Angolo Opinioni

Don Filippo Menna, cinquant’anni dopo

Un ricordo di Luigi Mucerino da ilc@zziblog del 6.11.2018

 

don Filippo Menna img 20180919 wa0000Ricordare è un’esigenza naturale, è una sorta di ponte con cui al di là del presente agganciamo il passato, dilata lo sguardo e rivela insieme il limite di rimanere circoscritti solo al presente. Per questo Iddio non ricorda, perché tutto gli è sempre presente in modo suo proprio ossia immenso.

A buon motivo abbiamo chiamato “serata del ricordo” quella del 18 settembre u.s. che tantissime persone della FUCI di una volta fino al passato prossimo hanno vissuto insieme, raccogliendosi nella Chiesa del Gesù a Nola, come già altre volte.

Il ricordo si è inserito nella Liturgia Eucaristica, in cui il semplice ricordo si trasforma, in virtù delle Spirito mediante il ministero della Chiesa, in Presenza effettiva ed efficace che sovrasta il tempo. Abbiamo ricordato noi stessi che nel duemila diciotto ci rivediamo così differenti dal tempo universitario e rimaniamo stupiti fino a non riconoscerci più, quasi incerti se si tratta proprio di noi stessi.

Abbiamo ricordato tanti amici della comunità giovanile Fucina che mancano all’appello, perché transitati alla riva del cielo, tanti che sembrano superarci per l’altezza del cielo, e per la consistenza del numero.

Soprattutto abbiamo ricordato, a cinquant’anni dalla morte, il sacerdote don Filippo Menna, che diede il via alla FUCI a Nola, con ispirazione di cultura e di fede.

Dotato di efficacia comunicativa con i giovani del tempo, Egli diffuse valori e affetti, amicizia e spiritualità; dettava Cristo non dai libri ma dalla sua esperienza fatta di dottrina e umanità, armonizzando fede e storia, tradizione e attualità. Proveniva dalle aule severe dell’Università Cattolica e dell’Università Gregoriana, fece presto nel territorio della diocesi ad entrare nella scuola cattolica e in quella statale, coraggioso nella testimonianza cristiana e sensibile all’anelito di verità integrale, talora sommersa, che caratterizza l’animo giovanile.

Furono i contenuti della filosofia e della teologia a fondersi nella sua ricerca e a fecondare la coscienza di singoli e gruppi, con una relazione pedagogica interattiva intessuta di quotidianità illuminata dalla fede. Il suo ricordo permane vivissimo e grato.