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Cultura e Spettacoli

LUSTRI Cultura in dies: Newsletter del 6/02/2017

Sabato 11 febbraio 2017, ore 21.00 - Auditorium Centro ASI POLVERE SCENA VERTICALE per la Sezione TEATRO. Mercoledì 15 febbraio 2017, ore 20.00 - Sala Archi - Complesso monumentale di Santa Chiara I VIAGGI DELL'EUTOPIA per laSezione LETTERATURA.


Lustri TeatroPer la Sezione TEATRO a cura di
Enzo Marangelo, Sabato 11 febbraio 2017, ore 21.00, all’Auditorium Centro ASI di Solofra va in scena: POLVERE - SCENA VERTICALE.

Di Saverio La Ruina, con: Saverio La Ruina e Cecilia Foti. Musiche originali: Gianfranco De Franco. Contributo alla drammaturgia: Jo Lattari. Contributo alla messinscena: Dario De Luca. Aiuto regia: Cecilia Foti. PolvereDisegno luci: Dario De Luca. Audio e luci: Mario Giordano. Realizzazione quadro: Ivan Donato. Organizzazione e distribuzione: Settimio Pisano. Produzione: Scena Verticale. Con il sostegno di Comune di Castrovillari. Si ringrazia il White Dove di Genova

Le botte sono la parte più fisica del rapporto violento di coppia; l’uccisione della donna la parte conclusiva. Ma c’è un prima, immateriale, impalpabile, polvere evanescente che si solleva piano intorno alla donna, la circonda, la avvolge, ne mina le certezze, ne annienta la forza, il coraggio, spegne il sorriso e la capacità di sognare. Una polvere opaca che confonde, fatta di parole che umiliano e feriscono, di piccoli sgarbi, di riconoscimenti mancati, di affetto sbrigativo, talvolta brusco. (da un’operatrice di un Centro antiviolenza)

Non so quanto c’entri il femminicidio con questo lavoro. Ma di sicuro c’entrano i rapporti di potere all’interno della coppia, di cui quasi ovunque si trovano tracce.  (Saverio La Ruina)

La società dei deviantiPer la Sezione LETTERATURA a cura di Renato Siniscalchi, Mercoledì 15 febbraio 2017. ore 20.00 - Sala Archi - Complesso monumentale di Santa Chiara, I VIAGGI DELL'EUTOPIA, edizioni Elèuthera

"Ho vissuto metà del mio tempo nei luoghi dove si deposita la follia più indesiderata e tutta la possibile devianza dalla norma. E ho visto, da questo luogo privilegiato, in che modo gli uomini si trasformano, siano essi i curanti o i devianti."
Si chiude con queste crude storie che raccontano il mal di vivere della nostra epoca la trilogia della riluttanza iniziata con La fabbrica della cura mentale e proseguita con Il manicomio chimico. A partire dalla sua frequentazione quotidiana con la sofferenza psichica, Cipriano si misura con quella stanchezza esistenziale, sbrigativamente definita depressione, che la nostra società antropofaga prima alimenta e poi cerca di etichettare con quel furore diagnostico e categoriale che le è proprio. A ogni deviante la sua etichetta, medica o psichiatrica, ma anche sociologica o giudiziaria, che così diventa una sorta di tatuaggio identitario, un destino imposto da cui tutto il resto deriva: gli obblighi, i percorsi, le scuole, le cure, i farmaci, le prigioni, ciò che ognuno potrà o non potrà fare (ed essere) nella sua vita.

I suoi racconti ripropongono il genere della testimonianza civile da parte dei medici di frontiera: un corpo a corpo con la follia restituito con la forza della denuncia e l'affilatezza delle immagini.
È raro sentire un medico che si esprima con questa furente schiettezza sull'establishment psichiatrico e sui luoghi del disagio psichico. (Simonetta Fiori - la Repubblica)

CiprianoPiero Cipriano (1968), medico psichiatra psicoterapeuta, di formazione cognitivista ed etnopsichiatrica, ha lavorato in vari Dipartimenti di Salute Mentale d'Italia, dal Friuli alla Campania, da qualche anno lavora in un SPDC di Roma.

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