irpinia non lavora

L’Irpinia che (non) lavora nel report dettagliato di "Infodata". Fotografa il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni sulla base dei dati Istat, incrociati con le dichiarazioni dei redditi rese da lavoratori dipendenti, autonomi e imprenditori. Da 10 a 20 punti in meno rispetto alla media nazionale. Fino a 30 di distacco nel raffronto con i comuni del Nord est del Paese: i paesi irpini sono tutti cerchiati in rosso, colore che indica una media inferiore a quella nazionale. Fa eccezione Taurano (al 62,5 per cento). Tra i grandi comuni, Avellino è quello messo meglio con il 57,65. Soffrono ancor di più i piccoli: Senerchia è al 42,45

Irpinia Lavoro arton71677 76096N.R. – 22.04.2019 - L’istantanea consegnata dai dati sul tasso di occupazione, paese per paese calcolati, da “Infodata” mediante elaborazione delle cifre Istat, è quella di un’Irpinia che sembra più vicina al Nord Africa che al resto del Paese. Il dataset pubblicato su «Il Sole 24 ore» si basa sulla frequenza dei redditi da lavoro dipendente o assimilato, autonomo da imprenditore, e prende come riferimento la popolazione attiva, ovvero quella compresa tra i 15 e i 64 anni di età. Così viene fuori il tasso di occupazione nazionale, che risulta pari al 61,5 per cento. E come sempre, si evince che l’Italia è un Paese a 2 velocità: da una parte le regioni settentrionali, quasi sempre sopra la media; dall’altra quelle meridionali, mestamente sotto.

La novità dello studio è rappresentata dall’analisi comune per comune. In Irpinia, al netto delle piccole differenze, il dato è chiaro. In media, nella fascia attiva, lavora una persona su due. Un raffronto che la dice fin troppo lunga sulle sue condizioni economiche, sulle sue prospettive di crescita, e sul perché, soprattutto negli ultimi 20 anni, lo spopolamento sia diventato drammaticamente la questione delle questioni. L’Irpinia è interamente segnata in arancione (colore che indica un tasso inferiore alla media), tranne che per un comune. Si tratta di Taurano. A sorpresa, il piccolo paese tra Lauro e Monteforte è cerchiato in celeste. Presenta, infatti, una media superiore a quella nazionale: gli occupati sono il 62,65 per cento della popolazione.

Tra i grandi comuni, quello messo meno peggio sembra essere il capoluogo. Ad Avellino lavorano il 57,75 per cento delle persone tra 15 e 64 anni. Il dato peggiora ad Ariano, dove sono impegnati il 51,36 per cento degli abitanti. Quasi identica la condizione a Montoro, che fa registrare un 51,25 per cento di occupati. Speculare, infine, il dato di Monteforte (52,88), rispetto a quello di Mercogliano (52,81).

Ma le percentuali peggiorano ulteriormente nei centri più isolati e meno raggiunti dai servizi. E’ il caso dei piccoli comuni, ma non solo. Tra quelli messi peggio, troviamo Senerchia (42,45 per cento), Monteverde (42,94), e Candida (43,60). Ma non tutti i piccoli comuni sono nel quarantesimo percentile. Cairano, il più piccolo e isolato centro d’Irpinia, dove da tre anni non nasce nessuno, è sulla soglia del 53,07 per cento.

Mezza Irpinia, insomma, non lavora. E’ la sintesi brutale di dati che possono essere applicati a ognuna delle aree che la compongono. In Valle Ufita, ecco il 51,48 per cento di Grottaminarda. In Alta Irpinia, la Nusco dei De Mita, con il 51,36 per cento degli occupati è molto al di sotto di Sant’Angelo dei Lombardi, che si difende (non bene) con il 59,96 per cento. Nella Valle dell’Irno, a Solofra, che un tempo era definita «la Montecarlo d’Irpinia», sono occupati il 50,29 per cento degli abitanti. Dati negativi anche per la Valle Caudina, San Martino è appena al 49, 72. Nel Vallo di Lauro, sotto la soglia del 60, con il 59,80, c’è Lauro. Per finire, in Baronia, San Nicola Baronia è al 58,42 per cento di occupati.

Cifre, dunque, ancora una volta inquietanti. Tra lavoratori dipendenti, autonomi e imprenditori, il totale degli occupati è assolutamente al di sotto della soglia di guardia.

Urge inversione di rotta. Investimenti, incentivi, provvedimenti capaci di abbattere il costo delle assunzioni. Facile a dirsi, difficile a farsi. Ma non sembra esserci alternativa.