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Cultura e Spettacoli

IL LAVORO DI SANTULLI SU MONTEFORTE IRPINO NELLA STORIA DEL TERRITORIO PRESENTATO A BAIANO

Presentato nei locali del Circolo L'Incontro il saggio di Carmine Santulli, puntuale ed incisiva rivisitazione dei profili socio-culturali, economici, paesaggistici, oltre che di assetto urbanistico ed architettonico, con cui si è venuta caratterizzando nel cammino dei secoli la comunità insediata nel contesto del noto valico, costitutivo della Porta dell'Irpinia, aperta sugli assi di collegamento viario della Napoli-Nola-Avellino. Il filo conduttore del testo è l'opzione del nuovo civismo, antidoto al paganesimo economico contemporaneo.

copertina libro di Monteforte 353x500Gam - 24.10.2014 - " Il libro è un interessante tentativo, di dare in modo originale e personale una lettura attenta ed analitica del territorio.....Nel leggerlo scopriremo di essere molto vicini ad altri popoli e di avere partecipato al processo storico della nostra Italia, perché anche noi, o meglio il nostro Paese è stato artefice della storia che si studia sui testi....Dobbiamo dare atto che il lavoro è stato svolto con pazienza certosina; l'autore, accrescendo la sua curiosità, da buon osservatore e conoscitore dei luoghi, ha raccolto notizie e sviluppato un discorso narrativo, che arriva chiaro all'attenzione del lettore di ogni età..."
Sono alcune riflessioni, che ha proposto la prof.ssa Giovanna Della Bella, nel tracciare le linee ispiratrici del saggio monografico di Carmine Santulli, intitolato " i Segni, i Luoghi, le Memorie del Montis Fortis ", presentato all'attento e folto uditorio del Circolo "L'Incontro"; saggio, alla cui elaborazione e stesura ha concorso la stessa docente e il marito, il prof. Antonio Ercolino. Una significativa operazione, che, va al di là dell'indubbia configurazione sociale e culturale, di cui si riveste, per atteggiarsi quale autentica e verace testimonianza d'amore per le radici della comunità e della terra natia, da affidare alle nuove generazioni. Una testimonianza, che si colloca nelle coordinate, prospettate dallo stesso autore nel segno di quel "sano realismo e diverso civismo, utile al recupero dei valori esistenziali, capaci di contrastare il paganesimo economico e culturale, che così negativamente sta condizionando e influenzando le nostre realtà". E sono le coordinate, a cui si rapporta l'associazione "Civitas", di cui Santulli e tanti altri amici sono promotori, dando continuità alle molteplici attività, sviluppate dagli anni '70 agli anni '90 con Radio Monteforte, per non dire delle iniziative per la valorizzazione del patrimonio storico-artistico ed ambientale del territorio, segnatamente del Borgo, della chiesa di San Martino e del Castello.

viabilità antica - CopiaLa conversazione-intervista
E proprio Carmine Santulli, stimato geometra con esperienza professionale di lungo corso, oltre che titolare della brillante laurea in Scienze biologiche, conseguita alcuni decenni fa nell'Ateneo federiciano, ha focalizzato i contenuti tematici del saggio, nella conversazione-intervista, condotta da Gianni Amodeo. Un affresco sulla storia della Campania italica e pre-romana, con particolare rilievo per le vicende degli Osci e degli Irpini, dei Sanniti strettamente detti, da distinguere dai Sanniti caudini, attratti dalle prospettive della fertilità della pianura campana e sensibili alle malie delle aree di costa, tra Napoli e Caserta.
E poi ampi squarci erano aperti sulla romanizzazione della Campania e sulla realtà di Monteforte, il Paese di passo o il Paese di strada, come lo definisce Francesco Barra, nell'introduzione al saggio, per evidenziarne il ruolo di connessione tra la costa tirrenica e la dorsale appenninica; ruolo, simboleggiato dal celebre Valico. Una posizione di Ricostruzione di Montis Fortisvalenza strategica, di cui dà conferma l'imponenza del Castello, ancorché diroccato, che è e resta monumento di se stesso, ma soprattutto della storia del territorio; e , come tale, ben degno di recupero e "messa in valore", volendo restare nel gergo...burocratico. Una posizione, avvalorata da una miriade di tratturi e soprattutto dalla viabilità d'età romana ed angioina, potenziata ancor più nel '500 e meglio ancora nel '700, con la ristrutturazione della via Regia, nel quadro del vasto programma di opere pubbliche, fatto realizzare da Carlo III di Borbone nei territori del Regno. Una dotazione infrastrutturale arricchita dalle varianti della Strada statale della 7-bis e dall'autostrada Napoli-Bari, con il casello proprio nel territorio, che salda Monteforte con il capoluogo di provincia, Avellino.
Congrue ed esaurienti le note sui legami della comunità di Monteforte con le vicende, che anticiparono il Risorgimento per l'Unità nazionale, alla luce dei Moti liberali del '20, di cui, a Nola, furono promotori e artefici Morelli, Silvati e Minichini, formando il celebre Squadrone di cavalleria, denominato sacro, che, percorrendo la via Regia si diresse- tra la notte del 2 e 3 luglio- si diresse nell'attuale capoluogo dell'Irpinia. E il Paese di passo con i suoi liberali, ebbe un ruolo di particolare rilevanza nella strategia logistica - con l'ingresso dello Squadrone sacro in Avellino - per lo sviluppo dei Moti nelle regioni del Sud, sotto la guida di Luigi De Conciliis.

