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LA REGIONE CAMPANIA FERMA LA CAVA MARINELLI: UNA BOCCATA DI OSSIGENO PER LA COMUNITÀ DI SCHIAVA CHE, FINALMENTE, PUÒ RESPIRARE A PIENI POLMONI

Cava Marinelli 333x500Antonio Caccavale – 14.03.2014 - Le potenti ruspe avevano ripreso da poco a demolire la collina e gli antichi polveroni avevano ricominciato ad avviluppare l'abitato di Schiava, insinuandosi nelle cavità respiratorie della gente. Di quinte di mascheramento, di accorgimenti che rendessero accettabile quell'attività che ha devastato il paesaggio e la tranquillità dei cittadini, neanche l'ombra; neanche dopo un lungo periodo di inattività le cose erano cambiate. Per troppi anni, dagli uffici del Genio civile si è fatto finta di niente. Si è, di fatto, partecipato ad uno scempio indegno di una società avanzata. A Napoli non potevano non sapere che già nel lontano 2003, a seguito della campagna di monitoraggio ambientale effettuato dalla Sogin, era stato denunciato il fenomeno delle emissioni di polveri sottili provenienti da quella cava.
All'indomani dello stop imposto dal Genio civile all'attività estrattiva della cava Marinelli, possiamo sperare che cambierà qualcosa? Possiamo contare sull'inflessibilità degli Organi deputati al controllo del corretto esercizio di un'attività che, di danni, ne ha fatti già troppi? Bisogna pretenderlo! Sono troppe le cose che non vanno nella coltivazione della cava Marinelli. Sono stati troppi i guasti causati, in tutta la nostra Regione, dai signori cavatori, che con un cinismo senza pari hanno fatto tanti soldi a scapito del paesaggio e ai danni della tranquillità e della salute della gente. Della salute della gente, per quello che producevano i polveroni della cava Marinelli, che avevano ripreso a svolazzare sulla frazione Schiava, non ci risulta sia importato granché alle autorità sanitarie. Non ci risulta ci siano mai stati interventi della nostra Asl volti a frenare il comportamento predatorio dei proprietari e dei gestori di quella cava. Non ci risulta che i dirigenti della nostra Asl si siano mai preoccupati degli effetti nocivi che, nei bronchi e nei polmoni dei cittadini, hanno provocato e provocano le polveri sottili provenienti da quella cava. E non sappiamo se ci siano stati interventi dell'ispettorato del lavoro, organismo a cui compete controllare che i luoghi di lavoro non presentino anomalie che compromettano la sicurezza e la salute dei lavoratori.
Quante volte gli ispettori del lavoro avranno preteso che il personale occupato nella cava Marinelli fosse sottoposto a visita medica? Quante volte, gli stessi ispettori, avranno scrupolosamente osservato i processi di lavorazione in uso in quel cantiere?
Va, intanto, salutata con soddisfazione la decisione della sospensione dell'attività estrattiva da parte della Regione Campania. Di cose che non vanno nella coltivazione della cava Marinelli ce ne sono, eccome se ce ne sono.
Qualche esempio? Non ci risulta che sia stato rispettato quanto prescrive il comma 4 dell'articolo 47 delle norme di attuazione del Prae (Piano Regionale delle Attività Estrattive). Quel comma recita: "La coltivazione non può prescindere da un'articolazione dell'attività estrattiva per fasi successive con contestuale ricomposizione ambientale dei lotti esauriti".
Non c'è traccia, in quella cava, della "manutenzione, né di essenze impiantate che, ai fini del recupero ambientale, l'esercente dell'attività estrattiva è tenuto ad effettuare (comma 5 dello stesso articolo). Non c'è traccia di misure volte a mitigare l'impatto acustico e l'impatto atmosferico, come prescrive l'articolo 50 della stessa sezione del Prae. Giova ricordare che l'articolo 50 delle norme di attuazione stabilisce che "Allo scopo di ridurre l'impatto acustico, atmosferico e percettivo dell'area destinata all'attività estrattiva ed evitare la ricaduta delle polveri, prima dell'inizio dello sfruttamento del giacimento, il titolare dell'autorizzazione o della concessione estrattiva è obbligato a realizzare:
a) barriere di terra con copertura vegetale ottenute usando il materiale inerte non idoneo e il terreno vegetale precedentemente accantonato;
b) schermatura dell'area di cava mediante specie arboree sempre verdi adeguate a fungere da schermo filtrante delle polveri e da schermo contro vento.
3. L'inumidimento delle strade interne e dei piazzali deve essere regolato in maniera tale da non determinare il trasporto del fango da parte dei mezzi lungo le strade pubbliche esterne alla cava.
Non ci risulta che la coltivazione di quella cava abbia tenuto conto delle prescrizioni summenzionate.
Insomma, di motivi forti devono averne avuti i funzionari che hanno deciso di fermare l'attività della cava Marinelli. Non ci resta che sperare che, al netto dei prevedibili ricorsi e degli esiti che da essi scaturiranno, quella cava famigerata smetterà, una volta per tutte, di rovinare impunemente il paesaggio e di compromettere la salute dei cittadini.