Società e Territorio: Una comunità scolastica sulle piste del brigantaggio post-unitario

La classe III A del plesso di Via dei Funari dell’Istituto Comprensivo Giovanni XXIII” ha effettuato delle ricerche ed ha poi redatto, con il coordinamento delle prof.sse Anna D’Avanzo e Antonella Bianco, “A caccia di briganti del nostro territorio”. Servizio di Gianni Amodeo. Foto di Pio Stefanelli.

La III A con il sindaco CopiaAvella – 30.04.2018 -  Giada Capitone, Vyacheslav Chepurgo, Alessia Antonietta Cioffi, Carmen De Concilio,Federica Ferone, Marianna Gaglione, Federica Gaglione, Alessandra Napolitano, Sara Venuso, Alessandra Vittoria, Pio Nunzio Alaia, Gianluigi Acierno, Antonio Candela e Alfonso Pecchia: formano la spigliata comunità scolastica della terza classe, sezione A dell’Istituto comprensivo scolastico “Giovanni XXIII” del plesso di via dei Funari, alla quale si deve la composizione e la redazione del testo di documentazione storica sul fenomeno del brigantaggio post-unitario nel territorio dell’ Unione intercomunale del Baianese e dell’Alto Clanio; fenomeno Sperone Il tavolo con il D.S. Serpico Copialimitato e circoscritto, più di riflesso ed episodico che di carattere marcato quale, invece, si manifestò negli altri scenari della Campania, pur sussistendo relativi agganci con l’area nolana, in cui la banda dei fratelli La Gala esercitò in modo capillare e strutturato la sua prevalente presenza predatoria, con i profili di velleitario ribellismo e di generiche istanze rispetto al nuovo ordine sociale e politico in via di formazione, per quanto complessa e contraddittoria sotto vari aspetti; ribellismo, a cui concorrevano sia il clero spossessato in larga misura dei benefici della feudalità ecclesiastica, segnatamente sulla scia della legislazione di Murat  nell’innovativo Decennio francese d’inizio ‘800, sia il rivendicazionismo borbonico.

Il testo, intitolato “A caccia di briganti del nostro territorio” è stato presentato, lo scorso 17 febbraio, per la prima volta, e drammatizzato con incisiva efficacia nelle parti essenziali, dalle ragazze e dai ragazzi che l’hanno scritto nell’ambito delle iniziative indette ed organizzate dall’Associazione Maio di Sant’Elia Profeta, con il patrocinio morale della civica amministrazione e in collaborazione con l’Istituto comprensivo scolastico “Giovanni XXIII” per la celebrazione del tradizionale culto arboreo del Maio.

Li chiamarono brigantiElaborata sulle tracce delle ricerche condotte nella Biblioteca dell’Archivio di Stato di Avellino, attingendo a saggi di autori di storia locale, come Pasquale Perna,  Enrico De Falco e Pasquale Colucci, con particolare consultazione delle articolate opere di Gigi Di Fiore che rappresentano il fenomeno del brigantaggio del Sud in tutte le sue sfaccettature con compiutezza di contenuti e eccellente qualità di scrittura, la documentazione è distinta da significativi innesti di commento calibrati con linguaggio semplice e asciutto. E’ una modalità di racconto in presa diretta ed essenziale, che permette di rivisitare squarci di vita e realtà locale, focalizzando episodi sanguinosi e vicende torbide  di quei lontani e convulsi anni, in cui miseria, arretratezza e analfabetismo erano piaghe incancrenite e a lungo sarebbero restate ancora tali. E saranno piaghe, per le quali il socialismo  riformista e democratico, in particolare, e la visione del  cristianesimo sociale cominceranno a fornire elementi e impulsi di lotta politica, per superarne la gravità e la durezza a cavallo dell’800 e del ‘900.

 

DONNE DI BRIGANTI E BRIGANTESSE. LA DICERIA SULLA MADRE SUPERIORA   

brigantesse micheldecaE’  un percorso, quello che compiono  autrici e autori del testo,  che fa risaltare il ruolo delle donne dei briganti e delle brigantesse. Le prime erano le madri, le fidanzate, le amanti che seguivano i briganti nelle loro scorribande, provvedendo alle  cure e vettovagliamento nelle aree montane, dove i briganti vivevano alla macchia; le seconde erano vere e proprie guerrigliere, in grado di utilizzare alla perfezione le armi da sparo. E spesso le donne dei briganti si trasformavano in brigantesse audaci. E’ il quadro, in cui si ritrovano Livia Capriglione fu Felice e Orsola D’Avanzo di Aniello, residenti a Sperone, e Giovanna Carraturo fu Nicola,residente ad Avella, tratte in arresto il 17 agosto del 1861… “come avente parte con la comitiva di malfattori ,che infesta questi luoghi, portando ordini, sigari, vitto, facendo da spia e conservando oggetti dei medesimi”…..secondo il linguaggio del Giudicato del Mandamento di Baiano, redatto dal Supplente giudiziario di Sperone e dal Capitano della Guardia nazionale.