Neviera di montagnaDal ghiaccio naturale...con neve al ghiaccio artificiale
Nella conversazione-intervista, Carmine Santulli riservava, tuttavia, ampio rilievo alle attività economiche di Monteforte Irpino, ben configurate nel testo, non solo a quelle tradizionali della filiera agro-silvo-pastorale, ma anche e soprattutto a quelle correlate con la produzione del "ghiaccio naturale", che si realizzava nelle classiche neviere, con la conservazione della neve, che cadeva abbondante nei mesi invernali. Un'attività che fiorì dal '500 in poi e che si esaurì a cavallo dell'800 e del '900, con la produzione del "ghiaccio artificiale", grazie all'utilizzo delle macchine del freddo, la cui funzionalità era assicurata dall'energia elettrica, veicolo della modernizzazione della società contemporanea.
Taverna AlvanellaIl mercato, che maggiormente consumava il "ghiaccio naturale", era quello di Napoli e di tutte le città dell'area partenopea. Un'attività, che impegnava nel Paese di passo ben 40 neviere, ciascuna resa attiva di carri e ruote con almeno cinquanta lavoratrici; e alle neviere si rapportava la filiera degli addetti al trasporto del "ghiaccio naturale" su carri a trazione animale; trasporto che si svolgeva nei mesi primaverili ed estivi esclusivamente nelle ore notturne, per evitare l'esposizione solare. In parallelo, con i lavoro degli addetti al trasporto- 'e trainieri- c'era il lavoro dei costruttori di carri e ruote, dei maniscalchi. E già allora erano fiorenti le attività di ristorazione, con le ben rinomate "Taverne". Con il lavoro e la ricchezza delle neviere si coniugavano le eccellenze artistiche e produttive della Vetreria, in cui operavano i Maestri artigiani, ch'erano giunti dal Veneto. Una bella realtà, che per la qualità delle realizzazioni, largamente utilizzate per l'arredo sacro; un opificio, che acquisì anche il riconoscimento regio di Vetreria borbonica. Come per dire oggi, marchio di...origine garantita e controllata, con tanto di "disciplinare" da rispettare.
A cavallo, però, dell'800 e del ' 900, le neviere progressivamente non erano più fonte certa di lavoro e di economia remunerativa, come lo erano state per alcuni secoli. E, qualche decennio dopo, si esaurivano le commesse per la regia Vetreria. Era il tramonto della società dell'autoconsumo, che nel Paese di passo aveva conosciuto importanti dinamiche commerciali e produttive, saldate con un buon artigianato per la lavorazione del legno, e non solo del vetro. E fa specie, tuttavia, anche evidenziare che la struttura della Vetreria sia stata cancellata ed immolata al... dio-cemento, mentre poteva costituire un interessante elemento attrattivo di archeologia artigianal-industriale, qualora se ne fosse conservata inalterato il profilo architettonico. Con il modello dell'autoconsumo, che si veniva dissolvendo, i montefortesi formarono uno dei tanti flussi migratori, che dal Sud approdò Oltre Oceano. Avevano fame di lavoro. E in terra americana si sono fatti valere per tenacia e laboriosità.

Monteforte - castello - CopiaIl culto di San Michele Arcangelo. Le insidie del Gaudo
Ad arricchire la conversazione-intervista, la lettura di brani del saggio, con le voci narranti di Diana Picciocchi e Michele Salapete. Un "sipario" particolare era riservato, dallo stesso Salapete, al culto in onore di San Michele Arcangelo, a cui è consacrata la chiesa rupestre - attualmente sconsacrata e interdetta al pubblico per la frana incombente sulla volta - lungo la via dei Cristiani, che fiancheggia il corso del Clanio, ad Avella. Un culto, che fa interagire il Paese di passo, con Abella\Avella, il cui Castello fu costruito dai longobardi nell'Alto medioevo, con successive, imponenti opere di ri-sistemazione in età normanna. E il culto di San Michele Arcangelo fu diffuso dai longobardi, dopo la conversione ai valori della cristianità.
culto MicaelicoSignificativi i due contributi analitici di Pasquale Gaglione. Il primo era mirato sulla pietra tufacea nera, che si estrae nelle montane dell'area; pietra di largo impiego, specie nel passato, quale materiale edilizio, e che per la sua duttilità è utilizzata da Elia Napolitano - nelle ore libere dal lavoro di stimato impiegato negli uffici del Comune di Sperone- per la composizione di interessanti opere di scultura. Ed un saggio dell'impegno artistico di Napolitano è la cesellatura dell'opera intitolata "L'occhio del ciclope". Il secondo contributo era, invece, di valenza sociale con l'obiettivo puntato sulla morfologia della boscosa gola-vallone, attraversata dal Gaudo e "raccontata" in varie pagine del saggio di Santulli. Il Gaudo, com'è noto, scivola nei territori di Mugnano del Cardinale, Baiano e Sperone, ed ... aggancia l'alveo-Scimminaro, per poi disperdersi e spesso tracimare a Schiava di Tufino e a Tufino, in pieno ambito nolano. Un fluire, che diventa tumultuoso, quando le piogge sono abbondanti o...imperversano le cosiddette "bombe d'acqua", novità ... tropical-climatica di questi ultimi anni.
La storia del Gaudo, in realtà, è stata segnata fin dal '700 da straripamenti- stando ai documenti e alle notizie disponibili- che hanno distrutto a più riprese non solo i raccolti delle campagne circostanti,ma hanno avuto anche conseguenze mortali. Di recente, il Gaudo è stato interessato da interventi di ingegneria e sistemazione idraulica. Ma la guardia, in termini di manutenzione ordinaria e costante, va tenuta alta, a fronte delle opere di urbanizzazione e degli insediamenti abitativi, che si sono realizzati in modo diffuso nelle vicinanze dell'alveo. Manutenzione, che, però, non sempre è assicurata. E le tracimazioni si ... ripetono, con maggiore o minore dannosità.