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Politica e Ambiente

Nato ad Avellino l’«Osservatorio Irpino Amianto»

Iniziativa dell'ex assessore all'Ambiente del Comune di Avellino, con Mario Tomasone, Aldo D'Andrea e Gerardo Troncone. La onlus studierà gli effetti sull'ecosistema e la salute umana delle fibre libere di amianto, partendo dai dati e dall'esperienza maturata nell'iter per la bonifica dell'ex stabilimento di Borgo Ferrovia.

Amianto locandinaS.R. - 17.11.2018 - Nato ad Avellino l’Osservatorio Irpino Amianto, l’O.I.A., che è stato presentato il 7 novembre ai giornalisti presso il Circolo della Stampa. Si tratta di una Onlus senza scopo di lucro, nata per promuovere attività tecnico-scientifiche, finalizzate allo studio degli impatti provocati sull’ambiente e la salute umana dalle fibre di amianto in dispersione, allo scopo di sensibilizzare la popolazione sul tema.

Obiettivi dell'Osservatorio Irpino Amianto onlus, fondato dall'ex assessore all'ambiente Augusto Penna, Aldo D'Andrea, Mario Tomasone, Gerardo Troncone, mai più stragi come quella dell'Isochimica, screening epidemiologici in tutti i Comuni dell'hinterland e bonifiche a partire dalla fabbrica killer di Borgo Ferrovia.

Osservatorio Irpino Amianto 07 11 2018 1In occasione dell’incontro di presentazione, a cui ha partecipato anche il consigliere comunale Alfonso Laudonia, è stata aperta la campagna per raccogliere le adesioni di chiunque si senta coinvolto o intenda supportare le attività dell’Osservatorio.

L’iniziativa trae spunto da due direttrici: la prima concerne il lavoro avviato dall’amministrazione guidata da Paolo Foti sulle operazioni di bonifica dell’ex Isochimica, mentre la seconda mutua l’esperienza del Centro ‘Cima’ di monitoraggio ambientale di Sant’Angelo dei Lombardi per predisporre la nascita di centri analoghi al servizio del territorio.

"Ci siamo prefissi l'obiettivo di monitorare tutti i dati nei comuni ricadenti in un raggio di 10 km. Sono circa 35 ai quali abbiamo inviato una lettera con cui chiediamo i dati per morti da malattie collegate all'amianto" ha affermato Penna impegnatosi anche per lo spostamento del processo ad Avellino "insieme allo screening sanitario sulla popolazione sono due attività fondamentali per restituire alla comunità la giusta serenità per isochimica 2 300x226affrontare questa vicenda ancora tutta in evoluzione. Merita attenzione sia dal punto di vista giudiziario che medico per approfondire aspetti relativi alla diffusione dell'amianto per cui non ci sono ancora dati disponibili per comprendere i reali effetti sulla popolazione".

L'osservatorio vuole accendere i riflettori non solo sulla fabbrica di Borgo Ferrovia "per 30 anni in quell'area si è lavorato amianto. Le fibre si sono diffuse in un'area più ampia che al momento abbiamo circoscritto in un raggio di 10 km. Vogliamo effettuare uno screening epidemiologico, valutare i decessi da asbestosi e mesotelioma con l'aiuto dei comuni, l'asl, i medici di base".

Critiche anche al neo annunciato registro tumori "l'avvio è un'attività da salutare assolutamente con favore, ma è ovvio che nella forma attuale la sua utilità non è massima. I dati sono ancora parziali e limitati nel tempo. Con i nostri studi chiederemo all'ordine dei medici e all'Asl di studiare non solo i tumori da amianto, ma anche le patologie che non sfociano in tumore".

Amianto osservatorio 1Amianto è purtroppo ed innanzitutto Isochimica in Irpinia. L'amministrazione Foti aveva fatto passi in avanti riuscendo ad ottenere i fondi per la bonifica dell'area. L'amministrazione Ciampi non ha fatto registrare passi in avanti in questa direzione. "Mi guardo bene dall' esprimere giudiziafferma Penna - certo registro una sostanziale battuta d'arresto rispetto a quanto era già stato fatto ed immaginato. Mi auguro che questo sia dovuto solo alla fase transitoria di acquisizione delle conoscenze e delle procedure per portare avanti questioni tutte ampiamente avviate e finanziate e che attendono solo la conclusione dell'iter. Vorrei dire senza infingimenti che l'inesperienza non può giustificare in alcun modo la mancanza di attività su questa vicenda, né atteggiamenti che sfiorano la cialtroneria tantomeno il vuoto che si percepisce intorno alla questione Isochimica".

