Angolo Opinioni

Morì sotto Ponzio Pilato

Una riflessione sulla Pasqua di Marilena Nappi.

passioneLa Pasqua racchiude i due momenti più significativi della religione cristiana, la passione e la resurrezione di Gesù. L'una conferma la natura umana di Cristo che ubbidendo alla volontà del Padre si sacrifica sulla croce per redimere l'umanità, l'altra ne afferma la natura divina con la resurrezione dopo la morte per la vita eterna. Il tutto avviene in un preciso contesto storico in Palestina, provincia romana, governata dal prefetto/procuratore Ponzio Pilato, a cui spettò il ruolo di giudice, nel decretare la condanna a morte di Cristo.

Era il tempo della Pasqua, che gli Ebrei celebravano per rievocare la loro liberazione dalla schiavitù egiziana. Gesù entra in Gerusalemme con la processione giudaica della festa delle Capanne, durante la quale gli Ebrei agitavano un mazzetto di fronde detto lulav, un ramo di palma legato con un cordoncino d’oro a tre rametti di mirto e due di salice.

Gesù è arrestato di notte nel Getsemani (frantoio delle ulive), e trascinato dalle guardie romane ed ebraiche davanti ai sommi sacerdoti Anna e Caifa. Il sinedrio l’aveva riconosciuto colpevole di blasfemia per essersi dichiarato figlio di Dio e deferito all’autorità romana, perché fosse giudicato come un malfattore, accusa mutata poi in quella di lesa maestà nei confronti dell'imperatore romano, per costringere Pilato a condannarlo.

Nel processo due giudizi e due regni si fronteggiano, l'umano e il divino, il temporale e l'eterno. L'episodio è narrato dai vangeli sinottici in modo non concorde, limitandosi a riferire della consegna di Gesù nelle mani dei sacerdoti. Il Vangelo di Giovanni è il solo a riportare in modo dettagliato il dibattimento. Giovanni scandisce il racconto in sette scene, ora fuori, ora dentro il pretorio.

Cristo risortoL'interrogatorio procede in modo confuso, senza neanche formalizzare l'accusa, secondo quanto prescritto dal diritto romano.  Quando Ponzio Pilato chiede ai sacerdoti del Sinedrio di giudicarlo secondo la loro legge, essi rispondono che a loro non è permesso uccidere. A questo punto Pilato decide di interrogare l'accusato. Alla prima domanda se fosse lui il re dei Giudei, Gesù risponde in modo ambiguo tale da confondere il prefetto romano, affermando che il suo regno non è di questo mondo, ma di essere nato per testimoniare della verità. Alla richiesta di Pilato su che cosa sia la verità, Gesù risponde che la verità viene dal cielo, perché la sua verità è teologica.

Gesù durante il processo rifiuta la parte dell’imputato interessato a provare la sua innocenza. Tace, affinché le scritture si adempiano. Pilato è sconcertato e avverte un forte turbamento di fronte a quest’uomo, che ritiene innocente. Esce allora dal pretorio e rivolto ai sacerdoti dichiara di non aver trovato colpe nell'accusato e nel tentativo di salvarlo si appella all'amnistia pasquale. Ma contro i suoi piani, la folla fomentata dal Sinedrio urla il nome di Barabba. E qui, secondo il Vangelo di Matteo, Ponzio Pilato si lava le mani davanti alla folla, in una scena rimasta paradigmatica, per affermare la sua estraneità alla condanna di un giusto.

Entrato nel pretorio di nuovo, fa un ultimo tentativo per salvare Gesù. Lo fa flagellare, i soldati gli mettono sul capo una corona di spine e ricoperto di un mantello di porpora lo apostrofano come re dei Giudei. Lo mostra, quindi, alla folla con la famosa espressione Ecce homo, nella speranza di muoverli a compassione e dimostrare l’infondatezza dell’accusa; ma i sacerdoti continuano a chiederne la crocifissione e di cambiare la scritta, non Re dei Giudei, ma Io sono il re dei Giudei.

Allora seduto sul seggio Pilato lo consegna agli Ebrei, perché sia crocifisso. La consegna di Gesù agli Ebrei è l'atto finale del dramma della passione, perché si compisse la volontà del Padre Dio.

Giorgio Agamben dice che nel processo due mondi e due regni si sono confrontati: la storia e l’eternità, il sacro e il profano, il giudizio e la salvezza. Un confronto che si conclude con l'esecuzione della volontà divina