Piccole Medie Imprese

NEWS DAL MONDO A CURA DI PMI ITALIA INTERNATIONAL: LA SITUAZIONE FINANZIARIA IN ITALIA

unirec 110.04.2014 - "In Italia l'investimento immobiliare è assolutamente sconsigliato in quanto le quotazioni non hanno ancora raggiunto il loro livello ottimale, stimato in almeno il 30% in meno rispetto ai prezzi attuali, anche per il mercato delle locazioni". A confermare questa affermazione, espressa negli ultimi giorni, in alcuni precedenti articoli, altri dati ufficiali pubblicati oggi, aventi come fonte diretta l'UNIREC l'associazione che raccoglie in Confindustria Servizi le aziende impegnate nel recupero credito, riguardanti l'aumento esponenziale della massa debitoria di imprese e famiglie, il continuo aumento della pressione fiscale sugli immobili, la cui conseguenza ultima è la richiesta di minori abitazioni e di un aumento vertiginoso degli sfratti per morosità e l'impossibilità di continuare ad onorare le rate del mutuo.
Anche nel 2013 la massa debitoria di imprese e famiglie è qualitativamente peggiorata, tanto che Unirec - l'associazione che raccoglie in Confindustria Servizi le aziende impegnate nel recupero crediti - stima un rialzo nel numero delle pratiche (da 35 milioni del 2012 a oltre 36 milioni ) e del valore ( da 43 a 44 miliardi ).
Nel contempo Unirec stima un calo del 20 - 21% dei risultati di recupero, in questo contesto, un terzo delle imprese associate chiuderà in perdita l'esercizio scorso.
gianni amprino« È il termometro fedele del quadro finanziario del Paese », spiega Gianni Amprino, presidente di Unirec, 200 aziende e oltre 18mila addetti « altamente qualificati e professionalizzati », aggiunge il presidente.
Recuperare crediti non è facile, vista la congiuntura, e non è certamente agevole telefonare o suonare il campanello di casa di un debitore, « che sia una famiglia in arretrato con le bollette di telefono o energia, oppure un' impresa che non paga da tre, quattro mesi perché non ha liquidità ».
In sette anni la massa creditizia è letteralmente esplosa: erano 15,2 miliardi di euro nel 2007, siamo a 44 miliardi di euro nel 2013, segno tangibile della recessione. Mutui , prestiti personali , carte di credito e leasing rappresentano il 59% di questo valore.
Fatture relative a forniture di energia e telecomunicazioni sono il 34% mentre il 7% fa riferimento a debiti aziendali.
Lo scorso anno le aziende che hanno subito almeno un protesto sono state più di 50mila a fine 2012 erano 370mila le imprese con un ritardo di oltre due mesi nei pagamenti alla scadenza concordata.
A questa enorme massa di crediti si è arrivati per motivi differenti: « Per quanto riguarda le famiglie - dice Amprino - certamente l' uso eccessivo del pagamento a rate ha generato una bolla diventata poi insostenibile. Sulle imprese, è evidente il peso del credit crunch, ma anche quello dei mancati o ritardati pagamenti e quello del crollo delle vendite sul mercato".
Un altro segnale di allarme arriva dalla cessione del quinto dello stipendio. « Abbiamo clienti che ci chiamano perché da due o tre mesi non ricevono più il quinto della retribuzione dalle aziende i cui dipendenti sono sottoposti a questa procedura. Alla verifica risulta che quella stessa azienda non paga più lo stipendio da un periodo analogo. È un fenomeno preoccupante che abbiamo registrato in crescita lo scorso anno ».