Il progetto da 13 milioni già è stato depositato, bisogna soltanto procedere con la gara ma con il paventato dissesto non vi è certezza alcuna che possa proseguire l'iter. "Non ho notizie fondate per poter esprimere un'opinione, tuttavia è noto che il dissesto è una bomba dal punto di vista economico e finanziario e può rallentare l'investimento e la capacità di spesa. Mi auguro di essere smentito dai fatti".

Un binario tracciato, dunque, nel solco della salvaguardia e della valorizzazione ambientale dall’ex assessore all’ambiente del Comune di Avellino Augusto Penna, che insieme a Mario Tomasone, al medico Aldo D’Andrea e all’ex assessore comunale, l’ingegnere Gerardo Troncone, intende procedere sulla rotta dell’associazionismo per sensibilizzare la cittadinanza e costruire una nuova percezione del patrimonio ambiente.

Penna Augusto71L’INTERVISTA DI ELISA FORTE

Ingegnere Penna, come nasce questa iniziativa ad Avellino?

“L’iniziativa nasce sostanzialmente per non disperdere l’enorme lavoro che è stato fatto sull’Ambiente negli ultimi due anni dell’amministrazione Foti, quando mi sono occupato della questione dell’ex Isochimica e avviato a soluzione la bonifica, con la messa in sicurezza dei silos nel 2016. Fino a quella data era stato fatto davvero poco per evitare che quel sito potesse andare a finire nel dimenticatoio. Senza trascurare il fatto che è necessario mantenere alta l’attenzione su tutte le questioni ambientali rilevanti sparse sul territorio provinciale”.

L’amianto resta il pericolo numero uno della lista.

“Purtroppo negli anni ’70 l’amianto è stato utilizzato per tantissime costruzioni, soprattutto nelle scuole, ma non possiamo fingere di non sapere i gravi effetti che le polveri sottili comportano sulla salute umana, e sull’incidenza sulle patologie respiratorie. Il problema deve essere affrontato alla luce delle nuove conoscenze che abbiamo oggi”.

L’osservatorio si confronterà con le amministrazioni comunali?

“Ci confronteremo con medici e sanitari per uno screening epidemiologico del territorio e della popolazione, ma sono state già inoltrate delle lettere alle amministrazioni comunali invitate a collaborare con noi per fornire dati e segnalare criticità. Ma intendiamo coinvolgere soprattutto la parte scientifica, per ottenere dati reali sui problemi, e una fotografia esaustiva di aree maggiormente sensibili e che necessitano di interventi di bonifica”.

L’Osservatorio nasce sotto forma di associazione?

“Si tratta di un’associazione di promozione sociale che intendiamo collegare ad analoghe esperienze associative e alle istituzioni. Intendiamo condividere dati, e lavorare al recupero storico delle informazioni in quanto anche sulla vicenda dell’amianto insistono zone d’ombra su cui è necessario fare chiarezza. I vuoti sulle indagini devono essere colmati al fine di pianificare il migliore intervento possibile”.

Siete in possesso di documenti inediti sull’amianto e sull’ex Isochimica?

“La squadra al momento si compone di validi professionisti fra cui Gerardo Troncone, ingegnere da sempre impegnato sul tema dell’ambiente, Mario Tomasone, e Aldo D’Andrea, medico sanitario e consulente della Procura della Repubblica di Avellino nelle indagini sull’Isochimica. Siamo riusciti a trovare delle delibere e altri documenti che svelano particolari interessanti”.

Può anticipare qualcosa?

“Scopriremo ad esempio, che il Sindaco Venezia si impegnò molto per avviare la bonifica dell’Isochimica, ma questo impegno gli costò la poltrona da sindaco e non fu più rieletto. Ci sono tanti tasselli che messi insieme offrono la possibilità di ricostruzioni storiche interessanti, opportune a 30 anni di distanza, mettendo in luce fatti, personaggi, strategie”.

Scavare nel passato significa intervenire adeguatamente o consegnare i colpevoli alla giustizia?

