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Nola / Giglio dell’Ortolano 2018: Rivestimento a quattro facce della grande macchina titolata “Dall’albero della vita Sta festa tanne nasce quanne more”

Firmataria Santina Meo. Presidente onorario Giuseppe Esposito. Maestri di festa: Giovanni Ambrosino, Vincenza Napolitano, i figli Raffaele e Giovanna, Wanda Nocerino, Salvatore Napolitano e Filomena De Gennaro, Domenico Fogarese e Carolina Ambrosio, Felice Scala e Giulia Napolitano, Luigi Canfora e Virginia Ambrosino.

 

Meo 3 bisMassimiliano Coppola – 22.06.2018 - Il rivestimento del Giglio d’autore dell’Ortolano 2018 a quattro facce, progettato dal maestro nolano Nunzio Meo e promosso su iniziativa dei maestri di festa, rappresenta un appuntamento nazionale di cultura immateriale e simbolo della città di Nola e del dialogo internazionale.

Meo 2La festa dei Gigli intende valorizzare, infatti, le espressioni artistiche che appartengono alla tradizione culturale dei popoli, una manifestazione che ha ottenuto nel 2013 dall’Unesco il riconoscimento come “Patrimonio Immateriale dell’Umanità”. E’ un evento capace di accogliere popoli di cultura e provenienza diversa ed unirli nella cultura e nella pace, nella straordinaria cornice del centro storico nolano. Inoltre, la festa rappresenta il dialogo universale di fede cristiana e, attraverso il “simbolo” del giglio, il fiore donato a San Paolino dal popolo nolano, l’adorazione per il Santo Patrono, protettore e liberatore.

Meo 1Il giglio dell’Ortolano, dal titolo “DALL’ALBERO DELLA VITA sta festa tanne nasce quanne more, esaltante e quasi indescrivibile per la sua candida bellezza, è nato da un lungo e complesso iter progettuale, dove in primo luogo si riconosce la passione e la devozione per il Pastor de multis” San Paolino da Nola.

Il complesso lavoro è iniziato da un’idea-schizzo della signora Vincenza Napolitano ed è proseguito con una serie di bozzetti grafici preliminari e di attenti studi interdisciplinari.

Meo 4Il giglio dell’Ortolano, alto venticinque metri, è stato realizzato sotto la direzione artistica del maestro Nunzio Meo, che ne ha seguito tutte le fasi esecutive, presso l’antica Bottega d’Arte di Giuseppe e Salvatore Tudisco, che annovera come collaboratori Pasquale, Saverio, Aniello e Giovanni.

Meo 5 bisI maestri della bottega hanno eseguito in modo “certosino” tutte le decorazioni per la vestizione della macchina da festa “a spalla”. Particolarmente prezioso è stato il disegno tecnico-grafico degli architetti Luisa Mauro e Dario Esposito e la collaborazione di Angela Meo. Un grande lavoro di squadra, dunque, che ha visto in opera diverse maestranze.

Meo 6 bis particolareMeo, l’autore del design, fin dall’inizio si è posto l’obiettivo di unificare Arte, Artigianato Artistico, Design e Tecnologia, secondo un modello didattico che ricorda e rimanda alle esperienze progettuali della Bauhaus di W.Gropius. In questa prospettiva, l’artigianato artistico della cartapesta nolana, protagonista assoluto nella lavorazione dei manufatti dei gigli, costituisce un enorme patrimonio culturale e rappresenta l’emblema del gusto, della creatività, dell’unicità del prodotto Made in Italy nel mondo; e per tali ragioni, deve tornare a essere protagonista, in quando volano dell’economia del territorio.

Meo 7 particolare S. PaolinoIl M.stro Meo ha progettato il grande albero della vita come piedistallo dal bulbo del fiore-giglio capovolto, la cui calotta sferica dell’albero è accessibile al pubblico in corrispondenza dei quattro lati della base dell’obelisco, così che lo spettatore possa entrare fisicamente nell’opera.

Meo 8 S. PaolinoLa base è impreziosita da sei vasche con zampilli d’acqua: giardino dell’eden, che alimentano sei aiuole e i sei petali del fiore. Dalla ramificazione dell’albero della vita, seguono una serie di decori sagomati: il globo umano, i cuori e l’esultanza con braccia. In alto il grande fiore-giglio bianco si apre e si chiude con un ingegno meccanico, con braccetti idraulici telecomandati a distanza.

Meo 10 di sera 2Il giglio bianco sta a indicare la bellezza, il candore, la castità, la purezza della vita e dei costumi. Il giglio-fiore si apre, ed ecco che metaforicamente nasce la nuova festa.

I materiali di polistirolo e di cartapesta, utilizzati per il rivestimento, sono alleggeriti in quando traforati in diverse parti.

Meo 11 di sera 3La grande struttura illuminata crea inediti effetti scenografici, infatti, Meo è considerato dalla critica l’artista della luce. L’osservatore, attraverso i tagli, può vedere il nudo e sacro legno del giglio, che rimanda all’albero della conoscenza, da cui sarebbe stato preso il legno della Croce per la crocifissione di Cristo.

Meo 14 particollare di seraIn alto si possono osservare otto angeli che rappresentano le otto corporazioni dei mestieri, mentre al vertice del giglio è postala statua di San Paolino, che arriva a Nola con la barca per benedire e proteggere il suo popolo.

Meo 13 di sera 5Meo con le sue immagini, quasi didascaliche, vuole riportare alla luce le radici laico-religiose della festa e rendere un concreto servizio alla comunità nolana. L’artista interpreta, secondo la tradizione antropologica più profonda, il passato remoto dell’umanità per legarlo al presente, introducendo nella vestizione del giglio elementi decorativo-simbolici, dotati di una specifica funzione evocativa (umanità, pace, integrazione dei popoli, fede e passione cristiana); infine, il ciclo della vita, delle stagioni, e il ciclo ininterrotto che conduce dalla morte alla rinascita.

Meo 12 di sera 4 L’artista ha messo in scena un ricco programma iconografico, un linguaggio geometrico ornamentale, con volute di grande raffinatezza, dai caratteri che rimandano all’arte della Secessione Viennese. Le immagini, le figure geometriche e le rappresentazioni del mondo vegetale, insieme ai richiami alla simbologia religiosa, denotano una decisa impronta klimtiana e simbolista. Nella vestizione, invece, il colore prevalente è il bianco, dal bianco tenue al bianco avorio, che ricorda le ceramiche smaltate di Capodimonte. Ne derivano figure e immagini da molteplici sfaccettature, in un percorso che racconta la storia nolana dei gigli, come fa un antropologo e un etnologo, attraverso la fusione di linguaggi diversi meditati dalle lezioni dei grandi maestri del passato.

Meo 9 di sera 1Il Giglio dell’Ortolano 2018, in definitiva, si pone in linea di continuità con le precedenti iniziative speciali sui gigli promosse dal Maestro incisore Vittorio Avella, che ha chiamato a Nola, nel corso degli anni, per la realizzazione del Giglio d’autore, maestri contemporanei, di spessore nazionale e internazionale. Grandi artisti che hanno realizzato il loro giglio d’autore, accomunati da un significativo rapporto di amore e di fede, con la Nola di San Paolino, tra cui ricordiamo: Mimmo Paladino, Perino e Vele, Mario Persico, Antonio Cuono, Nella Tarantino, lo stesso Vittorio Avella, Guido Tatafiore, Geppino Cilento, Italo Scelza, Aulo Pedicini, Bruno D’Arcevia, Sergio Fermariello.