Angolo Opinioni

L'autonomia "differenziata" voluta dal Governo apre la via allo smantellamento dell'unità d'Italia

Appello di Massimo Pomponi

LimperodiCarloMagnoVenerdì 15 febbraio la ratifica dell'intesa fra il governo Conte-Salvini-Di Maio e le prime tre Regioni - Veneto e Lombardia (con referendum, Emilia-Romagna con voto del Consiglio Regionale - che hanno chiesto di accrescere notevolmente le competenze che già detengono) sancirà la sostanziale dissoluzione dello Stato unitario, dello stesso Stato regionale, con una divaricazione sempre più forte fra Regioni ricche e Regioni povere.

Un atto costituzionale che dà un colpo mortale alla Repubblica voluta nel 1946 dal popolo italiano, destinato a portare al massimo la confusione politico-amministrativa del Paese anche nei suoi rapporti con l'UE e col resto del mondo.

Desta in queste associazioni grandissima preoccupazione il fatto che fra le prime competenze rivendicate "in esclusiva" vi sono Ambiente, Beni Culturali, Urbanistica (ma non solo). Grandissima preoccupazione giustificata dalla pessima attuazione o dalla inattuazione delle deleghe già ricevute in materia dalle Regioni a statuto ordinario negli anni '70. Per esempio la sostanziale renitenza o addirittura il pratico rifiuto della stragrande maggioranza delle Regioni di attuare leggi dello Stato sul Paesaggio come la legge Galasso del 1985 sui piani paesaggistici, ribadito ostinatamente nei confronti del Codice per il Paesaggio del 2008 con appena 3 piani co-pianificati e approvati, spesso fra furibonde polemiche locali. Tutto ciò mentre nel paesaggio italiano, palinsesto fondamentale della nostra storia (come lo definì Giulio Carlo Argan discutendosi al Senato la legge Galasso approvata, si badi bene, quasi alla unanimità), si stavano attuando autentici massacri, con la cementificazione e l'asfaltatura di centinaia di migliaia di ettari.

Non è un caso che le tre Regioni le quali pretendono mano libera su ambiente, paesaggio, beni culturali (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna) risultino le più massacrate dalla speculazione fondiaria ed edilizia, quelle dove il consumo di suolo e l'impermeabilizzazione dei suoli agricoli raggiunge i più esasperati livelli in Italia e fra i più alti in Europa. Quelle dove gli stessi Parchi Nazionali sono stati già smembrati (vedi lo Stelvio) o dove non si riescono a costituire (vedi il Delta del Po, fra Veneto ed Emilia). Con leggi urbanistiche fondate sulla contrattazione coi privati e non più sull'interesse generale.

Ma altre Regioni chiedono di avere più autonomia e più competenze esclusive. La Campania - regione record dell'abusivismo - le vuole per ambiente, ecosistema, paesaggio. La Regione Lazio, a quanto si apprende, le chiede - pur avendo al suo interno la Capitale del Paese - anche per i rapporti internazionali e con la UE. La Liguria le esige per le grandi reti di trasporto e di navigazione (assolutamente impensabili anche nella Germania Federale).

Questo disegno è assolutamente, drammaticamente inaccettabile. Eppure esso sta procedendo col pieno avallo della maggioranza di governo e con la sostanziale ignavia delle opposizioni. Eppure esso sta procedendo nel silenzio dei Tg e delle reti televisive. Nella sommessa protesta, quando c'è, della stampa distratta da altri argomenti.

Come atto di testimonianza culturale, eleviamo la più forte e argomentata protesta contro una operazione che smantella lo stesso Stato regionale, dissolve un governo centrale già debole che invece negli Stati regionali è forte e deciso. Un vento di follia sta investendo il Paese, quanto resta dello Stato viene sbriciolato a favore di Regioni che, in quasi mezzo secolo, hanno spesso dimostrato inerzia, incapacità, opacità a danno della comunità, della Nazione italiana.

Vittorio Emiliani 

Chi vuole aderire, lo deve fare urgentemente - entro il 12 febbraio 2019 - inviando un messaggio a Vittorio Emiliani  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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