“L’esigenza di ricostruire il fenomeno e riportarlo all’attualità serve a mettere le basi per uno studio epidemiologico concreto in grado di individuare fattori di rischio, origini dell’inquinamento e non disperdere il lavoro degli ultimi due anni dell’amministrazione comunale uscente, che indipendentemente dai giudizi di merito espressi, è stata la prima e l’unica amministrazione ad occuparsi della bonifica della più grande bomba ecologica della provincia. Il lavoro non è completato ed è fondamentale portarlo avanti”.

Le operazioni di bonifica del sito sono valse ad Avellino l’attribuzione di un progetto pilota messo in campo dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il progetto trae spunto dal nome scientifico dell’amianto, denominato “Asbesto 2.0”, e prevede la mappatura dell’amianto nelle scuole. Avellino è una delle tre città pilota in Italia con Pisa e Alessandria, ed è già arrivata alla prima parte della conclusione del progetto: il responsabile della struttura di missione, grazie all’aiuto di un drone- ha sorvolato le aree limitrofe alle scuole di alcuni paesi e sono state individuate possibili dispersioni di amianto. Si tratta di un progetto unico in Italia”.

Garantire una continuità alle attività e all’impegno della precedente giunta potrebbe assumere anche il carattere di una connotazione politica antitetica all’amministrazione Ciampi.

“Nessuna connotazione politica dell’iniziativa. L’impegno e l’attivismo si possono connotare nelle azioni: il patrimonio di studi non deve essere sprecato e l’unione di professionalità- di estrazione politica molto differente fra noi- è una strada vincente per sensibilizzare i cittadini nella maniera corretta”.

Lei teme che le criticità dell’ex Isochimica possano essere trascurate?

“Ritengo che condividendo il problema in maniera trasversale, possa essere impossibile che venga trascurato. L’osservatorio avrà un approccio più scientifico possibile a seguito delle direttive aperte due anni fa. Intendiamo dunque aprire una indagine epidemiologica circostanziata e chiederemo agli istituti e alle associazioni impegnate, di segnalare casi di patologie. Il comitato promotore sarà in campo per un lavoro di tipo tecnico- scientifico, e sono aperte le adesioni a chiunque voglia dare il proprio contributo all’attività”.

L’indagine epidemiologica potrebbe incrociare il lavoro condotto dall’Asl di Avellino sul registro tumori.

“Auspichiamo l’adesione di più sensibilità possibili per raccogliere tutto il materiale utile allo studio del territorio. Raccogliamo dati storici e tecnici, scientifici e di ricerca condotta in questi anni sul campo”.

Oltre alla bonifica dell’ex Isochimica, da assessore all’ambiente si era esposto in prima linea per l’apertura di un centro di monitoraggio della Valle del Sabato. Si tratta di un percorso dissolto?

“Il progetto è stato candidato in Regione Campania dal precedente esecutivo, ed è stata finanziata la progettazione. Oggi il Comune deve procedere alla selezione delle professionalità per progettare il centro”.

Qual è la sua idea di centro di monitoraggio?

“Un centro come quello progettato sulla Valle del sabato non può fare ricerca generica, ma deve plasmarsi sul territorio. Mi auguro che il metodo possa essere esportato anche per la Valle dell’Ofanto e del Calore, tali da poter rispondere alle esigenze e alle criticità di un singolo territorio. Questa consapevolezza è maturata negli anni di collaborazione al centro Cima di Sant’Angelo dei Lombardi: il monitoraggio ambientale e sismologico non fa ricerca generalista”.

La ricerca e l’osservazione ambientale dunque, devono predisporsi come un abito cucito su misura che abbia contezza della specifica morfologia e specificità di ogni singola zona.

“La diga di Conza ha le sue criticità, ma anche la frana di Calitri, e così via. L’isitituto nazionale di geofisica e Vulcanologia di Grottaminarda non è paragonabile ai centri di monitoraggio ambientale perché svolge tutt’altra attività, e adotta la stessa metodologia degli istituti di Roma, Milano ed altri. Sarebbe opportuno invece, avere centri a servizio sul territorio”.

La salvaguardia ambientale è il presupposto fondamentale per ogni tipo di programmazione futura: da quella agroalimentare a quella dell’industria pesante, dalle prospettive turistiche a quelle di organizzazione dei servizi.

“L’ambiente è il patrimonio più grande che abbiamo, e una volta consumato, è difficile reintegrarlo. Per ripristinare la parte inquinata e mantenere condizioni accettabili, è necessario l’apporto di risorse umane e tecniche di gran lunga superiori dei ricavi ottenuti con l’inquinamento”.