imagesGQGNTXAQLa stessa Orsola D’Avanzo insieme con Maria Michela Cuomo si ritrova il 28 ottobre del 1871  sotto l’accusa formulata dal Procuratore giudiziario della Gran Corte criminale di Avellino. Le due donne sono ritenute responsabili e, come tali perseguibili con le dure disposizioni del Codice penale  “… di volontaria somministrazione di vettovaglie ed altro a banda armata che percorreva la campagna ad oggetto di esercitare la guerra civile tra gli abitanti dello stato e portare la devastazione la strage e il saccheggio in più comuni dello stato …”. E se la prima era sorella di Pasquale, brigante alla macchia, la seconda era …”innamorato di Pasquariello il priore ….”. Il gergo linguistico è piatto, risente di informe genericità senza citare circostanze specifiche, con la consueta e palese piaggeria verso il nuovo potere, e, come tutti i gerghi ripetitivi di luoghi comuni, fa a pugni con la lingua del “dolce ”.

Brigantaggio foto 326x245Altre pagine del testo sono dedicate ai briganti e alle loro bande operanti sul territorio, con riflettori aperti sulle figure di TurriTurri e Nicola Picciocchi.  Di rilievo l’episodio che racconta le vicende del Monastero di Santa Filomena, a Mugnano del Cardinale, alla luce delle risultanze della ricognizione ispettiva condotta nel Monastero stesso, che faceva riferimento all’Ordine delle Suore della Carità, dal Capitano e dagli ufficiali del 61.mo reggimento della 10.ma compagnia …” in  unione del sacerdote Carmine De Stefano…”. Il referto dell’esito della ricognizione, firmato dal Luogotenente Domenico Stingone, fa risaltare non solo il benevolo e accondiscendente atteggiamento delle Suore verso i briganti, ma anche la frequenza delle visite fatte al monastero da filo-borbonici, quali erano considerati  Nicola Sirignano  e il cardinale-vescovo D’Avanzo, protagonista del Concilio Vaticano I, nato e residente ad michelinadecesareAvella. E, per di più, nel referto si gettano ombre sulla condotta della Madre superiora del monastero per  essere ….” in intime relazioni con il Cipriano La Gala (n.d.r. capo dell’omonima banda), talché il monaco fra Carmelo di Monteforte, compagno di esso Cipriano ha più volte pernottato nel monastero stesso”. E’- quest’ultimo passaggio-inserito nel referto e rappresenta la dichiarazione resa da Paris Picciocchi, del cui ruolo- se delatore o altro-  poco è dato di sapere.

I mestieri del MaioIl testo, che si propone con una bella grafica di copertina a colori è opera del prof. Giuseppe De Maio, è stato pubblicato a spese delle docenti del plesso della Scuola Media di via dei Funari, così come già fecero con la pubblicazione del testo “I mestieri del Maio”, premiato con encomio speciale nella prima edizione del “Galante Colucci” per il conferimento dei prestigiosi Mai d’Argento  nella Festa della Primavera dello scorso anno.

E “A caccia di briganti nel nostro territorio“  è stato anche il filo tematico del rapporto inter-scuola, in agenda il 12 marzo scorso nell’Auditorium del “Giovanni XXIII” di via Luigi Napolitano, a Baiano; un confronto di studio e conoscenza, di cui sono state protagoniste le comunità studentesche dell’Istituto statale d’Istruzione superiore del “NobileAmundsen” di Avella e la comunità scolastica del plesso di via dei Funari, che ha realizzato la documentazione storica, con la coordinazione di Anna D’Avanzo, docente di Materie letterarie.

prof.ssa DAvanzo img 20170219 wa0104L’idea di un lavoro di ricerca storica – spiega la giovane prof.ssa D’Avanzo sul fenomeno del brigantaggio post-unitario, presente nei nostri Paesi, è nata dall’attivazione di un laboratorio curriculare a carattere storico-scientifico durante le ore del tempo prolungato, che è stato attuato nella struttura di via dei Funari e di cui sono la tutor insieme alla collega prof.ssa Antonella Bianco. La storia localeaggiunge - offre la possibilità di costruire ed elaborare non solo innumerevoli percorsi didattici, ma anche l’indagine di conoscenza del nostro territorio, portando alla certezza della propria identità culturale e consentendo di aprirsi alle diverse culture e a riconoscere la diversità come risorsa. E all’interno della documentazione storiografica realizzataconclude - spicca la sezione di ricerca sulla morfologia e sulle peculiarità delle aree montane,  con cavità e grotte, spesso utilizzate come rifugi dai briganti. E’ la sezione geo-morfologica dedicata alla seconda edizione del Concorso di idee per i “Mai d’Argento”  del 21 marzo scorso”.